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新しい気持ち (Atarashī kimochi)

Il mattino seguente quando Moonbin si fermò davanti al negozio della ragazza, ripensò alle parole che gli aveva detto HyunA; per quale motivo avrebbe dovuto farla soffrire ancora? Aveva davvero sofferto così tanto? Era molto curioso di sapere che cosa fosse successo nel passato di quella ragazza, ma si vedeva che lei non era molto propensa a parlarne e forse se lo avesse fatto sarebbe stato troppo doloroso. Non voleva farla soffrire, ci teneva a lei, era una persona davvero dolce e non poteva credere che qualcuno avesse avuto il coraggio di farla soffrire. Continuò a guardarla mentre serviva i suoi clienti con un dolce sorriso sulle labbra, mentre lui cercava di mettere in ordine tutti i suoi pensieri. Non aveva mai rivolto la parola a HyunA, raramente avevano avuto una conversazione, ma quando era venuta verso di lui per dirgli quella semplice frase quasi si era sentito intimidito. HyunA doveva conoscere molto bene Yuki, forse la ragazza era stata una delle sue ballerine prima di lasciare il mondo dello spettacolo. Perché aveva lasciato il mondo dello spettacolo? Per quale motivo aveva scelto quel lavoro se poi aveva preso la decisione di cambiarlo e farne uno totalmente diverso? Si sentiva molto confuso e non sapeva come rispondere a tutte le domande che si stava ponendo e aveva paura che non vi fosse una risposta. No, una risposta c'era, ma Yuki non era propensa a dargliela. La ragazza non gli avrebbe mai detto per quale motivo aveva preso quella decisione, sapeva che non lo avrebbe mai fatto. Si portò una mano vicino alla tasca del suo zaino, controllando di non aver perso quello che la sua agenzia gli aveva dato.
Era strano non riuscire a sapere che cosa le passasse per la testa, certo era una persona davvero molto socievole e molto propensa a conoscere nuove persone, ma allo stesso tempo era chiusa e riservate, non parlava molto volentieri di quella che era la sua vita privata. Era curioso, ma la rispettava e forse quando avrebbero imparato a conoscersi meglio si sarebbe aperta molto più volentieri con lui. Chiuse gli occhi cercando di allontanare tutti quei pensieri che non facevano altro che confonderlo, ricordandosi del blocco da disegno che si trovava nel suo zaino. Avrebbe tanto voluto darle il ritratto che le aveva fatto, ma non si sentiva ancora pronto. Sapeva che i suoi sentimenti erano molto visibili, ma non voleva metterla in imbarazzo o nella brutta posizione di doverlo rifiutare. Lei era bellissima, bella come la neve e i fiori di pesco che sbocciavano in primavera; ma aveva troppa paura che lei non provasse lo stesso per lui. Sentiva quasi che i suoi sentimenti andassero a senso unico, sentiva che fosse l'unico a provare davvero forti emozioni per lei. Si demoralizzò a quel pensiero e quasi non riuscì ad entrare nel negozio, ma continuò a guardarla attraverso la vetrina. Quel giorno indossava una semplice gonna plissettata azzurra con una camicetta rosa pastello leggera, i suoi capelli erano legati in una lunga coda di cavallo e si potevano notare le sfumature di colore che si era fatta. La riga di eyeliner su suoi occhi le donava uno sguardo felino, ma l'ombretto rosa la faceva assomigliare ad un fiore di sakura. Nulla era paragonabile a quello che lui stava guardando, era così bella che quasi toglieva il fiato a chi la guardava. Il suo sorriso illuminava l'intera stanza e lui non aveva parole per descrivere quanto la trovasse bella. Sembrava un angelo. Quando si voltò a guardare fuori dalla vetrina gli sorrise e lo salutò con un gesto della mano; ricambiò il saluto, mentre all'interno del suo stomaco cominciavano a formarsi mille farfalle. Prese un lungo respiro profondo e aprì la porta del negozio, andando a sedersi nel solito tavolo in fondo al locale. Guardò nervoso la forma rotonda del tavolo, mentre continuava a tenere stretto tra le sue braccia il suo zaino, come se avesse paura che qualcuno potesse rubarglielo. Continuò a tenere la mascherina scura sul suo viso, cercando di non incontrare lo sguardo di nessuna ragazzina che potesse essere in grado di riconoscerlo. Attese con molta ansia che Yuki venisse a servirlo, mentre continuava a ripensare al discorso che le avrebbe fatto quando lei si sarebbe seduta di fronte a lui. Non si sentiva pronto, aveva quasi paura di quello che sarebbe potuto succedere in seguito, ma non poteva essere cosi grave. Continuò a fare respiri lenti e regolari, senza lasciarsi prendere dal panico. Yuki terminò di servire gli ultimi clienti e successivamente chiuse il negozio, andando a sedersi di fronte a lui.
Quel giorno aveva preparato per entrambi una dolce torta al matcha, con due bevande fresche al sapore di sakura; si sentivano molto le sue origini giapponesi nei dolci che faceva. Sorrise, mentre alzava lo sguardo per incontrare il suo. -Il tuo nervosismo innervosisce anche me- disse Yuki e a quella frase i muscoli di Moonbin divennero meno tesi e le sue mani la smisero di tenere lo zaino come un'aquila terrebbe la sua preda. -Mi dispiace- si scusò lui, spostando la mascherina nera sotto il mento per poter parlarle meglio; -non ti scusare- rispose Yuki assaggiando un pezzo della sua torta, -se sei così nervoso vuol dire che hai bisogno di parlare con qualcuno- continuò lei facendogli un tenero occhiolino che lo lasciò senza fiato, mentre il suo cuore cominciava nuovamente a battere all'impazzata. Frugò frettolosamente nel suo zaino e ne estrasse un cartoncino rettangolare avvolto nella plastica; era agganciato ad un nastro in tessuto spesso e molto colorato, lo mise sul tavolo e lo avvicinò a Yuki. -Questo ti servirà per venire dietro le quinte- disse Moonbin tenendo lo sguardo basso per l'imbarazzo, appoggiando successivamente lo zaino a terra. Yuki guardò l'oggetto confusa, ricordandosi in seguito a che cosa le sarebbe servito. Lo prese con titubanza e successivamente se lo mise al collo.
Doveva imparare ad andare avanti e Moonbin l'avrebbe aiutata; anzi la stava aiutando senza nemmeno rendersene conto. -Quand'è il concerto?- domandò in seguito cercando di fingersi emozionata, mentre dentro di lei aveva ancora paura di poter incontrare qualcuno che l'avesse già conosciuta in passato. -Tra due giorni- rispose Moonbin cercando di leggere sul suo volto la sua espressione, ma gli sembrò quasi indecifrabile. -Non vedo l'ora di venire a vederti- mentì lei cercando di non mostrare le sue emozioni. Aveva ancora troppa paura, era ancora troppo arrabbiata per tornare indietro, ma Moonbin era un bravo ragazzo e con lui era felice; non sapeva spiegarne il motivo, ma lo era. Non era giusto che quello che lui faceva per lei non venisse mai ricambiato, anche lei in qualche modo doveva renderlo felice, come lui faceva con lei. Andare a quel concerto era una pazzia, ma sapeva che era la cosa giusta da fare, sarebbe stato anche un modo per distruggere tutti i demoni che l'avevano perseguitata in passato. 

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