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Quelle parole lo ferirono nell'animo ma soprattutto nell'orgoglio: non era colpa sua se non gli era stato accanto, ma questo, il moccioso non poteva saperlo.
Oddio. Moccioso una volta. Ora aveva davanti un giovane uomo di ventun anni, anche se il diretto interessato non lo sapeva. Era stato informato anche di questo.
Ma non capiva perchè era tanto attaccato a questa questione.
«Tu credi che me ne sia stato tranquillo e beato in Italia, come ti hanno fatto sapere, lasciandoti a te stesso. Era tutta un balla. Io sono sempre stato qui, ti sono venuto a trovare una o anche più volte a settimana quando ce n'era bisogno, come oggi. Mi sono sempre fatto raccontare per filo e per segno quello che facevi. Ma tu ovviamente non potevi saperlo, non te ne faccio una colpa anche se mi hai attaccato così».
Eren non capiva. Se era vero che era rimasto lì per continuare ad aiutarlo, perchè non si era mai fatto vedere?
«Perchè non hai deciso di seguirmi personalmente? Come si dice... a quattr'occhi?»
«Perchè si era stufato di un mocciosetto problematico e petulante come te, ovvio no? Pensavi di aver trovato qualcuno pronto ad ascoltare incondizionatamente le tue lagne?»
I sui occhi non erano più verdi ma gialli, quasi fluorescenti. Non era Eren a parlare. Levi lo fissò vari secondi. Aveva stampato un ghigno in faccia e lo guardava come a prenderlo per il culo.
«Era tempo che non ti facevi più vivo... Max. Cos'è che ci rende degni della tua presenza?» il moro usò un tono di sarcasmo nella voce.
«L'ipocrisia.»
«A cosa ti riferisci?»
Eren, o meglio il suo corpo comandato da Max si mise a sedere a terra, le gambe incrociate.
«Siccome è un povero pazzo, ti sará facile fargli credere di essere stato sempre qui.. mi chiedo solo perchè lo fai» lo guardò, passandosi una mano nei capelli con un sorriso che partiva da un orecchio all'altro e non prometteva nulla di buono.
«Non ti riguarda»
«Ti sbagli. Eren è il mio alterego, quindi voglio saperlo».
«Eren non è il tuo alterego. Tu» e lo indicò con un dito «sei solo un'entitá subdola che chissá come è entrata nel corpo di un ragazzo vivace, sincero e sensibile. Tutto l'opposto di quel che sei tu».
In tutto questo mantenne una voce bassa ed una espressione neutra; se si fosse alterato avrebbe fatto il suo gioco, e non sarebbe servito a nulla per annientarlo psicologicamente. Comunque, non era da lui.
Sul volto di Eren apparve un'espressione corrucciata, ma solo per qualche secondo; poi tornò quel ghigno che non gli donava affatto.
«Uhuhh quante parole dolci spendiamo per il nostro Eren! Comunque, non ci tengo a essere come quella mezzacartuccia. Quel povero idiota ti ha aspettato, poi si è stufato; ma non ha perso la speranza di rivederti e tutto perchè è un gay del cazzo che si è innamorato di te. Non te l'aspettavi? Bhe io ed Eren siamo un pozzo di misteri. Non credere di sapere tutto perchè sei il suo psicologo da qualche anno».
Si alzò in piedi, scuotendosi la polvere dai pantaloni.
«Guardati le spalle, Ackermann».
Di sorpresa, lo spinse facendolo cadere a terra e prese a correre.
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( • .•)
Ok, non volevo un Eren che di normale sembra una ragazzina ciclata, ma vabbè è uscita così, vedremo come si svilupperá.
Ogni tanto mettete le stelline. Noto tante visualizzazioni e poche stelline. Ovviamente solo se vi piace
Spero vi piaccia la storia, se notate errori o qualcosa che non torna non esitate ad avvertirmi ;)
Bau 🐾
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