最初の愛(Saisho no ai)
Forse era sempre stata avventata da quello che ricordava, forse non si era mai realmente fermata a riflettere prima di dire qualcosa che le venisse dal cuore e forse quel giorno si era proprio pentita di non aver detto nulla, di aver tenuto la bocca chiusa per paura che qualcuno potesse pensarla diversamente da lei. Aveva sempre preso decisione con la sua testa e aveva sempre fatto quello che desiderava, ma forse quel giorno era stato uno dei peggiori. Era stato il giorno in cui la codardia aveva preso il posto del suo cuore e nulla di tutto quello che forse avrebbe creduto possibile si sarebbe realizzato.
La neve cadeva leggera e attecchiva velocemente lungo le strade di Seoul, mentre lei rimaneva chiusa nel suo lungo cappotto nero di lana, con la sciarpa azzurra a tenerle al caldo il collo e una parte del viso. Faceva avanti e indietro fuori dagli studi della SM etertainment cercando di riscaldarsi; la sua mente era occupata da mille pensieri, mentre cercava di capire quali parole sarebbe stato meglio utilizzare e quali invece avrebbe dovuto evitare. Aveva un forte istinto di tornare a casa, di darsi malata e di fare finta di nulla; ma non poteva continuare a scappare, chissà che cos'avrebbe detto il suo migliore amico se l'avesse vista in quello stato. Chiuse gli occhi e fece un bel respiro profondo, per poi entrare all'interno della casa discografica. Ci aveva pensato tutta la notte, sapeva che era la cosa giusta da fare ed era stanca di vivere pensando che non sarebbe mai riuscita nel suo intento. Non voleva vivere con il rimorso e forse era quello che ancora oggi la stava divorando lentamente. Si tolse il cappotto avvicinandosi alla sala prove dei cinque ragazzi che aveva sempre adorato e ammirato sin da quando era una studentessa. -Yuki!- la voce di Taemin le entrò nelle orecchie come il fischio di un treno appena lei entrò nella stanza, mentre il ragazzo correva allegramente verso di lei per controllare come si fosse vestita quel giorno. -Niente gonna Taemin, solo tuta- rispose la ragazza con un leggero sorriso sulle labbra, mentre lui le faceva un tenero occhiolino. Andavano molto d'accordo lei e il maknae, anche perché entrambi venivano dal Giappone e a volte tornare a parlare la sua lingua con lui era come tornare a casa, a Tokyo. Le sarebbe piaciuto tornare lì, dire ai suoi genitori che aveva fatto un grande sbaglio, ma sapeva che il grande errore l'avrebbe fatto lei tornando in quella città così opprimente, che non le dava nemmeno la possibilità di respirare. -Oggi cosa ci insegni di nuovo?- domandò Minho avvicinandosi a lei curioso di sapere in cosa consistesse la loro lezione di danza quel giorno, -potremmo divertirci, oppure provare le vecchie coreografie che non vi farebbe male visto che abbiamo un tour tra poco- rispose Yuki guardando il maggiore con un sorriso furbo sulle morbide labbra rosee. Aveva imparato ad essere sempre un passo avanti a loro, anche perché doveva usare la psicologia inversa con quei ragazzi per fargli fare quello che dovevano. Cercare di convincerli e pregarli non aveva mai funzionato, quindi aveva capito che se avesse imparato a persuaderli nel modo giusto avrebbe ottenuto quello che lei voleva che facessero. -Ma il tuor è molto lontano- rispose Key voltandosi a guardarla stanco, come se non avesse voglia di provare le coreografie precedenti; -mi dispiace, ma non posso insegnarvi nulla di nuovo- rispose Yuki guardandoli realmente dispiaciuta. La decisione quel giorno non l'aveva presa lei, ma il CEO e tutti gli altri membri dello staff e lei non poteva certo contraddire i loro ordini. Il lavoro che faceva le piaceva e non voleva essere licenziata perché ritenuta un'incompetente. -Jjong non puoi parlarle tu?- domandò Onew voltandosi a guardare il ragazzo che stava provando qualche passo davanti allo specchio della sala da ballo, -non credo possiamo discutere, quello che decide lei è un ordine dell'alto e se non lo facciamo la mettiamo nei guai- disse il ragazzo tentando di far ragionare gli altri componenti del gruppo, mentre Yuki annuiva dolcemente con un cenno del capo d'accordo con lui. -Se volete mettermi nei guai...- cercò di dire la ragazza, ma Taemin la fermò ancora prima che potesse terminare la frase, -il tuo sempai non ti farà certo licenziare- disse il ragazzo facendo ridere Yuki divertita. -Sono davvero confusa vuoi che ti chiami sempai o oppa?- gli domandò la ragazza prendendolo in contropiede, non si aspettava una risposta del genere, solitamente gli diceva che non lo avrebbe mai chiamato in quel modo per mantenere un velo professionale, ma in quel momento sembrava davvero una di loro. Una semplice e giovane ragazza che amava ballare e fare quello che le piaceva, con un sorriso spontaneo e tanta, tanta voglia di vivere nonostante tutto quello che le fosse successo. -Così l'hai messo in difficoltà- le disse Jonghyun costringendo Yuki a voltarsi per guardare Taemin sorpresa, come se non se ne fosse nemmeno accorta. -Mi dispiace- si inchinò lei realmente dispiaciuta, come se ritenesse il suo comportamento un errore, ma Taemin scosse il capo ancora un po' confuso e imbarazzato. -Non ti preoccupare- rispose lui ridendo allegro e successivamente la ragazza di voltò a guardare il maggiore, -Jjong posso parlarti?- gli domandò la ragazza e a quella domanda lui fu sorpreso, ma non ci pensò due volte e annuì subito con un cenno del capo, uscendo insieme alla ragazza dalla sala da ballo per parlare senza essere disturbati. Quando si furono chiusi la porta della stanza alle spalle, Yuki alzò il capo per guardarlo dritto negli occhi. Sentiva uno strano formicolio nelle mani e nei piedi, mentre il suo cuore batteva troppo veloce per poter essere normale. I respiri si fecero di irregolari, mentre cercava le parole giuste per cominciare il discorso. Quella strana sensazione allo stomaco la faceva stare male, ma aveva bisogno di parlare con lui ed essere sincera, aveva bisogno di dire tutta la verità prima che qualcuno potesse davvero licenziarla. -Tutto okay Yuki?- le domandò Jonghyun appoggiandole dolcemente una mano sulla spalla e a quel gesto la ragazza irrigidì tutti i muscoli del suo corpo nervosa, non aspettandosi quel contatto fisico. -Ho bisogno di parlarti di una cosa che mi rende parecchio nervosa- cominciò il discorso lei giocando nervosamente con le dita delle mani, mentre lui a quel suo gesto sorrideva teneramente, come se sapesse già tutto, ma volesse sentirselo dire. -Vedi Jjong io...- cercò di dire la ragazza, ma prima che potesse continuare venne interrotta da uno dei suoi superiori, che ordinò ad entrambi di entrare all'interno della sala prove per prepararsi all'imminente concerto. -Me lo dirai più tardi- le disse lui mostrandole un secondo sorriso, ma non fu più in grado di trovare il tempo di parlargli e quando ci provava veniva sempre interrotta, costringendola sempre a non dire nulla. Sua madre le aveva sempre detto: "il primo amore non si scorda mai" e aveva ragione, il suo primo amore era stato quello che l'aveva resa più felice, ma quello che l'aveva distrutta di più. Ogni giorno cercava di parlargli, di dire tutta la verità, ma quando era sempre stata così vicina alla sincerità qualcuno la interrompeva. Ora quel rimorso, quel dolore e quei discorsi interrotti pesavano sulla sua vita e la costringevano a pensare a quanto fosse stata ingenua. Sua madre aveva ragione, il suo primo amore non lo avrebbe mai dimenticato.
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