☙32❧
- Allora, qui c'è scritto che non devi mai rivolgerti a loro senza che sei interpellato. – Elena ha il mio libro sulle creature magiche e sta leggendo frasi sparse qua e là sul popolo elfico. Sbuffo per l'esasperazione.
- Che diamine, questi se la tirano troppo. Dai! – scoppio dopo l'ennesima novità. Fin ora abbiamo scoperto che:
1, non puoi parlargli;
2, non puoi non rispondergli;
3, non puoi mentirgli;
4, sono estremamente suscettibili.
Nella maggior parte dei casi, se sbagli sei morto. Ora capisco cosa voleva dire Marij quando non voleva portarmi con sé. Ma sto facendo di tutto per prepararmi per bene. Faccio avanti e indietro per il salotto, scrutando dalla finestra ogni due minuti.
- Guarda che non è che arriva prima se lo aspetti. – Sospiro e mi scosto per andare a sedermi di fianco a lei. So che non posso fare così, ma da quando ho scoperto la verità la mia ossessione per Ian è diventata ancora più morbosa. Non so perché, ma sento che dobbiamo chiarirci. Voglio sentirmi dire che lui non ha nessuna intenzione con me. Tra l'altro non so se anche allora capirò che devo finirla di arroventarmi il cervello con lui. Il problema è che ogni volta che mi guarda, o che mi sfiora io mi sento...stabile. Ed ogni volta che non c'è mi sento vuota. Non perché devo averlo sempre sotto tiro, in genere non stiamo sempre appiccicati, ma perché sento che ancora qualche tassello non è al suo posto.
Ian e Marij sono andati a prendere i nostri doni per il popolo elfico. Ne porteremo tre, uno per ciascuno di noi. Figuriamoci se potevamo andare con le mani in mano. Più sto e più gli elfi non mi piacciono. Nel frattempo Elena è venuta ad aiutare me. Marij non era così entusiasta che un umana sapesse di noi, ma ha dovuto farsene una ragione. Ora che sa, Elena mi è di grande aiuto.
- Sarà così terribile andare dagli elfi, secondo te? – chiedo, stendendomi con il capo su di lei.
- Non saprei, quello che leggiamo non è di grande conforto. Certo è che se non sono come me li immagino faccio una strage! –
- Sai vero che tu non verrai con noi? – chiedo l'ovvio, ma non si può mai sapere. Infatti ride.
- Tu sei i miei occhi e le mie orecchie. Certo, mi fa stare in apprensione il fatto che devi andare anche tu, così inesperta. – Le tiro una ciocca di capelli.
- Non dire quella parola, Elena! – lei di contro mi batte il libro sulla fronte.
- Non essere così orgogliosa! Potevano andare senza di te. –
- Sono stata io a voler andare.-
- Così magari combini qualche casino e ne pagheranno le conseguenze anche loro. – In effetti non ci ho pensato, ero così accecata dalla loro autorità che non ho considerato che potessi essere un pericolo anche per loro. Mi sento un egoista.
- Ormai quel che è fatto è fatto! – mi alzo di scatto, sono tornati. Io ed Elena ci spostiamo in corridoio per aiutarli. Ian ha in mano una specie di bonsai con le foglioline d'argento e un bellissimo arco alto quasi quanto lui, di un legno scuro, intarsiato finemente. Mi porge il bonsai.
- Questo è il tuo dono. – Lo prendo e me lo rigiro tra le mani. Il tronco del piccolo alberello è molto scuro a contrasto con le foglie.
- Che cos'è? – chiedo incuriosita.
- lo chiamiamo vitae arbor. È un ringraziamento alla natura. – E' piccolino, ma molto carino. Mi piace come dono.
- Voi cosa portate? – chiede Elena. Sono curiosa di conoscere la risposta.
- Un arco, per la guerra e la caccia, e un telescopio per la conoscenza. – Il telescopio deve essere il dono che porterà Marij, è già avvolto in un panno. Ian si rivolge verso di me.
- Andremo sabato. Molto probabilmente ci daranno udienza domenica. Ci muoveremo dalla foresta di Afàntastos. Fino ad allora, cercheremo di darti più informazioni possibili. -
***
La testa mi scoppia. Non riesco più ad assorbire una sola informazione. Sono andata. Over. Abbiamo provato un sacco di inchini. Un sacco di formalismi e persino un sacco di sguardi. "Non guardare con curiosità" ," non guardare con distacco". "Qualsiasi cosa può essere utilizzata a tuo sfavore". Tra Ian e Marij sembra essere scoppiata una competizione a chi mi dice più cose nel minor tempo possibile. Sono due giorni che spiegano, spiegano, e spiegano. Elena ha voluto assistere a tutti gli incontri, e ogni giorno portava un pacco di schifezze da mangiare. Oggi siamo alle arachidi. Inutile da parte di Marij farle cambiare idea. Elena vuole sapere tutto e non vuole perdersi nulla. Ecco perché ora siamo al punto che io affondo una mano nel suo pacco di arachidi e me ne metto una manciata in bocca.
- Penso basti così. Emma non ce la fa più e non penso stia più seguendo. – In effetti la mia concentrazione se ne andata un bel po' di ore fa. Ian sospira.
- Non ce la faremo mai. – Si passa le mani tra i capelli mentre si poggia al tavolo.
- Ehi! – sbotto io, tirandogli un cuscino addosso. – Sono perfettamente capace di seguire le istruzioni! – continuo risoluta. Ian alza un sopracciglio.
- Sì! Arriviamo, mi inchino, non parlo con nessuno. Ci portano dal re, mi inchino e porgo il dono. Non parlo. Fine, non ci vuole tanto. –
- Speriamo vada tutto per il verso giusto –
- Dalle un po' di fiducia. – interviene Marij. Sto iniziando ad amare sempre di più questa ragazza. Fa un cenno verso Elena e va a prendere i loro cappotti. Strappo le arachidi dalle mani di Elena, che cerca di riacciuffarle, ma ormai cono nel mio stomaco.
- Te le sei finite tutte! –
- Guarda che sei stata tu! Erano rimaste due in croce – rispondo gettando la carta. Non ha il tempo di replicare perché Marij la riprende ancora.
Dopo aver salutato tutti, io e Ian ci sediamo entrambi sul divano. Accendo la tv tanto per fare un po' di compagnia. Ian sospira di nuovo affianco a me.
- Gli elfi vogliono essere sempre al primo posto. Sembrano tranquilli, ma in realtà la rivalità e la competizione sono all'ordine del giorno. Potrebbero fare o dire di tutto,; potrebbero metterci contro solo per il piacere di vederci sottomessi. Ho bisogno che tu capisca questo aspetto. Possono manipolarti a loro piacimento e potrebbero farti del male, se non capisci che stanno giocando con te. – Mi mordo il labbro a questa confessione, e rabbrividisco. Spero di essere abbastanza forte da poter capire quello che fanno. Ian mi passa un braccio sulla schiena e un leggero calore si impossessa di me. Mi dispiace dirgli che i brividi non erano dovuti al freddo, così continuo a farmi scaldare dalla sua magia. Penso alla profezia.
- Perché io sono destinata a qualcuno? Non mi va per niente giù. – Ian, non aspettandosi questo cambio di discorso, si immobilizza per un attimo, con le mani ancora posate sulla mia schiena.
- quel qualcuno riuscirà a cavare il meglio che c'è in te. – risponde dopo un po'. Faccio qualcosa per la quale in genere ci avrei pensato anni, poso il capo su di lui. Come faccio a dirgli che ho già incontrato qualcuno che tira fuori il meglio di me senza accorgersene? Da quando è entrato nella mia vita io cerco di essere sempre migliore, di dare sempre il massimo in qualsiasi circostanza. E la sua reazione a quello che faccio è lo stimolo per superarmi.
Restiamo in questa posizione, fin quando i miei occhi diventano pesanti ed io mi addormento. Mi svegliano le luci dell'alba salire dalla finestra. Sono sdraiata sulle gambe di Ian e una mia mano è stretta al suo ginocchio. Un suo braccio è su di me e la sua mano scende verso la mia pancia. Mi sento inspiegabilmente protetta. Non voglio che tutto questo finisca, per cui sorrido e mi accoccolo meglio su di lui chiudendo nuovamente gli occhi.
***
Mi sveglio ore più tardi al suono della sveglia sul cellulare, sprofondata sul divano con una coperta addosso. Ian non c'è. Mi ha lasciata qui, avendo cura di non lasciarmi al freddo. Poveretto, è stato tutta la notte nella stessa posizione, col mio peso morto addosso. Sto diventando sempre più egoista.
Mi stiracchio per un po', poi decido di alzarmi. Vado in bagno, dove c'è una leggera nebbiolina in aria. Ian deve essersi fatto la doccia da poco. A questo pensiero ne segue un altro un po' più imbarazzante. Arrossisco e scuoto la testa per cacciarlo, poi mi butto due litri d'acqua in faccia per essere sicura di accantonare i miei ormoni. Continuo a stiracchiarmi tutta dolorante anche quando mi vesto, forse non è stata una grande idea dormire sul divano. Immagino come stia Ian. Scendo verso la cucina e seguo il solito odore di caffè. Ian ha in mano la sua tazza e guarda dalla finestra, apparentemente pensoso. Io vado a tagliare una bella fetta di torta e la porto al bancone.
- Tutto bene? - chiedo. Lui porta i suoi occhi magnetici su di me. Se qualche settimana fa la sensazione che mi dava mi infastidiva, ora la sento come qualcosa di bello. Peccato che il mio sarà per sempre un amore platonico e non corrisposto.
- Certo. Tu hai fatto una bella dormita? - mi strizza l'occhio. Rido apertamente.
-Ho dolori dappertutto, tu piuttosto? -
- Non è che abbia dormito granché - dopo questo finisce il suo caffè, mentre io prendo il mio. Non so se sia scherzoso o meno, penso più la seconda.
- Scusami davvero. Potevi andartene prima. -
- E perdermi quella vista? Naah - ridacchia mentre io mi imbarazzo tantissimo. Gli do un pugno scherzoso sul braccio.
- Non ho capito cosa intendi e non voglio nemmeno saperlo! - urlo quasi. Ma sono divertita anche io. Questo mi fa rattristare di colpo. Sarà destinato a finire. Come posso far a meno di lui, come posso vederlo scherzare con un altra ragazza? Come potrei io sentirmi così con un altro?
- Che c'è? - mi chiede, capendo il mio cambio d'umore.
- Niente - rispondo soltanto, scuotendo la testa. Finisco il caffè. Lui mi porge la mano per andare a scuola. La prendo e anche quel piccolo contatto mi dà la nostalgia di qualcosa che non c'è mai stato.
***
È venerdì, e come ogni venerdì sono da zia. Ian non mi accompagna più, anche se so che è qui vicino. Penso che, una volta assicuratosi che non potevo correre pericolo in casa sua, volesse lasciarmi qualcosa che era solo mio. All'inizio avevo accettato di buon grado la cosa. Ora quasi non vedo l'ora di incontrarlo di nuovo.
- Cosa c'è, piccola mia? - Sono un libro aperto per mia zia. Sorrido mestamente.
- Sono solo un po', in pensiero. - Zia prende un cesto pieno di lana aggrovigliata e se lo porta vicino al divano, sedendosi vicino a me.
- Cosa ci devi fare con quello? - lo indico. Faccio per portarlo più vicino a me. Mia zia mi blocca e lo nasconde di più alla mia vista.
- Lascia perdere quello. Perché sei così pensierosa? – Io, però, curiosa come sono non demordo.
- Dai! Cosa sono? Forse hai perso un orecchino li dentro, c'è qualcosa che luccica... - zia è imperterrita e irremovibile.
- E' una cosa che ho trovato, poi te la faccio vedere. Vuoi dirmi cosa succede o no? - Sapendo che non posso averla vinta, alzo gli occhi al cielo e rimando la mia curiosità a dopo.
- All'inizio del mio risveglio ho avuto delle visioni. Qualcuno voleva farmi del male, zia. - Lei mi guarda sconvolta.
- Sai chi? - chiede di getto, sembra più in apprensione del dovuto. Forse avrei dovuto tacere. Scuoto la testa.
- No. No, non so chi è. Ma ho visto una specie di pugnale. - Zia si irrigidisce e si torce le mani. Poi si fionda su di me per un abbraccio caloroso.
- Oh, piccola mia. Mi dispiace tanto. Ma sono sicura non accadrà nulla, sei protetta bene. - Mi sciolgo dall'abbraccio con difficoltà.
- Si lo so. Ma abbiamo bisogno di informazioni su quell'oggetto. Abbiamo deciso di andare dal popolo elfico. - A quell'affermazione sbianca. Penso che le stia venendo un colpo. Ora mi sviene.
- Zia? Zia! Ti senti bene? - Chiedo in ansia. Lei batte gli occhi prima di riprendersi completamente.
- Non potete andare. -
- Oh zia. Sappiamo i rischi. - Inizio, calma. Non voglio arrabbiarmi. Cosa che invece vuole fare lei. Mi punta un dito contro.
- Tu, ragazzina! Nessuno ti da il permesso per fare una cosa del genere. È troppo pericoloso! E mi stupisce Ian, che dovrebbe evitare di farti correre inutili rischi. - A quel punto divento impaziente anche io.
- Lascia stare Ian! Sono stata io a volerlo. - Mi sta salendo la rabbia, e con essa la magia risponde. Cerco di stare calma, devo evitare di esplodere.
- Tu farai ciò che ti dico. -
- No! -
- Beh, allora in questo caso non mi lasci altra scelta. – Mi prende per un polso e lo stringe talmente tanto da farmi male mentre cerca qualcosa con l'altra mano. In un attimo compare Ian di fianco a me, facendo spaventare la zia che mi lascia di colpo.
- Cosa succede qui? - chiede. La zia si alza.
- Mia zia è uscita pazza. - rispondo io accarezzandomi il polso. Lei mi guarda malamente.
- Non dovete andare dagli elfi. – a queste parole Ian ovviamente guarda esasperato me ed alza un sopracciglio. Mi sta chiedendo se lo devo dire per forza a tutto il paese. - Correreste un pericolo inutile! Vi potrebbe capitare qualsiasi cosa! – Continua. Lui però è impassibile.
- Si può sapere perché stavi facendo male ad Emma? - zia mi guarda e nota che sto muovendo il polso per metterlo in circolazione. Stringe le labbra.
- Non l'ho fatto apposta. Non lo so, volevo trattenerla. Legarla se necessario. - borbotta. Ian si lascia scappare un sorriso mentre io ridacchio.
- Oh zia. Ti voglio un sacco di bene. Ma ho preso la mia decisione. Tra l'altro il mio custode non è stupido. Mi ha incantata, sente qualsiasi cosa non vada. Come vedi, al monimo dolore lui è qui. - Indico la presenza di Ian. Poi la stringo io in un abbraccio. Lei ricambia come per proteggermi. Le voglio un sacco di bene.
- Andate, prima che trovi il modo di tenerti al sicuro. Ti ho avuta per un sacco di tempo stasera, mi va bene così - mi lascia andare con queste parole. Io le sorrido. Mi dispiace che la serata abbia preso questa piega, ma capisco che è terminata qui. Le do un bacio e prendo il cappotto. Usciamo al freddo, ma decidiamo di camminare fino a casa. Ian è silenzioso.
- Si può sapere perché glielo hai detto? - ovviamente, dovevo aspettarmi una cosa del genere. Alzo le spalle.
- E' che mi sento male a nascondere tutte queste cose. Già non doverlo dire ai miei è brutto. È come se ferissi la loro fiducia - è la verità. Questo lato non mi piace granché. Invece di continuare a discutere, lui mi attira a sé e camminiamo così, il suo braccio sulle mie spalle, fino a casa.
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