Mie parole.
Per una settimana ho cercato di staccare la spina. Uscire dal vortice di impegni, prendere tempo per me stessa e capire è ciò di cui avevo bisogno. I miei amici sono venuti sotto casa mia, mi hanno chiamato e hanno fatto di tutto per tirarmi su, ma non sono loro il problema. Sono io il problema. Sono io che devo cercare di risolverlo.
È sabato pomeriggio e giro per casa in tuta. Evito ancora gli specchi e mi lavo molto spesso. Non so cosa succederà a Jimin e sinceramente mi sono disinteressata totalmente alla questione. E lo so, non posso fare finta che non sia successo, ma per ora lo ignoro e basta.
Scendo in cucina e metto l'acqua a bollire sul fornello. Quando è abbastanza calda immergo una bustina di tè e aspetto che la bevanda sia pronta. In quel istante il campanello di casa suona. Poso la tazza sul tavolino e spero sia il corriere con il pacco da Amazon. Mi affretto alla porta e la apro.
Rimango in silenzio incredula di avere Jungkook davanti. Il cuore inizia improvvisamente a battere più forte. Vorrei chiudergli la porta in faccia, vorrei urlargli di andare via e costringerlo a farmi compagnia.
«Buon pomeriggio.» dice abbozzando un sorriso. Di solito è mia madre che mandava via i miei amici, ma ora ho aperto io.
«Scusami, sono molto impegnata...» inizio a dire, ma lui mi interrompe.
«Stavo correndo, sono passato davanti a casa tua e non sono riuscito a continuare il mio tragitto. Voglio parlare con te.» mi dice. Lo squadro e la canottiera, la cuffia nell'orecchio e i pantaloncini corti affermano la sua tesi.
«Magari un altro giorno, okay?» detto questo sto per chiudere la porta.
«Y/n ti stai isolando. Perché hai così paura di uscire allo scoperto?» mi chiede. Io continuo ad ignorarlo, ma lui apre la porta ed entra in casa senza il mio volere.
«Non uscirò da questa casa fino a quando non mi permetterai di parlare.» dice con i capelli neri scomposti all'indietro.
«Non ho nulla da dire.» non sono certa di essere pronta a dirgli tutto. Non sono certa di volerlo ammettere anche a lui. E se un giorno Jungkook ne approfittasse? Scaccio questo pensiero e lo invito a salire in camera mia. Lui annuisce e mi segue per le scale. Si siede sul letto e si guarda attorno, chissà a cosa starà pensando.
«Perché hai rimandato a casa tutti?» mi chiede.
«Sono stata molto impegnata.» ribatto subito.
«Stronzate.» dice freddo.
«E chi sei tu per dirlo?» inizio ad urlare.
«Riconosco quando qualcuno spara solo stronzate. Hai mandato a casa anche Bettany!» dice alzandosi e standomi di fronte.
«Sei scomparsa, nessuno ti ha più visto. A scuola ci evitavi.» dice lui serio.
«E a te che differenza fa? Tanto stai sempre a scoparti quella!» non ho idea del perché mi stia arrabbiando in questo modo con lui, però urlargli in faccia mi fa stare bene.
«E ora Lexa che c'entra?» dice lui «Qui si parla di te! Se hai un problema lo si risolve.»
«Dimmi, hanno mandato te perché sapevano che non ti saresti fatto scrupoli ad entrare in casa mia?»
«Loro non sanno che sono qui. Quando avevo bisogno di qualcuno tu c'eri. Sei tu che ora hai bisogno di qualcuno.» mi dice dolcemente.
«Io non ho bisogno di niente.» dico voltandomi e cercando di non piangere. Sento le mani di Jungkook sfiorarmi le spalle e il suo tocco è incredibilmente delicato, l'esatto opposto di quello di Jimin. Mi volta verso di lui e mi prende il viso tra le mani.
«E ora perché stai piangendo?» sussurra asciugandomi una lacrima col pollice. Questo non è il Jungkook che si aggira nei corridoi, questo è il Jungkook perfetto che ti fa sentire come se fossi a casa con un solo tocco. Inizio a piangere più forte.
«Jimin...»
«Ti ha lasciato quell'idiota?» mi chiede. Scuoto la testa cercando di mantenere il controllo.
«Y/n, che ti ha fatto?» chiede. Io mi mordo il labbro e abbasso lo sguardo. Non credo di potercela fare. Jungkook mi stringe la mano e sussurra:
«Non avere paura.» e lo dice con una tale dolcezza.
«Jimin mi ha violentato.» dico tutto d'un fiato. Poi mi siedo sul letto. Il peggio di questa situazione è vedere le persone provare pena per te.
«Quello stronzo! Dio! Avrei dovuto picchiarlo quella sera. Cazzo, non ti avrebbe più toccata» inizia a urlare. Alzo lo sguardo e incrocio il suo.
«Quale sera Jungkook?» sussurro.
«Al falò mi ha detto che ti guardavo troppo e io gli ho detto che guardo chi voglio.» dice. Io abbasso lo sguardo e inizio a fissare il pavimento in legno.
Jungkook si inginocchia ai miei piedi e cerca di guardarmi negli occhi.
«Come ti senti?» mi chiede con estrema preoccupazione. Non saprei descrivere la sensazione che ho dentro.
«Vuota.»
«Y/n, probabilmente sono l'ultima persona che dovrebbe farti questi discorsi, ma tu sei molto meglio di quanto pensi. Uno stronzo ti ha fatto del male e pagherà per questo, ma tu devi andare avanti, affrontarlo sì, ma andare avanti.» mi dice. Solo più una lacrima mi scende sul viso.
«Non pensare a quello, cazzo, sei molto meglio senza di lui.» continua. Non ho mai visto Jungkook così preoccupato, così sincero. Probabilmente quello che sto per fare è sbagliato e domani me ne pentirò. Mi avvicino a lui e lo bacio. Jungkook è sorpreso forse più di me. Ci alziamo in piedi sempre a contatto e il bacio diventa più profondo. Le labbra sono morbide e non posso fare a meno di rabbrividire. La sua lingua si intreccia alla mia e le sue mani mi accarezzano le guance. Il cuore mi sta per scoppiare nel petto. Non mi sono mai sentita così viva. Dopo giorni in bianco e nero, finalmente vedo i colori.
Per quanto il bacio sia fenomenale e lui sia incredibile mi allontano dalla presa. Le guance di Jungkook sono arrossate e gli occhi mi trafiggono.
«Tutto questo è sbagliato.» sussurro.
«Sbagliato?»
«Io non devo voler nulla da te e così tu da me. È stato un momento di sola debolezza. Non accadrà più. Non posso provare nulla per te. Scusami.» vorrei credere alle mie parole.
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