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CAPITOLO 6 - NON E' COLPA MIA...




L'auto arriva puntualissima. Onestamente non vorrei andare ma non riesco ad impedirmelo, o meglio, è Alex che mi costringe e non posso farci nulla.

L'autista è sicuramente un vampiro, gentilissimo ma inquietante.

 Mi apre la portiera posteriore, si mette alla guida e partiamo. Viaggiamo per circa quaranta minuti verso la periferia nord di Shaffold in direzione del promontorio che sovrasta la baia.

 Ci fermiamo innanzi ad un palazzo con i muri verniciati di bianco.

 Il corpo centrale è immenso. Da esso si propendono due ali verso il cancello quasi ad incorniciare il maestoso portone di ingresso. 

Tutto intorno si dipana un giardino perfettamente curato. Vi sono siepi di bosso che delimitano piccoli roseti arancioni e rossi, altre di berberis color crema fanno da cornice ai vialetti in ciottoli bianchi. Grandi alberi secolari spezzano il paesaggio dando struttura all'insieme, qua e là zampilli di acqua cristallina spuntano da fontane nascoste nel terreno a ritmi cadenzati per formare una specie di danza. Da un lato si scorge una piccola dependance che si affaccia su una piscina contornata da sedie prendisole ed ombrelloni.

Vengo fatta accomodare in un ampio salone con una enorme parete a vetro che si affaccia sulla costa.

 Il tramonto è bellissimo.

 Stasera il cielo è infiammato da nuvole arancio che contrastano con il buio incalzante, il riflesso sull'acqua quasi acceca tanto è forte, uno spettacolo da togliere il fiato!

"Sono lieto che la vista ti aggradi. Ben arrivata."

Alex mi accoglie sorridente, mi porge una birra gelata.

"Grazie, mi andava proprio!" cerco di essere disinvolta

"La vista è magnifica, tutta la casa lo è... "

Il vampiro più pericoloso del mondo scoppia a ridere fragorosamente, mettendo in risalto i famosi denti. Non li avevo  notati prima

"La cena sarà servita a minuti"

Dice porgendomi una tartina al caviale. Mi faccio coraggio e chiedo

"Perché io?"

"Non lo so..." mi risponde serio

"Non c'è una spiegazione, un motivo. Capita e basta. Sono stato travolto dall'ossessione e non potrò uscirne."

Si avvicina e appoggia le labbra sulla mia fronte. La sua pelle è gelida. 

Comincia a massaggiarmi il collo,

"Non essere tanto tesa, non serve"

Magicamente mi sento più a mio agio. 

Questa sua capacità di dominare le sensazioni altrui non è poi così male. Devo sapere cosa mi aspetta. È rilassato perciò chiedo

"E se, diciamo, io non volessi le tue attenzioni, in quel caso cosa succederebbe?"

il suo viso si incupisce, lo sguardo diviene serio

"Quello che tu puoi volere o meno non è importante, non mi interessano le tue opinioni. Tu farai quello che vorrò io, mangerai, dormirai, farai sesso, respirerai, vivrai solo per mia concessione, al fine di placare il mio bisogno di te.

 Hai coraggio, lo ammetto, per questo ti lascio libera di esprimerti. È divertente. Ti agiti come un pesce fuor d'acqua, annaspi, ti manca l'aria, vorresti scappare. Va se vuoi, ti troverò ovunque, tanto vale tu resti qui"

Non so come ma trovo il coraggio di ribattere,

"Non è certo un bell'inizio! non sono un giocattolo sono una persona. Non puoi trattarmi come fossi una marionetta!"

il vampiro si infuria.

"Sei solo un misero essere umano! Credi che questa cosa mi piaccia? Credi che vorrei vivere in prima persona l'ossessione? Come se non la conoscessi. Come se non sapessi dove mi porterà!"

Alex mi afferra per un braccio e mi trascina nelle cantine della casa. 

Dietro una porta si sente piangere. La apre. In fondo ad una grande stanza si trova una gabbia in metallo.

 Rinchiusa dentro c'è una ragazza. Ha lunghi capelli scuri, scarmigliati, che pare non vengano pettinati da anni. Indossa una sudicia e lacera veste chiara, che avvolge il corpo scheletrico. 

È accasciata per terra in preda ad un pianto angosciante. La sua pelle è chiarissima ma di un colore diverso da quella di Alex. È grigia, con livide vene in evidenza. I suoi occhi sono iniettati di sangue. Ripete parole che non capisco, lentamente, ossessivamente, in una cantilena incessante.

"E' così che mi ridurrai!" Mi urla Alex sbattendomi a terra.

"Perciò pagherai per questo! sarai il mio trastullo finchè avrò capacità di intendere. Fino a quando riuscirò a tenerti in vita. Poi mi rinchiuderanno in una cella come questa e mi lasceranno a marcire nella mia follia!

 Dopo aver visto mia sorella ridursi così e sapendo che questa sarà la mia fine, credi veramente che io ti lasci libera? Veramente pensi di avere la possibilità di scegliere? Sei un'illusa!"

Comincia a schiaffeggiarmi. Le sue urla e il mio pianto svegliano la povera ragazza dal suo dolente torpore.

 Si avvicina alle sbarre, allunga le braccia ossute verso di me, in preda alla follia più totale cerca di afferrarmi. Ha uno sguardo crudele. Si dimena nel tentativo di arrivare a me. Ringhia e urla come se fosse posseduta.

Mi alzo e scappo via. La vista di Ismedora mi da la nausea. Sono terrorizzata. Voglio solo uscire all'aria aperta. Arrivo in giardino e mi lascio cadere sul prato. Alex è già lì, è arrabbiato, molto arrabbiato.

"Alex che posso fare? Non è colpa mia, io non volevo questo."

Per tutta risposta mi solleva e affonda i denti nel mio collo e quando ha finito mi scaraventa a terra con un calcio.

 Continua a colpirmi, mi fa male, calci e pugni, mi massacra con una violenza inaudita. 

Poi cade in ginocchio al mio fianco, in lacrime. Mi prende fra le braccia e mi bacia. Non sento nulla, ho la vista appannata. 

Stilla alcune gocce del suo sangue nella mia bocca. Lentamente riprendo forza, le ferite si chiudono, il dolore cessa. La paura no, quella resta e mi paralizza.

"Ora che stai bene puoi anche andartene. Verrò io quando avrò di nuovo fame"

Certo, ora sto bene.


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