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雨 (Ame)

Il locale quella sera era vuoto e Yuki stava per chiudere, non poteva aspettare altro tempo e voleva tornare a casa prima che la sua piccola lontra Youngjae morisse di fame. Aveva pulito i tavoli con molta attenzione, in modo da lasciare il locale pulito e guardò i dolci che aveva sistemato nella vetrina. Tutto era in ordine, non vi era nulla fuori posto. Quel giorno non aveva visto il misterioso ragazzo, ma forse per lei era meglio così; più gli stava lontano e più i suoi ricordi sarebbero stati quieti nella sua mente. Guardò fuori dalla vetrata nel negozio, notando la forte pioggia che quel giorno bagnava le strade della capitale sud coreana. I suoi occhi scrutarono con attenzione quella pioggia torrenziale, facendola sorridere; le piaceva camminare sotto la pioggia la aiutava a svuotare la mente da tutti i pensieri e le preoccupazioni. Terminò di pulire l'ultimo tavolo e appoggiò il piccolo straccio bianco in un angolo dello sgabuzzino. Si portò una mano alla fronte stanca e guardò l'orario sul suo orologio a muro azzurro pastello. Era orario di chiusura e non poteva far attendere oltre la sua piccola lontra; prese il suo cappotto nero e si avvicinò alla porta a vetri, ma prima che potesse uscire qualcuno entrò all'interno del suo Caffè Shop. Indossava un cappotto di lana color cammello, i capelli castani erano scompigliati e bagnati dalla pioggia, mentre il suo volto era coperto da una mascherina scura e degli occhiali da sole neri. I pantaloni erano in tessuto leggero nero e sembrava appena uscito da un importante Gala. Si scompigliò i corti capelli castani, ma non si tolse gli occhiali da sole scuri e la mascherina, in modo da non mostrare il suo volto alla ragazza. -Siamo chiusi- disse Yuki cercando di guardare il ragazzo dritto negli occhi, ma lui continuò ad evitare il suo sguardo, come se non gli piacesse essere guardato in viso. -Mi dispiace, ma posso prendere uno dei tuoi dolci da portare via?- domandò il ragazzo costringendo Yuki a guardarlo curiosa. Non voleva fare tardi, non desiderava lasciare il negozio aperto solo per lui, ma le dispiaceva. Sapeva che rispedirlo fuori sotto la pioggia a mani vuote sarebbe stato crudele, ma accontentarlo sarebbe stato ingiusto da parte sua. Doveva prendere una decisione e doveva prenderla in fretta, si voltò a guardare l'orologio a muro e successivamente appoggiò il suo cappotto su una delle sedie del locale, tornando a guardare il ragazzo dritto negli occhi. -Che cosa desideri?- gli chiese cercando di mostrarsi allegra, ma il suo solito sorriso l'aveva abbandonata e la stanchezza aveva preso possesso del suo corpo. Non riusciva a mostrarsi allegra, davanti a lui in quel momento, riusciva solo a mostrare quanto quella giornata l'avesse distrutta. Si mise davanti alla vetrina dei dolci e aspettò che il ragazzo prendesse una decisione, -potresti consigliarmi?- le domandò il ragazzo e Yuki annuì con un cenno del capo, prendendo un dolce dello stesso colore della pioggia. -Ame- disse la ragazza incartando con molta cura il dolce. Lo avvolse in una bella carta azzurro pastello, legandola con un nastrino blu come il mare. Quel dolce le riportava alla mente molti ricordi di quando era bambina e si divertiva a correre sotto la pioggia. In Giappone, soprattutto quando arrivava la stagione delle piogge, le piaceva stare fuori casa con i suoi amici e giocare sotto quelle gocce leggere che le inzuppavano i vestiti. Sorrise tristemente e porse il piccolo pacchettino al ragazzo, -lo offre la casa- disse la giovane e a quel suo gesto il ragazzo si inchinò con educazione ringraziandola. Uscì dal negozio lasciandola sola; spense le luci prendendo la sua borsa e il suo cappotto, per poi uscire dal suo Caffè Shop, attivando l'allarme. Guardò l'insegna un'ultima volta prima di voltarsi e incamminarsi verso la sua abitazione. L'unica cosa triste era che casa sua distava solo dieci minuti dal negozio e avrebbe voluto passare più tempo sotto quella pioggia. I suoi lunghi capelli castani cominciarono ad inzupparsi, mentre guardava le persone correre disperate alla ricerca di un taxi. Tenevano i giornali sopra la testa, cercando di non bagnare i vestiti costosi di alta sartoria. "Non fare così Yukio, ti farai solo del male se continui" quella voce tornò nuovamente nella sua testa, costringendo la ragazza a fermarsi di colpo. La pioggia continuò a battere sulla sua nuca, mentre le sue guance venivano rigate di lacrime. Si confusero con la pioggia, mentre la sua mente si affollava di ricordi. Tutto il passato la inondò come un fiume in piena, lasciando che la tristezza venisse racchiusa in quelle lacrime che rigavano il suo volto. Chiuse gli occhi cercando di proiettare quei ricordi del passato nel suo sguardo, cercando di riviverli tutti almeno per un momento; forse in quel modo non l'avrebbero più assillata nei sogni. Quello forse era l'unico modo per tornare a vivere una vita normale, senza continuare ad avere paura di tutto quello che aveva vissuto. Aprì di scatto gli occhi sentendo che la pioggia non le bagnava più la pelle. Alzò lo sguardo per controllare che cosa stesse succedendo, notando lo scheletro metallico di un ombrello nero come il mantello della morte. -Se continui a camminare sotto la pioggia ti ammalerai- disse una profonda voce maschile, costringendo la ragazza a voltarsi per guardare chi avesse accanto. La mascherina scura e gli occhiali da sole la aiutarono a riconoscere la figura del giovane. Non disse nulla e cominciò a camminare, mentre lui accanto a lei la seguiva tenendole l'ombrello sopra la sua nuca, in modo che non si bagnasse ulteriormente. Camminarono in quel modo per un tempo che le sembrò infinito. Nessuno disse una parola camminarono semplicemente uno accanto all'altro, con il rumore della pioggia a riempire quel silenzio. Non era uno di quei silenzi imbarazzanti, ma era uno di quei momenti che non aveva bisogno di parole, quel silenzio spiegava già tutto. Passo dopo passo, la strada si accorciava e casa sua era sempre più vicina, ma continuò a non dire nulla e anche quando la superarono continuarono a camminare in quel modo, uno accanto all'altro. Non sapevano dove stessero andando, volevano solo camminare, in silenzio, uno accanto all'altro. Solo quando la pioggia cessò si separarono, solo quello fu il momento giusto per andarsene. Si guardarono e con lo stesso silenzio con cui avevano camminato sino a quel momento, si allontanarono.

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