Non sei l'unico.
Sapete qual è il brutto dell'adolescenza? Che per qualsiasi minimo problema, noi ragazzi, tendiamo a rendere il tutto melodrammatico. E perché? Perché sono i nostri primi problemi. Sono stesa sul letto e ripenso alla mia vita. Un paio di mesi fa ero un'asociale e uscivo di casa per guardare un film con Beta. Ora sono accerchiata da amici, persone con le quali mi sento a mio agio. La mia vita sarebbe perfetta se ci fosse anche mio padre. Vi starete chiedendo che fine abbia fatto o semplicemente perché non ne abbia mai parlato seriamente, ma oggi ho intenzione di spiegarvi tutto.
Mio padre, Logan Y/s, è stato arrestato otto anni fa e da quel venerdì di Gennaio è chiuso nella prigione appena fuori città. Ero solo una bambina quando è successo tutto, ma ricordo tutto. Pioveva e mio padre era rientrato in casa con un'enorme chiazza rosso sporco sulla manica della camicia. I capelli neri come i miei, erano schiacciati sulla fronte, gli occhi erano iniettati di sangue e la pelle, Dio la pelle, non ho mai visto mio padre così pallido. Non so nemmeno cosa sia successo esattamente, i miei genitori non amano parlare di questo. Il giudice lo ha condannato colpevole di omicidio. Roger Campbell, il capo di mio padre, è stato assassinato con un colpo di pistola.
Scendo dal letto e mi cambio. Indosso una maglia color senape con i pantaloni neri e la mia giacca di jeans preferita.
Esco di casa con la borsa sulla spalla e prendo l'autobus che dovrebbe fermare più o meno vicino al carcere. È da tanto che non vado a trovarlo, non riesco a riconoscerlo: seduto dietro ad un vetro, con la tuta blu e il sorriso spento. E non riesco a riconoscerlo con le mani sporche di sangue.
Appoggio la testa al finestrino e aspetto di scendere, di togliermi questo peso di dosso.
Il carcere è un enorme edificio color crema completamente circondato da ringhiere col filo spinato. La procedura la conosco: metal detector, firme varie e permessi. Percorro il corridoio stretto preceduta da una guardia. Indica una postazione e mi accomodo lì. Passano tre minuti e un uomo si siede davanti a me. Mi sembra uno sconosciuto: i capelli ormai sono brizzolati e gli occhi sono stanchi. Chi è diventato quest'uomo?
«Y/n, che bello vederti.» dice sorridendo. Gli occhi diventano lucidi e mi guarda stranito.
«Come stai, papà?» chiedo. Vorrei provare qualcosa, qualsiasi cosa, ma nulla.
«Io sto bene. Tu? Raccontami un po', dai. Lucas come sta? E i tuoi due amichetti?»
«Stanno tutti bene.» dico.
«Quando è stata l'ultima volta che ci siamo visti? Un anno fa?»
«Credo di sì. Papà, quando uscirai?» chiedo.
«Bel, non ne voglio parlare.»
«Io non ho idea di cosa ti abbia fatto Campbell, ma ne valeva la pena? Valeva la pena non vedere Lucas crescere? Ne valeva la pena?» dico. Mio padre rimane senza parole, mi guarda, si alza e si volta lentamente. Cammina per la sua strada dandomi la schiena e si fa aprire da una guardia.
Mi alzo anche io ed esco. 'Fanculo. Sono stata sgarbata, troppo diretta, ma avevo bisogno di saperlo. Avevo bisogno di vedere il suo viso senza rimorsi. Le lacrime che mi rigano le guance sono solo uno sfogo rabbioso.
Senza passare da casa vado al pub dove i Black Coffee suoneranno. Cammino a passo svelto senza pensare. Arrivo prima del previsto e trovo i ragazzi scaricare dall'auto gli strumenti.
«Ciao Y/n!» mi saluta Hoseok. Io sorrido e mi appoggio al muro del locale. Jungkook mi passa accanto con l'amplificatore in mano e mi guarda accigliato.
«Tutto okay?» mi chiede a bassa voce. Annuisco senza dire una parola. Jungkook mi guarda non convinto un'altra volta e continua ed entra nel locale. Poi ritorna indietro e mi appoggia le mani sulle spalle.
«Domani sera devi assolutamente venire a cena da me. I miei genitori rompono, vogliono conoscerti. Ti prego.» mi dice.
«Jungkook, non ci penso nemmeno...»
«Non ho altra scelta. Tu sei intelligente, amica di Hoseok, carina... sei perfetta per i miei genitori!» mi supplica. Perfetta per i suoi genitori.
«Jungkook sarebbe mentire spudoratamente.» dico.
«Sei la mia ultima speranza.» dice. I suoi occhi così marroni sembrano incupirsi.
«Alle sette e trenta va bene?» dico. Lui mi guarda e, sorridendo, torna nel locale.
«Y/n, come va?» mi chiede sorridente Namjoon venendomi accanto.
«Bene, te?» gli domando.
«Oh benissimo. Sai il concerto inizierà tra tipo due ore, sei un po' in anticipo.» mi dice.
«Hai ragione.» ammetto ridacchiando. Anche Yoongi si unisce a noi appoggiando il basso a terra.
«Che bello vederti.» mi dice sorridendo.
«Dopo sedici anni te ne fai l'abitudine.» dice Hoseok appoggiando il braccio sulle mie spalle. Ricorderò per sempre le nostre due madri prendere il caffè mentre noi giocavamo con i Lego. Hoseok è probabilmente mio fratello più di mio fratello stesso.
«Y/n dovresti andartene, mi distrai il gruppo.» dice Jungkook dirigendosi al furgone.
«Lascialo stare, è in crisi perché la sua bella modella è a Milano per Giorgio Armani.» mi dice Hoseok continuando a guardare Jungkook.
«Pensa quanti modelli si scoperà e le tue corna...» dice Yoongi iniziando a ridere di gusto.
«Coglione.» risponde Jungkook.
«Coglione sì, ma cornuto no.» dice Yoongi.
«Mi fido di Lexa, mi spiace.» detto questo prende dei cavi e si dirige verso il palco.
«Ultimamente Jungkook è proprio strano.» commenta Hoseok.
«Dici?» chiedo.
«È sempre sulla difensiva, come se fossero sempre tutti pronti a fargli qualcosa.» detto questo Hoseok alza le spalle e va via.
Complimenti , ad avere problemi non sei l'unico.
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