13 // Unione
T/N's POV
Era ormai buio quando uscimmo dalla stazione scoprendo che il piazzale in cui avevamo appena messo piede si era fatto molto più vivo grazie della grande quantità di persone, pronte a passare il sabato sera con gli amici all'insegna del divertimento. Io e Sosuke, invece, ci fermammo sui gradini e ci scambiammo una veloce occhiata.
"Dovremmo trovare un posto in cui passare la notte, ma c'è un problema", sospirò il ragazzo grattandosi la nuca. "Non avevo per nulla calcolato questa eventualità e non ho abbastanza denaro per una camera d'albergo."
Mi apprestai subito ad aprire la borsa da cui presi il mio portafoglio e diedi una veloce occhiata ai soldi rimasti.
"Io ho solo questi", dissi mostrandogli le banconote. "Dici che ci ricaviamo qualcosa?"
"Forse sì, ma dobbiamo comunque cercare un posto economico. Mi dispiace molto, T/C. E' colpa mia."
"Non ci pensare nemmeno!" sorrisi. "Siamo in due, avrei potuto pensarci anche io. In ogni caso, ormai ci troviamo in questa situazione quindi ci conviene andare avanti senza rimuginarci troppo. Dai, andiamo a cercare un posto per dormire!"
"Va bene."
Facemmo il giro di tutte le vie intorno alla stazione, ma non riuscimmo a trovare nulla di adatto alle nostre limitate finanze. Poi però, un gentile signore dietro ad un banco di takoyaki a cui chiedemmo informazioni, ci indicò la strada per raggiungere un hotel che, a detta sua, sarebbe stato alla nostra portata. Svoltammo svariati isolati per arrivare a destinazione e, quando me la trovai davanti agli occhi, osservai incredula ed imbarazzata la facciata rosa pastello di quell'albergo fin troppo a buon mercato. Non riuscivo a credere che la vita potesse rasentare l'ironia fino a certi livelli.
"È un love hotel", commentò Sosuke fermandosi al mio fianco.
"Eh già."
"Meglio di niente", sospirò il ragazzo iniziando a muoversi verso l'ingresso.
"A-Aspetta, sei sicuro?"
"Alla fine dobbiamo solo dormire, no? Quindi non vedo il problema", disse voltandosi nella mia direzione.
"G-Giusto..." sospirai.
Per un attimo, mi parve di notare un accenno di sorriso sul suo volto prima che riprendesse a camminare verso l'albergo, ma catalogai il tutto come un abbaglio dovuto alla stanchezza della giornata. Seguii il ragazzo all'interno della hall per dargli la mia parte di risparmi e rimasi qualche passo indietro rispetto a lui mentre completava la richiesta per la stanza. Un paio di giovani coppie mi passarono a fianco per dirigersi alle loro camere lanciandomi veloci sorrisi maliziosi, ma feci del mio meglio per ignorarli; probabilmente la mia tensione era più che visibile.
"Ok, possiamo andare", disse Sosuke mostrandomi la chiave della stanza a cui era appeso un portachiavi a forma di cuore dal gusto alquanto discutibile.
Seguii il ragazzo lungo le scale fino ad arrivare al nostro piano dove, una volta trovata la stanza, Sosuke aprì la porta facendomi entrare al suo interno. Accesi le luci che si rivelarono di un rosa soffuso, dando alla piccola camera un'atmosfera alquanto imbarazzante. Il letto matrimoniale, pieno di cuscini di ogni forma e dimensione, era la prima cosa visibile dall'ingresso e aveva a fianco due piccoli comodini con, al di sopra di uno di essi, una scatola di preservativi ancora chiusa nella sua pellicola d'origine. Il bagno era piccolo e quasi inesistente mentre la stanza puzzava di umido e l'aria era talmente fresca da essere ghiacciata.
Rimasi ad osservare quella tremenda visione con un'espressione schifata data la quantità immensa di squallore che mi trasmetteva, ed il ragazzo si avvicinò a me dopo aver chiuso la porta alle sue spalle ed essersi tolto le scarpe.
"Che ne pensi?" chiese, e riuscii a cogliere la risposta implicita ed ironica alla sua domanda.
"Credo di non aver mai visto qualcosa di più triste", mormorai ancora schifata alzando un sopracciglio.
"Temo di dover concordare", sospirò iniziando a muoversi verso il letto su cui posò subito la sua borsa a tracolla. "Dormirò sul pavimento così potrai avere il letto tutto per te."
"Non scherzare, Yamazaki. Non oso immaginare che cosa potresti contrarre solo sedendoti lì. Il letto è grande, per me non ci sono problemi."
"Sei sicura?"
"Dobbiamo solo dormire, no?" risposi imitando il tono che aveva usato quando mi aveva rivolto quella stessa frase fuori dall'albergo.
"Mi pare giusto", sbuffò trattenendo una lieve risata.
"Allora cosa vuoi fare? Andiamo a dormire subito o ci facciamo un giro?"
"Uhm? Hai ancora tutte queste energie dopo aver camminato tutto il giorno?"
"Vedere tutta quella gente là fuori, sommata alla tristezza imbarazzante di questo albergo, mi ha fatto venir voglia di fare due passi. Ma posso andare da sola, non c'è alcun tipo di problema."
"Hai fatto venire voglia anche a me, invece", sospirò con un sorriso alzandosi dal letto. "Allora andiamo."
- - -
Le strade erano completamente illuminate, ed una grande folla animava la strade mentre io ed il ragazzo camminavamo a passo lento, osservando la particolarità della via in cui ci trovavamo. Delle grandi insegne luminose donavano luce alla strada grazie ai loro colori accesi e quella città sembrava talmente viva da caricarmi di energia solo respirandone l'atmosfera. Amavo Iwatobi, ma avevo sempre provato una forte attrazione per le grandi città e la loro continua vitalità.
"Sei mai stata a Tokyo?" chiese Sosuke.
"No, mai. Ma ho sempre voluto andarci! Perché me lo chiedi?"
"Se questo ti affascina, credo che potrebbe davvero piacerti."
"Uhm? Si nota così tanto?" domandai cercando di ricordare il tipo di espressione che potessi avere mentre mi guardavo intorno per evitare di perdermi anche il minimo dettaglio di quella città.
"Dal sorriso che avevi stampato in faccia, direi di sì."
In quel preciso istante, giunse alle mie orecchie una musica familiare e mi voltai nella sua direzione per cercare di carpirla il più possibile.
"Che succede?" chiese il ragazzo.
"Vieni un attimo con me!"
Seguendo il suono, svoltai l'angolo e scoprii da dove proveniva. Si trattava di un piccolo locale per concerti interrato e, da quello che intuii dalla locandina appesa all'esterno, stava suonando una cover band di uno dei miei gruppi preferiti. Quando lessi 'ingresso gratuito' su un foglietto appeso sopra al poster, mi illuminai, e mi voltai lentamente verso Sosuke mostrandogli la mia migliore interpretazione di occhi da cerbiatta.
"Vuoi entrare?" domandò divertito dalla mia espressione comprendendo dove volevo andare a parare.
"Mi piacerebbe. Ma se non ti va possiamo anche tornare all'albergo."
Gli occhi di Sosuke passarono più volte tra me ed il poster della cover band sembrando tremendamente indeciso sul da farsi.
"Fa nulla, Yamazaki. Lasciamo stare", sorrisi iniziando a tornare verso la strada principale. "Scusa per avertelo chiesto."
"Andiamo, dai. Potrebbe essere divertente", disse rivolgendomi un debole sorriso.
"Sicuro? Non voglio forzarti."
"Affatto", concluse iniziando a scendere le scale che conducevano al locale ed io lo seguii senza pensarci due volte.
Man mano che procedevamo, la musica si faceva sempre più forte e le mie orecchie ci misero qualche secondo ad abituarsi. Quando varcammo l'ingresso del locale scoprimmo che si trattava di un seminterrato gremito di persone con una sala di medie dimensioni ed un palco sul fondo su cui stava suonando la cover band, mentre la folla al di sotto ballava e si divertiva cantando insieme a loro. Entrambi intimiditi dalla situazione, rimanemmo in disparte vicino all'uscita mentre non riuscivo a fare a meno di canticchiare e muovere leggermente il corpo a ritmo delle canzoni. Nonostante le luci soffuse e quasi inesistenti del locale, con la coda dell'occhio riuscii a notare lo sguardo del ragazzo posato su di me mentre sorrideva intenerito dal mio entusiasmo e, nonostante la cosa mi imbarazzasse non poco, non riuscivo a fermarmi.
Non avevo mai partecipato ad un concerto, e scoprii che la musica ascoltata in quel modo trasmetteva tutt'altro tipo di emozioni. Era come se ti entrasse dentro andando a pompare sangue al posto del cuore, dandoti una voglia di muoverti a ritmo della musica come mai prima.
"Vuoi che ci avviciniamo?" chiese Sosuke portando le labbra a pochi centimetri dal mio orecchio per riuscire a farmi sentire ciò che stava dicendo.
"Va bene!"
Riuscimmo a farci largo tra la folla giusto in tempo per l'inizio della mia canzone preferita in assoluto. Il ritmo incalzante dei primi colpi di batteria seguita subito dopo dalla chitarra elettrica che, grazie alla pianola, riuscivano a dare un tempo ballabile a quel genere di musica che ricordava una canzone di altri tempi. Presa dall'emozione non riuscii più a trattenermi ed afferrai le mani di Sosuke guardandolo poi dritto negli occhi con un grande sorriso.
"Questa balliamola, ti prego!" gridai.
"Non credo sia il caso. Sono davvero incapace in certe cose."
"Non importa! Dai, prova!"
Iniziai a muovermi seguendo il ritmo e, dato che gli trattenevo ancora le mani, Sosuke tentò di fare lo stesso con estrema timidezza. Man mano che la canzone proseguiva, riuscii a notare quanto il sorriso del ragazzo sembrasse incapacitato a spegnersi divenendo man mano sempre più grande, probabilmente per l'imbarazzo che stava provando. Nonostante ciò, si vedeva chiaramente quanto si stesse divertendo e la cosa non poteva che farmi piacere. Non mi ero mai divertita tanto prima di quel momento, e ad ogni ritornello ballavo con ancora più foga totalmente rapita dall'energia del momento.
Quando la canzone si concluse, ero talmente carica di adrenalina che, senza pensarci due volte, saltai al collo del ragazzo scoppiando in una grande risata. Sosuke fece un passo indietro colto alla sprovvista dal mio gesto ma non si scansò dal mio abbraccio inaspettato. La carica di emozioni che stavo provando in quel momento aprì la porta a tutte le altre vissute nei giorni passati, condensandosi in una nube malinconica che mi strinse la gola togliendomi il respiro. I sentimenti che stavo provando in quel momento erano troppi per essere gestiti da una persona sola e mi ritrovai a commuovermi, colma di gratitudine nei confronti della vita, della continua evoluzione degli eventi e del ragazzo che stavo stringendo in quel momento. Non ero affatto triste, anzi. Mai mi ero sentita tanto libera e in pace con il mondo.
"Grazie, Yamazaki" mormorai sentendo una lacrima rigarmi la guancia. "Grazie dal profondo del cuore."
Probabilmente, Sosuke intuì quello che stavo provando dato il lieve tremore dei miei muscoli e, mentre la canzone successiva iniziava a risuonare in quel seminterrato buio accolta dalle grida di approvazione della folla, il ragazzo alzò le braccia per cingermi la vita in una delicata stretta facendomi aderire ancora di più al suo corpo.
"Grazie a te, T/C. Grazie di tutto quanto."
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