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知人 (Chijin)

Yuki guardò nuovamente l'orario sul suo orologio, sfornando successivamente i cupcake che aveva messo in forno. Il ragazzo se n'era andato molto presto quella mattina, aveva guardato un messaggio su Kakao Talk e si era limitato a sparire. Aveva attraversato la strada principale, che portava al centro della capitale, ma quando si era sporta per osservare dove si stesse dirigendo, lui era già sparito. La sua mente l'aveva sempre portata a ragionare razionalmente, ma non era fisicamente possibile che quel ragazzo sparisse in quel modo. Era quasi orario di chiusura, ma voleva preparare qualche dolce da mangiare a casa davanti ad un bel film. Youngjae la stava sicuramente aspettando, ma ormai il piccolo animale si era abituato ai suoi ritardi. Sistemò le sue cose all'interno della borsa e terminò di pulire gli ultimi tavoli, non voleva andarsene e lasciare tutto sporco.
Era sempre stata una persona ordinata, anche se a volte per pigrizia faceva finta di nulla e lasciava in disordine; ma nella norma, quando vedeva qualcosa fuori posto, era abituata a ricollocarlo nella sua locazione originale. Quando abitava a Tokyo, la sua camera era quella più ordinata di tutte le stanze. A sua madre non piaceva molto ordinare o pulire e solitamente per fare i mestieri di casa chiamavano qualche volta una domestica che venisse a farle al posto suo. Suo padre era sempre al lavoro e tornava a casa molto tardi, quindi non aveva mai né il tempo né le energie da dedicare alle pulizie di casa. L'unica stanza in ordine infatti era la sua, in modo da non creare disagi anche alla piccola Youngjae, che sicuramente non si sarebbe mai trovata bene a dormire su una pila di vestiti sporchi sopra la sua cuccia.
Spazzò per terra e sistemò le sedie, cercando di avvicinarle ai tavoli; quando il rumore della porta che si apriva costrinse la ragazza ad alzare lo sguardo. -Vieni sempre durante l'orario di chiusura?- domandò lei guardandolo dritto negli occhi, con un sorriso divertito sulle labbra, mentre il ragazzo si voltava a guardarla sorpreso. Si inchinò educatamente, dispiaciuto di arrivare sempre all'ultimo momento, ma non poteva darle una spiegazione del perché potesse raggiungerla sempre a quell'ora, quindi si limitò semplicemente ad inchinarsi. -Cosa posso darti?- domandò in seguito lei osservandolo curiosa; era vestito in modo differente rispetto a quella mattina e questo non fece altro che incuriosire la giovane ragazza, che continuò ad osservarlo curiosa. Pantaloni bordeaux, camicia bianco latte ed una giacca dello stesso colore dei pantaloni. La camicia era leggermente sbottonata e i capelli erano leggermente umidi, come se avesse appena corso sotto la pioggia, ma gli abiti non era bagnati e fuori non pioveva, quindi si domandò come potesse essere possibile. Gli fece segno con la mano di accomodarsi ad uno dei tavoli, avvicinandosi successivamente alla porta del locale, per girare il cartello con le scritte "chiuso" e "aperto"; evitando di far entrare qualcun altro dopo l'orario di chiusura. -Cosa posso portarti?- domandò Yuki e alla sua domanda lui si voltò a guardarla curioso, ma allo stesso tempo spaesato. Nemmeno lui sapeva che cosa volesse ordinare, era tornato soltanto per vederla, ma sapeva che se avesse voluto rimanere lì con lei avrebbe dovuto acquistare qualcosa. -Prendo qualcosa di appena fatto- rispose lui con la voce camuffata dalla mascherina e Yuki alle sue parole sorrise, dirigendosi in cucina dove aveva appena sfornato i cupcake. Ne glassò uno con la crema al burro rosso fuoco, che aveva messo in frigo; e si mise a farlo con molta attenzione, facendo attenzione anche al più piccolo dei particolari, non voleva che il suo lavoro risultasse insoddisfacente. Mise il dolce su un piattino decorato a mano con fiori di pesco ed aggiunse una piccola forchetta nel caso il ragazzo non avesse desiderato mangiarlo con le mani. Osservò il suo lavoro completo, tornando successivamente nel salone principale, per servire il ragazzo con quello che aveva appena preparato. Voleva che fosse speciale, come tutto quello che cucinava d'altronde, ma in particolare voleva la sua di approvazione, voleva che lo apprezzasse tanto quanto lo apprezzava lei. Gli mise con attenzione il piccolo piattino sul tavolo, costringendo il ragazzo a guardarlo sorpreso, come se non avesse mai visto un dolce bello come quello. Si impegnava molto in quello che faceva e si vedeva, non vi era nessuna imperfezione nel suo dolce, era talmente bello da dover fare invidia ad altri pasticceri, che avevano team esperti di ragazzi che li aiutavano in cucina, mentre lei lavorava da sola e riusciva a creare vere e proprie opere d'arte. -Ti piacciono gli Shinee?- le domandò in seguito il ragazzo richiamando l'attenzione della giovane, che si voltò a guardarlo curiosa. -Sono un gruppo a cui tengo particolarmente- rispose Yuki con un sorriso malinconico sulle labbra, rammentando tutti i momenti che aveva trascorso con i membri di quel gruppo. Il suo primo gruppo e i suoi primi amici, anche se non poteva definirli in quel modo professionalmente, ma loro si erano presi cura di lei, come lei si era presa cura di loro; quindi forse in qualche modo poteva definirli come tali. -Posso sapere il tuo nome?- le chiese in seguito il ragazzo assaporando il dolce che lei gli aveva preparato; Yuki non si aspettava una domanda del genere, ma prima o poi dovevano conoscersi, non poteva sempre rimanere quell'alone di mistero a coprire quella loro strana relazione. Anche se quel mistero le piaceva, non potevano continuare a comportarsi in quel modo senza sapere nulla l'uno dell'altro; sarebbe stato un nuovo modo per lei di provare ad andare avanti, non poteva sempre evitare i rapporti umani in quel modo, sarebbe diventata un automa se avesse continuato a farlo. -Yuki- rispose lei guardandolo dritto negli occhi, mettendolo in soggezione, come se quello sguardo fosse in grado di leggere il suo nome direttamente nella sua anima. -Neve in giapponese- rispose il ragazzo sorpreso che avesse un nome altrettanto bello e delicato come lei. La neve era fredda, dolce, morbida, fresca e silenziosa; lei rispecchiava perfettamente il nome che le era stato dato, talmente bene da confondersi quasi con essa. -E il tuo nome?- domandò Yuki curiosa di conoscere chi fosse il misterioso ragazzo che sedeva sempre infondo al suo locale. Sorrise da sotto la mascherina, come se si vergognasse di mettere a confronto il suo nome con quello della ragazza; -Moonbin, il mio nome è Moonbin-

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