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☙4❧

Il tempo sembra non scorrere più da quando Liam ci ha lasciati soli. Nessuno dei due ha spiccicato parola, mi sembra di fare a gara a chi cede prima. Il clima allegro del bar non sembra arrivare fino a questo piccolo tavolo. Penso che la tensione si possa tagliare con il coltello. Un vecchietto a qualche tavolo più in là ciondola la testa assonnato; sembra essersi fatto qualche bicchiere di troppo. Parlare con lui sarebbe decisamente più entusiasmante che starsene qui a girarsi i pollici.

Ian si alza di scatto e va a sedersi di fronte a me, dov'era seduto il signor Core. Inizia a soppesarmi con lo sguardo; mi fa sentire leggermente a disagio. Prendo la coca-cola e la sorseggio, almeno faccio qualcosa.

- Quindi tu saresti il mio custode- cerco di intavolare una conversazione pacifica.

- Com'è che ti chiami? - se ne esce lui.

Ovviamente, come se non avessi aperto bocca. L'arroganza fatta in persona. Continua a guardarmi inclinando leggermente il capo e il mio malumore peggiora. Cerco di immaginare la mia vita d'ora in poi con questa palla al piede. Non credo di reggere a lungo.

- Penso che ormai tu lo sappia. E comunque non me lo hai chiesto. D'altronde anche tu ti sei presentato solo ad Elena, facendo finta che io non ci fossi - rispondo, acida.

- Senti, abbiamo iniziato con il piede sbagliato... -

- La colpa è tua! - lo interrompo. Lui mi fulmina con gli occhi, e continua.

- Si come no. Se vogliamo che tutto questo funzioni dobbiamo partire diversamente - mi guarda, aspettando una mia risposta.

- Alle persone con poco raziocinio bisogna sempre dire di sì - rispondo sarcastica. Mi lancia un'altra occhiataccia, ma ignora volutamente la mia risposta.

- Quindi piacere, mi chiamo Ian Core - e mi tende la mano. La guardo per qualche secondo, poi decido di stringerla. Sia chiaro, solo per educazione.

Stranamente la sua stretta è decisa ma leggerissima. La mia mano sembra minuscola nella sua. Inaspettato.

- Emma Luce. Il signor Core è tuo padre? - chiedo, incredula.

- No, mio fratello - . Strabuzzo gli occhi dall'incredulità.

- Scusa. Sembra molto più grande di te - rispondo un po' imbarazzata.

Gli scappa un sorriso.

E io mi scordo di respirare.

Quell'espressione lo rende perfetto, quasi irreale. Perdo completamente il filo del discorso.

- Lo è infatti, ci passiamo sessant'anni. I nostri genitori sono dei maghi e il tempo per noi è un po' diverso - risponde. Aspetta un attimo... gli ingranaggi del mio cervello si inceppano per riuscire a dare senso a quello che ho appena sentito.

- Quanti anni ha tuo fratello? - chiedo. La soluzione a cui sono arrivata è del tutto impossibile.

- Ottanta. Te l'ho detto, noi invecchiamo molto più lentamente - sorride di nuovo, mentre io lo guardo a bocca aperta.

- Chiudi quella bocca - mi dice. La chiudo di scatto e torno ad innervosirmi. È durata poco.

- Va benissimo. Penso che per questa sera possa bastare, io vado a casa - mi alzo e lui fa altrettanto.

- Ok, andiamo -.

Usciti dal bar Ian mi ferma.

- Aspetta. Prima devo farti un incantesimo di protezione. In questo modo nascondiamo la tua impronta - . Non capisco a cosa si riferisce.

Estrae il suo amuleto da sotto la camicia. È una stella a cui manca una punta, grande quanto la mia mezza luna e dello stesso materiale. Anche su questo amuleto ci sono delle pietre che brillano alla luce della luna. È bellissimo.

- L'impronta della tua magia. La tua scia. - mi spiega, un po' seccato.

- Oh, scusami se io ancora non so nulla! - rispondo stizzita.

- Scuse accettate, ora finiscila -

Io? ha iniziato lui!

Non riesco a rispondere perché si mette di fronte a me e inizia a parlare sotto voce. L'amuleto comincia a brillare e a quel punto solleva la mano.

- Chiudi gli occhi - mi ordina. Lo faccio e lui poggia un dito prima sull'occhio destro, poi su quello sinistro. Il suo tocco è delicato, che ispira fiducia. Poi sento i suoi pollici sulle labbra, e il cuore accelera il battito. La mia bocca si schiude appena. Ora passa al collo, sulla carotide. Il mio corpo si abbandona alle sue mani, non ricordo nemmeno cosa stiamo facendo. Mette una mano sul mio petto; infine le dita sulle tempie. Smette di parlare e mi lascia andare.

Passano alcuni secondi prima che risenta la sua voce.

- Abbiamo terminato. Puoi aprire gli occhi - mi sussurra all'orecchio con un tono divertito nella voce. Soltanto adesso mi rendo conto di essere ancora imbambolata e con gli occhi chiusi. Li apro e cerco di darmi un contegno, anche se so di essere arrossita. Ian mi sta guardando sforzandosi di non ridere, ma io me ne infischio.

- Benissimo. Grazie. Ora vado. - gli volto le spalle e inizio ad incamminarmi.

- Ehi! Aspettami! Dove pensi di andare? - Ian mi segue.

- A casa! Dove sennò? - rispondo, indignata.

- Volevo dire senza di me - ora è al mio fianco. Mi fermo di colpo.

- E dove dovremmo andare insieme a quest'ora? -

- A casa tua- risponde tranquillamente.

- TU STARAI A CASA MIA?-

- Dove sennò? - mi fa il verso.

- Non puoi stare a casa mia! - urlo.

- Senti, cosa del "devo stare sempre con te" non hai capito? - cerca di rimanere calmo.

- E cosa dico a tutti? Elena sta a due case di distanza dalla mia! E ti conosce! Per di più tu gli hai detto che te ne saresti andato. Cosa penserebbe se ti vedesse con me, ANCHE DI NOTTE?- Mi lagno con una tonalità in più nella voce. È assurdo, non può stare a casa mia!

- Troveremo una soluzione, ora andiamo? - mi risponde perdendo quasi la calma.

- No! Io a casa mia non ti ci porto! - incrocio le braccia e mi impunto. Non ho alcuna intenzione di arrendermi.

- E allora andiamo in albergo! -.

Percependo che io non mi sarei mossa, mi prende e mi carica su una spalla.

- METTIMI GIU'!- inizio a tirargli pugni sulla schiena, ma lui sembra non curarsene.

- Ok, ok! Hai vinto tu! Andiamo a casa, ma mettimi giù! - accetto, arrendendomi. Ian si ferma e mi posa a terra.

Senza degnarlo di uno sguardo, mi incammino verso casa con lui che mi segue a ruota.

***

Mi giro e mi rigiro nel letto, non riuscendo a prendere sonno. Certo, come faccio con un ragazzo che dorme a casa mia, nella stanza di fianco? Già mi è andata di lusso che non deve dormire nella mia stessa camera. Penso e ripenso a tutto quello che mi è successo oggi.

Sono una maga. Chi lo avrebbe mai detto? Evoco di nuovo la fiamma e sorrido. È sorprendente, mi rigiro e senza rendermene conto inizio a sognare.

Un coltello, con un'impugnatura di diamanti.

No, non è un coltello. È un pugnale.

È in mano ad un uomo che sogghigna con cattiveria.

- O mi dai l'amuleto, o ti faccio del male- .

Urlo a squarciagola.

L'uomo mi colpisce al petto.

Sangue.

Dolore.

Occhi blu spaventati.

Mi sveglio urlando, con il cuore in gola. Sento la porta della stanza spalancarsi e qualcuno si precipita dentro. Emetto un altro urlo e cerco a tentoni qualcosa per difendermi. Le mie mani incontrano la sveglia sul comodino e subito la lancio nell'oscurità.

-Cosa diamine sta succedendo? - chiede una voce familiare. La luce si accende e noto Ian sull'uscio. Lo guardo senza riuscire a parlare, e senza nessun motivo scoppio a piangere. Forse per la paura, perché so che ho avuto una visione e che può succedere davvero. Ian si avvicina e si siede sul letto accanto a me. L'intensità della luce cambia, evidentemente ha acceso la lampada spegnendo l'interruttore della stanza. I miei occhi ne trovano giovamento.

Questo incubo è stato diverso dagli altri; non mi avevano mai ucciso fin ora e sento ancora il dolore al petto. Mi stringe tra le braccia. Continuo a piangere contro di lui, non riuscendo a calmarmi.

- Ssshh. Ci sono io, ora. Cosa è successo? - prova a rassicurarmi, quasi cullandomi. Non riesco a parlare, i singhiozzi si fanno sempre più forti e il magone mi blocca la gola. Cerco di deglutire inutilmente.

- Una vi...visione - balbetto alla fine. Sono ancora appoggiata al suo petto.

- Cosa hai visto? - continua dolcemente. Al ricordo inizio a tremare.

- Morivo - è l'unica cosa che riesco a dire. Non ce la faccio. Continuo a piangere, spaventata. Ian mi stringe ancora più forte.

- Tranquilla, non accadrà. Ci sono qua io; non permetterò che ti facciano del male. Tranquilla, ora dormi - continua a cullarmi.

Non riesco a staccarmi da lui.

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