22 // Primo passo
T/N's POV
Uscimmo subito di casa e ci dirigemmo in silenzio verso la stazione a cui avrei accompagnato Sosuke per salutarlo prima che tornasse alla Samezuka.
Non avevo nemmeno il coraggio di guardarlo in faccia dopo quello che era successo, e temevo si fosse pentito nell'aver intrapreso con me quel tipo di relazione. Mancavano pochi metri al nostro arrivo nel piazzale della stazione e fermai il mio passo abbassando lo sguardo mentre Sosuke mi notò poco dopo, e tornò nella mia direzione.
"Va tutto bene?" domandò.
"Dovrei chiedertelo io", risposi alzando lo sguardo su di lui. "Avrei voluto raccontartelo io stessa quell'evento, mi dispiace che l'abbia fatto mio fratello prima del tempo."
"Non preoccuparti. Non c'è alcun tipo di problema."
"Vuoi dirmi davvero che la cosa non ti spaventa o ti infastidisce? Sul serio? Ci...Ci siamo appena messi insieme e sei già stato caricato di una marea di responsabilità e..."
"Da quando i miei stessi desideri sono considerabili responsabilità?" mi interruppe ponendo una mano sulla mia testa ed accarezzandomi gentilmente i capelli.
Lo osservai intenerita dalla sua domanda velata e ringraziai nuovamente il cielo per avermi permesso di incontrare un ragazzo splendido come lui.
"Però..." mormorai deviando lo sguardo. "Io non voglio che tu rimanga con me solo perché ti faccio pena o che in un futuro temessi di lasciarmi solo perché non vuoi che finisca in ospedale un'altra volta. Questa è la mia paura più grande. Non voglio che la nostra relazione si basi su parole non dette per evitare di ferirmi o altro, vorrei che fosse una cosa spontanea e priva di ogni possibile catena. Quindi io non..."
"T/N..." sospirò Sosuke inclinando la schiena per portare il viso al mio livello. "Te l'ho già detto, io non faccio cose che non mi va di fare. Non provo alcuna pena per te e né eviterò di dire ciò che penso considerandoti un cucciolo ferito bisognoso di compassione. Per me sei e rimani T/N, la splendida ragazza che ho conosciuto e con cui ho intenzione di stare per ancora molto tempo. Il discorso di tuo fratello non ha intaccato minimamente ciò che penso e provo per te. Quindi credimi quando ti dico che va tutto bene."
Senza pensarci un secondo lo abbracciai con forza lasciando che la mia guancia accarezzasse il suo petto, e quasi mi commossi per le sue splendide parole che furono in grado di farmi sentire rassicurata dai miei pensieri autodistruttivi.
"Grazie..." mormorai.
"Non ringraziarmi. Va tutto benissimo."
Rimanemmo in quella posizione per lunghissimi secondi e quando ci staccammo, Sosuke mi lasciò un veloce bacio sulle labbra dopo aver controllato che non ci fosse nessuno nei paraggi. Dopo di che riprendemmo il nostro percorso e, una volta davanti al treno pronto a partire in direzione della Samezuka, ci salutammo dandoci appuntamento per venerdì, Il giorno in cui mi avrebbe accompagnato alla commemorazione dell'incidente. Mi diressi poi verso la scuola e ad ogni passo che compievo riuscivo a sentire il cuore sempre più leggero. Mi fidavo completamente di Sosuke e la sue parole mi erano sembrate più che sincere, trasmettendomi una profonda sicurezza. Forse aveva ragione lui e sarebbe andato tutto bene per entrambi.
Il telefono vibrò nella tasca della divisa e lo presi tra le mani leggendo il messaggio appena arrivato da parte di Sosuke.
'Grazie ancora per ieri e per avermi ospitato questa notte. Ti devo molto.'
'Qual era l'ultima condizione?' risposi subito sperando che comprendesse la mia ironia.
'Giusto, giusto. Me ne dimentico sempre, ma anche tu non sei da meno.'
Aveva assolutamente ragione. Lo avevo ringraziato parecchie volte in quei giorni nonostante mi avesse chiesto di non farlo, ma era sempre stato più forte di me. Ero io quella che gli doveva molto dato che era stato un elemento fondamentale per la mia rinascita e non potevo negarlo. Senza di lui sarebbe stato tutto molto più lento e difficoltoso e non potevo assolutamente non ringraziare il cielo per aver messo quello splendido ragazzo sulla mia tortuosa strada.
- - -
Stavamo camminando da pochi minuti lungo quella piccola strada sterrata circondati dalla foresta, e sia Sosuke che mio fratello erano in austero silenzio. Nessuno di noi aveva detto una parola da quando ci eravamo incamminati in direzione del picco che dava sulla costa, e quella quiete stava iniziando ad infastidirmi particolarmente dato che necessitavo di distrarmi dai ricordi fin troppo vividi intenti a riaffiorare. Fortunatamente, mio fratello aveva accettato senza nemmeno troppe lamentele di farci accompagnare da Sosuke dato che comprendeva la mia necessità di trovarmi più a mio agio possibile, ma da quando si erano incontrati gli aveva lanciato solo occhiate infastidite.
La stradina che percorreva il piccolo bosco che stavamo attraversando iniziò lentamente ad aprirsi rivelando la cresta della collina a picco sul mare. In lontananza intravidi subito la nostra meta e per poco non mi sentii cedere la gambe. Lo sguardo di Sosuke cadeva spesso su di me per controllare che andasse tutto bene ed io non avevo alcuna intenzione di mollare. Giungemmo infine a destinazione e fermai il mio passo a pochi metri dalla lapide a memoria dei miei genitori e del mio fratello più piccolo, mentre Hayato si avvicinò subito posando i fiori che portava con sé sulla base in marmo.
"Ciao, mamma. Ciao, papà. Ciao anche a te, Matsu" mormorò Hayato inginocchiandosi ed abbassando la testa in segno di rispetto.
Mi sentivo tremendamente fragile osservando quella scena ed i miei occhi caddero sulla foto incorniciata incastonata al centro della piccola colonna che mostrava i miei genitori sorridenti che trattenevano tra le braccia Matsu, il mio fratello più piccolo, anche lui tremendamente felice. L'atmosfera gioiosa di quello scatto cozzava sonoramente con il grigiore di quella lapide e mi trasmise una pesantezza non indifferente che mi portò a ringraziare la mia scelta nel non essermi mai recata in quel posto prima di quel momento. Una strana morsa mi strinse comunque lo stomaco, e non avevo il coraggio di fare quei pochi passi avanti per posare anche io i fiori che portavo tra le braccia.
Alzai gli occhi e scoprii Sosuke intento ad osservarmi al mio fianco; sembrava parecchio preoccupato.
"Sai..." mormorai a bassa voce per non interrompere la preghiera di mio fratello. "È questo il luogo in cui i miei genitori si sono innamorati. Hayato pensava che sarebbe stato un buon posto per commemorarli."
"È stata un'ottima scelta." commentò lui.
"S-Sono d'accordo."
Le mie parole di circostanza puntate solo a rendere la situazione meno imbarazzante non bastarono a placare la tempesta nel mio animo e mi ritrovai ad abbassare lo sguardo tentando di trattenere le lacrime, stringendo i fiori tra le braccia quasi al punto di rovinarli. Sosuke se ne accorse e, con estrema lentezza, abbassò la testa fino a posare la sua fronte tra i miei capelli.
"T/N..." mormorò. "Da quanto non venivi qui?"
"È la prima volta. Non ho mai avuto il coraggio di..."
"Allora sono certo che i tuoi genitori non vogliano vederti piangere. È da tanto che non ti vedono, sono sicuro che preferirebbero che gli mostrassi un sorriso. Vai da loro."
"Sì, ma..."
"Ricordi ciò che hai fatto l'altra sera? Hai nuotato fino da me nonostante fossi molto più distante rispetto a loro in questo momento, e fino ad un secondo prima pensavi di non farcela. E ti ricordi come eri felice dopo che eri riuscita a raggiungere quell'obbiettivo?"
"Sì..."
"Ecco. Sono sicuro che riusciresti ad andare da loro senza problemi, esattamente come hai fatto con me." disse posando una mano sulla mia schiena e dandomi una leggera spinta. "Serve solo il primo passo, esattamente come una prima bracciata all'inizio di una nuotata o si rischia di restare fermi. Bisogna pur iniziare da qualche parte."
Data la spinta del ragazzo, mi sbilanciai e fui costretta a compiere un passo in avanti per rimanere in piedi. Mi voltai poi nella sua direzione e lo vidi annuire mostrandomi un tenero sorriso, il che mi incoraggiò a continuare. Deglutii poi a vuoto riportando lo sguardo sulla schiena di mio fratello e, con passo lento, mi avvicinai a lui. Una volta al suo fianco mi inginocchiai e posai i fiori accanto all'incenso acceso da Hayato, dal lato opposto dove aveva collocato i suoi. Diedi un'occhiata veloce alla fotografia e, nel tentativo di non dare troppo ascolto ai miei pensieri, piegai la testa per iniziare a pregare, ma notai che mio fratello mi stava osservando rivolgendomi un mezzo sorriso che ricambiai subito.
Sia io che il ragazzo congiungemmo le nostre mani ed i nostri pensieri furono subito rivolti ai nostri genitori, al nostro fratellino e ai loro sorrisi incorniciati in quella piccola foto sulla lapide in loro memoria. Purtroppo però, le immagini della tremenda conclusione di quella notte tornarono a farmi visita, facendomi rendere conto che avevo ancora molto da dover esorcizzare per poter stare meglio. Spostai i miei pensieri su altro, ma questo non impedì ai miei ricordi di sfondare la prigione in cui li avevo costretti, ma non avevo intenzione di dare loro un potere che non si meritavano.
Dopo un veloce inchino, mi misi in piedi sotto allo sguardo interrogativo di Hayato e mi allontanai dalla lapide superando Sosuke e dirigendomi verso il sentiero.
"Perdonami", dissi. "Ci vediamo a casa."
"Va bene", sentii parlare Hayato. "Io rimango ancora un po'"
"Ok."
Poco dopo, Sosuke mi seguì incuriosito dalla mia reazione e probabilmente timoroso dei sentimenti che stavo provando.
"Come ti senti?" chiese il ragazzo alle mie spalle poco dopo costringendomi a fermare il mio passo.
Avrei tanto desiderato avere il coraggio di raccontargli nel dettaglio ogni cosa, ma in quel momento non ne avevo assolutamente le forze mentre quella tremenda immagine che tanto avevo tentato di allontanare tornò ancora più vivida riemergendo dai miei ricordi.
"C'è...C'è qualcosa che mi vuoi raccontare?" domandò poco dopo notando il mio silenzio.
"Sosuke, io..."
"Ho bisogno che mi parli, T/N", disse con tono particolarmente dolce avvicinandosi. "Avresti voglia di spiegarmi cosa è successo quella notte ancora una volta?"
"D-Dici sul serio?" mormorai voltandomi nella sua direzione non riuscendo a celare le prime lacrime che iniziavano a farsi largo nei miei occhi.
"Sul serio, T/N", sospirò mostrandomi un sorriso carico di tenerezza ma al punto di risultare quasi sofferente.
"Non vorrei darti disturbo..."
"Non pensarlo neanche per scherzo. Ci terrei molto, se tu te la senti ovviamente."
"Va bene, allora. Andiamo a casa? Credo sia il posto migliore", sospirai.
"Andrà più che bene."
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