過去の恐怖 (Kako no kyōfu)
Quella sera per Yuki le stelle erano la cosa migliore che decorassero il cielo. Dopo la pioggia si era schiarito, mostrando quelle piccole sfere luminose che decoravano il cielo. Youngjae dormiva acciambellato sul suo ventre, mentre lei guardava dal terrazzo quel panorama così bello. In realtà non era il panorama a rendere tutto così meraviglioso, era stata quella passeggiata sotto lo stesso ombrello a renderla così rilassata. Il suo cuore era stato in pace per pochi minuti, dandole la possibilità di non pensare a tutto quello che l'avesse fatta soffrire. Uno accanto all'altro, mentre in silenzio veniva riempito dal leggero battito della pioggia sull'asfalto, mentre lei guardava i suoi piedi che eseguivano un passo dopo l'altro. Non sembrava essere nulla di strano, come se avessero passeggiato uno accanto all'altro per tutta la vita, come se lo avessero fatto da sempre. Chiuse gli occhi cercando di rivivere quel momento, ma altri ricordi tornarono ad affollare la sua mente, così decise di far finta di nulla e tornare a guardare le stelle. Accarezzò con dolcezza la nuca della piccola lontra Youngjae, quel piccolo era l'unica cosa che la legasse al suo passato e l'unica cosa che avrebbe voluto tenere. In verità aveva ancora molti ricordi e molte fotografie che parlavano del suo passato; le teneva nascoste in un scatolina azzurra che andava a sfumare al lilla e la nascondeva sotto il suo letto, in modo che non dovesse vederla tutti i giorni. La tirava fuori solo quando faceva le pulizie, ma erano anni che non apriva quella scatola. Non aveva avuto il coraggio e non aveva la forza per riviverlo tutto in una sola volta. Un sorriso triste comparve sulle sue morbide labbra color pesca. Quello che faticava ancora a credere era che per lei fosse ancora così difficile rivivere tutto quello che era accaduto in precedenza; il passato è solo un ricordo, il futuro un'incertezza e il presente un dono, ma per quale motivo non riusciva a vivere a pieno quel dono per colpa del ricordo? Era frustrante non riuscire a vivere qualcosa a pieno per colpa di ciò che la perseguitava. Il suo cuore era ancora legato a qualcosa che andava dimenticato e non era d'accordo con lei sull'andare avanti dimenticando ogni cosa. Il passato ci costruisce, ci forgia, ci porta a diventare quello che siamo, ma distruggeva Yuki, la portava quasi ad impazzire perché non capiva per quale motivo tutto quello che aveva vissuto fosse così vivo nella sua mente. La gente dimentica, va avanti, cerca scuse per non ricordare, ma lei riviveva ogni cosa come se fosse accaduta solo qualche giorno prima e questo la distruggeva fisicamente e mentalmente. Si trovava in un labirinto senza via di fuga, dove le lacrime e la tristezza erano i suoi migliori amici e le pareti che la separavano dalla sua felicità erano i suoi nemici. Non poteva condurre una vita normale se avesse continuato in quel modo, non poteva stare a contatto con altre persone e vivere il presente con gioia se continuava a versare lacrime per ciò che era stato. I filosofi erano stati tutti bravi a dire che il passato non conta, che conta solo ogni attimo che si vive; ma nessuno di loro aveva fatto realmente i conti con ciò che erano stati. Non si può andare avanti senza trascinarsi dietro un pezzo di quelli che si è stati. Non siamo ciò che siamo se non guadiamo il passato, non saremo ciò che vogliamo essere se non ci portiamo dietro un pezzo del nostro passato e questo Yuki lo sapeva bene, ma il suo bagaglio, quel passato che tanto trasformava, creava e forgiava, la stava lentamente distruggendo. Una bambola di porcella, il suo corpo, il suo fisico era perfetto come quello di una bambola di porcellana; era bella come una di esse, ma dentro era rotta in mille pezzi. Voleva liberarsi e volare come una farfalla, andare in alto, dove il cielo sembrava più azzurro. Sembrava tutto così facile, ma una cosa che per lei poteva sembrare bella veniva trasformata in pochi secondi in qualcosa di triste per colpa della sua mente. Se non fosse stato tutto così difficile forse anche lei sarebbe tornata a sorridere, forse avrebbe amato di nuovo; avrebbe aspettato il suo fidanzato sulle scale della loro abitazione, lo avrebbe atteso sino al calare del sole e quando sarebbe arrivato avrebbero cenato insieme. Avrebbero trascorso del tempo insieme, guardando le stelle e parlando del futuro come se fosse qualcosa di davvero raggiungibile. Avrebbero pianto insieme, riso insieme e si sarebbero creati una vita insieme senza smettere nemmeno un secondo di amarsi; ma sarebbe accaduto davvero? La sua mente le avrebbe mai permesso di fare una cosa del genere o sarebbe stata per sempre sua schiava? Avrebbe sempre dipeso da quei ricordi? Avrebbe pianto tutte le sere pregando che i ricordi la abbandonassero? Era stanca. Stanca di dipendere da qualcosa che facesse parte del suo subconscio; era stanca di alzarsi tutte le mattine pregando che la giornata non sarebbe stata realmente brutta come il sogno che aveva condotto per tutta la notte. Sarebbe tornata ad amare, sarebbe tornata a vivere, guardando tutte le mattine con occhi diversi, con il sorriso che le dipingeva le labbra rosee, ma quel desiderio sembrava solo troppo lontano per essere raggiunto. Pianse in silenzio, lasciando che il vuoto che aveva nel petto venisse riempito dalla tristezza. Lasciò che le lacrime bagnassero il suo volto, cercando di trovare un modo per sfogarsi. Era sola, ma lo era sempre stata, ma non era questo a spaventarla; quello di cui aveva più paura era se stessa.
Guardò continuamente fuori dal finestrino ripensando a quella ragazza, il suo volto così bello anche sotto le gocce della pioggia, ma così inconfondibilmente distrutto. Sorrideva davanti ai suoi clienti, ma sotto la pioggia piangeva come una bambina. Bella come un giglio in primavera, ma vuota e distrutta come un vaso antico di inestimabile valore. Quale pittore o sculture aveva creato tanta bellezza per condannarla a quella sofferenza? Quale maledizione era stata lanciata sopra quella ragazza? Per quale motivo non viveva la sua vita come se fosse la protagonista della sua fiaba? Questo lo incuriosiva, più la guardava e la osservava, più era curioso. Tutte le volte che sedeva in quel tavolo osservandola con attenzione, spostando lo sguardo quando lei incontrava il suo; imparava ogni giorno a conoscerla e a sapere quali fossero le sue abitudini. Non vi era nulla di strano, si mostrava così forte e indistruttibile, ma quando spariva in cucina sembrava crollare. I suoi occhi si spalancavano quando le veniva in mente qualcosa e si rabbuiava, si chiudeva qualche minuto in se stessa per poi tornare a sorridere. Se non fosse mai entrato in quel Caffè Shop, se avesse passato il suo tempo a guardarla solo attraverso quella vetrina, non sarebbe mai stato in grado di osservarla come quando si trovava seduto a quel tavolo. Rideva per finta, ma piangeva per davvero; che cosa la faceva stare così male? Quale pensiero stritolava con tanta intensità la sua mente? Non riusciva a capire, eppure ogni volta che la guardava sembrava di conoscerla da una vita, come se fossero cresciuti insieme. Non riusciva a credere che non fosse mai riuscito a notarla prima, eppure si ricordava di averla già incontrata in precedenza; la sua presenza era troppo luminosa per non essere notata. Come i fiori di un colore particolare lei spiccava, si faceva notare, nonostante la sua personalità sembrasse così piccola, la sua presenza scenica era molto più grande di quello che credesse. Sorrise al pensiero di quella bellissima ragazza, non riusciva a smettere di sorridere mentre ripensava alla loro camminata sotto la pioggia; uno accanto all'altro in silenzio, come se quello già bastasse a raccontare una storia. Forse prima o poi sarebbe riuscito a mostrarle il suo volto o forse sarebbe rimasto quel semplice ragazzo che aveva camminato con lei sotto la pioggia.
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