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夜明け (Yoake)

Yuki si svegliò di soprassalto, con la fronte imperlata di sudore. Si guardò intorno spaventata cercando di riprendere fiato, sentiva il cuore batterle velocemente nel petto, mentre continuava ad arrancare per fare entrare più aria possibile nei polmoni. Era come se l'aria le fosse mancata per troppo tempo, come se qualcuno le avesse stretto una corda al collo per un lungo periodo. Cercò di fermare le lacrime, ma aveva bisogno di sfogare quel dolore. Il ricordo di come se ne fosse andata, pensava di averlo rimosso; il solo pensiero di non aver potuto partecipare al funerale, ma di essere rimasta fuori perché non le permettevano di entrare... La SM era sempre stata ingiusta con lei e il giorno in cui l'aveva cacciata, il giorno in cui non le aveva permesso di vederlo nemmeno l'ultima volta, l'aveva distrutta; anche lei aveva perso un amico, ma a questo nessuno ci aveva pensato. Aveva pianto così tanto, che voleva tornare indietro nel tempo per rimettere tutto come prima, solo per poter stare di nuovo in loro compagnia. Sentì le lacrime calde rigarle le guance, mentre singhiozzava rumorosamente disperata. Non si era mai sentita così male come in quel momento.
Guardò l'orologio a muro della sua stanza, notando che era ancora troppo presto per cominciare a lavorare, ma non voleva addormentarsi di nuovo. Non voleva più ricordare, il cuore le avrebbe fatto troppo male ed era già pieno di ferite. Tonare a dormire significava rivivere e non sarebbe riuscita a sopportarlo. Si alzò dal letto cercando di non svegliare Youngjae, che dormiva comodamente acciambellata accanto al suo cuscino. Si diresse in cucina per prepararsi una calda tazza di the, forse in quel modo sarebbe riuscita ad allontanare i suoi pensieri; ma più aspettava che l'acqua bollisse, più i suoi pensieri si accumulavano e lei non riusciva a fare altro che ricordare tutto quello che aveva fatto parte del suo passato. Era stato complesso dimenticare e andare avanti, fare finta di nulla e crescere come se non avesse mai avuto problemi; l'unica cosa era che aveva sempre fatto finta di nulla, se c'era un problema lei non lo faceva pesare a nessuno, andava avanti e continuava a sorridere come aveva sempre fatto. Questo le aveva sempre impedito di mostrare i suoi reali sentimenti, aveva sempre nascosto quelli più dolorosi e secondo lei più imbarazzanti ed era andata avanti cercando di condurre una vita normale, ma non si può se non si riesce ad esternare nemmeno una buona parte dei propri sentimenti. Chiuse gli occhi, prendendo un lungo respiro profondo e riempiendo una tazza con acqua bollente. Vi mise all'interno una bustina di te e successivamente andò a sdraiarsi sulla sdraio in terrazzo. Il cielo si stava schiarendo, dal blu notte stava passando ad un lieve azzurro, segno che il sole stava per sorgere. Il vento tiepido le sfiorò leggermente il viso, mentre beveva a sorsi il the che aveva preparato. Quella mattina, quell'alba, le sembrò triste e malinconica. Non ricordava più quei pochi momenti in cui aveva sorriso, ma solo quelli in cui aveva pianto sino a prosciugare ogni singola goccia del suo corpo. Non ricordava più quali fossero quei ricordi che l'avevano resa felice, perché erano offuscati da quelli tristi. La sua vita era un continuo rewind, continuava ad andare nel passato, non riusciva mai a godersi il presente. Tutto ciò che viveva era collegato ad una parte di lei che ormai aveva già vissuto, ma che continuava a perseguitarla come se trovasse gusto a vederla soffrire. Doveva imparare ad allontanare quelle emozioni, doveva imparare che ogni attimo, ogni secondo che viveva era importante; eppure sembrava così difficile. Non correva più, non vedeva più i fiori dello stesso colore, rideva solo per finta, come le bambole; non aveva più niente che le desse la forza di sorridere, di essere felice e continuare ad andare avanti. Si era chiesta più volte se fosse arrivato il momento di andare via, di scappare in un posto migliore; sicuramente sarebbe stato più rapido e indolore, ma ogni volta si ripeteva che tutto sarebbe andato meglio. Non aveva mai visto un miglioramento e in quel momento ci pensò davvero; aveva davvero senso vivere? Vivere una vita fatta di pianti e sofferenza, vivere una vita che non aveva fatto altro che buttarla verso il basso, mentre lei tentava a fatica di rialzarsi cercando di andare avanti con il sorriso. Aveva davvero senso tutto questo? Aveva davvero senso che lei continuasse a sperare che tutto cambiasse? Che cosa stava aspettando? Chi stava aspettando? La sua vita era una sofferenza continua, una corda interminabile che lei continuava a tirare pregando si spezzasse, ma questa resisteva e non le dava nemmeno tregua. Era stanca; stanca di alzarsi tutte le mattine piangendo, stanca di vivere una vita che non faceva altro che demoralizzarla. Non aveva mai fatto nulla di sbagliato, era sempre stata una brava persona, ma il destino aveva scelto un cammino diverso per lei e forse avrebbe preso quella decisione che aveva sempre rimandato. Era troppo stanca per continuare, troppo stanca. Chiuse gli occhi bevendo l'ultimo sorso di the e cercando di ricordare qualcosa che l'avesse fatta davvero sorridere. Più scavava e più nulla emergeva. Cominciò a demoralizzarsi, sapeva che tutto non aveva senso. Nulla era stato messo nel posto giusto e tutti i pezzi che componevano il suo puzzle erano andati distrutti. -Eri l'unica cosa che mi facesse sorridere- disse Yuki in un sussurro, ricordando quello che realmente l'avesse fatta sorridere, l'unica persona che l'avesse realmente fatta ridere. Il labbro inferiore cominciò a tremarle, mentre le lacrime cominciarono a sgorgare senza un controllo, si portò una mano alla bocca per non fare rumore mentre piangeva. Era stato tutto troppo doloroso, aveva il cuore che era stato ferito troppe volte, che aveva perso troppo per essere così giovane. Non avrebbe più retto, era stanca di andare avanti e credere che sarebbe andato tutto bene, si stava solo illudendo e non poteva continuare ad andare avanti in quel modo. Si rannicchiò su se stessa, portandosi le ginocchia al petto e circondando le gambe con entrambe le braccia, mentre appoggiava la fronte alle ginocchia e si lasciava andare al suo dolore. Era troppo, era sempre stato troppo, ma era arrivata al limite; era arrivata ad un punto dove doveva trovare il coraggio di dire basta. Chiuse gli occhi e lasciò che quella mattina fosse l'alba a consolarla.

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