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La popolazione del regno magico è abbastanza variegata, possiamo trovare infatti specie differenti: dai maghi, agli elfi, agli gnomi, alle fate e così via. Gli gnomi sono ben ambientati con i maghi e vivono con essi nelle varie città, mentre gli elfi sono una classe a se stante e indipendente. Le fate si trovano per lo più nelle foreste e raramente si mostrano, in quel caso viene mandato sempre l'ambasciatore nelle varie occasioni. Tutti gli altri esseri preferiscono il loro habitat naturale, ma si possono trovare anche a svolgere le varie mansioni della cittadinanza. Ogni specie è suddivisa in varie classi. Ciò che a noi interessa è la suddivisione del popolo dei maghi. Facciamo ora un riassunto per poi approfondirle meglio:
1. La classe dei maghi comuni. A questa classe appartengono tutti i maghi che non hanno una particolare dote naturale ma che possono acquisirla durante gli studi. Svolgono le varie mansioni nelle città. Alcuni di essi possono trasferirsi anche nel mondo degli umani e vivere come umani. È suddivisa in molte sottoclassi in base al tipo di specializzazione e al tipo di lavoro che essi svolgono.
2. La classe dei rappresentanti. Sono maghi comuni che sono stati scelti per rappresentare il popolo nella politica e per riportare al consiglio le richieste della comunità. Ogni sottoclasse possiede il proprio rappresentante.
3. La classe dei Magister. A questa classe appartiene chi ha mostrato la particolarità di saper caratterizzare la magia a proprio piacimento. È la classe che userà il proprio potere per insegnare l'arte della magia ai nuovi iniziati. Sono i maestri dell'accademia di magia e seguiranno tutti gli studenti nei primi tre anni.
4. L'esercito. Rappresentato dai maghi che decidono di servire il paese per mantenere l'integrità dello stesso. Di solito i maghi mostrano predisposizione per la magia del combattimento. Questi hanno l'autorizzazione per la difesa per chiunque appartenente al paese abbia bisogno di aiuto. I custodi degli iniziati sono una loro sottoclasse.
5. Il consiglio. La classe che rappresenta il popolo dei maghi con le altre specie e mantiene in equilibrio la comunità. Dal consiglio vengono prese tutte le decisioni riguardanti il paese nella misura più giusta possibile. Solo chi mostra umiltà e bontà d'animo può accedere a questa classe. Il consiglio è costituito da rappresentanti di tutte le classi precedenti.
6. La classe dei veggenti. Sono maghi che hanno mostrato la particolare capacità di prevedere il futuro. Ad essi si rivolge il consiglio in casi particolari e chiunque ne senta il bisogno.
7. La guardia dell'esercito. Secondi solo ai potenti, i maghi di questa classe sviluppano la propria magia molto prima dei 17 anni, solitamente tra i 6 e gli otto anni. Sono quindi addestrati già da allora e seguiranno poi l'accademia di magia solo dai diciassette anni insieme ai coetanei neomaghi, anche se sono già avviati all'apprendimento . È molto raro incontrarli, rispettano solo i potenti come loro superiori. La loro attività è per il bene supremo, superiore al consiglio e al popolo, obbediscono a se stessi e ai potenti, e solo in casi eccezionali vengono richiamati per svolgere mansioni per opera del consiglio.
8. I potenti. È l'apice della popolazione dei maghi. Questi maghi sviluppano durante l'accademia una magia molto forte, e le loro capacità vanno oltre le singole doti naturali. Riescono quindi a manipolare la magia in qualsiasi campo. Sono molto rari e rispettati da tutte le specie magiche, e nella maggior parte dei casi si mostrano solo quando c'è bisogno di loro, quindi una loro visita non è mai casuale.
Il suono della sveglia indica l'ora in cui dovrei svegliarmi, se già non lo fossi da due ore. Dimenticando di prendere la pozione che mi ha dato il signor Core le visioni sono tornate, e nonostante in questo caso non sia stata violenta mi ha turbata come tutte le altre. Sembra che io sia costretta ad impazzire e a farmi spezzare il cuore da Ian, e non voglio che accada. Non mi servono visioni per sapere come andrà a finire.
Anche se vorrei sapere chi è lei.
Per distrarmi avevo tre possibilità questa notte: ritornare a dormire, aprire il Diario Della Luna o leggere uno dei libri che mi ha portato Ian. Alla fine ho scelto quest'ultima, per cercare di comprendere di più sul mondo magico; così mi sono ritrovata a leggere alla luce della lampada Il Regno magico. Le Classi Sociali.
Ian è una guardia dell'esercito; è tra i più potenti maghi che esistano.
E la sua missione è quella di stare accanto a me.
Faccio tre lunghi sospiri sapendo di essere alla base di una piramide, in cerca di un modo per salire in cima. L'unica cosa che sono riuscita a fare è girarci intorno senza trovare un appiglio. Mi alzo dal letto e mi preparo per andare a scuola, cercando di scordarmi questa inutile questione. Tanto non verrò mai a capo di nulla. Prendo il cellulare e compongo il numero che ormai so a memoria, non so perché non l'abbia mai memorizzato.
- Ciao amore – risponde dopo tre squilli.
- Ciao, mamma – sorrido. Mamma mi mette sempre di buon umore, nonostante sia dall'altra parte del mondo. Sentirla mi calma. Mi sdraio sul letto a pancia in giù.
- Come va, tutto bene? –
- Si si, tutto bene voi? –
- Tutto bene qui, fa caldissimo ma non mi lamento. Papà è fuori ora. Hai dormito stanotte? Mi sembri stanca – il sorriso si allarga, solo lei è capace di capirmi così.
- Ho detto quattro parole in croce mamma, come posso sembrarti – rido apertamente ora.
- Tutto bene mamma, tranquilla. È che mi manchi un po' – continuo.
- Anche tu amore, ma ci vedremo prima di quando immagini. Hai qualche novità? – istintivamente alzo gli occhi verso la porta, e con il pensiero oltre di essa. Percorro mentalmente il corridoio e busso alla camera di fronte.
- Da ieri sera ho solo dormito, quindi no. Nulla. Voi? Papà ha trovato qualcosa? –
- No, nulla. Ma non demorde, sai com'è fatto – sento dalla sua voce l'amore che prova per papà. Ho sempre ammirato la loro storia. Sono una coppia perfetta ai miei occhi: sempre uniti, nessun litigio, sembra che l'anima dell'una si perda in quella dell'altro e viceversa.
- Si, lo so. Ora ti lascio, un bacio - rotolo sul letto e faccio cadere il cellulare dalle mani.
-A stasera piccola mia -. Sorrido, mi stiracchio ancora un po' e vado a fare colazione.
***
- Ecco qua - esordisce Elena sbattendo un volantino arancione sul mio banco. Lo guardo per un attimo senza prenderlo in mano.
HALLOWEEN PARTY
SABATO 31 Ottobre
START ORE: 23.00
- Oh; non dirmi che dobbiamo mascherarci - commento io soffermandomi sull'immagine di uno zombie che va a braccetto con un vampiro. Elena, seduta sul bordo della sedia con le ginocchia verso di me, fa un gesto di non chalance con la mano.
- Che importa cosa fanno gli altri. Comunque ho preso già i biglietti per l'entrata; troveremo Martina e le altre già lì - ribatte mentre alza tra le mani due biglietti. Alzo le sopracciglia e fischio.
- Che organizzazione, ragazza - concludo.
- Ne ho preso uno in più -
- Hai paura di perderlo? - rido. Noto l'espressione furba che ha sul volto, già sapendo che non è nulla di buono.
- Quel sorriso non mi piace - dico indicandolo con la penna. Lei allora si schiarisce teatralmente la voce. Prende uno dei suoi boccoli tra le dita e inizia a giocarci.
- Ho pensato che forse potresti dirlo a qualcuno - le mie sopracciglia si sollevano fino a toccare il soffitto.
-Mi stai organizzando un appuntamento al buio? Perché sai che oltre te potrei dirlo soltanto a mia zia - aggrotto le sopracciglia - e non sono sicura dica di no - continuo. Conoscendola è abbastanza probabile che voglia fare festa con i giovani: la immagino al centro della pista con le mani all'aria. Elena ride apertamente.
- Niente appuntamenti al buio, ma ho notato una certa intimità con...- non finisce la frase, socchiude gli occhi verso la porta della classe. Mi volto anche io e resto di stucco. Appena fuori dalla classe c'è la chioma rossa di Chiara comodamente poggiata sul petto di Ian. Il suo capo è leggermente piegato all'insù e come al solito mette in mostra il seno. Stanno ridendo entrambi. Sento lo stomaco contrarsi, serro i denti per non dire nulla mentre strani pensieri, che mi indicano che io dovrei essere al suo posto, percorrono la mia testa unendosi alla visione di questa notte. Sento l'amuleto scaldarsi mentre il respiro si fa più breve. Devo distogliere lo sguardo da quei due, ma non ci riesco. Vedo Ian spostare leggermente Chiara da un lato e sfregarsi il petto prima di guardare verso la mia direzione. Di solito quegli occhi blu mi fanno morire, ora come ora vorrei soltanto fare finta che non esistano. Abbasso gli occhi sul banco, incapace di definire le mie emozioni. Non dovrei sentirmi così, Ian non mi appartiene. D'altronde lui ha chiaramente fatto capire che sta con me solo per dovere. Altrimenti sarei quella ragazza in un angolo che passa inosservata e della quale non sai nemmeno il nome. Rilascio le dita che si erano strette in pugni e cerco di assumere una espressione del tutto disinvolta prima di voltarmi nuovamente verso Elena, anche se questi pensieri mi hanno depressa ancora di più.
- Che smorfiosa. Si può odiare qualcuno più di quanto io odi lei? – è il commento di Elena.
Si, lui.
Non lo dico ad alta voce, perché a questa affermazione seguirebbero una miriade di domande che non sono disposta a rispondere nemmeno a me stessa. Forse sono l'unica a pensarla così, tutte le ragazze della scuola sono invaghite di Ian; tutte quelle della mia classe stanno guardando Chiara con invidia, Elena compresa. Poi ci sono io, che di Chiara non mi importa nulla, ma sto odiando Ian talmente tanto da volere che sparisca dalla mia vista. Peccato sia l'ora di educazione fisica, che ormai ho soprannominato difesa contro le arti oscure, a cui non posso sottrarmi. Tutto questo è stato fatto apposta per me, per recuperare qualche ora di tempo a casa siccome avrei dovuto allenarmi oltre che con la magia anche con la difesa. Quindi non posso evitare di stare dietro ad Ian per un'ora buona. Sono sempre girata dalla parte di Elena, che ora mi sta guardando con un sorrisetto smorfioso.
- Sta venendo qui – mi informa.
- Chi? – chiedo io facendo finta di non stare affatto pensando a lui. Elena alza le sopracciglia e con il gomito puntellato sul banco poggia la testa sul palmo della mano. Non dice nulla, ma alza gli occhi dietro di me e accenna un sorriso ammiccante.
- Emma, devo parlarti. Tutti gli altri, iniziate ad andare in palestra, su – all'ordine tutti iniziano ad allontanarsi dai banchi ed uscire dall'aula, compresa Elena a marcia indietro e con un sorriso sornione. La guardo con gli occhi socchiusi, mentre mi giro molto lentamente. Non mi alzo dal banco, mentre alzo la testa per guardarlo in faccia. Lui sfiora con due dita il banco, mentre è intento a vedere gli studenti che escono dall'aula. Con la coda dell'occhio noto Chiara cercare invano un po' di tempo in aula, ma alla fine è costretta ad unirsi agli altri.
- Fa' presto – dice. Ian la guarda uscire; una folata di vento riporta Ian a guardare me. Ian indica col capo il mio amuleto che brilla appena, fa un sorrisetto e inarca un sopracciglio. Io li inarco entrambi e incrocio le braccia al petto. Ma non faccio sorrisi. Emma è ancora incazzata con Ian senza un perché.
- Mi hanno contattato dall'accademia. Hanno fissato la data del tuo esame – la rabbia passa in secondo piano a questo annuncio. Scatto in piedi.
- Cosa? E quando? – chiedo sentendo una fitta d'ansia nascermi dentro.
- il 3 novembre – risponde tranquillamente Ian. Piega la testa verso il mio banco e avvicina il volantino arancione della festa. sgrano gli occhi mentre ormai l'ansia si è impossessata di me.
- Ma è questo martedì! Non mi sono preparata, non ho studiato niente. – inizio a balbettare.
- Mi correggo, tu non mi hai fatto studiare nulla o preparata in qualche modo – continuo puntando l'indice contro il suo petto.
- Sta' tranquilla. Non è niente di che. Faranno più che altro tutto loro – c'è qualcosa che Ian sta omettendo di dirmi. Lo noto dal fatto che fa di tutto per non guardarmi negli occhi. La mia ansia sale ancora di più.
- Cosa non mi stai dicendo? – butto lì. Metto la mano sullo stomaco per calmare la tensione mentre inspiro profondamente. Ian alza gli occhi al cielo.
- Ti ho detto tutto. Smettila di fare così – lo guardo male. Più facile a dirsi che a farsi. Noto un cenno di vacillamento nei suoi occhi però. Non riguarda l'esame, sono abbastanza sicura. Così sciolgo i muscoli delle spalle ed esco finalmente da dietro il banco.
- Sono sicura che c'è qualcosa che non mi stai dicendo. Sputa il rospo, ora. Altrimenti mi metto ad urlare – rispondo io, non smetto di fissarlo. Ora sono calma e risoluta. Anche Ian mi guarda, ma non con sfrontatezza come il suo solito. Sembra invece pensare se sia il caso o meno di rivelarmi la questione. Mi guarda come a chiedermi conferma. Muovo impercettibilmente il capo in cenno d'assenso. Lui sospira.
- Stavo pensando di andare dagli elfi mentre tu facevi l'esame. Lì sei al sicuro e... - non lo faccio terminare, scuoto la testa vigorosamente.
- No, no e no. Avevamo detto di andare insieme – incrocio le braccia al petto. Ian lascia cadere le spalle.
- Veramente questo lo hai detto tu. È troppo pericoloso per te – ribatte.
- E' stata una mia idea. Non puoi andare da solo – sto iniziando ad innervosirmi. Finiamo sempre per fare questo giochetto che è alquanto estenuante. Ian scuote la testa.
- Non andrò da solo, porterò con me Marig – questo mi fa imbestialire. Batto un pugno sul suo petto per evitare di strapparmi i capelli. Non che lui si sia spostato di un millimetro. È insopportabile, fa e decide tutto lui senza chiedermi nulla.
- Vanno bene tutte tranne io vero? Chiamiamo la prima che capita, tanto che male c'è. Basta che non si chiami Emma Luce. Lei no, non può. Nonostante abbia dato l'idea lei deve stare rinchiusa in una torre come Raperonzolo – la reazione divertita di Ian mi fa scoppiare ancora di più.
- Non ridere! –
- Ti sei appena paragonata a Raperonzolo – sorride ancora. Chiudo gli occhi per la disperazione.
- Tu mi porti con te. Altrimenti vado sola – rispondo invece io, arrabbiatissima. Lui sospira.
- Ok, allora vai. Come se io ti lasciassi sola –
- Lo fai tre volte alla settimana per allenarti – rispondo prontamente io. A questo non può replicare, perché è vero. Ma tocca comunque un tasto dolente.
- E sappiamo entrambi come è andata a finire l'ultima volta che non mi hai ascoltato – serro i denti e gli occhi.
- Correrò il rischio. Sai che lo farò – vedo un lampo di paura attraversare il suo viso. Sa che non scherzo. Alza il volantino.
- Hai intenzione di andare a questa festa? – chiede sviando completamente il discorso. Lo fisso per un po'.
- Sì – rispondo cercando di essere tranquilla, so dove vuole andare a parare. Piega la testa da un lato e finge curiosità.
- E quando pensavi di dirmelo? – so che ha ragione. Mi sono completamente dimenticata di accennarlo. Assumo un tono di superiorità.
- Presto – alza un sopracciglio. Io alzo il mento in segno di sfida.
- Vengo anche io ovviamente – alzo le spalle, come a dire che non m'importa. Invece mi importa eccome. Volevo una serata libera dalla sua presenza, con lui non riesco mai ad essere invisibile e leggera. La sua presenza mi destabilizza sempre. È troppo abbagliante.
- Come vedi, anche tu non mi dici le cose. E anche tu non vorresti che io sia con te. Ma questo compromette la tua sicurezza e lo svolgere il mio dovere correttamente – sbuffo pesantemente.
- Perché tutto si rifà al tuo dovere. " E' mio dovere starti accanto, non ti dico le cose perché il mio compito è solo proteggerti dai cattivi, non penso a nient'altro e bla, bla bla" – gli faccio il verso e mimo le virgolette con le mani. Tutto questo è soffocante. Lui stringe gli occhi e fa per replicare, ma un rumore appena dietro la porta dell'aula ci distrae. Ci giriamo entrambi.
- Meglio andare, altrimenti gli altri pensano male – dico. Ci incamminiamo entrambi verso la palestra. Quando faccio per spingere la porta, sento una forte fitta alla testa. Mi piego e mi porto le mani alla testa gemendo piano.
Arriviamo.
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