☙10❧
Sono seduta su una poltrona di velluto comodissima in una stanza molto sofisticata, ad aspettare il signor Core. Una libreria colma di volumi che non conosco occupa due pareti della stanza, alcuni mi sembrano antichi e costosi. Sul lato opposto si trova un camino grandissimo, di marmo, su cui sono incise colonne stile corinzio. Potrei starci comodamente in piedi dentro. Un tappeto persiano occupa tutto il pavimento. L'insieme dà un'atmosfera tranquilla, serena, ottima per poter leggere. Ma adesso sono troppo agitata per poter cogliere la tranquillità della stanza. Ian mi ha portato in un palazzo nel centro di Pantoù per poter parlare delle mie visioni con Liam e per cercare una soluzione. Fuori è completamente diverso: un palazzo modernissimo con pareti a specchio che fa pensare a tutto tranne all'interno antico ed elegante. La porta si apre e io scatto in piedi.
- Signorina Luce, che piacere rivederla - il signor Core mi stringe la mano, gentile come sempre. Io gli sorrido. Ian, seduto alla poltrona accanto la mia, si limita ad un cenno.
- Spero che le cose tra voi vadano meglio - continua il signor Core, rivolto più che altro verso Ian.
- Siamo vivi, questo significa che ancora non ci siamo uccisi a vicenda - risponde lui.
Il signor Core lo guarda con l'espressione tipica di un padre che è sul punto di riprendere il figlio. Poi si va a sedere davanti a me, accavallando le gambe elegantemente. In confronto il suo caro fratellino qui affianco sembra avere la grazia di un babbuino, considerando il modo 'signorile' con cui è stravaccato sulla poltrona.
- Allora, Emma. Come vanno le cose? - mi chiede con voce cordiale.
- Per il momento bene, grazie. O almeno credo - rispondo educatamente.
Il signor Core mi mette sempre a mio agio nonostante incuta una certa autorevolezza, per questo riesco sempre ad essere me stessa.
- Ian mi ha detto che praticamente sai già maneggiare la magia. E tutto questo in una settimana. È più che bene direi, è straordinario - Liam mi incoraggia. Sorrido timidamente, non essendo abituata a ricevere complimenti. Sono inoltre sorpresa di sentire che Ian gli abbia riferito questo di me; non pensavo che riuscisse a pronunciare parole d'apprezzamento nei miei confronti.
- Ma continua ad avere le visioni - si intromette nella conversazione.
Ah, già. Me ne ero quasi dimenticata. Quasi. Per un attimo.
Il mio sorriso si smorza all'istante.
- Già - il signor Core si alza dalla poltrona e prende qualcosa da uno scaffale sulla parete vicino alla porta. È una boccetta di vetro, chiusa con un tappo di sughero. Sembra una bottiglia di spumante in miniatura.
- Ho fatto preparare questo per te. È una pozione calmante, controlla la tua magia mentre dormi, non la fa salire in superficie. Questo dovrebbe aiutarti a non avere visioni - prendo la boccetta e me la rigiro tra le mani, pensierosa.
- Ma non le fa smettere, giusto? - chiedo, anche se non vorrei conoscere davvero la risposta.
- No. La pozione no. In verità io ho una teoria. Penso che tu sia una veggente. Una persona cioè che è in grado di vedere il futuro - si ferma per farmi assimilare le informazioni.
- Ma non aveva detto che tutti hanno le visioni? - chiedo, confusa.
- Tutti abbiamo il potere della veggenza, ma in alcune persone è più sviluppato rispetto ad altre. Certo, tutti potremmo studiare per amplificarlo, ma sono rare le persone che possiedono questo dono in maniera intrinseca - non lo sto ascoltando più. Questo significa che avrò sempre le visioni e che non cesseranno mai.
- Ma io non voglio essere una veggente. Non voglio avere il costante timore di addormentarmi - sono quasi in lacrime.
- Oh tranquilla. Questo potere può essere regolato. Si può imparare a tenerlo sotto controllo e ad evocarlo solo in caso di necessità. Ovviamente ci vuole molto impegno e all'inizio sarà difficile, ma se vuoi puoi non essere una veggente - continua il signor Core, stringendomi le mani tra le sue. Vedo spuntare un raggio di sole tra le nuvole che mi opprimevano il petto.
- Davvero? - chiedo, non credendoci.
- Davvero, ovviamente devi aspettare l'inizio delle lezioni all'accademia; ma per il momento la pozione andrà bene - il signor Core mi fa uno dei suoi sorrisi gentili, e io ricambio apertamente.
Ian si alza dalla poltrona e mi si avvicina, posandomi una mano sulla spalla.
- Ora dobbiamo andare. Grazie, Liam -.
Anch'io mi alzo, più sollevata. Metto la boccetta in borsa e stringo la mano al signor Core, sorridendogli di nuovo.
- Grazie, signor Core. Grazie infinite - Ian mi incita verso la porta ma io mi blocco.
- Perché ho sempre la stessa visione? - la domanda mi esce spontanea, non avevo programmato di chiederla.
La verità è che ho paura; paura di quello che può succedere. Liam mi aveva già accennato al fatto che il futuro può cambiare; ma nonostante vi è qualche particolare che varia, la visione è sempre quella. C'è sempre qualcuno che si fa del male. Ieri sera, ad esempio, ho sognato un uomo che mi teneva a terra con quel pugnale maledetto, mentre Ian guardava impotente.
Anche ora vedo che lo sguardo che mi lancia è quasi dispiaciuto. È sul punto di fare un leggero passo verso di me, come se volesse dire o fare qualcosa. Invece si ferma ripensandoci.
Liam ha un'aria contrita mentre mi risponde.
- Ian mi ha detto l'argomento delle tue visioni. Evidentemente quel momento segnerà il corso della tua vita, quindi il tuo essere ti sta preparando a quello che dovrà avvenire. Sono sicuro che ogni tua visione è diversa dall'altra, anche se hanno lo stesso filo conduttore. Questo perché il nostro destino è costruito sulle decisioni che prendiamo; quindi anche le più piccole avranno un significato.
Sta' tranquilla, è tutto nelle tue mani. Faremo in modo che quello che vedi non accadrà mai. Aspetta qui cara, devo parlare un attimo in privato con mio fratello - Liam mi fa accomodare di nuovo sulla bella poltrona rossa mentre loro due escono fuori chiudendosi la porta alle spalle.
Sto seduta per un periodo che a me sembra interminabile, quindi mi alzo per dare un'occhiata in giro, incuriosita dalla stanza. Vado verso la libreria e sfioro qualche volume, ne prendo uno a caso e lo sfoglio. Le pagine sono ricche di simboli strani e dorati; non riconoscendo una sola parola lo ripongo di nuovo a posto. Mi dirigo verso l'enorme camino soffermandomi sulle raffinate intarsiature del marmo. Rami intrecciati di foglie e fiori convergono verso un'unica figura centrale sopra l'apertura del camino. Questa simboleggia una donna di fine bellezza, coperta da un velo leggero che mostra le curve perfette del suo corpo. I lunghi capelli, che arrivano oltre la vita, sono raffigurati leggermente mossi dal vento ed il volto è incantevole. Gli occhi chiusi e le labbra leggermente incurvate all'insù rimandano ad un viso leggiadro e materno. La donna mi ricorda quella di una statua enorme, di altrettanta bellezza, vista nell'atrio di questo palazzo. Deve trattarsi di qualcuno di importante.
Continuo a girovagare per la stanza fin quando non sento delle voci provenire da dietro la porta. Aguzzo le orecchie per sentire cosa si sta dicendo, ma non capisco molto.
- Ian, lasciala stare. Fai solo il tuo dovere - il tono di Liam non è quello benevolo che conosco.
- Non ne avevo l'intenzione - si difende Ian. Sono così concentrata da non accorgermi che sono completamente appoggiata alla porta socchiusa. Aprendosi leggermente per il mio peso, mi lascia intravedere l'espressione inferocita che Ian rivolge al fratello.
***
Il bicchiere pieno d'acqua cade a terra allo squillo del cellulare.
Cavoli!
Avevo fatto una fatica immane per tenerlo sospeso in aria il più a lungo possibile. Guardo i frammenti del terzo bicchiere rotto in questa settimana. Proprio non ce la faccio a tenerlo su per almeno due minuti, mi deconcentro troppo facilmente. Per questo ho provato a riempirlo d'acqua, in modo da avere un presupposto in più per non farlo cadere. Il tutto mi ha portato unicamente ad avere il pavimento imbrattato non solo di vetri, ma anche di acqua. Prendo il cellulare, che continua a squillare incurante di quello che è accaduto per colpa sua.
- Pronto?- .
Devo almeno ringraziare il destino che Ian non ci sia, altrimenti avrei dovuto sorbirmi anche le sue lamentele.
È stressante e opprimente vivere con lui, trova sempre l'occasione per deridermi ed ogni mio sbaglio è un pretesto per farmi innervosire. Beh, non che io cerchi di cambiare la situazione. Non lo sopporto, come lui non sopporta me; praticamente la nostra relazione si riduce all'odiarci a vicenda.
In realtà non capisco il suo comportamento. A volte sembra odiarmi, a volte è un odioso spaccone.
Sarebbe anche un bel ragazzo, se solo non aprisse quella bocca...
- ... Ehi Emma! Mi ascolti??- Elena sembra spazientita. Sicuramente mi ha chiesto qualcosa che io non ho proprio recepito.
- Ehm, si certo! Dicevi? -
- Stavo dicendo, sabato andiamo ad una festa al Garden... -
... e questo è un ordine, mi sembra di sentir dire ai suoi pensieri. Non posso controbattere, tanto già so di non averla vinta quando lei si mette in testa qualcosa.
- Se proprio dobbiamo... -
- Certo che dobbiamo! Da quanto tempo non esci da casa tua? - Elena è già presa dall'eccitazione.
- Da stamattina - alzo gli occhi al cielo.
- Bla bla bla. Lo sai che non intendo uscire di casa per andare a scuola - a dir la verità sono uscita ieri sera, e non per andare a scuola. Ian mi ha portato in una piccola radura nascosta in un boschetto in fondo alla strada, per evitare che distruggessi la casa, aveva detto. Dapprima me la sono presa, possibile che si fidasse così poco di me? Ma in realtà aveva ragione, mi ha insegnato a maneggiare acqua e fuoco. Sorrido al ricordo. La radura era bellissima, con un ruscello che scorreva su di un lato e tanti fiori colorati sparsi qua e là. Gli alberi intorno le davano un aspetto accogliente e protettivo. Non è stato difficile evocare il fuoco, avendo già provato spesso ad accendere e spegnere candele ed evocare piccole fiamme. Il problema è stato spegnerlo e più volte è intervenuto Ian per evitare che bruciassi tutto, compresi noi. Poveri fiorellini distrutti. Tutt'altro è stato con l'acqua. Ci voleva più concentrazione e più destrezza. Ian mi ha spiegato come accompagnare con movimenti della mano l'intenzione, ma all'inizio è stato un completo disastro. Alzavo o abbassavo troppo velocemente il braccio, e gli spostamenti erano scoordinati. Così si era avvicinato e aveva posato la mano sulla mia; in modo da accompagnarla delicatamente verso il movimento giusto. A quel punto, però, ero totalmente deconcentrata; Ian era troppo vicino a me e questo mi metteva in imbarazzo. Il suo braccio che sfiorava il mio causava un formicolio lungo la schiena e il cuore rispondeva accelerando i battiti. Ian di per sé non accennava a muoversi e questo mi aveva inibito ancora di più. Per canto suo lui sembrava impassibile.
- EMMA! -
Oh cavoli..
- Sì Ele, scusami - devo smettere di pensare a lui, già è troppo presente nella mia vita.
- Andiamo a fare shopping. Sto venendo a prenderti -
- Ehm... a dir la verità non potrei... - Ian mi ha severamente vietato di uscire di casa senza di lui e sinceramente non voglio dargli un altro presupposto per odiarmi.
- Non si discute - chiude la chiamata senza darmi il tempo di ribattere. Devo trovare una scusa. Mi siedo sulla poltrona portandomi la mano alla fronte; usare la magia per lungo tempo porta un gran mal di testa. Guardo l'accozzaglia di vetri e acqua sparsi per il pavimento, ma non ho voglia di raccoglierli. Tuttavia stare seduta non mi porta ad alcuna soluzione, per cui mi alzo a cogliere i vetri e cerco qualche scusante per poter stare a casa. Il campanello suona mentre sto pulendo ancora a terra. Apro la porta trovandomi Elena in tutto il suo splendore. Io al confronto sembro la bambina a cui fa la babysitter.
- Ancora sei in queste condizioni? - aggrotta la fronte.
- Perché? Cosa c'è che non va? - le sorrido. Elena alza un sopracciglio e mi squadra dalla testa ai piedi.
- Vuoi uscire di casa in pigiama e con quei capelli? - risponde, incrociando le braccia. Non indosso il pigiama, è solo una tuta extra-large.
- Non avevo intenzione di uscire fino a due minuti fa - le faccio notare. Per contro, Elena alza gli occhi al cielo e mi trascina in camera mia.
- Dai, su. Non fare l'asociale. Da quant'è che non usciamo a fare shopping? Ti rispondo io: una vita! E nell'ultima settimana sei stata poco presente, quindi devi farti perdonare. Ecco metti questi - con le mani nel mio armadio, mi passa una maglietta azzurra e il mio paio di jeans preferiti. Con una smorfia scherzosa accetto senza fare storie, so che in questi casi è irremovibile. Spiegherò tutto più tardi a Ian, in fondo è meglio chiedere perdono che permesso.
***
- Che ne dici di venire a casa mia a provare i vestiti? -.
Soppeso la domanda mentre mangio un altro po' di gelato.
- Quelli comprati su internet? - .
Siamo sedute al bar del centro commerciale, dopo circa tre ore di acquisti e salti da un negozio all'altro. Mi è mancato stare in giro con Elena, è rilassante e divertente. A dir la verità mi è mancato stare in giro e basta.
- Sì. Sono sicura che ce ne sia qualcuno che potresti indossare sabato sera - si fa pensierosa, sicuramente sta pensando quale tra i suoi vestiti mi starebbe meglio. Alzo gli occhi al cielo.
- Anche io ho dei vestiti sai? Questo gelato è ottimo - rispondo, gustandone un altro po'. Elena concorda con un cenno della testa mentre si infila in bocca un'altra cucchiaiata.
- Certo che lo so. Ma ne ho visto uno carinissimo che ti starebbe benissimo!- risponde gridando un po' troppo per i miei gusti. Rido apertamente.
- E hai pensato di comprarmelo? -
- Ovviamente se non ti piace si può restituire. Me già so che ti piacerà - ed ecco che esce un'altra risata. Di solito tutto ciò che piace a lei a me non piace, ma tanto vale assecondarla. Sto per rispondere quando noto un viso conosciuto dietro di lei, anche se non sono in grado di ricordare dove l'ho già visto. Il mio corpo si irrigidisce e sento l'amuleto scaldarsi sotto la maglietta. C'è qualcosa che non va, ma non riesco a capire cosa. Elena si accorge del mio cambiamento di umore.
- Cosa c'è?- mi chiede voltandosi nella direzione del mio sguardo.
- Conosci quell'uomo? Quello con la faccia squadrata, lo sguardo cattivo. Quello pelato? - chiedo a raffica. Elena lo studia per un po', poi si gira di nuovo verso di me.
- No, non l'ho mai visto. Perché?- continua a mangiare incurante il suo gelato. L'uomo si gira dall'altra parte e noto un tatuaggio sul collo, un'aquila stilizzata...
...L'uomo preme il pugnale contro il mio collo. Si gira a guardare Ian; un'aquila sul suo collo cattura la mia attenzione...
Era nella mia visione.
Quell'uomo era nella mia visione.
Nota dell'autore:
Ecco il nuovo capitolo, speriamo vi piaccia 😊😊😊
Inoltre, volevamo ringraziare tantissimo Bianca__03 per aver suggerito ai suoi lettori Blue Essence, te ne siamo molto grate e non sai quanto ci fa piacere il tuo supporto 😍😍😍 (se volete, andate a leggere la sua "Alba", è una storia davvero carina❤️)
Fateci sapere cosa ne pensate come sempre,
Le vostre care
L&F
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