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14-Break free

-Bersaglio acquisito- dissi con voce robotica. 

Di colpo è come se fossi uscita dal mio corpo e vidi la situazione in terza persona, senza poter fare nulla. Guardai dietro di me e vidi lo scienziato continuare a dire quelle maledette parole, mandando il mio cervello fuori gioco. 

Poi il buio. Riaprii gli occhi ritrovandomi nella stessa cella in cui mi risvegliai l'ultima volta con Bucky ma questa volta ero su una brandina, lontano dalla sedia rotta in metallo al centro della stanza. Mi alzai a fatica, sentendo forti dolore a livello addominale.

-Quello stronzo- dissi ricordando Bucky infliggermi colpi sulla stessa parte del mio corpo già leso. 

Portai lo sguardo difronte a me: ed eccomi di nuovo in gabbia. 

Dovetti appellarmi a tutte le forze che avevo per alzarmi, contrastando i dolori che avevo alle costole ogni volta che respiravo e il forte dolore al volto che sentivo, forse per colpa del labbro spaccato ma appena mi avvicinai allo specchio scuro potei guardarmi allo contro: c'era più di un semplice labbro spaccato.

-Ma che diamine...- dissi guardandomi in faccia: zigomo nero, sopracciglio spaccato, labbra rotte e una faccia da pestaggio colossale. 

Qualcuno aprì la porta, facendomi voltare di scatto, mentre chiusi gli occhi per la fitta che sentii per quello scatto troppo repentino, per poi riaprirli e vedere Tony difronte a me.

-Se ti stai chiedendo cosa ti sia successo è perché, be, è colpa mia: ho dovuto attivare il protocollo veronica per abbatterti, ancora una volta- pronunciò Tony, camminando per la stanza, mentre univa le sue mani dietro la schiena, come un soldatino.

Mi voltai appoggiandomi allo specchio con la schiena, digrignando i denti per i vari dolori.

-Gli altri stanno bene?- chiesi riferendomi all'intera squadra.

-Peter ha qualche costola spostata ma guarisce in fretta, Bucky ha subito altri colpi ma sta abbastanza bene...- non finì la frase e questo mi preoccupò.

-Ma?- chiesi incalzandolo.

-Hai ucciso 20 agenti della polizia, sei ricercata in qualsiasi stato del mondo, Savannah. Hai sorpassato ben oltre il limite che tutti noi cercavamo di non farti sorpassare- disse con tono duro Tony, irrigidendosi.

-Qual è la miglior ipotesi?- dissi staccandomi dallo specchio, facendo qualche passo.

-Be, potrebbe esserci l'ibernazione- propose, mentre lo guardai con un sopracciglio alzato.

-Okay, scartiamola- disse in tono melodrammatico, il solito, facendomi sorridere.

-Potresti rimanere qui, in gabbia- propose ancora, guardando l'intera stanza, mentre io lo fulminavo ancora con il mio sguardo.

-O potremo provare il mio nuovo metodo cognitivo- disse. Questo mi interessava.

-Continua- dissi incitandolo con un cenno del capo.

-E' ancora in fase sperimentale- cercò di spiegarmi.

-Non mi interessa è già una soluzione- dissi senza pensarci. Andai verso la porta ma Tony mi bloccò.

-Potresti avere degli effetti collaterali permanenti- mi disse, facendomi voltare.

-Tipo?-chiesi

-Tipo la morte- mi disse in tono duro, precedendomi dall'aprire la porta di ferro.

****

-Non lo farai- mi apostrofò Peter mentre era ancora sul lettino della Stark Tower.

-E tu chi saresti per deciderlo?- gli chiesi con tono arrogante.

-Sono un tuo amico!- mi urlò per poi digrignare i denti e posare la mano sulle costole.

-Sono maggiorenne, decido da me cosa fare della mia vita e delle mie scelte e se tu sei contrario non posso farci niente: cresci!- gli urlai per poi uscire dalla stanza, chiudendo con forza la porta, sentendo il vetro di essa cigolare.

-Potevi essere meno aggressiva con lui- uscì dal nulla Steve, facendomi sobbalzare. Lo guardai per poi sorpassarlo.

-Con me non lo è stato mai nessuno- dissi continuando a camminare per quei chilometrici corridoi.

-Lo vedo come ti guarda, Savannah- mi disse, facendomi fermare di colpo. Mi voltai verso di lui, alzando lo sguardo per incontrare il suo.

-Ah si?- chiesi a braccia conserte.

-Quello sguardo dice più di quanto lui faccia. Lui tiene molto a te, forse più di quanto tu tenga a lui-

Un rumore assordante, si sentì come un'eco nei corridoi: era la mia mano che schiaffeggiava il volto di Steve e fortunatamente non lo avevo fatto volare via.

-Mi ha già detto tutto ciò che aveva da dirmi. Le persone che ci tengono a te, non ti frenerebbero dal volare via, Capitano. Mi spiace dirlo, ma sei stato troppo tempo un ghiacciolo per capire certe cose- dissi dirigendomi poi verso la palestra della torre, avevo bisogno di scaricare la rabbia contro qualcosa che non fosse vivo.

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