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Capitolo 3 - warrior - (revisionato)

In copertina: Harry e Marcus


-Colpisci da destra.-
Pan, alzò il braccio, in attesa che Hermione lo colpisse. Lei la accontentò.
-Schiva.- La istruì allora Pansy, mentre lei seguiva diligente le sue indicazioni.
-Bravissima. E adesso, calcio laterale.-Hermione alzò la gamba, colpendo la mano coperta dai guanti da box che mia sorella indossava.
Era da quasi venti minuti che le guardavo allenarsi nel combattimento, semi-nascosto dietro un'alta pila di attrezzi inutilizzati, e ancora non ero riuscito a staccare gli occhi dalla scena.
-Ti cadranno gli occhi se continuerai a fissarle così.- Draco si sedette accanto a me sul materassino, con la schiena appoggiata al muro freddo della palestra, porgendomi una lattina di The alla pesca. Lo ringraziai, sospirando.
-Non è colpa mia. A te non sembra... strano? Insomma, Pansy sta insegnando alla mia migliore amica ad affrontare un combattimento corpo a corpo.-
Draco si strinse nelle spalle.
-Anche tu hai imparato cose del genere, quando sei entrato a far parte della banda di Cedric.- Disse, tranquillo.
Io mi concentrai su di lui.
Dopo esserci lavati, lui aveva indossato un paio di pantaloncini della tuta, e una canotta che lasciava scoperti i bicipiti accennati.
Aveva legato i capelli con un laccetto rosa che gli aveva regalato Astrid qualche giorno prima, ed io non riuscii a pensare ad altro che a quanto fosse stupendo.
-E' proprio questo il punto, Draco. Quando desideravo che i miei migliori amici rimanessero al mio fianco, non era esattamente questo, quello che immaginavo.-
Draco bevve un sorso dalla sua lattina di limonata, poi mi fece cenno di guardare le ragazze. Stavano ridendo, mentre cadevano a terra per un calcio che Hermione aveva sbagliato a darle.
-Ti ricordi il nostro discorso sulle scelte, Harry? Io credo proprio che Hermione e Ron stiano facendo le proprie. E non per essere spietato, ma non penso proprio che si siano uniti alla banda per te.-
Avrebbe voluto essere divertente, ma io gli diedi un pugno sulla spalla.
-Sono serio, Draco.- Lo rimproverai.
Lui alzò gli occhi al cielo.
-Anche io sono serio, Harry. Devi lasciare un po' di libertà ai tuoi amici. Sono degli adulti ormai, non puoi giudicare o pilotare le loro azioni, persino se credi che siano sbagliate.- Anche lui, adesso, guardava lo scambio tra Hermione e Pansy, bevendo dalla sua lattina, per non incrociare il mio sguardo.
Era quello che faceva ogni qual volta mi volesse sgridare, senza però voler appesantire l'atmosfera tra di noi; quasi come se, evitando di guardarmi, io me la sarei presa di meno.
Sbuffai, e alzandomi, mi avviai verso l'uscita.
Ovviamente lui mi seguì.
-Dove stai andando, adesso?-
Era a qualche passo di distanza da me.
Mi strinsi nelle spalle.
-Mi allontano per lasciare ai miei amici un po' di libertà.- Risposi, saccente.
Lo sentii sbuffare, contrariato, e seppi che stava alzando nuovamente gli occhi al cielo.
-Non pensi di stare un tantino esagerando?-
Mi bloccai, prima di voltarmi verso di lui e trafiggerlo con il mio sguardo peggiore.
-Esagerando? Pensi sul serio che io stia esagerando?- Sputai.
Lui rimase in silenzio, alzando un sopracciglio, come a dirmi che la mia reazione stava soltanto avvalorando la sua tesi.
Strinsi i denti.
-Sono notti che non dormo. Vuoi sapere il perché?- Lo spinsi leggermente.
Eravamo nell'ingresso dell'armeria, che per fortuna era vuota, così la mia voce riecheggiò tra le pareti, tornandomi indietro.
-Non dormo perché tu non sei nel letto accanto a me. Non dormo perché so che tu e mia sorella potreste essere in pericolo. Non dormo perché sono terribilmente e fottutamente in pensiero per voi, ogni volta che mettete piede fuori dal Manor per una qualche vostra missione. E la cosa che mi spaventa di più, Draco, è il sapere che la vostra banda non agisce secondo le regole alle quali sono abituato. Non conosco quello che fate, e non conosco nemmeno il modo in cui lo fate.- Lo spinsi ancora.
Lui sembrò sorpreso
dal mio improvviso sfogo, ma si riprese in fretta. Prese la lattina dalla mia mano, e insieme alla sua, la appoggiò sulla panchina che avevamo di fianco.
-Quindi sono questi i pensieri che ti assillano?-Chiese, dolcemente, prendendomi le mani per farmi capire quanto mi fosse vicino.
Abbassai lo sguardo.
-Ron ed Hermione non c'entrano poi tanto...-Mormorai. Lui annuì.
-Mi dispiace. È colpa mia. Se avessi saputo che ti sei stavi sentendo in questo modo, io avrei...- Non lo lasciai finire di parlare, mettendo la mia mano davanti alla sua bocca.
-Non è colpa tua. Avrei dovuto parlartene molto tempo fa. È che nelle ultime sere ti ho visto così distante... e ancora non capisco cosa stia succedendo.-
-Sai che voglio solo proteggerti.-
-E tu sai che io voglio solo starti accanto. Non mi importa dei rischi, se li viviamo insieme. So che sono debole rispetto a te, ma mi sembra che tu abbia già fatto l'errore di sottovalutarmi in passato. - Confessai, riferendomi alla nostra prima e ultima lite seria, risalente a un anno prima.
Draco sospirò, annuendo, anche se ancora non troppo convinto.
Gli alzai il mento, guardandolo nuovamente negli occhi.
-Insegnami a combattere, ed io ti mostrerò come vincere. Mettimi alla prova, ed io ti dimostrerò che sono forte abbastanza.- Gli accarezzai il viso. -Perché anche tu, Draco, sai che sotto questa mia facciata, si nasconde un guerriero.-
Lui si lasciò andare ad un sorriso pieno di orgoglio.
-Sei davvero l'uomo della mia vita.-
Sussurrò, ma la sua voce si spense, a contatto con le mie labbra. Le sue erano agrodolci, ancora impregnate del sapore della limonata che aveva bevuto poco prima.
Ne assaporai la consistenza, saggiando ogni sfumatura di gusto che percepivo.
-Awww la mia ship del cuore non mi delude mai.- La voce di Pansy mi fece dividere da Draco, quel tanto che bastava per guardare verso le scale, senza sgusciare via dalla sua presa.
Mia sorella stava scendendo, sudata ed esausta, mano nella mano con Hermione, che sorrideva raggiante, come se avesse appena realizzato il sogno della sua vita.
-Non credevo foste qui. Sirius mi ha accennato di avervi dato via libera. Credevo non sareste usciti dalla vostra camera per almeno tre giorni.-
Pansy alzò e abbassò le sopracciglia, maliziosa. Hermione le diede una gomitata sul fianco.
-Smettila di tormentarli. Le loro dinamiche sessuali non dovrebbero essere affari tuoi.-
Le sorrisi, divertito, ma riconoscente, mentre Pansy sbuffò, mettendo il muso.
-La bionda potrebbe starmi persino più simpatica di te, Pan.- Ironizzò Draco.
Annuii in accordo, rendendo ancor più irrequieta mia sorella, che sbatté i piedi per terra, come la peggiore delle bambine capricciose. Ridacchiai.
-Ero venuto qui a cercarti.- Le dissi alla fine. Lei mi guardò, senza smettere di fingersi offesa, borbottando un: cosa vuoi?
-Mi ha chiamato Stew poco fa. A quanto pare lui e gli altri sono nei paraggi questa sera. Gli ho proposto di vederci al nuovo locale che hanno aperto alla fine della strada.-
Lei arricciò le labbra, sedotta dalla proposta allettante, ma ancora restia a dimostrarmi simpatia.
-Dicono che si siano ispirati al Pandemonium di Shadowhunters per gli interni.- Dissi casualmente.
Il suo sguardo passò dallo scontroso all'estasiato, facendoci scoppiare tutti a ridere.
-Ci vediamo all'ingresso alle otto. Chiamate anche i Blairon. La cena la offro io.- Esultò.

Mi guardai allo specchio. Indossavo un paio di jeans strappati e una camicia a maniche corte di due taglie più grande, sbottonata fino a metà del petto; i capelli erano cresciuti dall'ultima volta che li avevo tagliati, e adesso raggiungevano di nuovo le spalle, solleticandomi la pelle, e costringendomi a legarli il più spesso delle volte.
Quella sera, comunque, avevo deciso di lasciarli liberi di arricciarsi leggermente sulle punte, e darmi quell'aria disordinata e sbarazzina che piaceva tanto a Draco.
Lui dal canto suo, era perfetto come al solito, con i capelli raccolti in una piccola crocchia, e la maglietta nera che gli fasciava il petto come una seconda pelle.
-Sei pronto?-
Diedi l'ultimo sguardo alle occhiaie che non ero riuscito a coprire, prima di rivolgermi al mio ragazzo. Lui annuì.
-Allora andiamo.- Mi avviai verso la porta.
Lui mi bloccò, afferrandomi per il braccio, facendomi andare a sbattere sul suo petto.
-Non così in fretta.-
Aggrottai le sopracciglia.
-Perché no? Credevo fossi pronto. Hai dimenticato qualcosa?-
Lui scosse la testa, facendo scivolare le mani sul triangolo di pelle scoperta del mio petto. Rabbrividii di piacere, come ogni altra volta in cui lui anche solo mi sfiorava di sfuggita.
-Dovresti coprirti.- Sussurrò, baciandomi la clavicola scoperta, prima di abbottonare uno dei bottoni della camicia.
-So essere alquanto possessivo con ciò che è mio, dovresti saperlo.- Chiuse la camicetta a fino all'ultimo bottone.
Lo guardai con aria di sfida.
- Quindi io sarei tuo?- Lo provocai.
Lui mi afferrò per la collottola, facendomi trattenere il fiato.
-Decisamente.-
Mi baciò. Sorrisi sulle sue labbra.
-D'accordo, ma se mi lasci la camicia in questo modo, non avrai più niente da possedere, perché morirò asfissiato. Concedimi tre bottoni...-
Lui scosse la testa.
-Uno.-
-Due.- Contrattai.
Lui ci pensò su qualche istante, poi sorrise, lanciandosi con le labbra sul mio collo. Sapevo benissimo cosa stava cercando di fare, e ci riuscì benissimo, perché quando si staccò, e vidi la mia immagine riflessa allo specchio, il succhiotto che mi aveva lasciato addosso era chiaramente visibile.
-Credo questo possa bastare a tenerli lontano da te.- Gongolò, soddisfatto del suo ottimo lavoro. Io alzai gli occhi al cielo, ma non resistetti al sorriso spontaneo che mi si formò sul volto.
-Se non basterà, ci sarai tu a coprirmi le spalle. Adesso andiamo, o finiremo per fare tardi.- Gli una pacca sul petto, non prima di aver riaperto la camicia.

Quando arrivammo all'ingresso, Ron e Blaise ci stavano già aspettando, seduti sulle scale. Ron era appoggiato alle gambe del compagno, che lo teneva in equilibrio su di sé, con una mano che gli cingeva la vita. Entrambi avevano gli occhi puntati sul proprio cellulare, eppure era palese l'affiatamento che provavano l'uno verso l'altro.
Il rumore dei nostri passi sulle scale, fece sollevare lo sguardo di Ron, che ci guardò, prima di sorridere.
-Uhhh, eccovi qui. Non credevo aveste il tempo di uscire con noi comuni mortali.-
Io sbuffai, appoggiandomi alla balaustra in pietra delle scale.
-In realtà sono stato io ad invitare tutti, quindi... e poi non comportarti come se io e Draco fossimo dei pessimi amici.- Borbottai.
-Potrei avere dei dubbi su Dray, ma tu sei davvero un pessimo amico, Harry.- Blaise mi fissò con calma placida: con quel suo viso fintamente innocente e costantemente ironico, era difficile non prenderlo sul serio, anche quando sapevo che quello fosse il suo modo di scherzare.
-Ha, ha, ha. Sei proprio simpatico.- Risposi io. Lui sorrise, genuino.
-Adoro prenderti per il culo, Potter.- Disse, infatti, entusiasta. Sospirai.
-Perché non la smettete di perdere tempo e non portate le chiappe fuori?- La voce di Pansy arrivò dal vialetto all'esterno.
Non avevo sentito il motore della macchina che si avvicinava, ma lei era alla guida di una di quelle della banda, e suonava il clacson come un'ossessa.
-Credevo stessimo aspettando lei.- Borbottai, rivolgendomi agli altri ragazzi, che si strinsero nelle spalle, senza farsi troppe domande, e la raggiunsero.
Ci sedemmo tutti dietro, dato che Hermione era già seduta sul sedile anteriore, schiacciandoci l'uno contro l'altro come delle sardine. Mi chiesi se non fosse il caso di prendere un'altra macchina, ma Pansy sembrava essere di fretta, mentre ingranava la marcia e partiva.
-Siediti in braccio a me.- Suggerì Draco, sollevandomi. Io lo lasciai fare, sedendomi comodamente sulle sue gambe. Ron alzò un sopracciglio.
-Guarda che ci andiamo... basta stringerci un pochino.- Indicò un piccolo spazio tra lui e Draco.
Io scossi la testa e mi strinsi al mio ragazzo.
-Tranquillo. Stiamo bene così.- Gli disse il biondo.
Io feci la linguaccia al mio migliore amico, che rispose con una scrollata di spalle.

Anche se era fresco di inaugurazione, il locale era decisamente pieno. L'intera cittadina sembrava essersi riversata lì nello stesso momento, affollando i tavolini e trasformando lo spazio libero al centro in una pista da ballo, creando una sorta di massa in movimento, nella quale era difficile distinguere i singoli individui.
Draco mi strinse un po' più forte la mano nella sua, avvertendomi all'orecchio di non allontanarmi da lui per alcun motivo.
Avrei voluto rassicurarlo di non averne la minima intenzione, ma lui era troppo occupato a zigzagare tra la gente.
-DRAY!-
Marcus agitava le mani in aria per rendersi visibile, mentre accanto a lui, gli altri erano seduti a bere. Ci avviammo verso di loro.
-Hey, ragazzi! E' da secoli che non ci vediamo per un po' di divertimento.- Marcus mi batté il cinque, dando a Draco qualche pacca sulla spalla. Sorrisi.
-Uhhh, i fighi sono arrivatiiiii!- Urlò entusiasta Alessandra. -Peccato che siano tutti fidanzati.-Si rattristò un attimo dopo, alzando la sua bottiglia di birra in aria come in una specie di brindisi, prima di bere da sola. Giulia accanto a lei alzò gli occhi al cielo, salutandoci.
-Non dovresti lamentarti. Ormai sei fidanzata anche tu.- La sgridò, poi.
La sorella parve pensarci un attimo, prima di ridere e congratularsi con se stessa.
Scoppiai a ridere anche io. Lei e Giulia non erano cambiate affatto nell'ultimo anno.
Erano ancora le solite ragazzine che non si preoccupavano di nulla se non di spassarsela.
Stew alzò gli occhi al cielo.
-Non datele retta. Ha già bevuto più del dovuto.- Si scusò. -Avanti, sedetevi.- Ci invitò, poi.
Pansy ed Herm si sedettero accanto a Giulia, mentre noi altri fummo costretti a dividere due sedie, accanto a Stew. Ovviamente io trovai subito posto in braccio al mio ragazzo, mentre Ron preferì contrattare con Hermione, affinché gli lasciasse la sedia. Lei cedette, ma finì per sedersi comunque su di lui, ridendo quando Blaise e Pansy fulminarono entrambi con lo sguardo.
-Conoscete Ana, vero?- Marcus indicò la ragazza al suo fianco, attirando l'attenzione.
Lei se ne stava appoggiata con la gamba sopra a quella del ragazzo, mentre guardava il cellulare.
-La mia sorellonaaa! Non è magnifico? SI E' UNITA ALLA BANDA ANCHE LEI!-
Urlò Alessandra, alzando ancora una volta la sua bottiglia verso l'alto.
Giulia le tappò la bocca con una mano, prima di alzarsi e tirarla via, probabilmente verso un luogo più appartato in cui farla ragionare, scusandosi con noi, ma soprattutto con Marcus.
Mi ricordavo di Ana: era quella che aveva trascinato via Giulia e Alessandra alla prima festa a cui avevo partecipato al covo dei Corvi.
Dopo quell'episodio non l'avevo più vista, ma adesso era palese che fosse più inserita nel gruppo di quanto non lo fosse stata in precedenza.
-La mia fidanzata.- Specificò, Marcus.
Lei alzò una mano, salutandoci.
Sembrava tutta un'altra persona rispetto a quella che avevo conosciuto un anno prima. Aveva i capelli legati in due trecce, ornate con pendenti di metallo, simili ai gioielli che indossava al collo e ai polsi. Il vestitino nero le fasciava le curve, che lei pareva non essere timida ad esibire. Davanti a lei c'era un drink verdastro, bevuto per metà.
-Non era quella che si spaccava il culo per dodici ore per provvedere alle sorelle?-
Chiesi a bassa voce a Stew, mentre Draco si congratulava con la nuova coppia, cominciando una conversazione illuminante sulle dinamiche di una relazione. Stew si strinse nelle spalle.
-Lei e Marcus si frequentano di nascosto da anni... quello che ha detto riguardo al lavorare dodici ore... beh, credo fosse solo un modo per attirare l'attenzione di Marc, dato che in quel periodo le cose tra loro non andavano nel migliore dei modi.- Mi spiegò. Annuii, meravigliato.
-Noi andiamo a ballare! Qualcuno si unisce?-Pansy si alzò, afferrando Hermione per un braccio, tirandola via dalla seduta comoda che Ron gli stava fornendo.
Guardai Draco, poi scossi la testa.
-Andate pure, vi raggiungiamo tra poco.-
Disse il biondo, dando voce ai miei pensieri.
Pansy si strinse nelle spalle, probabilmente già conscia che tutti avremmo rifiutato.
-Noi! Noi andiamo a ballare!- Urlò, invece, Alessandra, ritornando al tavolo, mentre si aggiustava sulle gambe il vestitino corto che le si era alzato di qualche centimetro.
Giulia era dietro di lei, come un bodyguard pagato troppo poco per la mole di lavoro al quale far fronte. Ana arricciò il naso, contrariata dal comportamento della sorella minore.
-Hai bevuto meno di due cocktail, come puoi reggere così poco l'alcool?- Si lamentò. Alessandra si strinse nelle spalle, cominciando a ballare sul posto. -Puoi non dare spettacolo, per favore? Almeno per stasera.- La supplicò, la sorella più grande.
Alessandra rispose agitando una mano in aria, come a dirle di non preoccuparsi, ma Ana si alzò ugualmente, decidendo di seguirla in pista.
Giulia si avvicinò al tavolo, scolò la sua bottiglia di birra e le raggiunse. Blaise e Ron si accodarono al gruppo, avvertendoci che avrebbero ordinato qualcosa da bere al bancone.
-Certe cose non cambiano mai.-
Dissi ironico. Marcus e Stew ridacchiarono.
-Mi dispiace, non c'è l'aria di festa che avrei sperato di condividere con voi. Siamo tutti un po' sotto pressione ultimamente.- Si scusò.
Io aggrottai le sopracciglia.
-E' successo qualcosa?- Chiesi.
Marcus guardò Draco, chiedendogli indirettamente se fosse il caso di parlare davanti a me. Il mio ragazzo annuì leggermente.
-In realtà vi ho chiamati qui proprio per parlare con Draco.- Si interruppe, per prendere un sorso dal suo bicchiere. -Credo tu abbia sentito del giro di contraffazione dei quartieri bassi.- Si rivolse al mio ragazzo, che annuì nuovamente.
-Stampano soldi falsi e li piazzano con le scommesse delle partite di Quidditch.-
-Quidditch?- Domandai, curioso.
-E' uno sport... si può dire sia a metà tra il calcio e il rugby.- Mi spiegò Stew. -E' parecchio in voga tra i paesi del circondario.- Continuò.
-Sport magico, il Quidditch.- Concordò Marcus.
-Non credo tu ci abbia chiamati qui per parlare di sport.- Lo interruppe Draco. - Comunque anche noi li abbiamo tenuti d'occhio per un po', ma a quanto sembra, la polizia se ne sta già occupando, quindi problema risolto.- Continuò. Era questo, quello di cui si erano occupati lui e Pan durante gli ultimi ed estenuanti giri di ronda?
Probabilmente sì. Marcus scosse la testa.
-Hai ragione, la polizia se ne sta occupando, ma è proprio questo il problema.-
Il mio ragazzo aggrottò le sopracciglia, confuso.
Stette per replicare, ma dovette fermarsi, perché proprio in quel momento, una cameriera si avvicinò al tavolo, sorridendo apertamente, con una bottiglia di spumante tra le mani.
Era magra e slanciata, aveva i capelli neri raccolti in una lunga coda di cavallo, e l'uniforme del locale che le fasciava il corpo tonico e allenato. Camminava su un paio di tacchi alti con l'agilità e la leggerezza di una piuma. Mentre appoggiava la bottiglia sul tavolo, i suoi occhi si fissarono per un attimo nei miei: erano neri come la pece, magnetici ed accattivanti.
-Non abbiamo ordinato nulla.- Le disse Stew.
Lei fece un passo indietro, ridacchiando innocentemente.
-Offre la casa.- Gli fece l'occhiolino, prima di allontanarsi. La seguii con lo sguardo, catturando il suo nome sul cartellino: Delia.
-Non mi meraviglia che questo locale sia sempre pieno, se è questo il loro modo di trattare i clienti.- Si entusiasmò Stew, versando da bere a tutti noi.
-Sul serio avevate intenzione di non condividere questo ben di Dio insieme a noi?-Così come uno squalo segue la scia del sangue verso la sua preda, Blaise si avvicinò al tavolo, attirato dallo spumante.
-Oh no, ci hai sgamati. A quanto pare adesso dovremo condividere.-
Lo presi in giro, come al solito.
Lui mi rivolse una smorfia contrariata, riempendo il bicchiere per se stesso e per Ron accanto a lui.
-All'ironia tagliente della blarry!- Brindò il rosso. Scoppiammo a ridere.

-Esco a fumare una sigaretta.- Avvertii Draco, interrompendo per un attimo la sua fitta conversazione con Blaise e Stew su un incontro di boxe.
-Vuoi che ti accompagni?- Mi sfiorò la vita, dolcemente. Io scossi la testa, dandogli un bacio a fior di labbra.
-Tranquillo, torno subito. Parla con i ragazzi.-Lo rassicurai.
Erano passate ore da quando eravamo arrivati, e il delirio iniziale era stato sostituito da una piacevole calma: la maggior parte delle persone era andata via, e chi rimaneva, era seduto ai tavoli, senza creare trambusto.
Mi sedetti sul muretto all'esterno, accendendo la sigaretta.
-Posso farti compagnia?- Mi voltai in tempo per vedere Marcus sedersi accanto a me.
Gli feci cenno con la testa, offrendogli il pacchetto di sigarette. Lui ne prese una.
-Tu e Draco mi sembrate davvero affiatati ultimamente. Devo ammettere che non credevo sareste durati così tanto.-
Gli diedi una spallata.
-Grazie mille per la sincerità.- Feci ironico.
Lui ridacchiò.
-Mi dispiace, ma Draco non mi è mai sembrato il tipo da intraprendere una relazione stabile.- Si strinse nelle spalle.
-Forse hai ragione. È passato più di un anno, ma ci sono ancora degli aspetti di noi stessi che stiamo tentando di aggiustare... insieme.-
-È per questo che ti sta rendendo partecipe delle questioni della banda? Mi aveva detto di non volere che tu te ne occupassi, ma a quanto pare ha cambiato idea.-
Marcus mi guardò dritto negli occhi, ed io non potei far altro che annuire.
-È così strano, non trovi? Prima di incontrare Draco, tutto quello che volevo era avere una vita normale, senza giri di droga, senza pericoli, senza bande.- Raccontai, prendendo un tiro dalla mia sigaretta. -Eppure adesso tutto quello che voglio è stare con lui, non importa quanto pericoloso possa essere. Sarei disposto a sacrificare qualsiasi cosa.-
-E' quello che le persone chiamano amore, no?-Annuii.
-Ah quindi è per questo che non volevi che io ti accompagnassi. Tentavi di tradirmi con Marcus. Mi dispiace ricordartelo amore, ma lui è più etero di quanto possa sembrare.- Draco mi abbracciò da dietro, appoggiando il mento sulla mia spalla, prima di fare finta di fulminare Marcus con gli occhi.
-Ci hai colti con le mani nel sacco.-
Confessò alzando le mani in aria.
Draco mi prese il polso che manteneva la sigaretta, portandosela alle labbra e prendendone un tiro, soffiando il fumo vicino al mio viso.
Marcus distolse lo sguardo, mentre il biondo passava dal soffiare al baciarmi. Avrei voluto godere maggiormente di quel contatto, ma così com'era iniziato, finì, e Draco si allontanò.
-Mi dispiace, ma non sono uscito fuori per questo.-
Sussurrò al mio orecchio, prima di sedersi tra me e Marcus.
-Allora. Finiamo la nostra conversazione e parliamo di quello per cui ci hai chiamati qui.-Disse al ragazzo.
Spensi la sigaretta e prestai loro la mia massima attenzione. Marcus fece lo stesso, sospirando.
-Il giro di scommesse con i soldi falsi. La polizia rappresenta un problema.-
-Lo hai detto anche prima. Ma cosa intendi? La polizia non è mai stata un problema per noi, non quando lavora al posto nostro.- Si intromise Draco. Marcus serrò la mascella.
-Quelli che si occupano delle scommesse... si sono riforniti da noi. Le armi, intendo. Gliele abbiamo vendute noi. Se la polizia indaga su di loro, arriveranno anche ai Corvi.- Disse piano. Draco si alzò in piedi.
-Che significa che hanno comprato le armi da voi? Voi non vi occupate di scambi del genere. Non vendete armi alla feccia come loro.-
Il mio ragazzo aveva la mascella serrata, così come i suoi pugni stretti lungo il busto.
Marcus abbassò lo sguardo, rimanendo per qualche secondo in silenzio, prima di riprendere a parlare.
-Uno dei nostri ha agito per conto dell'intera banda, Draco. Ha venduto le armi senza che noi ne fossimo a conoscenza. Senza che io ne fossi a conoscenza.- Si giustificò.
-Tu mi stai dicendo che ti hanno tolto da sotto il naso delle armi e le hanno vendute a quei coglioni, senza che tu te ne accorgessi? Che cazzo di capo sei?-
Draco era visibilmente arrabbiato, e anche scosso dalla situazione, mentre faceva avanti e indietro davanti a noi.
-Non credevo ci fosse qualcuno del genere tra i Corvi. Tu dovresti saperlo, Dray: la banda è la nostra famiglia... sospetteresti mai che qualcuno delle Serpi ti stia prendendo per il culo?- Questa volta Marcus alzò la testa, fronteggiando apertamente il biondo, anche se i suoi occhi tradivano il senso di colpa e la preoccupazione. Presi Draco per il braccio, facendolo fermare.
Per un secondo mi guardò dritto negli occhi, poi, capendo i miei pensieri, prese un respiro profondo, cercando di calmarsi.
Sapevamo entrambi che Marcus aveva ragione.
-Ne dovrò parlare con Sirius e gli altri, lo sai. Ma troveremo una soluzione. Lo facciamo sempre.- Disse alla fine. Marcus si illuminò.
-Grazie Draco. Grazie.-
Lo abbracciò di slancio, ma il biondo lo fece subito allontanare.
-Non ringraziarmi. Siamo compagni, no? I vostri problemi sono anche i nostri.- Sbuffò.
Marcus annuì.

Angolino autrice:
Ehiiiilaaaaa leoncini . Eccomi qui con un nuovo capitolo assolutamente senza senso. Ho avuto così poca ispirazione da non sapere nemmeno se segua una linea coerente o meno. Sorratemi, davvero. Comunque spero che si quantomeno decente, e che a voi sia piaciuto. Come sempre, fatemi sapere cosa ne pensate e se ci sono errori o incongruenze, così che io mi possa catapultare a correggerle.
Un bacione e alla prossima Leoncini del mio cuore ❤️🦁✨

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