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☙25❧

Dove sei?

C'è qualcosa che mi turba. Ho caldo, quindi cerco di togliermi la coperta di dosso.

Un leggero pizzicore alle tempie, non ci faccio più di tanto caso.

Dove sei?

Dove sono? Sto dormendo, o stavo dormendo. Sono nel letto?

Dove sei ragazzina?

A queste parole mi sveglio del tutto. E' lui.

No. Lui ormai è andato. Chi è allora? Scatto a sedere sul letto e mi guardo intorno. Il cuore mi batte a mille. Sono spaventata. Non sento più nulla però, forse stavo solo sognando. Faccio lenti respiri. Ormai non mi svegliavo nel cuore della notte da tempo. Mi tiro con una mano i capelli indietro, sono sudata. Punto della situazione: far finta di niente o andare da Ian? Ho tutte le protezioni attive e necessarie, non dovrebbero trovarmi né sentirmi. Ian mi dirà che mi sto facendo film mentali. Non voglio sembrare una che non sa stare da sola. Mi sdraio di nuovo, c'è solo la debole luce della sveglia, ma ho gli occhi spalancati e guardo il buio. Cinque minuti, poi sbuffo spazientita e mi alzo. Busso piano e apro leggermente la porta dell'altra camera buttando la testa dentro. È tutto buio, Ian dorme beato. Che cavolo di guardia è se non si sveglia al minimo rumore? Vado piano verso il letto.

- Che c'è? –

Sento la sua voce dietro di me e il suo respiro sul collo. Caccio un urlo talmente alto che spero non mi abbiano sentito i vicini.

- Dannazione, Ian! Prima o poi il mio cuore non reggerà e morirò. Per colpa tua! - incrocio le mani sul petto per cercare di farlo rallentare. Ian ride e una debole luce azzurrina si estende dal soffitto. Mi volto verso di lui e lo guardo male.

- Sei tu che sei venuta di soppiatto in camera mia nel cuore della notte, non il contrario. Volevi rifarti gli occhi? O molestarmi del tutto? – gli do un'occhiata veloce, ha come al solito solo i pantaloncini. Ma magliette non ne ha?

- Ho bussato! E poi è buio, non avrei potuto farlo nemmeno se avessi voluto! –

- Quindi avresti voluto – Ian mi guarda malizioso sollevando un sopracciglio. Serro i denti e gli punto il dito contro.

- Sei veramente egocentrico! Guarda che sei tu che hai baciato me, signorino caro! – chiudo il becco. Questo era del tutto inopportuno, magari lui lo ha dimenticato del tutto, o vorrebbe dimenticarlo del tutto.

- Se non mi sbaglio tu hai ricambiato con molta passione – si prende il mento tra le dita fingendo di essere pensieroso. Alzo gli occhi al cielo.

- Sono molto sicura che fossi sotto shock – ed è vero. Ero sicuramente sotto shock, il problema è che lo ero dopo quel contatto ravvicinato. Certe volte mi odio. Ian si avvicina di più a me, mi sfiora quasi e mi guarda con quegli occhi che mi mandano in catalessi. Certe volte odio lui.

- Ammettilo che vorresti rifarlo – il suo respiro è sul mio viso. Trattengo il fiato e non posso fare a meno di portare lo sguardo sulle sue labbra. Stringo le mie e mi allontano. Questo ragazzo mi manda in confusione, mi ha detto mille volte che è stato uno sbaglio ma continua a provocarmi.

- Tu sei tutto matto. Mi è bastata una sola volta, grazie. – Bugiarda. Lui si avvicina nuovamente e mi prende una ciocca che è sfuggita alla coda.

- Perché io vorrei rifarlo – non posso credere che lo abbia detto davvero. Il cuore inizia a battermi all'impazzata all'idea, e non posso fare a meno di sentirmi lusingata da quella frase. So che io vorrei lo stesso. Ma non tento nemmeno di scoprire se lo faccia davvero perché gli tolgo sgarbatamente la mano dai miei capelli.

- E anche bipolare. Ti ricordi tutto quel discorsetto che mi hai fatto vero? Mamma mia, tu appena sveglio sei fuori – rimetto le distanze tra noi e vado a sedermi sul letto. Per fortuna Ian non mi segue. Piega la testa di lato e mi soppesa con lo sguardo.

- Voler fare una cosa non significa poterla fare – ed eccolo qua, il solito Ian.

- Allora, per favore, possiamo evitare ogni volta questo teatrino? È estenuante starti dietro – Ian alza le spalle e viene a sedersi accanto a me, con noncuranza.

- Sono solo sincero –

- Allora non esserlo –

- Come fai tu? – lo guardo male, lui è divertito. Sbuffo sonoramente e questo deve bastargli come risposta. Tanto sappiamo entrambi che ha ragione lui.

- Ok, basta. Ma comportati come l'idiota dei primi giorni, che è meglio. – Ian ride sonoramente.

Posso tirargli un pugno? Di quelli che mi ha insegnato lui, è ora di fare pratica.

- Cosa vuoi? – mi dice appena smette.

- Come cosa voglio? – no, è meglio non svegliare Ian di notte. È tutto matto. Ed è bello quando è tutto matto. E ovviamente questa cosa non va bene.

- Sei venuta qui per un motivo, immagino. –

Ops.

Faccio un sorriso da ebete, lui è serio.

- Oh, già. È vero. Ho sentito qualcuno nella mente che mi ha svegliato. Mi ripeteva " dove sei ragazzina". ma non è possibile giusto? Cioè, abbiamo preso il paras che lo diceva. Forse stavo solo sognando. Giusto? – dico tutto in un fiato, non so nemmeno se mi sono fatta capire. Un senso di inquietudine mi prende quando vedo il volto pensieroso di Ian. 

- Giusto? – ripeto con voce flebile, sempre più spaventata. Ian fa un sospiro.

- Quando ho letto nella mente del paras, ho incontrato una sorta di blocco che non mi ha permesso di carpire le informazioni che mi servivano. Questo in genere avviene solo se qualcuno, qualcuno di molto potente, manipola la mente del secondo. Ciò significa che dietro quel paras c'è qualcun altro, cosa che già sospettavo. In genere il capo non si mostra, perché è quello che ha più informazioni e se venisse catturato sanno bene che leggeremo la sua mente. Sulla mente degli altri invece è imposto un incantesimo di... black out, per così dire. Basta che lui non voglia ricordare e il ricordo svanisce. – Un senso di nausea invade il mio corpo, mi avvolgo le braccia alla vita.

- Quindi mi stai dicendo che non sono ancora al sicuro – Ian mi guarda, riprende la ciocca di capelli e me la porta dietro l'orecchio. Non faccio caso al brivido che mi provoca.

- Ti ho sempre detto che non sei mai al sicuro, almeno fin quando non sarai in accademia. – Guardo i miei piedi nudi sul pavimento, stringo le dita e mi porto le ginocchia al petto. Ian mi passa una mano sulle spalle, poi mi stringe a sé.

- E' solo che di notte sei più vulnerabile, tutto qui. Ma ci sono io, e non devi preoccuparti – poggia il mento sulla mia testa, e io mi godo quel momento. Vorrei stringermi di più a lui, vorrei che mi tenesse stretta fra le sue braccia e non mi lasciasse più andare via.

Non sarò mai quello che lei è stata per te, vero?

Il pensiero della mia visione mi fa destare. Mi allontano da lui e mi alzo.

- Ok, grazie. Torno a dormire – mi avvio verso la porta, intristita più dal mio pensiero che dal paras che mi cerca. Sono un caso disperato.

- Emma? – mi sento chiamare, mi volto e vedo Ian ancora seduto sul letto come l'ho lasciato. – Grazie per essere venuta a dirmelo. La fiducia è importante, e non si deve sottovalutare nulla. –

Sollevo le spalle e vado via, senza replicare. Mi fa piacere però che ho preso la decisione giusta, pur svegliandolo. Una volta in camera, però, non vado subito a letto. Recupero il diario delle lune, quello della mia magia, e inizio a sfogliarlo.

***

Lavorare con la magia è qualcosa di meraviglioso. Ora che ho capito come funziona, uso spesso i miei poteri per fare qualsiasi cosa. Giro per la cucina accendendo il forno, mentre la frusta mescola l'impasto nella ciotola per me e la radio canta. Mi sto divertendo. Fuori ormai fa davvero freddo, quindi preferisco stare a casa. Sento la porta sbattere, indica che Ian è tornato dalle sue escursioni. Si ferma sulla porta e vede la cucina animata, fin quando io prendo la ciotola in aria e verso il contenuto nella teglia per poi metterla in forno.

- Sei diventata brava – mi dice Ian. Io alzo le spalle.

- Ho fatto pratica.-

Si toglie il cappotto e lo posa in corridoio, poi ritorna e va a spiare nel forno.

- Hai notato qualcosa di strano? – chiedo, sapendo che sta tenendo sotto controllo i dintorni.

- No, spero perché non sanno ancora dove stai e non ti hanno individuata, ma se continui ad usare la magia in questo modo prima o poi ti scopriranno - mi ammonisce. Io non ci faccio caso.

- Ma ci sei tu a far sparire le mie tracce, no? – rispondo. lui alza gli occhi al cielo.

- Sei esasperante, ti ho ripetuto mille volte che il mio compito è si proteggerti, ma se tu collabori almeno un po'. – risponde lui. Ha ragione, io non faccio nulla per aiutarlo.

- A proposito. Devo chiederti una cosa. – dico, cercando di fare ordine e sembrare disinvolta. Lui alza un sopracciglio, incuriosito.

- Ecco, ho letto sul diario delle Lune che io ho una forte capacità sulla mente umana. Sono in grado di manipolarla, quando sarà il tempo. E ho letto anche che per questo motivo dovrei essere protetta da ogni tipo di individuazione mentale. Ciò significa che potrebbero scoprirmi anche attraverso la mente? – chiedo. Spero di essermi spiegata bene. Ian si siede e poggia i gomiti sul tavolo, assumendo un' espressione seria. Così mi siedo anche io di fronte a lui.

- Si; si può individuare un mago attraverso la mente. Come ti ho già detto, la nostra magia ha una particolare essenza. È un meccanismo un po' simile a quello che abbiamo fatto quando abbiamo parlato telepaticamente, ricordi? In questo caso il mago inizia a vagare con la mente tra le persone, fin quando non incontra un'energia compatibile alla magia. Questo può avvenire anche ad una certa distanza. Se poi il mago trovato non ha barriere, può essere facilmente localizzato. -

- Quindi io potrei essere esposta, nonostante tutto? – chiedo, era questo il tarlo che avevo in mente.

- Le mie barriere non lo permettono. Però si, senza di esse potresti. -  

- Allora puoi insegnarmi una barriera? Ricordo che quando ho provato ad avvicinarmi a te non sono potuta entrare senza il tuo consenso. – chiedo. Questa cosa del potermi rintracciare e magari leggere i miei pensieri e conoscere tutte le persone a me più care mi inquieta. Ian ci pensa per un attimo, poi annuisce.

- Vuoi farlo ora? – chiede. Annuisco anche io, ansiosa.

- Bene, allora spostiamoci in salotto. – Si alza in fretta senza spostare la sedia, silenziosamente è già alla porta. Io sono ancora seduta.

- Aspetta, tolgo prima la torta dal forno. – scatto a prendere il guanto e lo infilo.

- Non sapevo facessi dolci  – risponde lui, avvicinandosi di nuovo al forno.

- Mi piace fare dolci, mi rilassa e mi diverte. Di solito li porto alla zia, quando vado a mangiare da lei. – lo sento vicinissimo a me, e la spalla quasi mi brucia seppur non mi stia nemmeno sfiorando. Prendo la torta e la poso sul ripiano, sperando di non bruciarmi.

- Io sono molto goloso. – Ian mi segue in qualsiasi movimento, come fosse un bambino.

- Allora so cosa regalarti, se mai dovessi farti un regalo – rispondo io, con un sorriso.

- Il primo gennaio è il mio compleanno-

- Davvero? Il giorno di capodanno?- rispondo io, sgranando gli occhi.

- Già. È pronta? – chiede, impaziente.

- Quasi, inizia ad andare. La torta la mangeremo stasera dopo mangiato. Ora è calda. – mi fa ridere la sua smorfia. Ma poi va in salotto. Dopo un po' lo seguo.

- Allora, cosa dobbiamo fare? – chiedo. Ian mi fa segno di sedermi sul divano accanto a lui. Lo faccio, ma lascio un bel po' di spazio fra noi. Cerco di non pensare ad altro se non a quello che gli ho chiesto, senza riuscirci bene. Mi volto verso di lui, che sorride e mi fa' un occhiolino. Così, dal nulla.

- Ora ti prendo la mano, e ti faccio entrare nella mia mente. Ok? –

- Perché devi prendermi la mano? – chiedo. Lui alza gli occhi al cielo.

- Possibile che hai sempre da ridire? In questo modo il contatto è più forte. Su. – mi incita, porgendomi la sua mano. Alzo gli occhi al cielo anche io, poi poggio la mia mano sulla sua.

- Chiudi gli occhi, ora. E cerca di non pensare a nulla. – faccio come mi dice. Chiudo gli occhi e mi poggio allo schienale del divano. Cerco di non pensare a nulla, anche se il calore della sua mano mi distrae parecchio. Pian piano sento il mio amuleto scaldarsi, così come la mano che tiene Ian. Diventa tutto buio, non sento nulla. Poi una piccola lucina appare sullo sondo, e si fa sempre più grande. Fin quando non vedo Ian.

Mi senti? Mi chiede. La sua voce è un po' sfocata, come se fossimo in un sogno. Non so come fare a rispondere, fin quando non sento che anche il mio corpo è presente.

Si, dove siamo? Chiedo. Vedendo ancora solo nero.

Nella mia mente. È tutto nascosto, quindi tu non puoi vedere nulla. Guarda. A questo punto Ian fa un sorriso e lo sfondo cambia, siamo in un prato; non c'è nulla, se non un cielo limpido e l'erba che si stende all'infinito.

Questo è quello che voglio mostrarti. Io posso decidere cosa puoi vedere e cosa no. Ora nota bene, questo è quello che vedo io davvero. Pian piano iniziano a delinearsi delle forme. Dappertutto ci sono cassetti chiusi. Anche in aria, che vagano tranquilli. Non siamo più in un prato sconfinato, ma questo è racchiuso in quella che sembra un'enorme teca di vetro, senza nessun punto di giunzione. Ian mi prende per mano e mi sorride, si gira e attira a se un cassetto. Questo si schiude e si apre. Fuori esce un immagine, come se fosse proiettata nell'aria davanti a noi, e mostra un gatto nero.  La visuale è molto bassa, come se vista con gli occhi di un bambino, e le immagini scorrono veloci.

Quello era Harold, il mio gatto. In tutti questi cassetti riservo i miei ricordi. Quelle sono le mie barriere, nessuno può scalfirle, e nessuno può entrare senza il mio permesso. Tu dovresti essere in grado di fare una cosa simile. Ora entriamo nella tua mente.

A questa affermazione mi sale il timore di quello che possa vedere.

Tu puoi vedere tutti i miei ricordi?

Beh, se non sono nascosti, si. Risponde lui, alzando le spalle.

Allora dammi il tempo di riordinare le idee, ok? Chiedo. Lui annuisce e tutto intorno a me si dissolve. Sento di nuovo la stretta di Ian e la sua voce.

- Cerca di immaginare un posto accogliente e sistema i tuoi ricordi e pensieri. Ponili in qualche cassetto, o qualcosa di simile. Quando hai fatto, chiamami. – cerco di fare quello che mi dice. Mi viene in mente la radura dietro casa, quella in cui ho imparato a dominare l'acqua e il fuoco. Lentamente prende forma, piccola e circondata dagli alberi. L'acqua del ruscello è limpidissima. Tutti i miei ricordi sono lì però, le immagini si susseguono senza sosta dappertutto. Non so come sistemarli. Poi mi viene un'idea; cerco di immaginare che tutti gli alberi abbiano scompartimenti segreti, che siano cavi all'interno. Ogni albero fa scorrere la corteccia di lato. E io sistematicamente ci infilo i miei ricordi. Poi gli do un nome, in modo da sapere cosa contengono. All'improvviso si avvicinano delle persone. Sono i miei genitori, che mi sorridono e mi danno un regalo di natale. Non capisco cosa rappresentano. Più in là si materializza una macchina, quella che vorrei per i miei diciotto anni. Mi avvicino ad essa e faccio scorrere le dita sulla vernice rossa. Dall'altro lato c'è Ian. Cerco di fermarlo per dirgli che ancora non ho finito, alzo una mano.

- Aspetta! –

Lui non mi sta a sentire, ma mi prende la mano e mi attira verso di sé. Mi accarezza il viso, prima di posare le labbra sulle mie. Non capisco. Dapprima mi irrigidisco, ne abbiamo parlato più di una volta. Ma non ci riesco, mi lascio andare e stringo le mie dita tra i suoi capelli. Poi capisco cosa sta accadendo.

Quelli sono i miei desideri.

Rossa in viso, ne sono sicura, li metto dove non potranno mai uscire. In sfere ermetiche e in altri alberi. Ci metto anche un lucchetto, per essere sicura.

Aspetto un attimo per riprendere fiato, poi chiamo Ian. Non so se ci sono riuscita, ma non passa molto prima di vederlo comparire di fronte a me. si guarda intorno, ma non so se sia quello vero.

Wow bel lavoro, non me lo aspettavo. Ci sai fare davvero con la mente. Mi dice. Io sorrido, sono abbastanza soddisfatta.

Ora devi formare le tue barriere. Devono essere forti, potenti. Nessuno deve scalfirle. Nessuno può entrare, se tu non lo vuoi. E se sei brava, devono poter mascherare anche il tuo odore di maga. Continua, serio.

E come faccio? Chiedo io. Non so nemmeno come cominciare.

Immagina. Come dovrebbero essere delle barriere? Mi chiede. Io ci penso un po', ma mi vengono in mente solo quelle porte delle casseforti nelle banche che vedo nei film. Lentamente vedo ergersi dal terreno alte mura di acciaio, finché non ci coprono del tutto. Ian alza un sopracciglio.

Soddisfatta? Chiede. Ma ovviamente il mio pensiero arriva prima delle mie parole, perché inizia a piovere.

No! Non stanno bene con l'ambiente. Sembra che stiamo in una prigione! Dichiaro. Ian ride, una di quelle risate che non gli sento da un po'.

E come le vorresti? Chiede.

Non lo so, non ne ho proprio idea.

Le vorresti come le mie?

No. Senza offesa, ma mi sembrano fragili. Ian apre la bocca stupito, formando una perfetta 'o' .

Nessuno è mai riuscito ad abbatterle. E poi la resistenza la dai tu, puoi pure creare una barriera di paglia indistruttibile. Risponde. Così mi viene in mente la barriera perfetta per questo angolo di paradiso. Lentamente al posto delle mura iniziano a formarsi intricati rovi. Si intrecciano gli uni agli altri e si stringono, senza lasciare una sola fessura. Giunte in alto si ripiegano su se stesse, ma non  diventa buio, continuano ad esserci quelle ombre create dalla luce e dalle piante. Ian incrocia le braccia e sorride scuotendo la testa.

Lo dovevo immaginare. Devi racchiudere anche la tua essenza, devi diventare anonima. Solo chi entrerà in contatto con te, come me o Liam, sarà in grado di riconoscerti. Il mio vetro è in grado di trattenerla all'interno, tu come pensi di fare?

Allora si forma u'enorme rosa, grande più o meno quanto me, tra i rovi. È pulsante, vibra di essenza e di vita. Vira tra il rosso e il dorato, e io mi incanto al solo vederla.

Quella potrebbe essere la mia essenza? Chiedo. Ian è esterrefatto.

Wow, non ho mai visto qualcosa del genere. Si, questa è proprio la tua essenza, come la nascondi? Io non faccio nulla, ma la rosa piano viene avvolta e si chiude in un bocciolo. Rimango stupita anche io.

È stata lei stessa a nascondersi. Dico, assorta. Ma anche Ian è stupito. Con la mente riapro lentamente il bocciolo, e la rosa ritorna a pulsare costante. È grandissima.

Non potrò che associarti a questa rosa d'ora in poi. Continua Ian. Poi esce dalla mia mente. anche io a questo punto apro gli occhi.

- Da questo momento in poi, ricordati i tuoi rovi, tienili sempre alzati a proteggere la tua mente. se qualcuno cerca di mettersi in contatto con te, tu te ne accorgerai, e saprai se farlo entrare oppure no. Facciamo una prova. – a quel punto sento una piccola puntura in mente, che non fa male ma dà fastidio. Mi rivolgo a quella e mi accorgo che è un'energia fitta, il colibrì di Ian. Solo allora abbasso le barriere e lo sento.

- visto? – Ian mi sorride.

- grazie – sorrido anche io.

Mi sento più al sicuro, adesso.

- sei bellissima quando mi sorridi così. – lo guardo sbigottita, non sapendo cosa rispondere.

- E' vero. – continua lui, abbassando quei bellissimi occhi. E' quasi... timido in questo momento. Non so cosa rispondere. L'unica cosa che riesco a fare è schiarirmi la voce e alzarmi.

- A-andiamo a mangiare. – rispondo solo.

Non può dirmi cose del genere. Perché nonostante provi a far finta di nulla, ogni volta che lo vedo il cuore mi si stringe.

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