メモリ(Memori)
Rimase molto tempo ad osservarla, notando che i suoi occhi erano contornati da occhiaie violacee, come se non avesse dormito tutta la notte, ma non solo, sembravano molto gonfi, come se avesse appena smesso di piangere. Si vedeva che non era in forma, che sembrava avesse pianto tutto il giorno e tutta la notte, ma lei andava avanti, sorrideva e serviva i suoi clienti come ogni giorno. Non mostrava la sua debolezza, come se questa fosse più una vergogna che un modo di sfogarsi. Moonbin non riusciva a capirla, più la guardava e più anche il suo cuore si intristiva. Quale ragazza riusciva a sopportare tanto dolore facendo finta di nulla? Non aveva mai conosciuto nessuno come lei; aveva paura di ferirla, di farle del male o di spezzarla. Era come una bambola di porcellana, si vedevano tutte le venature nei punti dove si era rotto e dove aveva cercato di incollare nuovamente tutti i pezzi, cercando di nasconderle. Non aveva il coraggio di parlarle quel giorno, aveva paura di dirle qualcosa che potesse ferirla. Non sapeva nemmeno come comportarsi, si sentiva così nervoso e fuori luogo, come se percepisse che quella ragazza, quel giorno; non volesse parlare con nessuno. Era stressante, sapeva che si erano conosciuti da poco, ma lui sentiva di conoscerla da sempre; il suo nome ed il suo viso, sentiva che erano da qualche parte tra i suoi ricordi, ma più scavava e più essi si allontanavano. Era così ingiusto. Prese un lungo respiro profondo e guardò il disegno che aveva fatto per lei. Quel ritratto era l'unico che si avvicinasse quasi alla perfezione, sembrava quasi reale da quanto impegno ci aveva messo. Avrebbe voluto regalarglielo, ma come poteva? Non era il giorno giusto e nemmeno il momento giusto. Quello era un regalo importante, un regalo dove lui aveva messo anima e passione, non poteva darglielo in quel modo. Se glielo avesse dato in quel momento, lei magari lo avrebbe rifiutato e avrebbe sicuramente pensato che lui stesse correndo troppo e non poteva permettersi di allontanarsi da lei. Se non avesse più visto il suo sorriso, se non avesse più avuto l'occasione di poterle stare vicino o di poterle parlare, era sicuro che sarebbe impazzito. Aveva bisogno di lei, come gli esseri viventi hanno bisogno dell'ossigeno per respirare e come i pesci hanno bisogno dell'acqua per poter sopravvivere; sapeva che quello che stava dicendo non aveva un senso, che pensare quelle cose quando nemmeno si conoscevano non era normale, ma sentiva di avere un legame con lei.
Guardò il dolce che aveva ordinato e che sicuramente lei aveva preparato con molta attenzione al dettaglio; si fermò a pensare dove avesse già visto il suo viso, dove i loro sguardi si fossero già incontrati, ma sembrava che nelle sua mente avessero messo un blocco, impedendogli di ricordare. Come poteva averlo dimenticato? Non poteva dimenticare una cosa di così inevitabile importanza. Aveva bisogno di ricordare, voleva sapere in quale altra occasione si fossero visti, quando i loro corpi erano stati così vicini. Nella sua mente aleggiava una nebbia troppo fitta che lo teneva lontano da quel ricordo, quasi lo ritenesse anche troppo pericoloso. Non poteva credere che la sue mente fosse contro di lui, aveva bisogno di sapere, aveva bisogno di ricordare, ma l'unica cosa che riusciva a ricordare era se stesso quando era più giovane, stava parlando, ma non si scorgeva il volto della persona, ma più parlava e più sembrava felice che questa persona lo stesse ascoltando. Da quale ricordo lo stava tenendo lontano la sua mente? Quale segreto stava nascondendo la sua memoria?
Yuki continuò a servire i suoi clienti, cercando di tenersi alla larga dal tavolo infondo al locale. Quel giorno non era pronta a vederlo, il suo cuore non avrebbe retto. Quella mattina aveva pianto troppo, i ricordi l'avevano investita nuovamente come un treno in corsa e lei non era stata in grado di fermarlo. Voleva che tutto finisse, voleva perdere per sempre la memoria per non ricordare più quegli avvenimenti del suo passato. Tutto non aveva fatto altro che renderla infelice e quando si affezionava a qualcuno lo perdeva sempre. Non voleva che continuasse ad accadere, era come se qualcuno l'avesse maledetta, impedendoli di provare sentimenti per paura che essi venissero distrutti. Gli Shinee erano stati il suo primo gruppo; il gruppo che aveva ascoltato per la prima volta quando viveva ancora in Giappone e quando si era affezionata era stata cacciata, aveva perso degli amici... se avesse continuate a pensare a loro si sarebbe messa a piangere davanti alla sua clientela e questo non poteva permetterselo. Chiuse gli occhi facendo un bel respiro profondo, cercando di allontanare tutte le energie negative. Se avesse avuto una gomma da cancellare, l'avrebbe volentieri usata su se stessa, facendo in modo di sparire e di non esistere più per nessuno. Avrebbe smesso di pensare a ciò che le aveva fatto male e il mondo avrebbe smesso di ricordarle quanto risultasse insignificante e patetica. I suoi occhi caddero sul ragazzo infondo al locale e pensò che quando ricordare le serviva veramente, la mente non collaborava, come se volesse tenerla lontana da quel ragazzo. Le sembrava così familiare, il suo nome sapeva di averlo giù udito, ma non trovava quel maledetto ricordo.
Mise in ordine i dolci nella vetrina, servendo l'ultimo cliente prima della pausa pranzo. Guardò Moonbin che lentamente si alzava dalla sua sedia e chiudeva il suo book da disegno quasi affranto, lo mise nello zaino con molta cura e successivamente si portò sulle spalle una giacca di pelle nera, tenendo il viso nascosto dalla mascherina scura e il capellino dello stesso colore della giacca. Prese la bibita che non aveva terminato e si avvicinò all'uscita del locale, voltandosi a guardarla. Fu uno scambio di sguardi intenso, come se entrambi volessero dire qualcosa di importante, ma avevano troppa paura per farlo. Quando Moonbin spostò il suo sguardo, una ragazza dai lunghi capelli biondi mossi, entrò all'interno del locale. Portava anche lei una mascherina sul viso e un cappellino bianco sulla nuca, per nascondere meglio il volto. Indossava un paio di Jeans chiari strappati, una maglietta bianca e una giacca dello stesso materiale dei pantaloni. Tenne il capo basso sin quando Moonbin non uscì dal locale e successivamente si voltò a guardare Yuki. -Come posso aiutarla?- domandò la ragazza con voce tremante e a quella domanda la giovane sorrise e si tolse dal viso la mascherina nera, in modo che lei potesse riconoscerla; -ciao Yuki, è da molto tempo che non ci vediamo, stai vivendo bene?- le domandò la ragazza e Yuki spalancò gli occhi per lo stupore, sorpresa che lei fosse venuta fino al suo locale per salutarla. -Unnie?- domandò Yuki sorpresa e a quel soprannome la ragazza sorrise dolcemente, annuendo con un cenno del capo.
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