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XIV.

La mattina seguente fu una come un'altra, totalmente monotona.
Mi preparai, andai a scuola e seguii le stesse noiose lezioni che trattavano argomenti a me già familiari.
Durante la pausa ero andata a sedermi nel solito tavolino.

«Non mi caccerai anche questa volta vero?», mi chiese una voce profonda.

Tyson.

«Certo che no», gli risposi sorridendo.

In seguito tolsi lo zaino dal posto accanto al mio per permettergli di sedersi.
Se volevo scoprire qualcosa di più sul suo conto avrei dovuto essere sempre molto gentile nei suoi confronti.

«Oggi, prima delle mie lezioni
sull'autocontrollo, ti va di andare a vedere un film al cinema?».

«Certo!», cercai di rispondergli con un grande entusiasmo. Forse ne avevo usato addirittura troppo, non dovevo rischiare di farmi scoprire.
«Che cosa vuoi andare a vedere?», chiesi abbassando un po' il tono di voce.

«Non so, ogni sala trasmette un genere diverso. Quale preferisci tu? Scommetto un film d'amore o drammatico».

«Stai scherzando?», chiesi facendo finta di essere sul punto di vomitare. «Io voglio vedere un film d'azione. Anzi, un film dell'orrore. Sì, un horror è decisamente la scelta migliore», constatai.

Lui deglutì.

«Ma a voi ragazze non piacciono di più i film romantici?», chiese confuso.

«Esatto, infatti io non sono una ragazza, bensì un vampiro. E a quale razza di vampiro che si rispetti piacerebbe guardare uno schermo enorme piangendo? Io credo che gli horror ti mettano paura».

«Io? Paura di un horror? Sono un licantropo, nulla mi mette paura, figuriamoci uno stupido film», disse con una risatina nervosa.

Aveva paura di un film.
Forse mi stavo sbagliando, egli non costituiva nessuna minaccia.
Forse voleva veramente starmi vicino per fini non oscuri.

«Poi andiamo a piedi subito dopo scuola. Dobbiamo trascorrere un pomeriggio lungo e sarà meglio non perdere tempo andando a casa per poi riuscire»

•••🥀•••

Il resto delle lezioni passò lentissimo.
Avevo completamente la testa da un'altra parte.
Riuscivo a chiedermi solamente una cosa.

«Mi sta vicino perché si sta veramente affezionando a me o vuole soltanto uccidermi?», quella era la questione.

Quando finalmente suonò l'ultima campanella del giorno, uscii dalla scuola e mi appoggia ad un muretto vicino all'entrata per aspettare Tyson.

«Ehi!», mi disse stampandomi un bacio sulla guancia.

Io rimasi un po' stordita da quel gesto.
Già non ero abituata alle strette di mano, figuriamoci a ciò.
E poi che significato aveva?
Qualcosa di affettivo e romantico?
Oppure si faceva con tutti?
Avrei dovuto iniziare a documentarmi sulle usanze di quell'epoca.

•••🥀•••

Non appena arrivammo al cinema ci avvicinammo alla lista dei film,
Scorsi il dito lungo la lista, finché non lessi "Genere horror".
Poi guardai il titolo del film.
Quel pomeriggio sarebbe stato trasmesso "La casa", un classico.

«Allora è aggiudicato?», chiesi alzando un sopracciglio.

«Si», disse deglutendo.

Andammo a comprare i biglietti e nel momento in cui mi diressi verso la porta della sala, Tyson mi bloccò dal braccio.

«Tu hai scelto il film, ora però devi fare una cosa per me. Dobbiamo comprare la ciotola di popcorn più grande e mangiarla insieme. Ah, e voglio quelli con il caramello».

«Non esistono popcorn al sangue vero?», chiesi dubbiosa.

«No», mi rispose ridendo.

Io alzai gli occhi al cielo.
In alcune parti del mondo venivano mangiati insetti fritti nell'olio, allora che cosa ci sarebbe stato di tanto male nel creare alcuni cibi ricoperti di sangue?
Magari mi sarebbero iniziati a piacere gli alimenti da umani.
Forse avrei dovuto soggiogare qualcuno affinché li creasse.
Ma no, era un idea stupidissima.
Quale umano avrebbe potuto guardare qualcuno nutrirsi di sangue senza inorridire?

Ci dirigemmo verso la sala che avrebbe trasmesso il film e ci accomodammo su delle poltrone al centro.
Mentre aspettavamo che finisse la pubblicità chiacchierammo del più e del meno.

«Che senso ha trasmettere mezz'ora di pubblicità? Tanto a nessuno interessa ed è solo una gran perdita di tempo. Io voto per soggiogare i produttori dei film affinché non la trasmettano più», dissi.

«Io penso che dovresti smettere di soggiogare le persone per fini inutili», disse alzando gli occhi al cielo. «Non lo trovo giusto, voi vampiri avete molti più vantaggi rispetto a noi licantropi».

Io non ribadii, non volevo scatenare un inutile litigio.
Ad un certo punto le luci si abbassarono e lo schermo si estese.

«Sta iniziando», dissi con un sorrisetto.
Decisi di provare i popcorn, ma il risultato era stato uguale a tutte le altre volte: erano nauseanti.

«Io ancora non riesco a capire che cosa ci trovi di così buono in questo cibo spazzatura».

«Parla colei che pende dal sangue».

•••🥀•••

Il film fu abbastanza noioso, e io non finii per nulla bene.
Tyson continuava a stringersi al mio braccio e a chiudere gli occhi per evitare di vedere alcune scene.
Secondo me si stava comportando in quel modo soltanto per avvicinarsi a me, insomma, era davvero impossibile che facessero paura a qualcuno.
Non era per nulla spaventoso, più che altro era un enorme bagno di sangue.
Per questo motivo alla fine la sete mi assalì e io dovetti nascondermi in bagno per bere un paio di sacche di plasma, per fortuna ne avevo infilate alcune nello zaino.

«Ora dove andiamo?», gli chiesi.

Lui posò un dito sul mio labbro inferiore e lo strofinò.

«La prossima volta che devi nutrirti in un luogo pubblico, ricordati di pulirti per bene la bocca», mi suggerì. «Comunque io credo che dovremmo andare alla vecchia baita in montagna di mio zio. Sai, dovremmo trovarci in un luogo abbastanza isolato. Dista quaranta minuti da qua. E dobbiamo soggiogare tre ragazzi affinché facciano da cavie».

Così trovammo tre uomini e ci dirigemmo verso la nostra destinazione.
Era un posto molto bello, soprattutto per il fatto che era isolato e regnava la pace.
Vicino alla riva di un ruscello era situata una piccola baita di legno.

«Credo che dovremmo andare in mezzo al bosco per i nostri esperimenti. Poi verso sera potremo tornare qui».

Io annuii e lo segui nel sentiero circondato da alberi.

«Allora, premetto che non ho mai frequentato vampiri e non ho mai aiutato nessuno a controllare la propria sete di sangue, perciò non so quanto ciò potrebbe funzionare».

Si avvicinò all'uomo più giovane tra i tre, probabilmente era sulla trentina.

«Ora farò un piccolo taglio all'altezza del ginocchio, dovrebbe essere più facile per te».

Infatti, il sapore e l'odore del sangue cambiava da zona a zona del corpo.
Le gambe erano il luogo più disgustoso per noi, mentre il collo e il polso erano i più invitanti.
Una volta fatta la prima incisione, per me non fu molto difficile trattenermi.
Certo, l'uomo si trovava molto vicino alla sottoscritta perciò i miei canini si allungarono, però non era stato affatto difficile ritrarli.
E così quel poveretto fu condannato a subire moltissimi tagli, in punti differenti del suo corpo per mettermi alla prova.
Io e Tyler saremmo potuti passare per degli assassini psicopatici, ma in fondo era la nostra natura e non la potevamo cambiare.
E poi a fine giornata gli avrei fatto bere il mio sangue per curare ogni sua ferita.

«Charlotte. Ora voglio sottoporti alla prova finale: farò un taglio all'altezza della sua aorta, tu dovrai resistere ai tuoi istinti e donargli il tuo sangue affinché guarisca. Avrai soltanto pochi secondi di tempo prima che lui muoia. Pensi di potercela fare?».

Io deglutii.
Che cosa mi stava chiedendo?
Certo che non sarei riuscita a trattenermi.
Un taglio sulla aorta era per lui un biglietto di sola andata per l'inferno.
Ma come avrei potuto riuscirci se partivo già dal presupposto che non ce l'avrei fatta?
Dovevo tentare.
Non era affatto una cosa impossibile.
Io volevo riuscirci e la mia forza di volontà era molto potente.

«Ce la farò», dissi con sicurezza.

Lui si avvicinò al suo collo e sprofondò la lama.
L'odore era diventato insopportabile, troppo tentatore.
Con un gesto automatico mi morsi il polso per far uscire un po' di sangue e con uno scatto mi avvicinai a lui per farglielo bere.
Ma mi ero avvicinata troppo, il mio naso si trovava troppo vicino alla ferita.
Così persi il controllo, ancora una volta.
Affondai i denti nella sua pelle, e così feci con gli altri due uomini.
Tyson cercava di staccarmi e di farmi ragionare.
Ma non era abbastanza forte, nessuno avrebbe potuto smuovermi.
E il mio cervello era troppo offuscato per cercare di capire la situazione.
Non appena gli ebbi prosciugati tutti e tre li fissai con un espressione che non trasmetteva alcuna emozione.
Restai lì ferma, in piedi, a fissarli senza provare un briciolo di rimorso.

•••🥀•••

«Sai che cosa mi preoccupa? Il fatto che ora non provo più nulla, non mi importa di ciò che faccio. All'inizio prevaleva il senso di colpa, ora invece è del tutto inesistente», dissi lanciandomi sopra il divano.

Eravamo tornati alla baita e avevamo deciso di passare un po' di tempo lì.

«Io credo che sia una cosa normale non provare nulla».

«Per me le tue lezioni sono state completamente inutili, forse non imparerò mai a controllarmi. O magari quando troveremo Eduard mi perdonerà e mi aiuterà lui. O forse gli anni passati in quella bara hanno fatto diventare la sua sete incontenibile».

«Solo con il tempo lo potremo scoprire».

Restammo lì, seduti sul divano a fissare il vuoto, per molto tempo.
C'erano troppe cose che mi giravano per la testa, ma allo stesso tempo non c'era nulla.
Avevo la mente offuscata, non ero abbastanza lucida per riuscire a concentrarmi.
Ad un tratto mi voltai verso Tyson e vidi che mi stava fissando.
Io feci finta di niente e mi voltai dall'altra parte.

«Tu come hai imparato a controllarti?», chiesi ad un tratto.

«Io non ho mai imparato, non ci sono mai riuscito. È stato tutto merito dell'incantesimo»,
disse con voce triste. «Se non avesse funzionato ora continuerei a uccidere gente ogni mese».

«Posso farti una domanda?».

«Certo».

«Perché mi resti accanto e mi aiuti sempre nei momenti di difficoltà?».

«Perché io ti voglio bene e ti considero mia amica, so che per te non è reciproco ma a me poco importa. Ci tengo davvero molto a te e vorrei che non ti capitasse mai nulla di brutto. Infatti, quando ti ho morso... ho avuto così tanta paura di perderti».

Stavo per rispondere quando all'improvviso un fulmine tuonò nel cielo. Guardai fuori dalla finestra e vidi che era iniziata una tempesta e che stava grandinando.

«Come torniamo a casa?».

«Aspettiamo che cali la tormenta».

«E se non finisce?».

«Potremmo passare la notte qui».

Io annuii e andai a bere una sacca di plasma per ammazzare il tempo.

•••🥀•••

«È mezzanotte passata», dissi sbadigliando. «E la tempesta non si è di certo arresa».

«Vorrà dire che siamo bloccati qui, se sei stanca possiamo andare a dormire. Tu puoi stare sul letto, io mi prenderò la poltrona».

Io annuii e andai a farmi una doccia.

Tornata in camera mi infilai nel letto e sussurrai: «Buonanotte».

In pochi minuti sprofondai in un sonno profondo.

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