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友人 (Yūjin)

Sapere che lei fosse fiera di lui, sentire quelle esatte parole provenire dalle sue labbra, lo fece sentire quasi importante, come se la sua approvazione fosse molto più importante di quella di qualcun altro. La guardò mentre osservava il suo bracciale, come se non ci fosse nessuno intorno a lei. I suoi occhi vagavano su ogni piccolo dettaglio di quell'oggetto, mentre lui cercava di mangiare senza fare il minimo rumore, come se non volesse disturbarla. Forse stava rivivendo un ricordo importante e se fosse stato nei suoi panni non avrebbe voluto essere disturbato. Il modo in cui guardava quel bracciale, come lo contemplava con così tanta attenzione gli fece notare quanto tenesse a quell'oggetto. Gli aveva dato un oggetto davvero importante per lei e non si era preoccupata che lui lo perdesse, gliel'aveva affidato come se si fidasse di lui, come se si conoscessero così bene. Si erano visti una sola volta e lei aveva avuto il coraggio di fare una cosa del genere, di fidarsi di lui. Lui non l'avrebbe mai delusa, il solo giorno che aveva messo piede in quella sala da ballo, sapeva che sarebbe stato il giorno in cui lei sarebbe rimasta tra i suoi pensieri per un lungo periodo. Chi non sarebbe rimasto affascinato da lei? Dal suo modo di camminare, dal suo sguardo penetrante e dal suo modo di sorridere; chi non avrebbe avuto voglia di scoprire quale storia raccontassero i suoi occhi? Lui era sempre stato curioso, ma la cosa che davvero gli importava era solo quella di attirare la sua attenzione e di poterla frequentare anche solo come amico. Starle vicino lo rendeva felice, lo faceva stare bene, forse lei stava cominciando a diventare il suo sogno. Sin da quando era bambino aveva sempre saputo che la musica era parte di lui, ma quando vide quella ragazza capì che forse ci poteva essere spazio anche per un altro sogno. Il modo in cui lei faceva le cose, anche il solo suo modo di muoversi e di appoggiare un bicchiere sul tavolo era bellissimo, lei era la cosa più bella che lui avesse mai visto; poesia in movimento. -Ti piace quello che fai ora?- gli domandò Yuki spostando lo sguardo dal suo bracciale per incontrare quello del ragazzo, che alle sue parole annuì con un cenno del capo, allontanandosi dai suoi profondi pensieri. -Il mio gruppo si chiama ASTRO- rispose lui in modo differente da quello che lei gli aveva chiesto, ma si accorse successivamente dell'errore fatto, quando le sue labbra si incurvarono in una risata dolce e armonica, la melodia più bella che lui avesse mai udito. -ASTRO... ho già sentito parlare di voi- rispose Yuki facendosi pensierosa, ma successivamente smise di darci peso e tornò a guardare il ragazzo, -credo che tu stia facendo un ottimo lavoro, ormai è da molto che non sono più sulla scena musicale, ma mi fido del tuo talento- disse Yuki stringendo dolcemente un pugno per mostrargli il tifo che lei avrebbe fatto per lui.
Il suo tifo sarebbe stato quello che gli avrebbe dato più forza per continuare ad andare avanti e fare quello che amava. All'inizio non era pronto, non avrebbe mai voluto dirgli il lavoro che faceva, aveva paura che se lo avesse scoperto lei avrebbe preso la decisione di trattarlo come un estraneo e di pensare a lui solo come idol, una persona intoccabile, senza rendersi conto che anche lui era umano; ma se non avesse detto la verità non sarebbe stato in grado di restituirle il bracciale e lei non lo avrebbe mai riavuto indietro. La decisione che aveva preso sapeva che era quella giusta, anche se lui avesse sofferto, se lei si sarebbe allontanata per questo; vederla sorridere davanti a quel bracciale lo aveva ripagato di tutte le sue paranoie. Sapeva che oltre quel gioiello loro non avrebbero più avuto modo di conversare così a lungo, così cercò di godersi quell'attimo, vivendolo come se fosse davvero l'ultima volta che l'avrebbe vista.
Quel silenzio era davvero imbarazzante, si percepiva che lui avesse paura di dire qualcosa e che se lo tenesse per sé per paura di una sua reazione. -Spero che questo sia l'inizio di una buona amicizia- disse Yuki guardandolo dritto negli occhi e a quelle parole lui alzò lo sguardo sorpreso, incontrando gli occhi profondi di quella ragazza. L'aveva detto con voce tremante, come se non fosse davvero fiduciosa di quello che sarebbe potuto accadere in futuro, ma lui voleva davvero credere che le sue parole fossero sincere, voleva aggrapparsi alla speranza che non gli stesse mentendo. Quello aveva bisogno di sentire da lei, sapere che avrebbe avuto una possibilità, che le loro strade non si sarebbero divise; voleva crederci, voleva crederci con tutto se stesso e non dimenticare mai quanto il suo sostegno lo avesse aiutato, quanto il suo bracciale lo avesse aiutato nei momenti difficili. -Amici?- le domandò Moonbin quasi non credendo al significato stesso della parole e lei annuì con un cenno del capo, -amici- rispose la ragazza mostrando un dolce sorriso, che irradiò una profonda sicurezza al ragazzo.

Non sapeva se avesse fatto la scelta giusta, non sapeva per quale motivo avesse detto quella frase, ma le sembrava il momento giusto per dirla. Aveva paura delle conseguenze, ma non poteva più tirarsi indietro e non poteva rimangiarsi la parola. Ora ricordava nitidamente dove lo aveva incontrato per la prima volta, dove il sorriso di quel ragazzo avesse davvero colpito la sua attenzione. La domanda che gli aveva posto era così simile a quella che le aveva posto lui e fu in quel momento che decise di dargli il bracciale, nella speranza di non vederlo sparire come era capitato a lui, nella speranza di non farlo allontanare dal mondo. Dargli quell'oggetto, l'unico oggetto davvero importante che possedesse era stata una grande responsabilità, ma non ne era rimasta delusa. Rivederlo, sapere che non aveva abbandonato nulla, che era andato avanti convito del suo ideale, le aveva tolto un altro peso dal cuore, come se avesse smesso di sentirlo come una responsabilità.
Non sentiva la parola amici da tanto tempo ormai, ma come le aveva detto HyunA unnie, non poteva continuare a scappare, non poteva continuare a pensare che tutto sarebbe sempre andato male, forse ci doveva davvero provare e forse la felicità sarebbe arrivata prima di quanto avrebbe previsto. 

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