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Capitolo 66

Alexa's pov

<<Matthew, non correre fuori dal parco... mi raccomando>> intimo al mio cuginetto di appena tre anni, che circola lungo il perimetro della zona recintata che ospita alcune piccole attrazioni - quali scivoli e altalene - .

Lui in risposta si limita ad annuire, facendomi intendere che seguirà le mie istruzioni.

Rilascio un sospiro ed estraggo dalla tasca dei jeans corti che indosso il mio cellulare... chiudo gl'occhi per un secondo quando noto che non ho nessuna notifica e successivamente lo ripongo sopra al tavolino che sta al mio fianco.

<<Ancora nulla?>> una voce alle mie spalle mi riporta alla realtà, abbattendo ogni mio pensiero.

<<Oh Samuel, sei tu>> porto una mano al petto e mi rilasso poco a poco <<Non pensavo di avere una cugina così fifona>> ridacchia sotto i baffi, beccandosi da parte mia una pacca sul petto <<Tu non sei di meno, comunque>> rispondo a tono.

<<Stai pensando a quello che sto pensando io?>> domanda dubbioso e preoccupato <<Certo, signor transformers>> alza i suoi zaffiri scuri al cielo mentre scoppio in una fragorosa risata <<Avevo solo sette anni, non me ne fare una colpa!>> esclama in sua difesa.

<<Sì, ma come hai potuto pensare che dei robot alieni potessero veramente conquistare il mondo e sterminare la razza umana?>> chiedo mentre mi appoggio sulla sua spalla e ridere più che posso.

<<Stendiamo un velo pietoso su questa storia, va bene?>> mi mostra uno sguardo caritatevole <<Io direi anche un sasso>> balbetto con le lacrime agl'occhi.

<<Passiamo a te, ora>> si schiarisce la voce, sedendosi sopra la tavolo, tornando serio insieme a me <<Cosa ti rende così pensierosa?>>

<<È tutto così difficile>> sussurro addolorata, tenendo lo sguardo rivolto verso il basso mentre le mie iridi verdi si fanno sempre più luccicanti.

<<Non me lo merito... >> valuto mentre penso a Zayn <<Il suo amore non fa per me, è troppo>> mormoro, portando una mano tra i capelli e stringendo un attimo dopo le ciocche con le dita.

<<E chi l'ha detta questa cosa?>> domanda mio cugino d'un tratto, posizionandosi davanti a me e non più di fianco.

Porto una mano sul petto per indicarmi e lo sento sbuffare <<Come sei finita a svalutarti così tanto? Sei una persona eccezionale e - da quel che mi hai raccontato - pure lui lo è... non mollare tutto, non ora>> dice con tono affettuoso, sistemando le braccia sopra alle mie spalle.

<<Le cose complicate non sono mai state le mie preferite>> ammetto più a me stessa che a lui <<Lui lo è?>> scuoto subito la testa, negando la sua affermazione <<Allora nulla è complicato, se non le tue paranoie>> spiega brevemente, abbozzando un sorriso.

<<Non le definirei paranoie, dal momento che tutto è vero>> preciso, difendendo la mia situazione.

<<I tuoi genitori non sono protagonisti in questa storia, vuoi capirlo una volta per tutte? Fatti valere, Alexa! Non sei mai stata il tipo di ragazza che si fa mettere i piedi in testa, perciò riprenditi ciò che vuoi>> puntualizza Samuel, puntandomi un dito contro.

<<Vuoi capire che la loro opinione è importante per me? Se per caso in un lontano futuro ci lasceremo, da chi dovrò tornare? Risponditi da solo e prova a metterti nei miei panni con questo ulteriore peso sulla coscienza>> sbotto furiosa, stanca di essere considerata ancora una volta l'immatura della coppia.

<<Effettivamente, vista da questa prospettiva, non posso non darti ragione... ma penso che se ne possa parlare civilmente>> annuisco numerose volte e tengo la testa rivolta verso il basso.

<<Conosci abbastanza mia madre e sai che se è contraria ad una cosa rimarrà fedele a questa opinione fino alla fine dei suoi giorni.>>

<<Lui come si chiama?>> a questa domanda, il mio cuore perde un battito.

<<Zayn>> rispondo flebilmente, incrociando lo sguardo con il suo.

<<Il luccichio dei tuoi occhi parla da sé>> mi accarezza la guancia e sorride <<Lo ami tanto, vero?>>

Sento il fiato mancarmi e la terra sparire sotto i miei piede mentre le famose farfalle svolazzano indisturbate nello stomaco, creando un groviglio di emozioni all'interno di esso.

<<Sono follemente innamorata di lui>> concludo sincera, mordendomi il labbro inferiore con i denti per trattenere al massimo le lacrime che minacciano di sgorgare dalle mie iridi.

<<Allora non smettere mai di farlo>> detto questo, avanza verso di me e mi cinge tra le sue braccia lunghe ed accoglienti.

Mi lascio coccolare per una manciata di minuti, passati con la testa appoggiata sul suo petto e i singhiozzi come sinfonia di sottofondo.

<<Alexa, perché piangi?>> una vocina dolce e carina giunge alle mie orecchie e nel frattempo tre dita si ancorano alla mia coscia, costringendo me e Samuel ad interrompere l'abbraccio.

<<Va tutto bene, Matthew>> dico, mentre asciugo velocemente le mie gote arrossate.

<<La mamma mi ha detto che bisogna essere forti e non piangere>> mi accovaccio in modo da avere a faccia a faccia il suo visino angelico ornato da un arruffamento di boccoli scuri.

Sorrido dopo questa affermazione e stampo un bacio sulla sua fronte.

<<Piangere non è una brutta cosa, anzi delle volte ti fa sentire libero>> la sua tenera età non gli permette di capire esattamente il discorso, dunque si limita a scrutarmi attentamente.

<<Allora adesso stai bene?>>

<<Grazie a te, sì.>>

Mi lascia un bacio sulla guancia e dopo di che fa segno a Samuel di prenderlo in braccio.

<<Forza peste, è arrivato il momento di tornare a casa>> canzona il fratello maggiore, ricevendo le lamentele del più piccolo <<Più tardi torneremo qui tutti insieme, vero?>> il ragazzo si ferma a riflettere sulla questione e successivamente mi lancia un'occhiata fulminea <<Vedremo.>>

...

Riempio alla rinfusa la mia valigia, inserendo qualsiasi indumento o altro di mia appartenenza.

Finito questo passaggio, esco dalla camera da letto mentre trascino il trolley abbastanza ingombrante e mi dirigo all'uscita.

<<Dove vai?>> speravo che mia madre non mi vedesse, ma non tutti i sogni sono fatti per essere realizzati <<A casa>> rispondo velocemente, senza darle più di tante spiegazioni.

<<Come pensi di arrivarci e, soprattutto, con quali chiavi vorresti sbloccare la serratura?>>

<<Forse non ci siamo capiti>> mollo la presa dal mio bagaglio a mano e mi avvicino un po' <<Intendo nella mia casa, non di certo la vostra.>>

Senza lasciarle il tempo di ribattere, le mostre le spalle e continuo il mio tragitto fino al giardino.

Il sorriso smagliante di Samuel mi accoglie all'interno della macchina ed intanto la voce fastidiosa e squillante di mia madre risuona nell'aria.

<<Ho perso la pazienza, fai quello che ti pare!>> sbotta infine, raggiungendo il culmine.

<<Vedi che ci capiamo? Hai forse afferrato il concetto che tra circa cinque mesi compirò i miei tanti attesi diciotto anni e che dovrò cominciare una vita nuova, possibilmente fuori casa senza la tua costante intromissione?>>

Sganciata la domanda bruciapelo, la saluto con un gesto scattante della mano e mi intrufolo all'interno della vettura.

<<Capisci contro chi mi sto mettendo?>> chiedo a mio cugino, indicando con lo sguardo la donna indispettita che tiene le mani sui fianchi <<Accantona questo pensiero e partiamo>> sorrido ed annuisco, appoggiando la testa sullo schienale del sedile.

Nel giro di un quarto d'ora giungiamo alla meta stabilita e - dopo aver passato un paio di minuti con Samuel, salutandolo e ringraziandolo per tutto - mi accomodo tra i posti consumati del vecchio mezzo di trasporto pubblico.

Quando l'orario della partenza scatta, il rumore delle rotaie del treno colpisce il mio udito, a tal punto da farmi appoggiare i palmi sulle orecchie.

Per risolvere anche questo ulteriore fastidio, infilo le cuffiette e mi abbandono tra le note dolci della melodia.

Lascio che le palpebre si chiudano sotto il mio volere e mi rilasso, pensando a ciò che mi aspetterà tra poco più di quattro ore.

Con un pizzico di ansia, agitazione ed euforia riesco a trascorrere tutto il tragitto in religioso silenzio.

Da lontano mi accorgo della comparsa di un grandissimo cartello con su scritto 'Bradford' ed è lì che mi convinco di avercela fatta... manca poco.

Afferro saldamente la mia valigia e mi faccio strada all'esterno - dopo aver patito una lunga attesa per raggiungere le porte automatiche - .

La frenesia che regna nella stazione ferroviaria mi confonde, ma con difficoltà riesco ad allontanarmi dalla folla.

Faccio in tempo a mandare un messaggio a Samuel, facendogli sapere di essere arrivata, perché poi accade l'inaspettato.

Noto la figura possente di Zayn correre nella mia stessa direzione.

Non credo ai miei occhi, tanto che passo una mano sopra ad essi per essere certa di non star sognando.

Dopo aver realizzato che è tutto vero, rilascio il bagaglio a mano e mi affretto più che posso verso di lui.

Con un dito sfioro la felicità nell'istante in cui il suo corpo entra in collisione con il mio, creando un tutt'uno: sento la sue mani stringermi forte i fianchi e lentamente una delle due sale verso la mia chioma indomabile.

Premo forte dalla mancanza le braccia attorno al suo collo e le mie gambe circondano il suo bacino.

Scoppio in un pianto liberatorio e sento che lo stesso capita anche a lui, per il semplice fatto che una chiazza umida nasce nell'incavo del collo - mio grandissimo punto debole - .

Intanto, nella mia mente, risalgono i ricordi dell'unica nostra telefonata - che risale a due giorni fa - nella quale abbiamo abbattuto i nostri muri, creati ulteriormente a causa della distanza.

I suoi palmi morbidi e caldi scorrono in basso fino ad arrivare alle mie cosce, in modo da tenermi unita a lungo più a lungo.

<<Non farlo mai più>> balbetta tra i singhiozzi, lasciando un bacio sulla mia pelle ricoperta di brividi <<Non andartene lontano da me>> continua.

Dopo una settimana intera, i nostri sguardi si incrociano tra di loro al susseguirsi della sua frase.

Annuisco mentre mi asciugo le gote leggermente bagnate e sposto i capelli tutti da una parte.

Traccio con un dito il profilo scolpito del suo viso, soffermandomi sul contorno delle labbra lievemente screpolate.

Di mia spontanea volontà, prendo a coppa il suo volto tra le mani ed unisco le mie labbra con le sue in un bacio passionale, che cerca di recuperare il tempo d'oro perso.

L'avvolgimento delle nostre lingue e la serie di sospiri irregolari da parte di entrambi vale più di mille parole.

È qui che devo stare, non ci sono dubbi.

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