☙27❧
- Quindi alla fine non avete saputo altro se non quello che conoscevate già? – incrocio le gambe sul divano per mettermi più comoda mentre parlo con Ian e Marig. Ian ha mantenuto la sua parola e mi sta dicendo tutto quello che ha scoperto e come vorrebbe muoversi d'ora in poi. Per dimostrarmi che vuole mantenere la promessa, ha chiamato anche Marig per discuterne insieme.
In mia presenza. Wow.
Appena arrivata, Marig ha buttato un'occhiata eloquente ad Ian chiedendo implicitamente se fosse sicuro che coinvolgermi sia un bene. La fortuna di Ian è stata quella di annuire. Avere quella donna pazzesca in casa mia è strano. È maledettamente bella, non la ricordavo così straordinaria; forse perché non le ho fato più di qualche occhiata infastidita. In effetti mi vergogno di questo, si nota che tra Ian e Marig c'è un'amicizia profonda ma niente di più. Allo stesso tempo, è lei a comportarsi in maniera bizzarra nei miei confronti. Non stacca gli occhioni da me e ogni volta mi guarda come estasiata. Neanche fossi una divinità scesa in terra. Mi mette quasi in soggezione.
Ian annuisce.
- Esatto, in quelle pagine si parla più che altro su come legare un anima umana alla magia. I diamanti di quei pugnali riescono a convogliare energia dal mago e a legarla al sangue dell'umano. Ci sono delle spiegazioni più che altro su questo, e sul rituale da fare. Null'altro. – risponde Marig in piedi poggiata allo stipite della porta.
- Quindi siamo punto e a capo. – porto i capelli dietro le orecchie e mi mordicchio le labbra, sapendo che sto per dire qualcosa che ad Ian non andrà giù. Lui però mi precede.
- C'è solo una frase che ha attirato la mia attenzione. Dice che per approfondire si può consultare il "libro dei sette pugnali". Mi ha fatto pensare che ci possono essere sette pugnali differenti e che ognuno di essi potesse avere altre funzioni; perché altrimenti scrivere un libro di approfondimento per tutti e sette? – il discorso di Ian ha senso. Annuisco, dovremmo provare con quello. Guardando Ian, però, capisco che c'è qualche difficoltà.
- Ma...? –
- Ma... non sappiamo quale sia questo libro, né dove trovarlo. Abbiamo chiesto nelle varie biblioteche di Pantou ma sembra non esistere. Non si trova né in italiano né in elfico – Ian si passa le dita tra i capelli. Marig si stacca dallo stipite e va a sedersi sul bracciolo della poltrona.
- Io comunque continuo a cercare, ma sembra introvabile – alza le spalle.
- Allora c'è solo una cosa che possiamo fare per saperne di più.. – esordisco io, alzandomi e iniziando a fare avanti e indietro. È quello che ho sempre pensato, in realtà.
– Andare dagli elfi – butto lì, fermandomi. Ho la completa attenzione di Ian e di Marig. Quest'ultima alza un sopracciglio sbalordito, Ian gli occhi al cielo essendone già a conoscenza.
- Stai scherzando, spero – esordisce lei, immobile. La guardo per chiedere quale sia il problema mentre lei passa da me a Ian e viceversa.
- Gli elfi non sono come noi. Non tutti almeno. Potresti essere impiccata per una parola sbagliata. Non è una buona idea. – Anche Marig si alza, portandosi indietro quei favolosi capelli.
- Non mi pare che voi abbiate un'idea migliore. Mi sembra, invece, che non ne abbiate nemmeno una – ribatto io. Non capisco questa resistenza da parte dei due, sinceramente neanche questa grande paura. Se non ricordo male, Ian stesso ha pensato di andarci da solo. Oppure...
- Non volete che venga io, non è così? – Marig non è capace di nascondere i suoi sentimenti dietro una facciata come fa Ian, infatti sgrana i suoi occhioni e si morde il labbro per non parlare. Impercettibilmente si sposta verso Ian e gli manda un'occhiata veloce. Lui invece è impassibile. Non ci posso credere, non si fidano di me.
- Per la miseria! Non sono un cane rognoso! – esclamo allargando le braccia. Ian emette un suono esasperato e si poggia allo schienale.
- Grazie, Marig. Davvero grazie. – allora Marig si volta completamente verso di lui.
- Che c'è? Non ho detto nulla! Ci è arrivata da sola. – Quindi ho ragione. Quindi siamo sempre punto e a capo.
- Sì, ma non per il motivo giusto. Ora sta pensando che non la vogliamo portare perché è d'impiccio, come minimo – Ian butta un'occhiataccia, una bellissima occhiataccia, a Marig. Lei ricambia, mentre sembra che io non ci sono. Quello che più mi spaventa è che mi conosce così bene; perché è esattamente quello che sto pensando.
- Pronto? Voi due! Guardate che io sono proprio qui! – dico a voce abbastanza alta da farmi sentire per bene. Il primo a distogliere lo sguardo è Ian, che lo porta su di me mentre torna a sedersi dritto. Incrocio le braccia al petto e aspetto una risposta.
- Come ti ho già detto, è pericoloso. Se decidessimo di andare, dobbiamo stare ai loro giochi e alle loro maniere. Non possiamo decidere noi cosa vogliamo o non vogliamo fare. Marig si preoccupa per te. –
- Perché, tu no? – interviene lei. Lui le lancia un'altra occhiataccia.
- Non sai quante discussioni abbiamo avuto proprio per questo motivo. Ma Emma è davvero, davvero, caparbia. – in cuor mio sono soddisfatta e assolutamente orgogliosa di quelle parole. Mi scappa quasi un sorriso.
- Quindi cosa staresti dicendo? Che dobbiamo andare dagli elfi e soprattutto che lei deve venire con noi? – risponde allora Marig.
- La smetti di parlare di me come se non ci fossi? – ribatto io. Per affermare meglio il concetto mi muovo e vado a mettermi vicino Ian così che lei mi veda, anche se non mi siedo.
- Sto dicendo che l'idea di andare dagli elfi non mi piace, ma potrebbe essere una possibilità. Diciamo che la teniamo come ultima alternativa. Ci diamo come tempo una settimana, poi decidiamo il da farsi. – sbatte le mani sulle cosce e si alza anche lui, sovrastandomi. Per guardare Marig devo spostarmi. Lei è esterrefatta, vorrebbe dire qualcosa ma si blocca. Poi, dopo un sospiro, annuisce.
- Bene, allora io vado. Ci teniamo in contatto. –
- Ti accompagno – Ian fa il gesto di accompagnarla alla porta. Lei mi saluta e lo precede mentre io, con la mano ancora sollevata, mi butto sul divano.
Che stress ragazzi.
Passano cinque secondi, c'è troppo silenzio e non ho ancora sentito la porta. Così mi alzo e vado a controllare cosa stanno facendo. Sento la voce di Marig, ma è troppo bassa per poter comprendere tutte le sue parole. Mi avvicino ancora ma resto dietro il muro, senza farmi vedere.
- Non puoi rischiare così tanto...- la sento dire. Non capisco altro, non so se Ian abbia ribattuto. Sento solo il portone di casa chiudersi. Cerco di tornare di nuovo al mio posto ma ovviamente Ian fa prima.
- Ti metti anche a spiare, ora? – chiede tirandomi una ciocchetta di capelli da dietro.
- Au! Lo devo fare per forza, se il mio compagno non mi tiene aggiornata – butto lì, mentre mi giro. Ian alza un sopracciglio, divertito.
- Il tuo compagno? –
Ops...
- Ok, mi è uscita male. Il senso è quello comunque – alzo le spalle. Lui si stampa in faccia un sorriso meraviglioso. Fa uno dei suoi soliti occhiolini che non vedevo da tanto, e che noto con stupore che mi erano mancati.
- Va bene. Pensala come vuoi – va verso la cucina, io lo seguo. Voglio capire cosa succede, il comportamento di Marig non è stato del tutto normale. Sembra sempre che mi manca un tassello, o diversi, in realtà. Questa cosa mi manda fuori di testa.
- Posso chiederti una cosa? – dico poggiandomi al bancone. Lui mi guarda velocemente prima di concentrarsi a prendere l'acqua dal frigo.
- Dimmi, voi un po' d'acqua?- nego e lui viene a sedersi allo sgabello vicino a me.
- Perché Marig si è comportata in modo strano per tutto il tempo? Sembrava che avesse di fronte Babbo Natale – non si aspettava questa domanda. Me ne accorgo dalla postura d'un tratto rigida e dal bicchiere lasciato a mezz'aria. Resta fermo un istante, poi esordisce con:
- Cosa te lo ha fatto pensare? Magari è solo il suo modo di essere –
- Con te non si è comportata così e mi sembra tutt'alto che una ragazza timida - Ian alza le spalle e si porta il bicchiere alla bocca, distogliendo lo sguardo dal mio. Pessima mossa; sono rare le volte in cui Ian non riesce a reggere il mio sguardo e ogni volta ha qualcosa da nascondere.
- Devi dirmi qualcosa? – chiedo allora io, sporgendomi sul bancone per cercare di guardarlo in faccia. Gli abbasso la mano col bicchiere e gli poso la mia sulla guancia, per farlo voltare di nuovo verso di me. Lui segue il mio movimento, e ci si poggia quasi. I suoi occhi parlano per lui, di nuovo. Vogliono dirmi qualcosa, ma la bocca rimane chiusa. In quel momento, però, dimentico cosa sto facendo e la mia attenzione si focalizza tutta sulla mia mano. Sento la sua pelle calda e l'accenno di barba pizzicarmi il palmo. Se muovessi il dito arriverei alle sue labbra carnose. E cavoli se voglio toccarle. Lui schiude appena la bocca e il suo respiro arriva sulla mia pelle.
Se lui non si decide, fallo tu.
Le parole di Elena invadono la mia mente. Non è né il luogo, né il momento giusto. Se proprio devo farlo preferisco avere un pretesto, un qualcosa che sia più di una carezza. Lui sembra aspettare una qualche mia mossa, gli occhi si fanno più luminosi. Non so cosa mi prende. Non so cosa sto facendo di preciso, o non voglio pensarci. Fatto sta che il mio naso sfiora il suo e la mia bocca è vicinissima alla sua. Voglio assaggiare le sue labbra, di nuovo. Mi avvicino ancora. Lui non mi respinge. Trattiene il fiato. Lo trattengo anche io. Mi butto in quella che sarà la mia ennesima cazzata. Poggio le mie labbra sulle sue.
Lui dapprima si irrigidisce, quindi io mi stacco bruciando di vergogna. Ma non ho il tempo di allontanarmi che Ian mi passa un braccio dietro la schiena e mi attira ancora di più a sé, intensificando il bacio. È perfetto. Le sue labbra si muovono sulle mie e nel momento in cui le schiudo per accoglierle meglio una serie di brividi mi pervadono interamente, focalizzandosi sulle labbra e sulla parte della schiena che tocca il suo braccio. Mi esce un leggero gemito e appiglio le mie mani ai suoi soffici capelli, mentre cerco di arrivare il più vicina possibile a lui. È un bacio dolce, senza secondi fini, ma spettacolare. O almeno fin quando lui non si stacca da me e poggia la sua fronte alla mia. Chiude gli occhi e serra le labbra.
- Non possiamo – sussurra contro di me. Ho ancora il respiro corto e non riesco a prenderne uno più lungo. Le mie mani ancora stringono i suoi capelli, le faccio scendere fino alle sue spalle e le stringo. Cerco di non dimostrare la delusione e la rabbia dopo tutto questo.
- Dimmi il perché – mormoro. La voce tremolante mi smentisce; ma non posso farci nulla. Il suo rifiuto brucia da morire. Avevo ragione, all'inizio di tutto questo, a tenerlo lontano. Sapevo che avrei sofferto se mi fossi fatta coinvolgere. Ma è successo. E dovevo capirlo dalla prima volta che l'ho visto, perché nessun ragazzo mi ha mai fatto l'effetto che mi ha fatto lui dal primo giorno. Ian riapre gli occhi e li fissa nei miei. Mi perdo in quel blu, mi aggrappo di più a lui. Ma lui mi lascia e, sfiorandomi le braccia, mi prende le mani. Distoglie lo sguardo dal mio, è combattuto anche lui.
- Io...tu...devi sapere una cosa. –esordisce.
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