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過去 (Kako)

Terminò di spazzare per terra e posò la scopa all'interno del piccolo ripostiglio, tornando a controllare i clienti. Non vi era nulla di nuovo, si udiva il solito chiacchiericcio e la musica di sottofondo che donava al locale un'atmosfera unica. Si pulì le mani nel grembiule rosa confetto e successivamente il suo sguardo venne attirato da una presenza infondo al locale. Era seduto al solito tavolo e senza dire una sola parola, aspettava che lei venisse a servirlo. Si sistemò una ciocca di capelli dietro l'orecchio e continuò ad osservarlo curiosa. Cercava di studiarlo, di capire per quale motivo fosse tanto curiosa; ma più lo guardava e più le sembrava un normalissimo ragazzo con una mascherina nera e un capellino bianco con la visiera. Non staccava mai gli occhi dal suo telefono, tanto che si domandò se riuscisse realmente a farsi una vita sociale al di fuori di quell'aggeggio elettronico. Quel giorno indossava una camicia rosa antico, con righe molto sottili bianche ad entrare in contrasto con quella tonalità di rosa; jeans neri strappati in diversi punti e delle semplici scarpe da ginnastica basse rosse e bianche. Non era vestito in modo particolare come il giorno precedente, anzi in quel momento sembrava più un ragazzo qualunque che frequentava il liceo. Si avvicinò al suo tavolo, tenendo con mani tramanti la penna, pronta ad annotare qualsiasi cosa le avesse chiesto il ragazzo. -Desideri ordinare?- gli chiese Yuki cercando di guardarlo in viso e lui annuì con un semplice cenno del capo, tornando a guardare il piccolo menù accertandosi di quello che volesse ordinare. -Un puncake al matcha- rispose lui sorridendo attraverso la mascherina scura che indossava, Yuki ricambiò il sorriso, allontanandosi per andare a preparare la sua ordinazione. -Aspetta- disse il ragazzo prima che se ne andasse e a quel gesto la ragazza si voltò a guardarlo confusa, non capendo per quale motivo avesse cercato di attirare la sua attenzione in quel modo. -Potresti aggiungere anche un cappuccino al matcha?- domandò in seguito lui e Yuki annuì con un cenno del capo, voltandosi di scatto per tornare al bancone. Non si accorse nemmeno di aver quasi corso per raggiungere la cucina, mentre appoggiava il blocchetto delle ordinazioni e la penna, sul bancone. Si sentiva stranamente messa a disagio, come se qualcuno stesse parlando di lei alle sue spalle in sua presenza, o come se qualcuno la stesse deridendo davanti ad un intero gruppo di persone. Non si sentiva a suo agio. Quel ragazzo non aveva nulla di speciale per renderla così nervosa, anche se voleva tanto sapere chi si nascondesse sotto quella mascherina; non capiva che cosa avesse di tanto speciale per renderla così nervosa. Scosse la testa, facendo ondeggiare ciocche di capelli castani che erano sfuggiti alla sua treccia; per poi preparare quello che il ragazzo le aveva ordinato. "Aspetta Yuki!" quella frase le rimbombò nella testa, mentre con la mente andava indietro con i ricordi, "non correre in quel modo rischi di farti male" quelle parole, quel tono di voce; pensava di aver dimenticato tutto molto tempo prima, di essere finalmente riuscita a pensare ad altro e di non cadere più tra le pieghe del passato, ma queste sembravano perseguitarla. Ogni volta che lei sembrava essere così lontana e irraggiungibile, questo riusciva sempre a sorprenderla, spaventandola e confondendola. La paura era legata ad ogni ricordo del passato, il solo nominare di esso era sintomo di un leggero sussulto da parte sua. Se le avessero domandato quale fosse la sua peggiore paura, lei avrebbe risposto che il passato era quello che temeva di più. "Sei bellissima Yuki" chiuse gli occhi, portandosi una mano alle tempie per cercare di scacciare quegli stupidi ricordi che le affollavano la mente come un fiume in piena. Niente doveva tornare a galla, nulla doveva uscire dal piccolo vaso di Pandora che aveva creato nella sua mente. Doveva rimanere sigillato, in modo che nessuno ci potesse guardare dentro. Terminò di guarnire il piatto, controllando che fosse tutto perfetto e che non mancasse nulla. Mise su un vassoio la tazza piena di latte al matcha e aggiunse il piatto cucinato in pochi minuti, grazie all'impasto preparato quella mattina per i puncake. Tornò indietro, avvicinandosi al tavolo del misterioso ragazzo per servirgli la sua ordinazione. -Buon appetito- disse semplicemente Yuki con il suo solito sorriso, allontanandosi successivamente senza aggiungere altre parole. Non le piaceva le conseguenze che portava stare vicino a quel ragazzo; ogni volta che gli stava vicino era come se tornasse indietro nel tempo, attraversando con la mente tutti i momenti che aveva trascorso prima di arrivare dov'era in quel momento. Forse era solo la sua immaginazione, una persona non era in grado di fare una cosa del genere, forse era lei che era semplicemente stanca e per colpa del fatto che non riuscisse a riposare bene, le toccava subire tutta quella frustrazione. Si portò una mano sulla fronte prendendo un lungo respiro profondo, come se fosse rimasta in apnea per un lungo periodo. Doveva solo fare lunghi respiri lenti e profondi e tutto si sarebbe sistemato per il meglio; se avesse fatto in questo modo tutti i pensieri negativi e la stanchezza si sarebbero allontanati e lei sarebbe tornata a svolgere il suo lavoro nei migliore dei modi. Se voleva che il suo caffè shop continuasse ad avere tutta quella clientela doveva smetterla di farsi condizionare in quel modo dalle emozioni. Tornò a guardare il giovane, che con molta attenzione contemplava la schermata del suo telefono attendendo una risposta su Kakao Talk. Non sembrava per niente agitato; spalle dritte, postura corretta, gambe accavallate e due dita delicatamente appoggiate sulla tazza del cappuccino. Aveva già assaggiato metà dei puncake e di tanto in tanto, con i rebbi della forchetta, giocherellava con i mirtilli che aveva messo nel piatto per accompagnare il dolce. La mascherina era leggermente abbassata e mostrava due morbide labbra che si incurvava in un costante sorriso allegro. Sembrava davvero appena uscito da uno dei dipinti più belli che il mondo dell'arte avesse mai visto. La sua pelle così bianca da fare invidia alle bambole di porcellana e i suoi occhi di un inteso castano scuro, dipinti dal miglior pittore. Non c'era nulla che non sembrasse attraente in lui, sembrava quasi essere una creatura del diavolo, invece che divina; bello, intoccabile e dannato... forse per questo motivo intorno a lui si percepiva una costante aura di mistero.

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