☙37❧
Passa un sacco di tempo senza che nessuno dei due si muova. Ian mi posa le labbra sulla fronte e si scosta di poco, per riuscire a vedermi negli occhi. Lo guardo sorridendo, prendendomi tutto il tempo per notare i suoi particolari. Le labbra carnose sono aperte in un minimo sorriso e le ombre degli alberi si riflettono sui suoi zigomi. Solo quando ho passato in rassegna quel viso angelico mi perdo nell'oceano che mi guarda e da cui sono perennemente attratta. Se guardo i suoi occhi mi perdo, come sempre. Mi acciglio di poco, per la prima volta in vita mia sto mettendo in discussione il mio primo istinto. Ian si è dimostrato diverso da come lo avevo etichettato: è così empatico, dolce e sensibile nei miei confronti. Anche in questo momento, al mio piccolo cipiglio segue un suo sguardo apprensivo, a cui rispondo negando con la testa e sorridendo. Ancora una volta resto stupita quando avvicino le mie labbra alle sue per un bacio casto e lui non mi ferma. Mi stringe di poco i fianchi.
- C'è una condizione..- inizia a dire lui senza staccare le mani. A quelle parole tutti i miei sogni appena coronati si sgretolano.
- Ti pareva – ribatto alzandomi a sedere, sciogliendomi dal suo abbraccio. Ian ridacchia e si alza con me, arrivando con le labbra alla nuca. Il suo alito dietro l'orecchio mi manda un piccolo brivido. Lo sento sorridere.
- Non è quello che pensi. – Mi giro per ritrovarmi le sue labbra vicinissime alle mie, ancora vivide dal ricordo di qualche attimo fa.
- No? – sussurro, nuovamente in balia del desiderio di posare le mie labbra sulle sue. Ormai i miei ormoni hanno preso il sopravvento. Non sono più razionale. Lui scuote la testa, sempre sorridendo.
- Dobbiamo tenerlo nascosto, o almeno fino a quando non sappiamo come fare. – Le sue parole mi riportano alla realtà. Ovviamente lui si è già ripreso, mentre io ancora sto pensando a come potrei buttarmi nuovamente sull'erba trascinandolo con me. Ormai non penserò più ad altro. E questo non è affatto una buona cosa. Mi giro per riprendere un po' d'aria e annuisco.
- Capisco cosa intendi, anche se non mi va a genio – rispondo io. La profezia è una palla gigante che mi devo portare dietro per non so quanto tempo. E ovviamente Ian non dovrebbe distrarmi dal trovare la mia anima gemella. Ma la vita a volte è strana, perché non riesco proprio a capire come qualcun altro possa prendermi più di questo ragazzo. Ian si alza e mi porge la mano.
- Lo so, ma non possiamo fare altrimenti. – Guardo per un attimo quel ragazzo che finalmente si è lasciato andare. Gli prendo una mano e mi alzo, arrivandogli vicinissima.
- Ad una condizione. Non farti prendere dal dovere. – Gli punto un dito contro, prima che mi volti per tornare indietro.
- Mi fai impazzire con quel vestito – sussurra. Sorrido tra me e me, ma non mi giro nonostante mi senta lusingata da quella mezza confessione.
Per far capire quanto possa impegnarmi una volta che so tutto, quando arriviamo alla biblioteca faccio una faccia contrita e amareggiata. Ian non ha un attimo di esitazione ed è il solito imperscrutabile.
- L'ho trovata – ribatte soltanto, a braccia conserte. Marij mi butta un occhiata supplicante di perdono, cui in questo momento decido di non corrispondere. Olir, dal canto suo, continua a sghignazzarsela. Viene verso di me e mi passa le dita tra una ciocca di capelli.
- Vi concedo il libro per un mese, ci metteremo d'accordo per la restituzione. Magari vengo io, sono curioso di vedere questo vostro fantomatico mondo. – Io sorrido di cortesia e ringrazio, anche se devo trattenermi quando vedo Ian irrigidirsi più del dovuto. Lo nota anche Olir però, che si rivolge a lui.
- Hai fatto una mossa astuta prima, ma poco intelligente. – Ian alza un sopracciglio. Dal canto mio non capisco esattamente cosa intende ma evito di chiederlo.
- Il re e la regina pongono i loro saluti e augurano un buon rientro a casa – interviene Nimar, del tutto indifferente a quegli scambi di battute.
Da questo deduco che ci stanno gentilmente cacciando. Quindi, dopo aver ringraziato e salutato Olir ed esserci cambiati, ci facciamo accompagnare dalle solite guardie al ponte. Marij tiene il volume stretto tra le sue mani, anche quando si arrampica nella sua barca. Perfetto, siccome non penso entri più niente nella nostra oltre me e ian. Lui mi aiuta e poi si posiziona di nuovo dietro di me. Non so perché, ma mi sento più imbarazzata dell'andata. Non so come comportarmi e non so cosa cambierà d'ora in poi. Ian sembra essere perfettamente uguale a prima. Butto una mezza occhiata a Marij intenta a slegare la corda. Ian si è dichiarato a me, ma come la prenderebbe lei se sapesse? Non ho dimenticato come lei fosse sicura della scelta. Inizio a mordicchiarmi il labbro pensierosa. Ian si sporge un po' per riuscire a guardarmi.
- Io e Marij siamo sempre e solo stati buoni amici. – Sembra leggermi dentro.
- Che ne sai se lei... - Ian mi guarda di sottecchi con quel sorrisetto malizioso.
- Diciamo che ha altri gusti – sto per ribattere che non ne può essere sicuro quando capisco ciò che vuole dirmi.
-Ah...ooh – guardo quella bellissima ragazza di fronte a me, così sensuale e femminile. Con uomini sempre intorno. Non me ne sarei mai accorta. Ian ridacchia.
- Dovrei ingelosirmi io, se proprio. – gli butto un pugno scherzoso.
***
La prima cosa che devo fare una volta tornata a casa è chiamare mia madre. Elena è capitombolata appena ha ricevuto il messaggio da Ian, portandomi il cellulare. La guardo impaziente mentre faccio squillare per un po' quello della mamma. So che per rispondere ci vogliono mille secoli, infatti lo fa quasi a fine chiamata.
- Tesoro! Tutto bene? –
- Ciao mamma. Tutto bene. Ho avuto un sacco di cose da fare per domani. Ma ho finito tutto. –
- Beh, almeno ti tieni occupata. Vedi? Siamo stati bravi e non ti abbiamo disturbata una sola volta. – Sorrido a quelle parole, sapendo quanto si sia dovuta impegnare per non chiamarmi. Un pizzico di rimorso mi prende allo stomaco, mi dispiace dover mentire così ai miei. Non l'ho mai fatto e non sono mai stata per loro un motivo di pensiero e fare tutto questo a mia madre non mi piace per niente.
- Infatti, vi voglio un gran bene. Come procede lì? – Elena butta gli occhi al cielo, ma io ho bisogno di prendere i miei tempi.
- Oh, il solito... - sento il saluto allegro di mio padre da lontano, cui rispondo senza far finire la frase a mamma. Dopo il solito battibecco secondo il quale mamma dice a papà che la interrompe sempre, mette il vivavoce.
- Allora, cosa importante! Nemmeno un mese e torniamo a casa, piccola! – dice entusiasta mio padre. A quelle parole non posso far altro che sentirmi felice. Sorrido a trentadue denti, anche se non possono vedermi.
- Che bello! Non vedo l'ora! –
Anche se stanno via parecchio tempo, noi siamo una famiglia comunque unita. Quando sono a casa è sempre una gran festa, che dura per tutti i mesi che riescono a stare a casa. Molti pensano che se ne freghino di me, ma conosco persone che pur vivendo sotto lo stesso tetto si comportano molto peggio.
- Anche noi. –
- Voglio un ricordo! – Anche questo ormai è di tradizione. Da quando sono nata mio padre mi ha portato sempre piccoli pensieri e lo fa tutt'ora. Dice che non riesce a non comprare qualcosa che gli ricordi me, quindi mi ritrovo sempre invasa da piccoli oggetti spesso inutili, ma a me piacciono.
- Come sempre. -
Chiudiamo la chiamata e Elena fa un cenno di vittoria, mentre si avvicina.
- E su, smettila! –
- Pensavo di addormentarmi mentre ti aspettavo. – Fa un plateale sbadiglio finto. Le tiro una leggera gomitata.
- Esagerata. – Lei non si fa scalfire e inizia la sua sequela di domande.
- Allora? Spara! Come sono gli elfi? Cosa avete fatto? Avete trovato quello che cercavate? Com'è stato Ian? – all'ultima domanda la zittisco, sapendo che le due Guardie sono nell'altra stanza. Metto il latte nel pentolino per fare la cioccolata calda mentre cerco di rispondere.
- Quei due mi hanno terrorizzata sugli elfi più del dovuto! Non sono poi così male. E sì, sono davvero come li descrivono tutti. Non hanno un'imperfezione! Sembrano quasi figure eteree. – Elena lancia un gridolino e batte le mani.
- Lo sapevo! Cavoli, come avrei voluto esserci! -
- Secondo me ti avremmo persa. Curiosa come sei chissà cosa avresti combinato! – Ridacchio mentre lei mi guarda male, poi mi incita a continuare.
- Te l'ho detto che sono salita su un cavallo alato? –
- NO! – urla Elena. Quando annuisco eccitata, lei quasi si mette a piangere.
- Non è giusto. – mi intenerisco a vedere quel musetto all'ingiù.
- Prometto che appena ne conosco di più, ti porto a fare un giro. – Elena stringe gli occhi e mi punta un dito contro.
- E' un promessa. – Metto la mano sul cuore e alzo l'altra.
- Abbiamo trovato il libro ma è incomprensibile e gli elfi non ci hanno voluto aiutare più di tanto. Ian e Marij stanno contattando la custode di Chiara. –
- Puah. – Elena fa segno di vomitare. Già, questa parte non piace nemmeno a me ma non posso evitarla. Metto la cioccolata nelle quattro tazze e mi dirigo verso il salotto, facendo cenno ad Elena di prenderne due.
- A me fa tenerezza. Immagina cosa significa essere la custode di Chiara. –
- Non ci avevo pensato. Hai ragione. -
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