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変更 (Henkō)

Aveva lasciato quel biglietto senza pensare, pregando che lei lo leggesse e non lo buttasse via pensando fosse solo un inutile pezzo di carta. Non sapeva per quale motivo lo avesse fatto, ma quando aveva cominciato ad ascoltare quella canzone, gli era piaciuta la prima strofa del testo e aveva voluto quasi dedicargliela. Non voleva essere troppo avventato, non voleva che lei pensasse male, voleva semplicemente farle notare quanto poche righe di una canzone potessero essere belle e significative. Guardò la schermata del telefono, controllando l'orologio. Quel giorno non sarebbe andato, ormai era troppo tardi e lei aveva già chiuso il negozio. Non poterla vedere, non poter stare seduto su una sedia all'interno del suo locale, era stato frustrante, ma aveva avuto troppi impegni per colpa del suo lavoro e non aveva avuto il tempo di passare all'interno del suo negozio. Quando entrava lì, riusciva sempre a rilassarsi, quel posto aveva sempre un'atmosfera calma e tranquilla che riusciva sempre a metterlo di buon umore, riuscendo ad allontanare tutto lo stress. Sapeva perfettamente che ci andava solo per lei, anche se i suoi dolci doveva ammettere che fossero i migliori di tutta Seoul; ma la verità era che il solo pensiero di trascorrere un giorno senza nemmeno guardarla dalla vetrina del suo Caffè Shop, lo tormentava. Organizzava sempre tutto in base al fatto che prima dovesse passare almeno un'ora all'interno del suo negozio; doveva sempre trovare un modo per stare con lei ed era l'unico modo per sentirsi a casa. Non poter essere andato da quella ragazza era stato quasi deludente, si sentiva quasi in colpa verso di lei. Sembrava sempre così gentile verso tutti i suoi clienti, anche se in realtà era distrutta moralmente e si sentiva in dovere di starle vicino, di proteggerla da lontano come se fosse il suo Angelo Custode. Non si meritava dolore, si meritava protezione e doveva essere felice. Ogni persona a questo modo si merita un tale privilegio e la promessa che lui si era fatto era di proteggerla da lontano, di starle accanto e renderla, anche per poco, felice.

Quel giorno il misterioso ragazzo che sedeva sempre in un angolo del suo locale, non era venuto. Si era domandata tutto il giorno dove fosse, portandosi di tanto in tanto una mano all'interno della tasca posteriore dei suoi jeans chiari, controllando che il bigliettino che avesse scritto in risposta non andasse perso. Lui, però, non era venuto e lei non aveva avuto l'occasione di rispondere al testo di quella canzone dei Seventeen. Guardò all'interno del suo sacchetto della spesa bianco, sorridendo allegramente e dirigendosi verso il suo appartamento. Erano passati diversi anni da quando non sorrideva così spontaneamente, ma ancora si domandava da dove venisse tutta quella sua allegria, anche se già sospettava qualcosa. Chiuse gli occhi ispirando profondamente, riuscendo a percepire l'arrivo della tiepida primavera e il profumo dei suoi fiori rosei. Aprì la porta dell'abitazione e vi entrò all'interno, trovando la piccola lontra sguazzare nella sua piscina sul terrazzo. Si diresse in cucina per prepararle da mangiare, sistemando la spesa all'interno di alcuni scaffali della credenza e nel frigo. L'unica cosa che non mise al suo posto furono le due tinte per capelli che aveva comprato. Era stanca dei suoi capelli castano scuro, le ricordavano troppo la ragazza che era stata da giovane, voleva cambiare, voleva fare un passo avanti per dimenticare ciò che era stato della sua vita. Quello le sembrava un modo come un altro di cambiare, ma sentiva che era un grande passo. Riempì la ciotola del suo animaletto domestico, per poi appoggiarla sul pavimento e successivamente dirigersi all'interno del piccolo bagno. Prima di cominciare si guardò allo specchio, controllando con occhio critico ogni dettaglio del suo corpo che non le piaceva. Ogni ragazza si comporta in quel modo quando si trova davanti ad uno specchio, pensa sempre di non essere mai abbastanza perfetta per la società nella quale vive. Tutti dicono che la bellezza interiore è quella che conta, ma si vive in una società dove realmente quella che conta è la bellezza esteriore. Vengono imposti mille canoni e migliaia di ragazza cercano di raggiungerli disperatamente, per non venir giudicate troppo pesantemente dalla società nella quale sono costrette a vivere. Non esiste una bellezza interiore, quella è solo una bella favola che viene raccontata dalle mamme per far star bene le proprie figlie, per fargli capire che per loro saranno sempre belle; la verità è che la bellezza esteriore è quella che conta davvero e quella che davvero le persone guardano quando ti conoscono per la prima volta.
Prese alcune ciocche dei suoi capelli cominciando a tingerle di nero; una per una, sino alla radice. Mano a mano che andava avanti pensava a quello che le aveva sempre detto sua madre, a quello che aveva sempre cercato di farle credere, ma era sempre stata troppo testarda per volerla realmente comprendere. Si era sempre creata le sue idee e sulla base di quelle si era costruita tutto il suo pensiero, non si era mai fatta influenzare dagli altri, aveva sempre lasciato che fosse lei ad influenzare gli altri. Sapeva che non era giusto, ma aveva sempre preferito che fosse così. In Giappone la vita è complessa, gli standard sono alti, sia a livello di studi che di bellezza e molti non riescono a sopportarli. Lei era sempre stata la prima a non seguirli, ma casa sua, il paese dove era cresciuta, non era l'unico ad avere standard che distruggessero menti giovani o che le influenzassero negativamente. Scosse la testa cercando di allontanare quei pensieri, anche se mentre eseguiva quei trattamenti le sembrava quasi automatico finire a pensarci. Si sciacquò i lunghi capelli con il soffione della vasca da bagno, togliendo tutta la tinta in eccesso, dopo aver aspettato una buona mezz'ora che attecchisse perfettamente al capello. Si asciugò con il phone e successivamente si decolorò le punte dei capelli sino a farle diventare bianche. Un lavoro lungo e complesso, ma desiderava realmente cambiare; credeva fosse l'unico modo di fingere di andare avanti. Chiuse gli occhi e si passò il nuovo colore della tinta sulle ciocche che aveva appena decolorato, mentre la piccola Youngjae entrava all'interno del bagno cercando di richiamare la sua attenzione. Yuki sorrise al piccolo animale domestico, per poi tornare nuovamente a guardarsi allo specchio per controllare come stesse venendo il suo lavoro di bellezza. Aspettò nuovamente un tempo che le sembrò infinito e ripeté lo stesso lavoro che aveva fatto precedentemente con la prima tinta . Quando ebbe finito di asciugarsi i capelli, guardò il risultato ottenuto, soddisfatta. Era da tanto tempo che non si colorava i capelli in quel modo, solo quando aveva lavorato all'interno delle case discografiche aveva sempre avuto i capelli di colori diversi. Era sempre stata la più giovane, una ragazza sempre piena di talento e di voglia di lavorare, ma quando aveva abbandonato, molte case discografiche avevano tentato di contattarla nuovamente, ma lei era troppo stanca per tornare a fare quel lavoro. Voleva essere il capo di se stessa e così prese tutto e come quando era solo una ragazzina, se ne andò sparendo nel nulla.

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