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Capitolo 8

"Ehi che ci fai qui a quest'ora?" le chiesi. Lei si voltò e rispose: "potrei farti la stessa domanda." Poi tornò per la sua strada, era probabilmente diretta verso casa. "Questo è il tono sarcastico tipico degli Eruditi. Sei sicura di aver fatto la scelta giusta Rigida?" la canzonai. "Termine insolente tipico degli Intrepidi. Che ci fai qui, Escluso?" Mi rispose. Sorrisi alla sua perspicacia e al modo in cui mi stava tenendo testa: era ammirevole, non avevo mai sentito nessun Abnegante parlare in quel modo. Beh a parte me stesso. Ma non ero più un Abnegante ormai. "Sì credo che tu mi abbia scoperto: ero un Intrepido. E tu, che mi dici di questo tuo modo di parlare saccente e incredibilmente snervante?" Lei sorrise appena. "Scusa, non credevo di essere così fastidiosa". "Come ti chiami?" le chiesi. "Beatrice" "Prior, giusto? La figlia di Andrew Prior?" mi feci sfuggire un particolare che sapevo della sua vita. Non potevo dirle che la conosco perché sono Tobias Eaton, figlio di Marcus Eaton, il primo trasfazione abnegante dopo anni, sfuggito ad un padre che lo picchiava, tra l'altro presunto orfano di madre. Lei conosceva mia madre, era convinta che fosse morta ed era andata al suo funerale. Me la ricordo appena, in quella sera piovosa che stringeva la mano a sua madre, Natalie. Infatti appena le posi quella domanda mi rispose con uno sguardo interdetto. "Come lo sai?" "Tuo padre è famoso tra gli Esclusi" fu la mia risposta. Non fu molto convincente, sapevo che lei non era convinta ma annuì comunque. "Sì, sono io. E tu sei?" Sapevo che mi avrebbe fatto quella domanda, ma cosa dovevo rispondere? Cosa volevo rispondere?
"Quattro. È il nome che mi hanno dato negli Intrepidi. Mi faccio chiamare così adesso, il mio vecchio nome non conta più." Mi sorpresi a pronunciare quelle parole con un sottile accenno di malinconia; la sua voce mi distolse dai miei pensieri. "Come sono gli Intrepidi? Beh voglio dire, se te ne sei andato forse non sono granché ma voglio solo essere certa di aver fatto la scelta giusta. Sai avevo intenzione di trasferirmi lì."Le sorrisi "beh il cibo è buono e ho conosciuto tanta gente simpatica e mi sono fatta degli amici ma ho fatto la scelta sbagliata." Pareva soddisfatta della mia risposta ma poi mi chiese cosa si facesse negli Intrepidi e io le parlai degli allenamenti e delle simulazioni e le spiegai l'origine del mio nome. "SOLO QUATTRO PAURE? Sei sorprendente!" fu il suo commento. Poi le parlai dei giochi, dei tatuaggi, della torta, dei piercing e dell'alcool. La vidi ridere e osservarmi curiosa; non tenevo una conversazione del genere con una persona da tantissimo tempo e per di più stavo parlando con una ragazza! Non mi era mai riuscito così semplice parlare con una ragazza, ma lei era diversa, i suoi occhi erano luminosi e il suo sorriso era raggiante. Dopo forse un'ora ci congedammo. "È stato bello parlare con te, Quattro" disse sorridendo. Ed entrò in casa. Restai per qualche minuto davanti la sua abitazione, come imbambolato, poi me ne andai sorridendo.
Le avrei raccontato tutto di me, sapevo di potermi fidare di lei, dovevo solo aspettare il momento giusto.
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Ero uscita di casa con l'intenzione di non voler parlare con nessuno, né di vedere nessuno, ma lui era diverso. Mi faceva sentire a mio agio nonostante fosse un ragazzo e fosse più grande di me. Mi piaceva parlare con lui; mi aveva parlato di sé apertamente, come se fossimo vecchi amici.
Speravo di poter parlare con lui più spesso. Mi piaceva: era bello, intelligente e mi guardava come se ci fosse davvero qualcosa di bello da vedere in me, in questo ammasso di capelli biondi e nei miei abiti grigi. E mi faceva sentire speciale

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