☙26❧
La mia routine mattutina è cambiata. Non quella dove vorrei afferrare la sveglia e lanciarla verso il muro se solo avessi la forza necessaria di primo mattino. Ma tutto il resto sì. Appena mi sveglio cerco di percepire Ian, che è silenziosissimo. Quindi cerco di fare il più silenziosamente possibile anche io, per far vedere che non c'è differenza tra noi. Ma puntualmente faccio cadere qualcosa, o urto qualcosa, o faccio qualsiasi cosa rumorosa. Riordino la camera con un gesto (questo significa avere più tempo a disposizione per dormire) e passo molto più tempo in bagno a sistemarmi di fronte allo specchio, prima di scendere in cucina.
Non voglio chiedermi perché lo faccio.
Poi capitombolo di sotto dove trovo quasi sempre la colazione pronta e Ian che mi aspetta. Non vorrei abituarmi a questo, perché so che non sarà sempre così. Ma non riesco proprio a non abituarmi a questi gesti. Stamattina, però, ho un dubbio enorme. Sono dieci minuti che ho in mano una matita per le labbra, indecisa se metterla o meno. Possibile che sia diventata così? Davvero voglio mettere il rossetto per andare a scuola?
Sbuffo e la poso. Mi guardo allo specchio, notando tutti i miei difetti. I capelli che sembrano un cespuglio, le labbra non perfettamente simmetriche, il viso da bambina. Sbuffo e riprendo la matita.
E davvero voglio credere che non faccio tutto questo per lui?
Scaccio questo pensiero e metto la matita. Non è coloratissima. È un bellissimo nude, quindi non è che sto esagerando troppo. Spero.
Scendo di sotto, ma non sento l'odore del pane tostato e del caffè che in genere impregna l'aria. Ian stamattina non c'è.
Che delusione.
No. Meglio. Perché sto diventando patetica. Prendo qualcosa da mangiare al volo, non ho voglia di preparare. Mi siedo al bancone e inizio ad addentare il cornetto già pronto, sfogliando Instagram. In realtà penso a tutt'altro. Dov'è Ian? Vado da sola a scuola o devo aspettarlo?
Non sapendo cosa fare, provo a chiamarlo sul cellulare...che squilla esattamente a due metri da me. Sussulto per lo spavento maledicendo quel dannato aggeggio e me stessa per non averlo notato prima. Il perfettissimo e diligentissimo Ian lo ha lasciato a casa. Strano ma vero. Una curiosità morbosa inizia ad assalirmi, chiedendomi di afferrare il cellulare e scoprire qualcosa, qualsiasi cosa, riguardo il suo proprietario. Ma io non sono una ficcanaso, mi faccio quasi sempre gli affari miei. È quel quasi che mi frega. Prendo il cellulare di Ian e premo il tasto centrale. Sulla schermata appare la chiamata persa da parte mia e due messaggi di ieri sera. Uno da Marig che informa Ian di aver trovato qualcosa, accompagnato da una foto. Non posso aprirla, ma cerco di capire cosa è. Sembra un disegno ben fatto, curato nei dettagli. Qualcosa di lungo e stretto. Cerco di aguzzare la vista quanto posso, poi inspiro. Capisco cosa è. Il pugnale delle mie visioni, o qualcosa che gli somiglia un sacco.
IAN STA CONDUCENDO DELLE RICERCHE SENZA DI ME?
Lo ammazzo. Io lo ammazzo. Non faccio in tempo a fare un respiro profondo che l'occhio mi cade sull'altro messaggio. A questo punto voglio solo sapere dove diamine sia per poter strangolarlo con le mie mani.
VIENI? BACIO, CHIARA.
La cosa buona è che non ha il numero salvato in rubrica. Quella brutta è che comunque Chiara ha il suo numero, e il messaggio è molto esplicito. È andato da lei? Ha passato la notte con lei? Controllo il numero per sicurezza, potrebbe non essere la Chiara che conosco io. Ma ovviamente è la Chiara che conosco io. Come fa, dopo tutto quello che abbiamo passato insieme, dopo che continua a ribadirmi che non è indifferente a me, e sapendo cosa ne penso io di lei, a starle ancora dietro? Faccio due respiri profondi, alzando e abbassando le spalle in maniera molto teatrale, prima di poggiare nuovamente il cellulare. Poi, dopo un altro lungo respiro, chiudo gli occhi e provo a cercare Ian con la mente. Faccio come mi ha insegnato lui, lascio cadere tutti i pensieri (cosa non facile) ed espando la mente verso tutte le energie che mi circondano. È difficile, perché non so dove diavolo sia e quindi non so dove cercarlo. Incontro numerose menti e numerose energie, sento anche qualche pensiero, sparso qua e là. Ma non mi soffermo, perché conosco l'energia di Ian e in questo momento non ho tempo per capire altro. È veramente difficile e io non ce la faccio più. C'è tanta confusione, ci sono davvero troppe energie. Alcune più intense di altre, ma le sento tutte. Quando sto per cedere, sento qualcosa simile ad un cambiamento di frequenza, o ad un cambiamento di pressione, e un energia molto più potente delle altre. Sono quasi tentata a connettermi ad essa, quando sento il colibrì di Ian che a confronto l'altra non è nulla. L'ho trovato.
Emma?
La voce stupita di Ian mi arriva attutita, nei miei pensieri.
Dove sei?
Chiedo di getto. Mi sento molto la ragazza psicopatica e gelosa. Anche se io non sono psicopaticamente gelosa. In realtà non sono nemmeno la ragazza. Patetica.
Qui. Non arriverai in ritardo, tranquilla. Scusami ho dimenticato il cellulare.
Qui dove? Vorrei chiedergli se è con Chiara, cosa ha trovato Marig, perché continua a non dirmi nulla. Ma non so come dirgli tutto omettendo il fatto che ho preso il suo cellulare. Tutta questa fatica per nulla.
Tutto bene? sei...turbata...
Annuisco, per rendermi conto che non può vedermi. Che idiota. Sento un vuoto d'aria provenire dalla mia destra, al centro della cucina. Scatto in piedi, preparata a qualsiasi cosa. Un vortice grigio si condensa in una figura. Cinque secondi dopo compare Ian.
- Ma che cavolo?! –
- Tutto bene? - chiede lui, scrutandomi il viso per carpire qualcosa.
- Ti giuro! Se non la smetti di apparire dal nulla ti strangolo! – è la mia risposta. Ian si rilassa, capendo che sono sempre la stessa.
- Andiamo, o faremo tardi – mi dice porgendomi la mano. Nascondo la mia.
- No! Tu prima mi chiarisci dove sei stato. – nego per affermare il concetto. Ian alza gli occhi al cielo, prima di parlare.
- Ho fatto il giro dei dintorni, come ogni mattina – specifica l'ultima parte, come se io fossi tarda.
- Sicuro? Non sei stato, chessò, da Chiara? O dovevi incontrati con Marig per caso? – le parole mi escono di getto. E sì, sono arrabbiata e gelosa. Di entrambe, perché mette al corrente Marig più di me. E per Chiara perché è Chiara, sostanzialmente. Un sorrisetto involontario esce dalle sue labbra.
- Sei incredibile. Hai per caso sbirciato il mio cellulare? – chiede pacatamente, senza nessuna traccia di irritazione. Io mi sarei irritata parecchio se avessi saputo che qualcuno aveva sbirciato sul mio cellulare. Chiudo la bocca e mi mordo le labbra, ma la mia espressione vale più di mille parole. Viene verso di me, ancora sorridendo. Prende il mio labbro inferiore e lo stacca dai miei denti.
- Ammetti che sei gelosa – mi sussurra. Le dita ancora vicino al mio labbro. Mi allontano e nego con tutte le mie forze.
- Ma per favore! – la sua risata è limpida, ma anche derisoria. Si avvicina ancora.
- Ammettilo e ti dico tutto – vorrei pestare i piedi sul pavimento, tanto è snervante la situazione.
- Non devo ammettere nulla, io! – la mia risposta è acuta, falsa alle orecchie di entrambi. Ian alza un sopracciglio, sorridente, e mi fa passare un braccio intorno alla vita. Vorrei respingerlo, ma non ce la faccio. Dopo cinque secondi, scoppio.
- Ooh, e va bene! Sono gelosa! Contento? Sono gelosa perché passi più tempo con Chiara che con me. Sono gelosa, e invidiosa, perché lei ti conosce, e conosce il tuo passato, più di quanto lo conosca io. E perché è bella, e dannazione se è bella, anche se è un oca. E sono gelosa di Marig, perché la metti al corrente di tutto. E io... - mi fermo, prima che mi esca qualcosa di più imbarazzante. Perché vorrei solo che smettesse di stuzzicarmi e tenersi lontano da me. Non lo guardo in faccia. Guardo le mie mani, timide, frapposte tra il suo e il mio petto. Lui mi tiene ancora stretta a se, mi alza un po' il mento e mi costringe a guardarlo nei suoi occhi accesi di un intenso blu, le pupille dilatate. I suoi occhi mi dicono tutto, tutto quello che le parole non diranno mai. Poggia la fronte alla mia, e li chiude. Quel tutto non uscirà mai dalla sua bocca. In un attimo mi sento le ginocchia molli e lo stomaco in gola. Non sento più né braccia né gambe e non capisco cosa sta succedendo fino a quando non mi ritrovo a pochi passi dal parcheggio della scuola.
- Dannazione, Ian! Ancora! – mi allontano da lui spintonandolo. Prima o poi mi verrà un colpo. Morirò giovane a causa sua.
- E' tardi. Ti dirò tutto dopo la scuola, promesso. Ma voglio che ti si infili in testa una volta per tutte che Chiara non è nulla. Come puoi pensare, dopo tutto quello che ti ho fatto capire, che io penserei anche un singolo istante a lei che non a te? – me lo sono chiesta anche io ma non riesco a crederci. Inutile. Detto questo si allontana, lasciandomi lì da sola. Cosa abbastanza idiota, siccome lo vedrò da lì a cinque minuti. Quale scuola mette educazione fisica come materia alla prima ora? Trattengo un urlo di frustrazione. Sbatto i piedi a terra e mi avvio verso la mia classe. Sostanzialmente non mi ha detto niente di niente e continuo ad avere tutti i dubbi di stamattina. Gioca con me e ovviamente sono io quella che perde sempre. Non capisco come la mia boccaccia non riesca a stare chiusa quando sono con lui. Sembra quasi non riesca a nascondere la verità; ma questo non va bene per niente, siccome lui con me ci riesce eccome. Ha messo al corrente diverse persone e non la diretta interessata. Questa cosa non mi va giù per niente. Entro in classe cercando disperatamente di non voltarmi verso Chiara e mi lascio cadere sulla sedia, sperando che la giornata scolastica si concluda in fretta.
- Stasera esco con Mark! – è la prima frase che sento. Purtroppo sono troppo imbronciata di mio perché possa essere esaltata per Elena.
- Qualcuno stamattina si è svegliato con la luna storta - Elena mi da un colpetto con la spalla. Quella frase mi fa ridere. Se solo sapesse quanto sia azzeccata. La guardo per un po', poi alzo le spalle e le racconto la verità. Ho bisogno di un alleata nella mia distruzione sentimentale. O non sentimentale, non so nemmeno definirla.
- Scusami, è che ho discusso con Ian – Emma alza un sopracciglio. Ho la sua completa attenzione. Posa la guancia sulla mano e mi invita a continuare, ma prima che possa iniziare mi blocca.
- No, aspetta. Prima mi dici come hai avuto il tempo di vedere Ian e discuterci anche, stamattina –
Cavoli, perspicace la ragazza. Sa come sono fatta e che in genere al mattino ho solo il tempo di prepararmi per arrivare a scuola in orario. È il motivo per cui non andiamo mai insieme, nonostante abitiamo vicine. Quindi è abbastanza strano che abbia potuto vedere Ian e avere una discussione che sia andata oltre il "Ciao, sono in ritardo devo scappare".
- Ci siamo incontrati qui fuori. È che lui è molto evasivo, prima mi dimostra che in qualche modo è interessato per poi ricomporsi e far finta di nulla. Non mi dice mai niente quando invece io non riesco a tenere la bocca chiusa di fronte a lui. E stamattina mi ha fatto ammettere a voce alta la mia gelosia – sbatto la fronte sul banco e rimango così, sperando che possa inghiottirmi e farmi scomparire. Emma si schiarisce la voce.
- Questa è una cosa bellissima – alzo la testa di scatto e la fulmino con gli occhi. Elena mi tira una ciocchetta di capelli.
- Non mi fraintendere, è che non ti ho mai vista così presa da un ragazzo, prima d'ora. Parliamo sempre e solo di me. Era tempo che invertissimo i ruoli – ribatte soddisfatta. Poi si tira i capelli indietro e continua il suo discorso.
- Il fatto che tu sia gelosa è strabiliante tanto quanto il fatto che lo hai ammesso di fronte a lui. Fidati, io vedo come vi guardate. Secondo me è solo questione di tempo prima che diventiate una di quelle coppie che non si lasciano mai la manina. Magari lui è solo più restio ad ammetterlo. – Non so se le parole di Elena mi convincono. Alla fine lei sa solo il 20% di tutta la verità.
- Non so Ele. Secondo me è tutto nelle mie fantasie – cosa piuttosto probabile. Ian non è alla mia portata, non mi noto nemmeno in confronto a lui. Però ripenso alle sue parole, a come mi guarda. Magari è sempre ubriaco.
- Senti. Conosco quello sguardo. Ti stai autocommiserando! Quando vuoi capire che sei strabellissima? Davvero, fai più colpo tu di me – a quelle parole rido sguaiatamente, non poteva dire una balla più grossa.
- Ma che dici? Ok, va bene che vuoi darmi un po' di stima, ma non cadiamo nel ridicolo – Elena alza le sopracciglia, sbalordita.
- E' solo che io ci metto di più la faccia. I ragazzi ti guardano da lontano, ma non si avvicinano perché nei tuoi confronti loro sarebbero solo un'ombra. Diciamo che sei la classica bella e impossibile. – La guardo con sospetto. Davvero è così? Ma per favore.
- Senti – continua lei – se lui non fa il primo passo, fallo tu! Santo cielo, non siamo più nel medioevo! – Butta le braccia all'aria seguendole con gli occhi. La guardo in cagnesco.
- Così farò ovviamente la figura dell'imbecille –
- Almeno otterrai delle risposte, no? – alzo gli occhi al cielo, non poteva avere un'idea più insensata. Quando suona la campanella do un pizzico di avvertenza ad Elena, è meglio che la smetta ora. Non voglio che Ian capisca che penso a lui di continuo. Lei mi da un colpetto sulla mano, spazientita della mia pessima fiducia verso di lei. Do' tutta la mia attenzione al professore mentre fa l'appello. Poi cambio idea e mi volto verso Ian, sperando che lui veda che lo sto fulminando. È intento a guardare il nulla, poi guarda verso Chiara. Stringo i denti per la frustrazione, ma quando vedo l'impercettibile movimento della sua mascella, che ormai ho imparato a percepire come il suo essere divertito mentre vuole dare l'impressione di essere serio, capisco che lo sta facendo apposta. Per me. Immagino il mio dito medio bellamente in vista e mando il pensiero ad Ian, so che la sua mente è sempre aperta per me. Vedo infatti Ian che si volta verso la porta per non scoppiare a ridere in faccia agli studenti senza un motivo e mi rimanda l'immagine di un cuore svolazzante.
Come ho già ribadito, spero che la giornata si concluda in fretta.
***
Dopo cinque lunghissime ore di noia mortale, qualche scoop riferitomi da Elena sul fatto che Davide non smette di parlare di quanto lui non mi sia ancora indifferente (sul serio, questa da dove gli è uscita?), Chiara che esce con Ian (questa me la deve spiegare) e il suo continuo farmi notare come i ragazzi mi guardano (secondo me guardano lei), finalmente posso ritenermi libera di aspettare con smania morbosa le spiegazioni di Ian. Prima di lasciare Elena, però, mi sento in dovere di fare la buona amica. Così mentre sistemiamo lo zaino alla fine delle lezioni attacco il discorso.
-Allora, tu e Mark eh?- esordisco. Elena cerca di trattenere un sorriso e alza le spalle.
- Così pare. Sapessi quanto è carino! Scusami se non ti ho detto nulla ma non c'è stato materialmente il tempo – questo è ingiusto. Lei si sta scusando con me per avermi taciuto delle cose quando in realtà con tutto quello che mi sta succedendo non mi sono accorta di nulla ( e in genere lei è un libro aperto per me) e molto probabilmente non le avrei ascoltate anche se me le avesse dette. Scrollo il capo.
- Non pensarlo minimamente! Quella che si sta comportando da pessima amica qui sono io. – Elena si ferma e mi da un buffetto.
- No. Ogni tanto devi pensare anche a te stessa, non puoi fare sempre l'altruista. Comunque, ripensa a quello che ti ho detto. –
Non le rispondo, ma annuisco. Secondo lei dovrei fare io un passo avanti con Ian, visto che lui non si decide. Ma c'è da dire che è sempre stato categorico nel riferire che non possiamo, quindi saremmo comunque punto e a capo, dubito che cederebbe. Ovviamente Elena tutto questo non lo sa e non sa nemmeno chi è Mark, l'amico di Ian. e se è suo amico penso che è uno di quelli che lo ha intimato a divertirsi senza nessun coinvolgimento emotivo.
- Tu sta attenta invece, ok? Non fare le cose troppo di fretta –mi alzo e mi metto lo zaino in spalla, mentre lei chiude il suo. Un sorriso biricchino affiora dalle se labbra. Il mio sguardo è di avvertimento invece.
- Per qualsiasi cosa, a qualsiasi ora, chiama. -
- Sembra sto andando in guerra! Agli ordini, capitano! – si porta la mano alla fronte a mo' di saluto militare. Rido e esco fuori dall'aula, alla ricerca di Ian. In realtà è lui che sta aspettando me, poggiato con una spalla al muro del corridoio e le gambe incrociate. Alza un sopracciglio.
- Avverti del grandissimo pericolo che Elena può incorrere con Mark? – si stacca dal muro e si mette al mio fianco.
- Che fai, spii ora? Comunque se è come te, sicuramente devo avvisarla prima che si scotti. – Mi giro verso di lui mentre rallento il passo. Gli punto il dito contro.
- Tu mi devi delle spiegazioni! – Ian sorride.
- Agli ordini, capitano. Posso avere il privilegio di arrivare a casa prima? –
- Solo se ci arriviamo in dieci secondi – gli ho dato anche il tempo necessario per uscire da scuola. Ian ride e, appena siamo fuori, mi tira verso il retro della scuola. Tempo di girare l'angolo, sento nuovamente le mie budella contorcersi mentre stiamo continuando a camminare. Quando tutto si ferma, sono appena fuori casa mia. Certo che così è dannatamente veloce, perché mi costringe ad andare a piedi ogni santa mattina?
- Non credo mi abituerò mai. Tanto valeva entrare direttamente dentro, non trovi? – dico mentre prendo le chiavi dallo zaino.
- Ci sono le barriere, ricordi? – Ian mi prende le chiavi di mano e apre la porta. Perché giustamente io non sono in grado. Appena entrati, butto lo zaino in corridoio, tolgo il giubbetto e vado a stravaccarmi sul divano, mentre faccio segno ad Ian di imitarmi.
- Non potresti metterlo in camera? – viene verso di me guardando lo zaino a terra. Nego con la testa.
- Ah-Ah. È il tuo turno ora, non perdere tempo. Dimmi tutto –
- Sai già le cose importanti della mia vita – Ian si toglie il giubbotto e si butta sulla poltrona di fronte a me, divertito. Alzo gli occhi al cielo. Primo, non conosco minimamente la sua vita. Figuriamoci. Secondo, sta tergiversando volontariamente per farmi incazzare.
- Non credo proprio. Dai! Da chi vuoi iniziare, Chiara o Marig? – detta così sembra strana, lo so. Ma è così. E non perché sono due donne e io sono gelosa. Ok, in realtà il messaggio di Chiara non centra nulla con me. Quindi prima che inizia a parlare lo blocco.
- No, anzi. Raccontami di Marig. Ciò che riguarda Chiara non mi interessa. In fondo la vita è tua, puoi fare quello che ti pare e io non sono nessuno per metterci bocca. – Dico tutto guardando l'angolino della poltrona dove Ian è seduto. Non riesco a guardarlo in faccia. Poi, ovviamente, il mio sguardo viene attirato da lui. I suoi occhi sono di un blu intenso in questo momento, e quando incontrano i miei si increspano agli angoli. Con un sorrisetto strafottente mima con le labbra "gelosa". Lo fulmino, non c'è niente di divertente.
- Così sia. Siccome sono sempre con te e non posso lasciarti, ho chiesto a Marig di cercare qualche informazione sul pugnale che hai visto nelle tue visioni. Non è stato facile, ce ne sono molti simili.. –
- E non hai pensato di chiedere più informazioni all'unica persona che lo ha visto, cioè me? – ribatto interrompendolo. È assurdo. Ian alza un sopracciglio.
- Sapevo il necessario – sbuffo sonoramente. Davvero, è assurdo.
- Posso continuare senza che tu mi interrompi o è una cosa troppo difficile per te, stare zitta per cinque secondi di fila? – Fa una pausa, in cui io non apro bocca, e mi fissa per tutto il tempo.
- Stavo dicendo, non ha trovato nulla fino a ieri. È in un libro elfico, ci sono solo poche parole scritte nella nostra lingua. Per cui ci serviva qualcuno che conoscesse l'elfico. E, guarda un po', la più vicina a noi è la custode di Chiara. Le abbiamo spiegato per sommi capi quello che chiedevamo e ci ha risposto che ci avrebbe fatto sapere quando potevamo incontrarci. Da qui il messaggio di Chiara. –
- E perché avrebbe dovuto chiamarti Chiara? – sempre in mezzo è, dannazione.
- Ha recapitato solo un messaggio, tutto qui. Quando siamo arrivati, lei non c'era nemmeno. Si stava allenando. Ian si poggia allo schienale della poltrona, incrociando le braccia. La sua posizione sta ad indicarmi di provare ad affrontarlo. Ma io ho già la battuta pronta. Non mi dispiace che abbia incontrato Chiara per me e pensando a me; al tempo stesso non ho perso nessun particolare del discorso.
- Ci sei andato con Marig? – inizio ad arrotolarmi una ciocca di capelli per dare completa attenzione alla ricerca di doppie punte. Ian alza le spalle.
- Dopo tutto quello che ha fatto per me , glielo dovevo. – Stringo le labbra, non metto in dubbio che avesse diritto di conoscere il seguito dopo che si era prodigata alla ricerca di qualcosa. Quello che odio è il fatto che non abbia portato anche me.
- Perché non vuoi mettermi al corrente se non dopo che hai già fatto qualcosa? –
- Come si dice, chiedere il perdono ma non il permesso – Ian alza nuovamente le spalle. Ah, che strafottente.
- Tu da me non riceverai nessun perdono! Non sto dicendo che hai sbagliato a portare Marig con te. Ma quanto ti costava a portare anche me? – a questo punto Ian abbandona il suo atteggiamento menefreghista. Si raddrizza con la schiena e mi guarda negli occhi.
- Te l'ho sempre detto. Ancora non ti conoscono, perciò sei meno vulnerabile. Molti non sanno nemmeno che io ti sto proteggendo. Se ti portassi con me, si inizierebbe a diffondere la voce e questo non va bene – scuoto il capo.
- Non mi servono queste spiegazioni, Ian. Lo hai detto tu stesso, manca poco a quando devo entrare in accademia. E tu sei abbastanza potente da proteggermi. L'ho visto con i miei occhi. Ma sarei più d'aiuto io che chiunque altro, lo sai bene. L'ho visto io nelle mie visioni. Nessun altro. Hai messo al corrente una terza persona, e non sai nemmeno se è il pugnale giusto. – Non ho alzato la voce, conscia che mai più di questa volta le mie parole sono veritiere. Lo vedo anche nell'espressione di Ian, che scuote la testa come a negare a se stesso che quello che ho detto è giusto.
- Non posso, saresti troppo esposta e se succedesse qualcosa io... - lo interrompo subito.
- Oh, Ian! non iniziare con la storia della guardia migliore dell'universo che sbaglia, ti prego! – mi butto le mani sulle guance, non posso farcela con lui. Lui serra la mandibola, per un attimo mi perdo a guardare la perfezione del suo viso in questo momento. Vorrei accarezzarlo, e in un attimo la sensazione delle mie dita sulla sua pelle mi fanno deconcentrare.
- Non mi importa essere il migliore. Ma non potrei sopportare che qualcuno ti facesse del male, preferirei riceverlo io. –
Wow, questa sì che è una frase da innamorati. Il mio cuore si stringe.
Diamine!
Sento quasi le lacrime agli occhi, perché mi sento veramente inutile.
- Sai benissimo che non mi succederà niente! Non se mi porti soltanto in giro a chiedere delle informazioni! – Ian scuote nuovamente il capo.
- Non è necessario che ti porti con me. -
- Diamine, Ian! Quando vuoi capire che così facendo mi fai sentire inutile? Che sono l'ultima ruota del carro? Persino Chiara sapeva che volevi incontrare la sua custode, mentre io non sapevo nemmeno che avesse una custode! – ribatto, quasi sull'orlo del pianto. Capisco le sue motivazioni, ma anche lui deve capire le mie. Sono sempre l'ultima a sapere le cose, cose che riguardano me, tra l'altro. Ian si stringe gli occhi con le dita. Fa cadere le spalle.
- Hai ragione, scusami. – Ammutolisco per un attimo. Non so perché ma questa frase mi fa incavolare ancora di più.
- No! Non ti perdono! Fai sempre così: mi fai incazzare, mi chiedi scusa, io ti dico ok e poi tu rifai di nuovo la stessa cosa! Non mi sta bene per niente! – Stringo il bracciolo del divano fino a quando non mi fanno male le dita. Ian sta zitto, non sa cosa rispondere. Questo non fa altro che rafforzare il mio concetto.
- Vedi? È esattamente questo che stava succedendo cinque secondi fa e non mi va più giù! Lo hai fatto fin troppe volte! – Una persona con una dignità a questo punto lascerebbe la stanza. Io invece sto lì immobile aspettando una sua reazione. Lui incassa le mie parole, ma non fa niente per smentirmi. Passano due minuti prima che scoppio.
- Rispondimi! – Ian si passa le mani tra i capelli, quasi tirandoli.
- Cosa vuoi che ti dica? –
- Non lo so! – gesticolo serrando i pugni. Ian invece quasi sorride. Non si permettesse!
- Perdonami – mi dice invece, pacatamente, serrando le labbra per non ridere. Ma io me ne accorgo dagli occhi.
- No! – non so nemmeno io cosa voglio più da lui. Vorrei solo mi baciasse. No! No! No! Non è vero. Mi blocco quando lui si alza e si avvicina a me. Smetto di respirare, ma lui a cinque passi si mette in ginocchio.
Cosa sta succedendo?
- Perdonami – ribatte. È una scena talmente ridicola che mi scappa da ridere. Mi mordo le labbra per non farlo. Scuoto la testa. Lui intreccia anche le mani di fronte a sé. Non ci posso credere! A questo punto scoppio a ridere davvero. Dannato lui! Appena smetto gli punto un dito contro.
- Promettimi, anzi giurami, che mi informi e mi porterai con te. – lui stringe le labbra. Non vuole, glielo leggo sul viso.
- Giuralo. – Lui chiude gli occhi, ancora in ginocchio. Mi alzo e mi inginocchio di fronte a lui. Gli prendo il viso tra le mani. Quando riapre gli occhi, ha preso una decisione. Annuisce, seppur quel sì è davvero pesante per lui.
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