Capitolo 7
James teneva la testa appoggiata sul tavolo degli interrogatori, ammanettato come un cane.
Lo avevano lasciato lì per tutta la notte e l'unica cosa a cui era riuscito a pensare era lo sguardo di Artemis, come i suoi occhi lo avevano osservato e analizzato.
C'era stato un momento che aveva temuto per la sua vita, che aveva già cominciato a immaginare tutti i modi in cui lei avrebbe potuto torturarlo per avere informazioni.
Poi i suoi occhi si erano soffermati su una cicatrice argentea che usciva dalla tuta tattica, simile a un serpente. Come si era procurata quella cicatrice? Era stato il Generale o durante una missione particolarmente pericolosa?
Si era sentito più interessato del dovuto, volendo comprendere come fosse arrivata a essere il mostro che tutto il mondo voleva assoldare per ripulire i propri casini.
James si stava annoiando. Quella era la tortura peggiore che potessero infliggergli.
Non aveva modo di muoversi per tenersi occupato e aveva un bisogno impellente di andare in bagno.
Aveva immaginato diversi possibili scenari per uscire di lì, ma erano tutti un fallimento.
Suo padre non lo aveva addestrato per quello. Era bravo ad infiltrarsi, a scovare informazioni, ma non era addestrato per quel genere di situazioni.
Edward Blackfox si era impegnato a renderlo un bravo meccanico, a tenere in mano le armi giuste spiegandogli i punti migliori per colpire, ma soprattutto gli aveva insegnato a correre più veloce degli altri e quel tipo di addestramento non poteva essere usato per uscire da quella stanza.
Il suo sguardo si soffermò sulla telecamera nell'angolo puntata su di lui, iniziando a domandarsi se Artemis lo stesse guardando.
Notò un dettaglio, uno che prima gli era sfuggito. La telecamera era spenta. La lucina rossa che doveva essere accesa non dava nessun segnale. James non sapeva se questo fosse un buon segno. Forse Artemis non voleva filmare quando sarebbe entrata in quella stanza per torturarlo.
Sentì lo scatto della porta che si aprì e James alzò così velocemente la testa da farsi quasi male. Non si sarebbe mostrato codardo, avrebbe guardato quella donna dritto negli occhi senza cedere nemmeno per un minuto.
Nella stanza però non entrò Artemis. Il ragazzo davanti a lui era alto, con i capelli scuri elegantemente sistemati e lo sguardo di due tonalità diverse.
James lo conosceva, c'era solo un ragazzo a Hollowraven con quello sguardo: il cugino di Artemis, Nicholas Bloodhood.
Non indossava nulla di appropriato per un interrogatorio. La camicia bianca era arrotolata sui gomiti e i pantaloni eleganti di un grigio scuro gli ricadevano morbidi sulle gambe.
Aveva uno sguardo determinato e James iniziò a immaginarsi il peggio. Credeva che sarebbe stata Artemis a interrogarlo, non pensava che avrebbe mandato suo cugino per fare il lavoro sporco.
«Artemis è troppo codarda per fare il lavoro sporco di persona?» sputò James velenoso, cercando di allungare le tempistiche e trovare un modo per uscire da quella stanza rapidamente.
Sulle labbra di Nicholas comparve un sorriso controllato, che mostravano gli anni di rivalità delle loro famiglie.
«Fidati Blackfox, se mia cugina sapesse che sono qui non ne sarebbe contenta.»
Si avvicinò a lui con passo deciso, allungando la mano verso le manette che lo tenevano inchiodato al tavolo.
James si ritrasse e si odiò per quel movimento. Avrebbe dovuto mostrarsi sicuro di sé, senza temere quello che avrebbero deciso di fargli.
«Rilassati» lo ammonì calmo Nicholas, allungandosi nuovamente per avvicinarsi alle manette.
Con uno scatto fulmineo delle dita fece cadere le manette sul tavolo, lasciando James a bocca aperta.
Non era lì per torturarlo, era lì per liberarlo.
Si massaggiò i polsi indolenziti e il suo sguardo cadde nuovamente su Nicholas davanti a lui.
«Ora mi devi un favore James Blackfox.»
James non sapeva se sarebbe stato meglio essere torturati. Nessuno a Hollowraven voleva dover un favore a un'altra famiglia e lui si ritrovava a essere debitore.
Non gli importava che cosa Nicholas gli avrebbe chiesto in futuro per riscuotere quel debito, lui avrebbe dovuto accettarlo, era una questione di onore.
«Andiamo» disse spiccio avvicinandosi alla porta. James non disse una parola, ma si affrettò a seguirlo. Non voleva scoprire cosa sarebbe successo se Artemis li avesse trovati in quella stanza insieme.
Si ritrovarono in un lungo corridoio poco illuminato. James si affidò completamente a Nicholas, perché lui non aveva la più pallida idea di dove fosse l'uscita.
Nicholas davanti a lui teneva un passo svelto e deciso, come se conoscesse a memoria ogni corridoio di quella villa.
Si domandò quanto fossero legati lui e Artemis. Li aveva visti spesso giocare insieme da piccoli, ma avevano avuto la fortuna di mantenere quel rapporto negli anni o la loro separazione era stata inevitabile?
I Bloodhood sospettavano che i Thornerose centrassero qualcosa con la morte della madre di Artemis? Volevano vendetta?
Non si permise di porre quelle domande a Nicholas, non era nemmeno certo che avrebbe risposto.
La casa sembrava un labirinto. L'uscita dava l'impressione di essere sempre più lontana, eppure Nicholas non si mostrava minimamente preoccupato. Camminava con passo sicuro, ma quando svoltò l'angolo si fermò di colpo.
Per poco lui non gli andò addosso per colpa di quella frenata improvvisa. Seguì il suo sguardo preoccupato che finiva in fondo al corridoio, dove un pastore tedesco teneva le orecchie basse e i denti in mostra.
Era alto, più alto di altri pastori, e deciso ad attaccarli.
«Cugino.» La voce di Artemis giunse alle loro spalle e per la seconda volta James rischiò di travolgere Nicholas quando si spostò sussultando per lo spavento.
Era talmente concentrato sul cane che non si era accorto di Artemis che si avvicinava alle loro spalle.
Aveva lo sguardo carico di delusione e gli occhi fissi in quelli del cugino.
«Dovevo un favore a Raphael» si giustificò Nicholas e solo in quel momento James capì per quale motivo era stato liberato.
Raphael aveva sicuramente tentato di convincere Artemis a liberarlo, ma la cosa non doveva essere andata secondo le sue aspettative, quindi era andato a riscuotere i favori che qualcuno gli doveva.
Il cane in fondo al corridoio fece un ringhio basso di avvertimento e James non osò voltarsi per scoprire a quale distanza si trovasse rispetto a loro.
«Dì a Shadow che non abbiamo intenzione di farti del male» le chiese Nicholas gentilmente.
Artemis spostò lo sguardo sul pastore e con un cenno del capo gli diede un ordine.
Shadow smise di ringhiare e si avvicinò alla sua padrona, senza mai togliere lo sguardo da James e Nicholas.
Non riuscì a fare a meno di guardarla. Era appoggiata al muro con nonchalance, le braccia incrociate al petto, gli occhi sembravano nascondere una rabbia gelida e le labbra erano tese in una linea piatta.
Non indossava la tuta tattica. Aveva i capelli sciolti in onde morbide che le sfioravano la vita, indossava una semplice canotta nera e leggins dello stesso colore. La pelle abbronzata faceva risaltare l'intricato disegno di cicatrici che aveva lungo le braccia, come rampicanti selvatici che risalivano fino alle spalle e sparivano dietro la schiena.
Dava l'impressione di essere diversa della donna che aveva visto solo il giorno prima.
Mostrava autorità, ma c'era qualcosa di diverso, qualcosa che James non sarebbe riuscito a spiegare a parole.
Nicholas deglutì nervoso, chiaro segno di non sottovalutare la donna che avevano di fronte.
«Come mai prendi ciò che è mio?» domandò calma.
Notò che i muscoli di Nicholas si irrigidirono, non riuscendo più a mostrare la calma naturale che prima lo caratterizzava.
Non avrebbe mai immaginato che Nicholas Bloodhood temesse quello che potesse fare sua cugina, in fondo erano imparentati. James non credeva che avrebbe potuto fargli del male, eppure lui non sembrava riporre tutta quella fiducia nel legame di sangue che li univa.
«Dovevo un favore a Raphael» spiegò nuovamente Nicholas incrociando le braccia al petto, imitandola.
«Raph deve imparare a farsi gli affari suoi.»
«Raphael mi ha chiesto di fargli questo favore, credi che fossi contento di dovere un favore a un Goldcross?»
C'era un pizzico di rabbia nel tono di voce di Nicholas mentre rispondeva a tono.
Artemis alzò le spalle indifferente staccandosi dal muro, «sei libero di fare le tue scelte, finchè non ledi i miei di affari.»
Artemis spostò lo sguardo su James sorridendo maligna prima di proseguire, «la famiglia prima di tutto Nicholas.»
Le sue parole sembrarono colpire nel segno, perché Nicholas sussultò, facendo un passo indietro come se gli avessero sparato dritto al petto.
James invece non si lasciò intimidire e sostenne lo sguardo di Artemis. I suoi occhi verdi ricordavano il colore delle foreste più fitte di Hollowraven.
«Dimmi Blackfox tu meriti di essere liberato? Al mio posto che cosa faresti?» due domande innocenti e, ma cariche di sfida.
Lui avrebbe fatto esattamente lo stesso se avesse trovato Artemis infiltrata nel territorio della sua famiglia.
«Avrei fatto la stessa cosa» rispose a denti stretti. Quella risposta gli era costata uno sforzo enorme e forse anche la sua stessa vita.
«Mi avresti torturata?» continuò lei avvicinandosi di qualche passo a lui, «o mi avresti liberata?»
James fece calare sul suo viso la maschera calma del corridore, quella che usava durante una gara.
«Ti avrei torturata» rispose onesto senza troppi giri di parole, non lasciando trapelare nessuna emozione che potesse metterlo con le spalle al muro.
«Il coraggio non teme il delitto e l'onestà non teme l'autorità.» Recitò Artemis con una calma aberrante.
«Victor Hugo» si trovò invece a rispondere James ricordando chi avesse detto quelle parole per primo.
«Perché dovrei darti James? Che cosa mi dai in cambio?» iniziò a contrattare Artemis spostando la sua attenzione su Nicholas accanto a lui, rendendosi conto solo il quel momento che quella era la prima volta che lo chiamava per nome.
«Ho quello che mi avevi chiesto» rispose semplicemente suo cugino sorridendo liberamente. James notò che la tensione che prima lo accompagnava come una nube temporalesca sembrava essersi dissolta davanti alla domanda di Artemis.
Lei diede l'impressione di rifletterci per qualche secondo. Successivamente si voltò allontanandosi come se quella conversazione tra loro non fosse mai avvenuta.
«Cos'è appena successo?»
La domanda di James era lecita mentre osservava Artemis sparire in fondo al corridoio.
«Che ti ho salvato il culo» rispose Nicholas sospirando sollevato.
«Ci lascia andare in questo modo? Senza combattere?»
James era visibilmente confuso, non credeva che sarebbe stato così facile affrontare Artemis e uscirne indenni.
«No» il tono di voce di Nicholas era lapidario, «ora siamo noi che dobbiamo un favore a lei.»
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