ottobre
La mattina di una nuova settimana di scuola presenta un cielo cupo, pregno di nuvoloni carichi di pioggia.
Ormai andare a scuola con Stephen è routine, a volte vediamo Byron in cucina altre volte lo troviamo già a scuola.
Non mi ha più rivolto la parola dalla sera del mio incubo, ma colgo spesso il suo sguardo su di me. Quando arrivo a scuola mi precipito da Charlie e Cloe, sono sotto il castagno che inizia a tingiersi con i colori dell' autunno, appena mi vedono si sbracciano.
Mi si affiancano ed entriamo insieme, ci separiamo agli armadietti, quando chiudo il mio una luce, tipo di flash da apparecchio fotografico mi destabilizza per un attimo, sbatto le ciglia e metto a fuoco la Ming e la Clary che mi guardano con un sorriso malevolo, scuoto le spalle, il puntello con gli altri, a dopo in mensa, sorvolo sull'episodio.
Domani Charlie avrà un test di francese molto importante, ha fatto dei notevoli miglioramenti e sono convinta lo passerà alla grande.
Tardo in mensa, mi sono fermata in segreteria per capire se posso accedere ad un corso che ha suscitato il mio interesse la scorsa settimana, dopo averne visto il volantino in bacheca. La segretaria non mi presta particolare interesse, è oberata di lavoro e mentre le faccio la mia richiesta formale parla al telefono, quindi mi liquida con un cenno affermativo del capo e mi invita ad andarmene.
Arrivo di corsa e trovo tutti già al tavolo di Molly, ovviamente lei sta spalle curve su un libro, oggi ci sono anche Melissa, che ormai facendo coppia con Jordan gli sta vicino; ci sono anche Byron e Marissa e questa è senza altro una sorpresa, anche se non saprei dire se piacevole . Prendo posto come sempre di fronte a Molly che mi onora di un genuino sorriso, alla mia destra Charlie e Cloe. Scorro il testo di francese che Charlie ha preparato: decisamente buono.
Tiro fuori il mio pasto ed il testo della Browning, tutti chiaccherano ma non sono eccessivi.
Ad un certo punto Eric, che si era alzato, torna scocciato e si abbatte con la grazia di un bisonte sulla panca, sussultiamo tutti.
《 Non c'è un dolce decente in questa mensa, magari avessimo qui una fetta della torta di ieri. Kallie devi rifarla ASSOLUTAMENTE!》 Esclama Eric.
Guardo Molly che sta lentamente scuotendo la testa ma sorride.
《Veramente l'ha preparata lei!》 dico al gruppo indicando con l'indice Molly, la quale chiaramente diventa di svariate sfumature di rosso e se potesse diventerebbe parte integrante del suo libro di lettura.
I ragazzi sono fantastici: la elogiano e sono talmente sinceri che anche Molly percepisce l'accettazione nelle loro voci, l'unico che non commenta è Adam a cui è rimasta scolpita una espressione di stupore quasi comica.
Quando suona la campanella tutti se ne vanno in fretta tranne Molly che intenzionalmente si attarda. 《 Perché?》 Mi chiede ed io non capisco se voglia sapere perché l'ho condivisa con loro, perché ho detto loro che a farla fosse stata lei o perché cerchi di inserirla in un gruppo a cui lei non ha mai aspirato far parte.
《Perché no?》
Mi gratifica con un sorriso poi corre via.
Guardo fuori dalla finestra il tempo sta peggiorando visibilmente, grosse gocce si abbattono con ferocia sulle vetrate della mensa. Resto incantata a guardare la furia della tempesta abbattersi sul campus, fino a quando un'inserviente addetta alla mensa non si scusa per dover fare il suo lavoro e me ne vado.
Ho talmente perso la cognizione del tempo che è inutile vada all'ora successiva a cui ormai manca poco per essere finita.
Vado alla caffetteria a prendermi un caffè doppio macchiato latte, entrando incontro sull'uscio Brian, lo saluto, mi guarda scuote la testa e mi supera senza ricambiare. Prendo il cellulare e scorro la barra notifiche, un breve messaggio di Michael. Trovo su una sedia la rivista sgualcita che avevo visto in mano a Marissa con l 'articolo sulla mamma. Poggio il viso sulle mani, a gomiti aperti sul tavolo, lo contemplo affascinata; non la vedo da centotrentasette giorni. Chino la testa sul testo e mi lascio avvolgere dalla malinconia .
Salto in piedi, esco dall'edificio per non perdere anche la prossima lezione.
La giornata nonostante il tempo uggioso arriva al termine.
Poco prima della di fine delle lezioni Stephen mi ha chiesto di non contare su di lui per il rientro a casa e di farmi dare un passaggio da suo fratello, ho annuito convinta e l'ho guardato correre nella direzione opposta alla mia.
Raggiunto il cancello della Beacon high apro l'ombrello, la pioggia si fa insistente ma io non mi affretto verso la fermata dell autobus cittadino. Ho messo le cuffiette dell'iPod ed ascolto una hit che sa di casa, di amiche lontane, di una vita che manca ma che non tornerà più.
Un'auto sterza bruscamente e mi taglia la strada, quasi sale sul marciapiede, ma non sono in vena di litigare quindi affretto il passo, alla fermata manca poco.
L'auto mi si affianca e spalanca lo sportello del passeggiero.
È Byron.
Lo ignoro ma mi segue a passo d'uomo rischiando di causare seri problemi al traffico, lo guardo e la rabbia repressa scompare, evapora come neve al sole.
《 Che vuoi?》
《Sali, per favore!》non mi guarda e stringe il volante.
Salgo.
Lo ignoro deliberatamente mentre mi porta a casa, non fa in tempo a spegnere l'auto che ho già raggiunto la dependance.
Entro e corro a farmi una doccia; ho bisogno di mettere qualcosa nello stomaco, i ragazzi dovrebbero essere entrambi fuori, al campus,impegnati con gli alenamenti.
Non so perché invece Byron stesse facendo ritorno casa, ma lui è qualcosa a cui non voglio pensare; indosso dei leggins ed una felpa oversize: sulla porta della dependance trovo lui... le mani appoggiate all' architrave sopra la mia testa, la testa reclinata, è fradicio .
《Ma che diavolo?!》 Lo guardo, è stato qui tutto il tempo.
Alle sue spalle il temporale non da tregua, mi blocca l'accesso.
Lo afferro per il bavero della giacca della divisa e lo tiro dentro e chiudo la porta con un calcio, ai suoi piedi si sta formando un enorme pozza d'acqua.
Sembra un fantoccio inerme.
Lo spingo in bagno, lo faccio sedere sul bordo vasca: gli sfilo la giacca che si affloscia ai nostri piedi, accendo il getto della doccia, inizio a sbottonargli la camicia, prima i polsini e poi parto dal collo e scendo, riesco a toglierla. È a petto nudo , ha un fisico perfetto, le labbra si sono fatte bluastre per il freddo.
《 Fatti una doccia calda, Byron ti prego!》
Ho le mani sulla sua cintura ma armeggio a vuoto, mette una mano sopra le mie, deglutisco ed indietreggio di un passo.
Lo sguardo offuscato riprende lucidità, si alza e mentre finisce di spogliarsi esco dal bagno, chiudo la porta e mi ci appoggio di peso, imponendomi di respirare normalmente.
Alla villa, per fortuna non trovo anima viva perché non credo riuscirei a spiegare la mia presenza in camera di Byron mentre frugo nel suo guardaroba dove afferro una tuta di cotone pesante, grigio antracite. Scendo di soppiatto e prendo pure il brico del caffè.
Nella dependance non si sente più l' acqua della doccia, resto un istante in attesa.
《 Kallie? 》
《 Aspettavi qualcun altro?》 gli chiedo divertita.
Appare sulla porta del bagno, con una mano trattiene un asciugamano che stringe in vita, l'altra se la passa nervoso fra i capelli umidi. Gli lancio i vestiti che prende sorridendomi di rimando. Mentre si riveste cerco due tazze che riempio di caffè. Quando esce dal bagno gliene metto una fra le mani. Lo aspetto seduta sul divano e lui mi raggiunge a piedi nudi; fra noi c'è questo silenzio che sta diventando pesante.
《Saresti andata a correre prima?》
《No!》affermo convinta.
Poggia la tazza sul tavolino, raccatta il mucchietto di vestiti bagnati e fa per andarsene. Sulla porta mi lancia uno sguardo serio e interrogativo, scuoto la testa e lascia la dependance.
Seguo con lo sguardo la sua figura incedere sotto quella che ormai è una pioggerellina, in tre falcate scompare.
Non ceno alla villa mangio alcune schifezze preconfezionate, residuo della cena con Stephen e Byron.
Stephen passa a darmi la buona notte, è di splendido umore, come al solito, mi lascio contagiare e finisco i compiti, ascoltando la musica ad alto volume: Around.
È incredibile come i giorni passino velocemente, ieri Molly mi ha accompagnato a lezione di arte, giocava con un ciondolo bellissimo fatto a mano in legno che mi ha confessato essere un regalo di suo padre, averlo a casa la rende molto felice. Noto con piacere che ha iniziato a parlare anche con Charlie e Cloe, ovviamente di scuola, ma è già un gran primo passo.
Stamani Moussad mi ha portato alla casetta in piscina un pacco enorme proveniente da Parigi, contenente un elegante cappottino blu in lana cotta con le impunture rosse e lo stemma della scuola ricamato sul taschino.
L'ho indossato subito, ora le temperature specialmente al mattino sono più fresche, molti indossano giacche sui vari toni del blu ma per giacche e cappotti non vige lo stesso rigido codice di abbigliamento, ne ho viste di varie foggie e modelli.
Quando arrivo a scuola con Stephen le ragazze mi sommergono di complimenti, speravo lo avesse scelto la mamma, invece proviene da Lorraine, la sua assistente.
Oggi accederó al nuovo corso di scrittura creativa, avendo sempre la terza ora del giovedi buca spero di trovarlo interessante, non l'ho accennato a nessuno, è un progetto che serbo nel cuore, pensando a Chanel e sono in parte emozionata.
Arrivo in classe proprio all'ultimo, ci sono forse una ventina od anche meno studenti, prendo posto nelle prime file lasciate vuote.
All'ultima fila siede Molly, mentre le faccio un cenno di saluto lei scuote energica la testa e mi guarda spaventata, con la coda dell'occhio ho intravisto anche Adam che mi ha fissato stupito.
Il professore Saltzman entra senza guardare nessuno, sbatte la porta e dandoci le spalle si porta di fronte la lavagna, impugna un gessetto e con gesti veloci e stizzosi scrive:
《Se non potete essere un pino sulla vetta del monte,
Siate un cespuglio nella valle, ma siate il miglior piccolo cespuglio sulla sponda del ruscello.
Siate un cespuglio se non potete essere un albero.
Se non potete essere una via maestra, siate un sentiero.
Se non potete essere il sole , siate una stella, non con con la mole vincete o fallite.
Siate il meglio di qualunque cosa siate...
Cercate ardentemente di scoprire a che cosa siete chiamati, e poi mettetevi a farlo appassionatamente.》
Fa una pausa ed ammira il suo scritto, lo legge ad alta voce e chiede alla classe a chi appartenga.
Nessuno fiata, Molly continua a scuotere la testa al mio indirizzo.
Mi alzo schiarisco la voce:
《Si tratta del discorso di Martin Luther King del 1967, ispirato allo scritto originale di Douglas Molloch. 》
Alle mie parole segue un lieve mormorio, poi un silenzio assordante.
Il Signor Saltzman si gira molto lentamente e mi squadra da capo a piede, si toglie gli occhiali rotondi, li piega e li ripone nel taschino.
Si avvicina al mio banco 《 Ehm... lei sarebbe?》
....
《 No, aspetti, non me lo dica!》 si gira alla classe l'abbraccia con lo sguardo e con fare plateale riprende《 Ecco a noi la novella Jane Austen, un'altro arrogante rampollo di questa classe di capre ignoranti che ha la presunzione di frequentare il mio corso senza neanche farne domanda.
Anche lei con lo strazio nel cuore, col bisogno narcisista di fare sentire le sue sciocche parole al mondo. Siccome non si è presa la briga di informarsi le chiariró tre brevi e semplici concetti: punto uno -ogni ragazzo in questa stanza è stato scelto, dopo prove o candidature letterarie; punto due - la domanda al mio corso viene fatta con mesi di anticipo, talvolta anni; punto tre -sono un bastardo egocentrico che ama il suono della sua voce mentre enuncia poesie o testi letterari che saranno il soggetto dei compiti a casa, non voglio sentire interruzioni ne il suono petulante di qualsivoglia individuo, figuriamoci quello di una ragazzina che vuole vantarsi della sua istruzione. Sono stato chiaro?》abbraccia il mio banco e vorrei sprofondare, non so cosa rispondere allora annuisco.
《 Le mie sono domande retoriche perlopiù ed ora sparisca dalla mia vista.》sibila.
Mi dirigo lentamente alla porta.
《 COSA STA FACENDO?》tuona.
Sussulto e mi giro, questo professore inizia a spaventarmi.
《... per inciso ci ha già infastidito abbastanza nel disturbare la lezione, ora vorrebbe anche interromperla con la sua uscita melodrammatica. 》
Nell'aula in sottofondo un risolino nervoso
Vado a sedermi in fondo.
Nonostante mi abbia umiliata la sua lezione, la parte restante si rivela molto affascinante, è competente ed effettivamente la sua voce è carismatica ed avvincente.
Mancano pochi minuti alla fine della lezione, si siede sulla cattedra e squadra ciascuno dei suoi studenti, quando arriva a me, scuote brevemente il capo e sorride.
《 Oggi mi sento magnanimo, perché non dare una possibilità alla signorina che oggi così inopportunamente ci ha omaggiato della sua presenza...Vuole entrare nel mio corso? Certo che lo vuole! Legga le quarantadue opere lette dai suoi compagni di corso entro la prossima settimana, con rispettive critiche e riassunti, non meno di cinquecento parole cadauno, oppure mi ceda un brandello del suo cuore, grondante, vivido in un elaborato di almeno ottocento parole. L'avverto però, se la storia che deciderà di venderci sarà ridicola o banale ne farò lettura in classe e mi creda sarà la nostra barzelletta e per cortesia sia più fantasiosa dei suoi predecessori ci risparmi i dolori del suo primo mestruo od il trauma del litigio con l" amichetta del cuore.》
La campanella mi salva prima che crolli.
Molly ha poggiato una mano sul mio braccio ma io scappo, metto le ali ai piedi.
Le lacrime pungono dietro le ciglia.
Nel corridoio sento le voci di Byron, Stephen e Charlie chiamarmi ma non riesco a fermarmi.
Arrivo alla biblioteca e mi siedo sul gradino, mi abbraccio le ginocchia ed inizio a piangere, senza ritegno.
Una figura si siede accanto a me, mi mette una mano sullla spalla, non alzo il viso.
《Sapevo saresti venuta qui, lo avrei fatto anche io!》Molly.
《 Perché non me hai parlato? So che fai dei corsi avanzati ma lui è davvero terribile Kallie, ci ho messo tre mesi a preparare il materiale preteso per l' ammissione al suo corso e tre anni ad essere accettata!》aggiunge.
Taccio, non so che dire, ero così esaltata, ora mi sento lo zimbello del corso, ma la cosa peggiore è che, anche se è stato crudele con me, vorrei rimanerci; Chanel lotterebbe, Sunny riderebbe e ne farebbe una caricatura, ma io?
Molly mi lascia sfogare, non si lamenta che le faccio perdere due lezioni. Ad un certo punto si alza, mi tende la mano《 Ho fame e tu?》mi chiede.
Annuisco grata, afferro la sua mano e andiamo in mensa.
Quando arriviamo in mensa una furia mi si abbatte contro e mi abbraccia. Charlie mi stritola quasi. 《 Stai bene? Adam ci ha detto tutto: quel pezzo d' asino, se mi capita a tiro gli verso del lassativo nel caffè.!》Sbotta.
Ci sediamo ai nostri soliti posti, tutti mi dimostrano solidarietà, tacciono Byron, Stephen e Marissa.
Faccio una risata che suona falsa anche a me 《 È solo colpa mia, avrei dovuto prendere informazioni a riguardo.》
《 Sai la novità? Andiamo in trasferta!》mi annuncia Cloe.
《Davvero?》 chiedo a Stephen.
《 Già, hai un ottimo ascendente su questo gruppo. 》 mi dice Adam.
《 Ma è una notizia fantastica.》 Sono davvero felice .
《 Quale partita andrai a vedere allora?》 Mi chiede Melissa.
《 Facile, ho il turno in biblioteca, poi se siete tutte via, nessuna, però dipende da Molly. 》 dico.
《 Quella che vuoi Kallie, se vuoi ti sostituisco io. 》 mi propone lei.
La guardo male. 《 a
Assolutamente no. Se però finito il turno hai voglia potremmo andare a vedere Adam... E Byron!》 Le propongo, china la testa ed arrossisce leggermente.
《 Se ti fa piacere!》
Stephen non ha ancora detto nulla, mi sembra cupo in volto; al suono della campanella mi sistemo dietro di lui e gli do un mega abbraccio.
《 Sono fiera di te!》gli sussurro.
Mi rivolge un sorriso un po' triste.
Sono quasi al termine di una giornata che è stata emotivamente stancante quando uno del primo anno mi si avvicina e mi dice che sono convocata dal preside.
Molly è stata fantastica, tra lei e Charlie non ho trascorso un attimo sola.
Giungo in presidenza e attendo di venire annunciata.
Il preside Higgins mi fa accomodare sulla poltrona davanti la sua, mi chiede come mi trovi e se abbia qualche problema.
Sono genuinamente sorpresa; lo rassicuro perché alla Beacon mi sto trovando davvero bene, tanto a livello educativo/formativo quanto relazionale.
Si accarezza la barba e da sotto le lenti mi guarda lievemente a disagio《 Vede signorina Davenport, è capitato un episodio alquanto increscioso alla macchina del professor Saltzman, mi duole informarla che è stata danneggiata, si presume graffiata con dei chiodi su ambo le fiancate.》
Mi porto le mani alla bocca, sono costernata.
《 Alcuni studenti mi hanno raccontato che oggi lui sia stato un po' eccessivo nei suoi confronti. Non voglio alludere in alcun modo mi creda, ma glielo devo chiedere e me ne scuso, lei si dichiara estranea ai fatti?!》 Mi chiede imbarazzato pulendosi gli occhiali.
《Assolutamente, ho trascorso tutto il mio tempo prima a mensa e poi alle lezioni del pomeriggio, in compagnia tra l'altro.》replico.
《Posso chiederle con chi?》
《 Con la signorina Donovan!》
Sono basita.
China la testa《Capisco. Mi scusi averla disturbata, le auguro una buona giornata.》
Mi congeda senza nulla altro aggiungere.
Trovo Stephen al mio armadietto. Mi chiede se ora io stia meglio, lui è pronto a portarmi a casa.
Al nostro rientro Moussad ci comunica che Mr Covenaugh ci vuole tutti nel suo studio.
Dobbiamo aspettare Byron che aveva da fare con Marissa, nel frattempo ci concediamo un aperitivo sgranocchiamo nocciole e patatine sotto gli occhi di Moussad che scuote energicamente la testa temendo ci si possa rovinare l'appetito.
Byron arriva e si unisce a noi .
Mr Covenaugh siede alla sua solita scrivania, lo sguardo severo delle occasioni serie, mi sussurra Stephen. Si passa una mano sul volto, sembra stanco.
《Ragazzi, oggi ho ricevuto una telefonata dal vostro preside, era preoccupato per un atto di vandalismo subito da un docente , sarò breve, nessuno di voi è coinvolto nell episodio?》 Guarda tutti e tre, indugiando su Stephen, forse per una frazione di secondo.
Tre esclamazione negative lo raggiungono, scuote brevemente il capo ma sta sorridendo, mi chiede di trattenermi ancora un istante. Stephen e Byron escono chiudendo le porte scorrevoli.
《Kallie, sono certo non siate coinvolti, siete dei bravi ragazzi... come padre, e tuo tutore per questo anno devo accertarmi vada tutto bene.》
《Certo Signore, ma le garantisco siamo estranei.》
《 Volevo anche ringraziarti, bambina!》 Mi dice
《 A che proposito? Non ho fatto nulla, anzi forse le causo solo ulteriori preoccupazioni. 》
《 Oh no Kallie, i miei figli sono cambiati con il tuo arrivo, Byron sta perdendo quella posa rigida e negativa che vestiva in mia presenza dalla partenza di sua madre e Stephen si sta preoccupando di qualcun altro che non sia se stesso, stanno maturando. Chi credi paghi i conti alla caffetteria che dal tuo arrivo si sono quasi azzaerati; trascorrono molto più tempo godendo della tua compagnia e di quella dei loro amici, ma senza eccessi.》.
Quando esco dallo studio, nel corridoio buio trovo Byron appoggiato ad una parete e Stephen a quella di fronte.
Mi chiedono se mi abbia sgridata, rimangono confusi quando riporto loro le parole del padre che tra l'altro presumo abbiano sentito in parte visto che erano fuori ad attendermi.
Uno strano sospetto prende forma nella mia testa.
Se ne vanno verso le scale alle rispettive camere per prepararsi alla cena, sembrano i soliti, scherzosi, complici: spallate e pacche amicali.
Indugio un istante nei miei pensieri poi li seguo e li vedo davanti le loro stanze battersi il cinque e complimentarsi.
Si separano.
Socchiudo la porta, mi sta voltando le spalle, allora entro.
《Perché lo hai fatto? Potevi essere espulso!?》
Byron si gira lentamente e mi sorride.
《Non so di cosa tu stia parlando? 》mi fissa negli occhi, poi noncurante si siede sul letto scalza scarpe e calzini. Si alza in piedi sfila lentamente la maglia di cotone a manica lunga e la butta ai miei piedi, sempre fissandomi.
《Vado a farmi una doccia, ... Ma se vuoi restare?! Fa pure!》mentre si slaccia la cintura dei pantaloni, corro fuori. Mi appoggio alla porta tremante e mi impongo di respirare normalmente.
Entro nella camera di fronte senza bussare, Stephen fa un salto indietro e stringe la cintura dell'accappatoio in vita.
《 Che cavolo pensavi di fare? Farti espellere ? Ma lo sai che se vi beccavano altro che chiudere in garage la Doggy2 e buttare la chiave?!》
Almeno lui ha la decenza di guardare altrove mentre tenta goffamente di negare.
《Stephen?》
《Eh?》
《 Promettimi che non farai mai più una cosa così stupida?》 Mi faccio vicina e gli prendo le mani.
《 Promettimelo Stephen!》
《 Ma Kallie...》
《No Stephen, almeno parlamene. 》
Torno alla dependance.
So che hanno agito come due stupidi, hanno rischiato entrambi di perdere l' anno a causa mia, ma nonostante sappia quanto sia sbagliato un piccolo sorriso mi spunta sul volto. A modo loro, in modo contorto, mi vogliono bene.
Il venerdì sembra prospettarsi una giornata un po' triste, la squadra delle cheerleader ed i ragazzi di Lacrosse sono partiti prima di pranzo per la trasferta e faranno ritorno a notte fonda, qualcosa che ho voluto fortemente mi si ritorce contro.
In mensa agli opposti del tavolo Adam, Byron e Connor, versus Molly ed io. Il turno in biblioteca è uno strazio, non passa anima viva. Molly passa a prendermi alle 21, si è cambiata ed è carinissima, veste una gonna lunga fino ai piedi verde smeraldo, un maglioncino con scollo a V lilla edd una giacca marrone, calza stivali, marroni anch'essi. Io indosso ancora la divisa della scuola, infilo il mio cappottino e dopo avere chiuso con il mazzo di Molly andiamo alla partita.
C'è comunque tanta gente, anche se molti avranno deciso di sostenere i ragazzi di Lacrosse in trasferta; troviamo posto sulle gradinate centrali.
Non amo le partite di football, lo ritengo uno sport troppo aggressivo.
La nostra squadra è nettamente superiore, gli animi degli avversari si stanno decisamente scaldando, iniziando ad essere fallosi. Mi assento un attimo per andare al bagno, Molly vorrebbe accompagnarmi ma preferisco tenga i posti non impieghero' più d'una manciata di minuti.
Quando torno agli spalti trovo la Clary e la Ming che che mi sbarrano l'accesso alle gradinate. Sono ad un decina di metri da bordo campo, vivo e vedo la scena al rallentatore.
Anche se Adam e Byron stanno giocando mi individuano, vedo Byron sfilarsi il casco di protezione con l'intento di raggiungermi, la Ming mi da uno spintone, cado all'indietro, la Clary mi afferra per il bavero del cappotto, mi minaccia ma non afferro le sue parole vedo Byron che mentre sta correndo verso di me viene placcato violentemente, vedo la sua testa colpire il terreno di gioco, non si muove, caccio un urlo.
La Ming e la Clary realizzano quanto avvenuto in campo e se la danno a gambe levate. Un capannello di persone sta attorno alla figura esanime di Byron. Cerco di avvicinarmi mentre Adam mi si fa incontro. Sto tremando, Molly mi è accanto. Adam dice qualcosa ma non capisco le sue parole, non riesco a togliere gli occhi dal corpo di Byron che giace inerme, riverso al suolo.
Molly mi scuote per le spalle.
《Kallie, Kallie... dobbiamo andare, Adam ci aspetta all'auto. Lo stanno portando in ospedale.》
Saliamo sull'auto di Adam che non si è nemmeno cambiato.
Lui e Molly siedono davanti in silenzio, ogni tanto colgo Molly lanciarmi delle occhiate spaventata. Ho il viso rigato di lacrime.
《Bisogna avvisare Stephen e suo padre!》 dice Adam, mi guarda dallo specchietto retrovisore, annuisco.
Afferro il cellulare dalla borsa, mi ci vogliono tre tentativi, tanto mi tremano le mani prima di riuscire a mettermi in contatto con Mr Covenaugh.
Uno squillo, due, tre...
《 Pronto, Kallie?》
《Signor Covenaugh, c'è stato un incidente in campo, stanno portando Byron in ospedale. 》sento la mia voce dirgli.
《Sarò lì fra cinque minuti.》
A Stephen mando un messaggio.
Non mi chiedono come mai io abbia il numero di telefono di mr Covenaugh.
Arriviamo e siamo costretti ad attenderere in sala d'aspetto.
Mr Covenaugh arriva, mi si avvicina, mi abbraccia. Adam gli spiega brevemente quanto accaduto: loro in campo, mi avevano vista minacciata da bulli, volevano intervenire, Byron aveva tolto il caschetto e correndo da me era stato placcato.
Mr Covenaugh mi prende per le spalle e cerca un contatto visivo.
《Kallie, tu non c'entri, hai capito? Non è stata colpa tua. Kallie, guardami e dimmi che hai capito le mie parole.》
Lo guardo ed annuisco, invece so che è solo colpa mia.
Mr Covenaugh va a parlare con i medici.
Attendiamo ore, o almeno così ci pare, Adam, Molly ed io non ci siamo scambiati una parola. Ad un certo punto Adam si assenta per andare a prendere da bere alle macchinette poste sull'altro lato del pronto soccorso.
Mr Covenaugh ci viene incontro, sembra esausto ma sorride: ci spiega che Byron è stato sistemato in una cameretta adiacente l'unità, si è procurato una frattura del polso sinistro ed una lieve commozione cerebrale, vogliono trattenerlo, solo per la notte, per scrupolo.
Tutti visibilmente più rilassati ci abbracciamo, ci è concesso vederlo per qualche minuto.
Entriamo in una camera bianca, le luci sono abbassate, Byron ha una vistosa ingessatura al braccio sinistro, la testa fasciata; vari fili lo collegano ad una macchina per il controllo dei parametri vitali.
Mr Covenaugh suggerisce ad Adam di portare Molly a casa, mi guardano ma spiego loro che aspetto Stephen. Mentre mr Covenaugh li accompagna fuori e li ringrazia, resto sola con Byron.
Siedo alla destra del letto e gli prendo la mano.
Il suo viso ha ripreso colore, lo fisso, anche cosí è bellissimo: un livido si sta gonfiano sullo zigomo sinistro.
Batte le palpebre, involontariamente aumento la stretta sulla sua mano. Si sveglia e mi fissa.
《Bentornato...》cerco di avere un tono leggero, anche se vorrei rimettermi a piangere.
《 Hei, ti hanno fatto male?》mi chiede con una rabbia repressa nella voce.
《Guarda che quello in ospedale sei tu!》 gli faccio notare divertita.
《 Rispondimi e basta!》
《 Sto bene Byron, sono qui.》Mi prende la mano l'avvicina al viso e se la tiene premuta sulla guancia.
Mr Covenaugh rientra nella stanza, mi sento in imbarazzo, provo a togliere la mia mano da quella di Byron ma non allenta la presa, sposta l'intreccio delle nostre mani lungo il fianco del suo corpo.
《Come stai giovanotto?》gli chiede suo padre.
《Benone direi.》
Fuori dalla stanza si sente discutere animatamente, Mr Covenaugh si alza ed apre la porta, fuori Stephen sta avendo una discussione animata con un'infermiera, accanto a lui Marissa.
Appena Byron li vede scioglie l' intreccio delle nostre mani.
Mentre Mr Covenaugh si scusa per l' irruenza del figlio, i ragazzi entrano nella stanza. Marissa prende il mio posto ed accarezza la fronte di Byron.
Un'infermiera entra nella camera: 《Solo altri cinque minuti, poi tutti via, il paziente deve riposare, un parente può trascorrere la notte con lui, solo uno. Intesi!?》
Stephen guarda a terra, Marissa esclama《 Mi fermo io con lui! 》
Mr Covenaugh guarda Marissa negli occhi, poi le sorride.
《D'accordo cara, vieni con me andiamo ad accordarci con il personale.》Le dice Mr Covenaugh.
Rimaniamo Byron, steso a letto ora pare dorma, Stephen ed io.
《Ho sentito Adam, mentre venivo qui, Kallie mi dispiace così tanto.》
《 Stephen, guardami, io sto bene, quello in ospedale è tuo fratello.》sussulta e guarda il volto di Byron.
《 Kallie, non posso neanche dire alla ragazza che mi piace che mi sto innamorano di lei, stasera questo, immagina le conseguenze.》
《Stephen no!》
Marissa rientra nella camera e ci invita ad andarcene.
Mr Covenaugh fuori ci aspetta, ci sarebbe anche il problema dell'auto di Byron, ma lo risolveremo domani.
Arriviamo a casa, Mr Covenaugh ci sta aspettando in cucina dove ha preparato tre bicchieri con un liquido ambrato, ci invita a sederci.
《 So che siete minorenni, ma questa serata ha scosso i nervi a tutti e presumo abbiate già bevuto alcool anche senza il mio permesso.》
《 Lunedì chiamerò il vostro preside, non tollero che Kallie che è sotto la mia custodia subisca minacce nel suo istituto. Bambina, per favore dormi alla villa sarei estremamente più sollevato di saperti qua, almeno per stanotte. Puoi dormire nella camera di Byron, sono quasi le quattro del mattino e siamo tutti stanchi.》così dicendo lascia la stanza.
Ho ancora fra le mani il bicchiere di schotch, Stephen alza il suo e lo scola, invitandomi a fare lo stesso.
Bevo, brucia la gola.
Stephen mi accompagna in camera di Byron, prende una maglietta dal suo cassetto e me la tende.
《Kallie, se hai bisogno sono nella stanza di fronte, non esitare a chiamarmi.》 mi abbraccia e depone un bacio in fronte.
Non ho sonno, rivivo i momenti della serata e sento quello strisciante senso di colpa insinuarsi sotto pelle.
Osservo incuriosita la camera di Byron, nelle volte che ci sono entrata, non ero lucida. Semplice ma di buon gusto: carta da parati a righe verticali nera ed argento, i mobili sono laccati color perla, alcuni trofei in bella vista sulle mensole, davvero poche foto, una di lui e Stephen bambini; una con Adam a surfare alla baia, in posa con le rispettive tavole da surf. Sulla scrivania guace un progetto d'arte incompiuto, ha una buona mano.
Non appaiono foto di Marissa, non dovrei ma apro il primo cassetto ed eccolo un album rilegato con svariati scatti rubati alla loro storia, sembrava molto felice, ora è più cupo.
Una foto in particolare mi colpisce, qualcuno li ha sorpresi con quello scatto abbracciati su una sdraio, in costume entrambi; rimetto tutto a posto e sospiro, non ho il diritto di rimanerci male.
Piego diligentemente la divisa e la metto sulla sedia, le scarpe sotto, indosso la maglia di Byron, mi sta un po grande, raggiungo a piedi nudi il letto, scosto il piumino e mi infilo sotto dove il profumo di Byron impregna le lenzuola.
Sento come se una farfalla mi sfiorasse. Un tocco delicato.
Sospiro sono stanchissima, gli occhi pesanti ed ho caldo, scalcio le coperte ed è fantastico sentire l'aria che mi accarezza la pelle nuda.
Ho un brivido, una mano gentile mi copre le spalle con il piumino.
Apro gli occhi, piano e Byron mi fissa. 《 Sei qui.》 Per un attimo intorpidida dal sonno penso di essermi sognata gli eventi della sera prima, poi invece ricordo ma Byron è in ospedale.
《 Qualcuno ha il sonno pesante! E sai di schotch. 》
Salto a sedere sul letto.
《Che ci fai qui?》gli chiedo imbarazzata stringendo le coperte.
Si guarda intorno, con quel sorrisetto ironico e la fossette sulla guancia.
《Questa è la mia stanza, a meno che sia cambiato qualcosa stanotte e mio padre abbia deciso di buttarmi fuori di casa ed adottarti.》 sorride dicendolo.
《 Dai, hai capito cosa intendo non dovevi restare in ospedale?》
《Non fare i salti di gioia per il mio ritorno, mi hanno dimesso stamani alle otto, volevo tornare a casa.》
《Scusa ma che ore sono adesso? 》gli chiedo.
《 Le 9.20. È un'ora che ti guardo dormire, sai che ti agiti un sacco mentre dormi, non me lo ricordavo questo tuo aspetto!?》
《 Pervertito!》 gli lancio il cuscino.
Lo afferra col braccio sano e ride, si siede sul letto.
《 No vabbe' torno a casa per dormire nel mio letto e ci trovo una tipa mezza nuda ed il pervertito sarei io.》
Dovrei alzarmi ed andarmene, ma siccome indosso solo la sua maglietta in effetti è un po imbarazzante.
《 Puoi girarti?》 gli chiedo.
Sbuffa ma obbedisce.
Mi alzo ma è comico realizzare che i vestiti sono sulla sedia accanto a lui. Cammino sulle punte per non fare rumore, gli sono dietro.
《 Puoi chiudere gli occhi?》
《 Sono già girato, dai》
《 I miei vestiti sono sulla sedia vicino al te e devo recuperarli.》
《E ci voleva tanto a dirlo? 》li afferra con il braccio si gira e mi sbatte contro. Sto perdendo l'equilibrio, lascia cadere a terra gli abiti e mi cinge la vita per impedire che finisca a terra.
《Hei, questa maglietta sta decisamente meglio a te.》
Mi divincolo.
《 Sei un cretino. 》
Mi chino afferro gli abiti ed esco di corsa, seguita dalla sua risata argentina.
Torno alla dependance, voglio solo stare a letto.
Verso mezzogiorno mi chiamano in viva voce Charlie e Cloe. Vogliono sapere tutto, decidiamo di trovarci al Glam.
Mi preparo in fretta, comodi leggins ed un maglioncino traforato color pastello, sotto una canotta aderente, sneaker ai piedi. Prendo una sacca e ci butto dentro un po' di cose, un cambio , l'accappatoio, dei trucchi. Afferro il tutto e rientro alla villa, dove mi servo unq doppia dose di caffè.
Arrivo alla base delle scale e chiamo Stephen che però dorme come un sasso.
Salgo allora, Byron fa capolino dalla sua stanza e mi guarda assonnato, spalanco la porta della camera di Stephen, dorme profondamente, di traverso a pancia in giù, lo scuoto per una spalla, Byron assiste sull'uscio.
《 Stephen, svegliati!!! Ho bisogno che mi porti in un posto, dai alzati!!!》Non accenna a muoversi, anzi nasconde la testa sotto il cuscino, vado nel suo bagno e riempio un bicchiere d'acqua, gli strappo il cuscino dal volto e gliela lancio in faccia, Byron, sogghigna. Stephen salta a sedere.
《 Ti aspetto in cucina, per favore sbrigati.》Non lo aspetto, scendo rapida i gradini ed a breve arrivano entrambi. Sto sorseggiando un'altra tazza di caffè.
《Kallie, che succede?》 si è infilato una maglietta a manica lunga blu sulle braghe del pigiama, il ciuffo bagnato gli scivola sulla guancia.
Si guardano e sorrido ad entrambi.
《 ADESSO BASTA FARE LA BRAVA BAMBINA!》
Mi guardano: Byron reclina il capo, uno strano scintillio nello sguardo, Stephen scuote la testa ed afferra le chiavi della Doggy2.
Stephen esce, Byron mi afferra il braccio.
《Cos'hai in mente? 》
Afferro lo sacca.
《Aspetta e vedrai!》 Guardo il suo gesso, il senso di colpa si sta trasformando in rabbia ceca.
《 Ci vediamo stasera.》lo tiro vicino afferrandolo per la maglia, gli do un bacio sulla guancia e mi dirigo all' esterno.
Mi segue. 《Dove?》
《 Lo saprai a tempo debito!》
Chiudo la porta sul suo viso sgomento.
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