Un sorriso che uccide
Le scelte, o meglio le richieste, di Stephen degli ultimi giorni mi hanno ridato una parvenza di serenità che non credevo avrei più fatto mia.
Salto in piedi pieno di energie; vorrei andare a surfare con Adam alla baia, ma sono anche combattuto se stare o meno con Stephen: mi dirà chiaramente cosa prova per lei? Voglio saperlo?
Non mi è mai particolarmente interessato chi frequentasse ma il mio menefreghismo nei confronti della Clary, lo scorso anno, lo ha fatto parecchio soffrire.
Ero troppo incentrato su me, sul mio rapporto autodistruttivo con Marissa, che la scorsa primavera si è rivelata essere la mia sorellastra, per pensare a lui.
Forse se gliene parlassi...
Scaccio con forza il pensiero; Marissa ha il terrore qualcuno scopra cosa siamo e cosa siamo stati, la relazione incestuosa fra noi.
Un attacco di bile mi sale per la trachea.
No, no, no oggi non voglio pensarci.
Il telefono lampeggia dandomi chiaro segnale di notifiche non lette.
Marissa trascorrerà la giornata in una beauty farm con Melissa e mi lascia libero.
Libero? Ma siamo seri?
Mi sento un cane al guinzaglio quando mi tratta così.
Gironzolo per la stanza svogliato; decido di andare a svegliare Step mentre esco in corridoio me lo trovo davanti, assonnato che cerca di domare i suoi capelli, resi ispidi dal gel della sera prima.
《Play?》 Mi chiede tra uno sbadiglio e l'altro.
Annuisco e lo seguo, le mani affondate nelle tasche di un pantalone informe della tuta; passando davanti lo studio di nostro padre, serro involontariamente i pugni sentendo le unghie forzare la carne, Step lo saluta con entusiasmo, appendensosi allo stipite.
Io resto muto e proseguo.
Il sospiro frustrato che esala quell'uomo alle mie spalle, aumenta in maniera esponenziale il nervoso nei suoi confronti ma Step mi oltrepassa per accaparrarsi il joystick bianco della play che ritiene gli porti fortuna ed io mi concentro su quello.
Quanto può essere infantile a volte.
《Non facciamo colazione?》 Chiedo guardandolo saltare il bordo del divano per appropriarsi della seduta che non rifletta sul volto, inopportuna, i raggi del sole.
Scuote solo la testa mente avvia la consolle.
Passo dalla cucina per una tazza di caffè ed automaticamente punto lo sguardo alla vetrata verso la casetta in piscina.
Cosa starà facendo?
《Byronnnn.》
L'urlo di Stephen mi richiama.
Afferro la tazza e lo raggiungo.
Gli tiro un sonoro scappellotto alla base della nuca. Se sediamo sul divano uno dei due sarà accecato dalla luce esterna.
Sposto il tavolino e mi siedo a terra; maledicendomi in turco prende posto accanto a me.
Giochiamo da ore e alterniamo vittorie a sconfitte mantenendo un pareggio neutrale.
《Com'era stare con Marissa?》Mi chiede Step concentrato su una "skill" di gioco; lascio cadere il joystick e subisco un gool.
Merda.
Stephen continua a giocare ignaro; lo sguardo fisso allo schermo della tv.
Che cazzo gli rispondo? Che era sbagliato? Che era tutto un tremendo errore? Una relazione tossica e marcia?!
《Bello.》 Commento atono.
《E allora perché vi siete lasciati?》Insiste.
Appoggio il dispositivo a terra, mi abbraccio le ginocchia al petto e scuoto il collo, prima a destra poi a sinistra, sentendo scrocchiare alcune ossa.
《Perché non eravamo innamorati forse. Che domande fai?》
《Boh era per chiedere.
State sempre insieme non pare cambiato molto però. Perché non le lasci più spazio?》
Io?
Vorrei dirtelo che è mia sorella, e che anche se lo sa, vorrebbe che stessimo ancora insieme, ma io sento le budella controrcersi al solo pensiero.
《Che cazzo ne so...ci sta bene così.
Quando trovo una che mi interessa o lo farà lei o lo farò io: prenderemo le distanze. E tu?》 Cerco una via di fuga interrogandolo.
《Io-io...》 Balbetta.
《È così assurdo che mi manchi la terra sotto i piedi quando la guardo!?》 Ammette imbarazzato.
Sussulto. Cristo è stracotto.
Scelgo di non rispondere e sfilo in rassegna i giochi; ne fa partire un altro e iniziamo subito a insultarcipresi dalla competizione.
Percepisco nell'aria qualcosa di diverso mentre cerco di abbattere il robot di Step. Sento qualcosa...con la coda dell'occhio la vedo sull'uscio della stanza. Kallie.
Sembra davvero una bambola di proporzioni perfette.
Mi concentro e batto quel primate di mio fratello, ma quando mi volto è scomparsa.
Decidiamo di mangiare davanti la consolle e mentre Step mi raggiunge in cucina per prendere i piatti precotti mi chiede se sia il caso di chiamarla.
《L'ho appena vista andare verso la spiaggia in tenuta da corsa.》Affermo noncurante.
Aggrotta la fronte lancia uno sguardo oltre la finestra e mi chiede.
《Credi sia felice?》
《Perché non dovrebbe?》Evito di rispondere, interrogandolo a mia volta.
Cosa sai Stephen?
《Bah non so; mi sembra solo ... che cazzo ne so!》
Ecco appunto.
《Tranquillo.》Cerco di rassicurarlo.
Mentre lui guarda un paio di film in tv sbuffando a ripetizione lo vedo scrutare il cellulare più volte.
《Oggi non esci?》Gli chiedo vedendolo nervoso.
《Non voglio imbattermi in Clarissa.》
...azz tasto dolente.
《Capisco. Salgo.》
Lo lascio lì con dubbi e nervoso.
Io avrei voluto farmi un giro con Adam ma decido di declinare anche l'invito al Glam per restare a casa a dare a Stephen un sostegno morale che non posso negargli, non oggi.
Il sole cala piano su questa giornata fatti di casa, di una noia strana.
《Non ha mangiato!》 Mi dice Stephen serio facendo capolino in stanza, sfilo le cuffie.
Arcuo un sopracciglio alla sua affermazione.
Lo seguo di sotto.
《Beh, valle a chiedere se viene a cena con noi? Potremmo ordinare qualcosa.》
Commento scrutando svogliato il contenuto del frigo.
《Vieni con me?》Mi chiede supplichevole.
Cristo santo.
《Sì, dai andiamo.》
Dove cazzo è finito il mio fratellino strafottente e ipersicuro di sé?!
Che fosse tutta una facciata?
Lo seguo fino alla dependance.
Bussa incerto e la chiama con quel ridicolo nomignolo che le ha affibbiato "raggio di sole" e Kallie apre l'uscio sbattendo le ciglia assonnata. Dal suo pancino arriva un lamento nemmeno tanto sommesso.
Riderei se non fosse che mio fratello mi tirerebbe un pugno.
Ci fa una smorfia mentre le gote le si tingono di un lieve rossore.
Stephen la osserva muto.
《Vado a recuperare la cena: pizza o indiano?》Chiedo alternando lo sguardo dall'uno all'altra, vagamente a disagio.
Si guardano e contemporaneamente rispondono uno l'opposto dell'altra.
Mi batto il palmo aperto in fronte.
Fantastico. Non hanno nemmeno gli stessi gusti e la cosa mi fa sorridere.
《Ok. Ci penso io.》 Affermo prima di lasciarli soli.
Godo la brezza in viso, dal finestrino abbassato, mentre raggiungo l'area portuale dove varie strutture commerciale fanno servizio d'asporto. Avremmo potuto farcelo consegnare a casa ma avevo davvero bisogno di staccare e mi illudo di aver concesso loro un momento di intimità.
Questo pensiero però mi urta il cervello mentre compilo la scheda presso il ristorante indiano.
Tamburello con le dita in attesa mi servano le comande.
Mentre rientro a casa mi accorgo di non aver pensato alle bibite ma non giro la macchina; ci arrangeremo con quanto troveremo in casa.
Deposito le chiavi sulla mensola all'ingresso: la casa è immersa nel silenzio più totale.
Dove cavolo sono?
Raggiungo con le buste la cucina e li vedo attraverso le doppie vetrate aggirarsi nella dependance.
Li raggiungo; non avevo compreso avremmo mangiato lì m.
E forse ho esagerato con il cibo, ma la frase "lei non ha mangiato" mi si ripeteva in testa mente scrivevo le porzioni da ordinare.
Sul tavolino ci sono una marea di schifezze da bere e sgranocchiare.
Al mio arrivo Step preme il tasto play del telecomamdo e il film Hunger games inizia evitando i inutili conversazioni.
Non c'è imbarazzo mentre mangiamo in silenzio. Step sta a terra a gambe incrociate ai piedi del divano, allora mi siedo ad un estremo, lei in un pigiamino casto e infantile sta raggomitolata, al versante opposto.
Mi scopro a guardare più lei del film. Segue le scene con vivo interesse e la sua espressione mutevole e partecipe mi cattura.
Non posa mai lo sguardo su Stephen e lui, ignaro, si ingozza e guarda attento lo schermo.
Forse gli basta averla nella stessa stanza.
Ad un certo punto Kallie balza in piedi e sento i suoi piedini nudi calpestare affrettati il parquet, la seguo con la coda dell'occhio e la vedo sparire in camera.
Un istante passa prima che sentiamo un urlo: più un gemito prolungato direi.
Step ed io balziamo in piedi confusi e la raggiungiamo di corsa.
La scena ha dell'assurdo: spuntano da sotto il letto le sue gambe snelle che batte furiosamente a terra.
Ridiamo un sacco prima di liberarla.
Step solleva il letto e io sgancio quanto più delicatamente possibile alcune ciocche incastrate nelle molle della rete.
Scuote il visino arrossato e porge a Step la scatolina con il regalo di compleanno che abbiamo preso insieme.
Deglutisco e mi sento il terzo incomodo mentre lui si lascia allacciare al polso il bracciale.
Torniamo alla visione del finale della trilogia.
Step ogni tanto rigira al chiarore dello schermo il polso ammirando il regalo.
Lei ha un sorriso genuino e fresco mentre contempla il suo entusiasmo.
Una suoneria sconosciuta distrae tutti ma lei rifiuta la chiamata e Step le strizza complice l'occhio.
Chi cavolo la chiama alle tre del mattino? E lui lo sa?
Non riconosco subito la mia che vibra nella tasca del pantalone: Marissa con un messaggio della buonanotte ma rifiuto la chiamata a disagio.
L'aria nella stanza si è fatta improvvisamente pesante.
Step tira una costina di maiale a Kallie che replica lanciandogli una generosa manciata di pop corn.
Inizia una battaglia fra loro che mi coinvolge non appena la cucchiaiata di gelato diretta al collo di mio fratello atterra al centro della mia maglia e lei la fissa ridendo della mia espressione sconvolta.
Ed è stranamente bellissimo ridere con loro e sentirla ridire, un suono inebriante, cristallino.
Dopo aver reso la stanza un cesso ed esserci conciati come maiali, rassettiamo il grosso e la salutiamo diretti alla villa.
Step ha un sorriso a trentadue denti mentre mi saluta dalla soglia della sua camera.
Vado a farmi una doccia.
Pesco un jeans dalla sedia ed esco in balcone; il sonno non giunge stasera.
Vorrei non soffermarmi sui pensieri di stasera ma sono stati uno svago per la mia mente perennemente inquieta.
La luna rischiara una notte limpida con poche stelle.
Abbasso lo sguardo e vedo la nostra piccola ospite seduta a bordo piscina: le gambe penzoloni che giocano creando brevi increspature nell'acqua.
Indossa un camicia da notte bianca che le dona, i capelli scuri vengono accarezzati da un tiepido vento. La luna crea giochi d'ombra sul suo viso.
Non mi capacito di trovarmi a bordo piscina a fissare la sua espressione assorta, rapita in un mondo tutto suo.
《Potrei buttarti in acqua.》Esclamo.
Non sussulta.
Gira il viso di scatto verso l'alto, regalandomi un sorriso che mi fa tremare le gambe.
《Devi solo provarci.》 Esala piano.
Dio non sfidarmi ragazzina...
La sollevo di peso e la giro verso di me affinché veda la mia risata diabolica quando la lascerò cadere in acqua.
Non si agita resta sospesa nel vuoto fra le mie braccia ed io mi incanto a fissare le sue labbra che sono piccole ma carnose.
Appoggia esitante le mani sul mio petto e io avverto una scarica elettrica attraversarmi violenta la spina dorsale.
Scivola sul mio corpo, lasciandomi letteralmente senza fiato; restandomi incollata non posso impedirmi di chiedermi se le sue labbra non abbiano un qualche sapore esotico.
Quando sto per scoprirlo avverto in lei un movimento che mi disorienta e cadiamo in acqua. Nell'impatto non la lascio, anzi rinforzo la presa, cingendo con un braccio la vita esile e con l'altro le spalle.
E il suo corpo si incolla al mio, le sue gambe snelle si ancorano sui miei fianchi, facendomi bruciare, un fuoco che arde dentro di me e i cui punti caldi sono quelli dove le nostre pelli sono a contatto, e più la stringo, più sento il bisogno di toccare la sua pelle nuda e incredibilmente liscia.
Un fremito la scuote e inizia a battere i denti estorcendomi una sommessa risata.
Zittisco il cuore che, molesto, nella cassa toracica ha ingaggiato una corsa furiosa.
La stringo al petto raggiungendo i gradoni per uscire dall'acqua; la deposito dolcemente su una sdraio.
Mentre mi giro la vedo abbracciarsi le ginocchia infreddolita ed io deglutisco perché quell'indumento bagnato, aderisce ed esalta le sue forme lasciando davvero poco all'imaginazione.
Recupero un telo mare, la copro con lentezza abbeverandomi della sua visione, delle gocce che risplendono sul viso, sui capelli, sulle braccia, sul petto.
Il suo visetto punta due iridi splendenti di un caldo color cioccolato nelle mie; ho la saliva azzerata; resto in piedi ad osservarla per un istante, la sua mano si allunga verso il mio petto dove alcune gocce cadono. Un dito affusolato e gentile segue dal collo al costato il percorso di una di loro ed io sono paralizzato dalle sensazioni che il suo tocco mi scatena. Blocco la sua mano e ne bacio il palmo. L'elettricità che sento nelle vene non si placa.
Cercando di riacquistare il controllo del mio corpo, poggio la mia fronte alla sua ma i nostri respiri affrettati annientano ogni pensiero logico ed io vorrei solo baciarla fino a dimenticare come mi chiamo.
Ma il pensiero di Step come una sferzata si impone.
Mi distacco da lei e dopo averle carezzato il volto ne bacio la fronte.
Scuoto la testa per tornare lucido, scaccio questi pensieri frustrato.
《Vai a cambiarti non voglio ti ammali di nuovo.》 Le dico, dominando il tremito nella voce.
Mentre penso che vorrei solo stringerla ancora un po' fra le mie braccia.
Fugge stringendosi al petto il telo, senza girarsi.
Se non ci fosse Step.
Se lei non vivesse qui.
Io...
... le correrei dietro.
Scocciato per le sensazioni devastanti che mi hanno invaso torno in casa e mi costringo a letto impedendo al mio lato irrazionale di correre da lei o di tornare sul balcone almeno per poterla vedere ancora.
Quella ragazzina ha un sorriso che uccide...penso pregando il sonno giunga presto.
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