☙15❧
- Senti un po', quante cose mi stai nascondendo? – chiedo ad Ian una volta arrivati a casa; non gli ho dato il tempo nemmeno di togliersi il giubbino. Lui mi guarda per un secondo, poi lo appende nell'atrio con estrema calma. Come sempre mi fa innervosire, ma aspetto pazientemente una sua risposta. Incrocio le braccia e inizio a tamburellare con le dita.
- Nessuna – risponde dopo un secolo. A chi vorrebbe darla a bere; non ho mica scritto stupida in fronte. Lo guardo accigliata e Ian in risposta mi fa un sorrisetto dei suoi mentre si avvia verso la camera degli ospiti, che ormai è diventata la sua. Lo inseguo, mi deve una spiegazione volente o nolente.
- Ah, si? E dimmi, anche evitare di spiegarmi cosa è realmente una guardia fa parte del nulla? – gli mando contro. Di solito Ian ha sempre la risposta pronta, ma non questa volta. Deve pensarci un attimo prima di parlare e questo non fa altro che insospettirmi ancora di più. Si sfila le scarpe e le pone meticolosamente all'angolo facendo finta che io non ci sia. Apro la bocca per ribadire il concetto che ho appena espresso non accettando un silenzio come risposta.
- No, per questo ho sbagliato – dice infine, senza farmi fiatare. Resto basita, un'ammissione di colpa non è proprio nel suo stile. Un attimo prima si crede l'incarnazione della perfezione e io-non-sbaglio-mai, un attimo dopo ammette l'errore invece.
- Oh – non mi aspettavo questa risposta. Poggia la schiena alla finestra ed incrocia le gambe aspettando. Cosa non so. Piega il capo da un lato e solleva il sopracciglio mentre un sorrisetto inizia a trapelare dalle sue labbra. Socchiudo gli occhi.
- Vuoi dirmi altro o per te questo è tutto? - sento l'irritazione risalire dal mio profondo, ma cerco di restare calma ugualmente.
- Non ho altro da aggiungere. Ora, se permetti, vorrei andare a dormire – risponde tranquillamente. Il suo sguardo però nasconde un mare di segreti, lo so per certo. Se non conosco bene lui, conosco certamente i suoi occhi quanto le mie tasche. Voglio quei segreti.
- Cosa mi nascondi? – gli chiedo seccamente per l'ennesima volta. Incateno i miei occhi nei suoi e noto la sfumatura più scura con cui si stanno colorando.
- Niente –
- Non ti credo – rimane a fissarmi ma non disapprova il mio commento, né lo conferma d'altronde.
- Tu non nascondi nulla? – dice a quel punto, iniziando a sorridere. Alzo il mento in segno di sfida.
- No –
- Non ti credo – ribatte.
- Io dico la verità – il suo sorrisetto si fa più marcato. Si stacca dalla finestra e in un istante si sfila la maglia, dandomi una visione ben dettagliata dei suoi pettorali. Sgrano gli occhi facendo un passo indietro, ma non distolgo lo sguardo da quella vista.
- Che fai? – quasi urlo.
- Mi preparo per andare a dormire. Tu cosa fai ancora qui? Ti vuoi unire a me? –
- Sei davvero incredibile. Mi devi delle risposte! – serro i pugni da una parte in segno d'indignazione e dall'altra per cercare di tenere a bada l'imbarazzo; non voglio dargliela vinta. Lui si avvicina, fa un piccolo sospiro. È così vicino che a separarci ora è la distanza di uno spillo. Deglutisco sforzandomi di orientare il mio sguardo sul suo volto.
- Tutti abbiamo i nostri segreti Emma. Anche tu hai tuoi ed io non pretendo che tu me li dica –
- Io non ho segreti – continuo imperterrita.
- Nemmeno il fatto che io ti piaccia? – butta lì, d'un tratto. Sgrano gli occhi, e spero vivamente che il mio rossore sia rimasto in fondo alla fossa, dove piano piano vado a sotterrarmi. Lui invece è la sfrontatezza fatta in persona.
- Tu non mi piaci per niente– dico con fermezza. Ian si avvicina ancora, tanto che posso sentire il suo fiato sul viso. Trattengo il respiro, è troppo vicino.
- Questo è quello che vuoi far credere, anche a te stessa probabilmente - ribadisce. Cerco di tirarmi un po' indietro, ma lui alza all'istante la mano e passa il pollice sulle mie labbra. Resto immobile per tutto il tempo e lentamente inizio a espirare piano.
- Ma sappiamo entrambi qual è la verità- continua. Toglie la mano e sorride apertamente, sapendo di aver vinto la battaglia. Fa un passo indietro restituendomi il mio spazio vitale, ma stavolta non mi faccio incantare da quel viso d'angelo e dalla sua voce calda. Mi riprendo subito e mi faccio avanti, il mio petto sfiora il suo e alzo il mento per fronteggiarlo.
- Non cercare di sviare il discorso; voglio sapere cosa mi stai nascondendo. Ora - gli intimo con la voce che trema. Volevo fare un po' più la dura, ma evidentemente non è proprio il mio forte. Ian mi guarda dall'alto, più divertito che altro. Quel dannato sorrisetto rimane sulle sue labbra, lo odio.
Ma lo amo allo stesso tempo.
- Mi piace quando cerchi di ribellarti – afferma.
- Sei uno stronzo – ora lui ride apertamente.
- Ritenta –
- Sei un coglione ti piace di più? – rispondo io. Ora la mia voce è più ferma. Insultarlo mi viene più che bene. La sua espressione finge risentimento, ora lo ammazzo. Sto per continuare con un sermone che durerebbe fino a domani quando mi accorgo di una cosa. Mi blocco di scatto.
- Lo stai facendo apposta – ora la rabbia bolle dentro di me, l'acidità dello stomaco mi arriva alla gola mentre lo fisso inorridita.– Cerchi di perdere tempo per non rispondermi. Cerchi di farmi dimenticare il punto della conversazione con queste idiozie. Arrivi persino al punto di farmi credere che io in qualche modo ti piaccia e tutto questo per manipolarmi. Da quanto tempo viviamo insieme? Ed io non so nulla di te e dei tuoi compiti, nemmeno le cose che mi riguardano! - sono davvero nervosa. Alzo i tacchi e vado verso la porta, mi giro solo quando arrivo alla soglia.
- Beh, complimenti. Hai vinto tu; non voglio sapere più niente. O almeno non da te – odio questa mia ignoranza che è inesorabilmente legata ad Ian. Odio che lui dia per scontate un sacco di cose, che invece dovrei sapere. Mi fa sentire ancora una volta stupida. Prima di voltarmi nuovamente vedo la sua espressione colpita, si fa seria e triste in un solo momento.
È bello anche così, dannazione.
Bello ma troppo egocentrico, odioso. Vado verso camera mia, talmente irritata che sento le lacrime agli occhi.
- Emma, aspetta – sento la voce di Ian alle mie spalle. Sussulto per il suo dannato passo silenzioso ma non mi giro.
- Emma – un sospiro colpevole. Sono al centro della mia stanza, con i pugni serrati e gli occhi chiusi. Conto fino a dieci prima di voltarmi. È davvero risentito. Rimane lì a due passi da me senza avvicinarsi oltre. Chiude per un istante gli occhi, sospira profondamente, poi riapre quei due limpidi pozzi blu.
- Non ti sto nascondendo nulla di davvero importante – non so quante volte ho incrociato le braccia stasera, comunque lo faccio di nuovo.
- Sul serio? Ribatti ancora su questo? – alza l'indice.
- Fammi finire. Quello che non ti dico lo faccio solo per proteggerti. Ma sono piccole cose. Fin quando non entri in accademia, meno sai meglio è. Non è una regola che ho inventato io. Mi dispiace che ti senta così. E, giuro, non gioco con i sentimenti di nessuno. Men che meno con i tuoi – mi guarda intensamente, per farmi capire che è sincero. Non si è spostato di un millimetro, i muscoli sono rigidi, aspetta una mia mossa.
- Perché deve essere un segreto che abbia una guardia come custode? – rispondo infine io. Lo fisso per cercare di cogliere ogni minimo cambiamento nella sua espressione. Quello che fa è rilassarsi, si sposta contro il muro.
- Il tuo amuleto è molto potente e crediamo possa invogliare il nemico a prenderti. Immagina se sapessero che il tuo custode è una guardia, si accanirebbero ancora di più – la spiegazione è semplice e precisa. Ian sembra essere meno teso e più a suo agio. Mi mordicchio le labbra, quello che ha detto è vero ma mi sento dubbiosa. Aggrotto la fronte e penso.
- C'è qualcosa che eviti di dirmi, non è vero? Perché non riesco a capire perché solo io sono stata affidata ad una guardia - sono sicura che ci deve essere altro sotto. Non può essere solo per questo. Faccio scorrere la punta della scarpa lungo le fughe delle mattonelle.
- Non so perché; evidentemente non si fidavano dei normali custodi. Ma sono sicuro che ce ne sono altri in giro, evita di rimuginarci ancora troppo ok? - alzo il capo, Ian mi guarda teneramente.
- Non ti sto nascondendo nulla, davvero - continua avvicinandosi a me. Prende una ciocca dei miei capelli e la lascia scivolare tra le dita per farla ricadere. Non rispondo subito, vedo il ragazzo che ho di fronte. Vedo il ragazzo che ho imparato a conoscere. Vedo la sfumatura preoccupata sul suo volto, la sua postura che all'apparenza sembra rilassata ma che in realtà so essere di tensione. Sento le emozioni che ormai mi accompagnano sempre, che sono familiari e sconosciute allo stesso tempo.
- Io non ti conosco - dico semplicemente. Ian sgrana gli occhi e per una volta rimane lui senza parole. Non c'è bisogno che chieda di spiegarmi meglio.
- Ti guardo, ho imparato a capirti. Ho imparato il significato delle tue espressioni, dei tuoi movimenti; ti leggo negli occhi. Ma non so assolutamente nulla di te. Non so niente del tuo passato, non so qual è il tuo colore preferito, se ti piace leggere o vedere film. Non conosco il nome dei tuoi genitori. Non so niente.
E non so cosa tu sappia di me - non so perché dico tutto questo, ma è la verità. Mi sono resa conto che ciò che realmente voglio conoscere è lui, i suoi pensieri e le sue decisioni; voglio sapere ogni cosa che gli riguardi. C'è qualcosa dentro di me che mi fa pensare che io sappia già tutto, quando in realtà non è così. Il mio cuore galoppa nel petto, ma sono immobile ed impassibile. Aspetto un suo passo; schiude leggermente le labbra ma non dice nulla. Rimaniamo così per minuti interi, poi faccio la prima mossa.
Distolgo lo sguardo e lo porto sul cuscino. Vado verso il letto e disfo le coperte. Gli occhi iniziano a bruciarmi.
- Buonanotte, Ian - dico mentre continuo a sistemare il letto; prendo il pigiama e lo sento andare via.
- Grace e Richard - dice soltanto. È fermo alla porta, come una statua di un dio greco. Non è teso, è esattamente al suo agio così; a torso e a piedi nudi e con le braccia rilassate lungo il corpo. La bocca è leggermente curvata all'insù. Mi rifaccio gli occhi ancora una volta.
- Cosa? - non capisco inizialmente a cosa si riferisce.
- Il nome dei miei genitori. È Grace e Richard.- se ne va prima che possa vedere il lieve sorriso che sento formarsi.
Ma questa minima vittoria mi fa dimenticare la mia solita routine serale e la boccetta sul comodino.
Sono tra le sue braccia.
Il mio rifugio preferito.
La sua mano tra i miei capelli è un dolce tormento. Alzo il capo dal suo petto, ritrovandomi quegli occhi blu a cinque millimetri dai miei. Riesco a vedere ogni pagliuzza e ogni emozione che nascondono.
- Non sarò mai quello che lei è stata per te, vero? - sussurro sulla sua bocca. Non si sposta, i suoi occhi si increspano leggermente ai lati.
- No, non lo sarai -
Nota dello scrittore:
Ed ecco qui un nuovo capitolo😍❤️
C'è qualcosa nell'aria o è Emma che si fa inutili problemi?
Fateci sapere cosa ne pensate,
Un bacio
Le vostre L&F
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