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Loneliness

Mikoto sospirò per l'ennesima volta, chiudendo il libro.

Non riusciva a concentrarsi.

Si affacciò alla finestra, godendosi il Sole estivo.

***

Reisi, senza sapere bene come, aveva trovato la forza di trascinarsi sino al davanzale di camera sua.

Aveva il respiro affannato, gli occhi lucidi e il viso arrossato.

Fa decisamente troppo caldo.

Si appoggiò alla ringhiera, sperando in un minimo refrigerio da parte del metallo.

Cosa che non trovò.

****

In quegli anni erano cambiate tante cose.

Erano cresciuti.

Mikoto era diventato un degno erede della sua dinastia.

Reisi, invece, era cresciuto nella grande gabbia dorata rappresentata da quel palazzo.
Non aveva più rivisto sua madre.
Lei non era mai venuta a trovarlo e a lui non era concesso andare da lei.

***

Erano cambiate tante cose, tra cui la vista del rosso. Si era fatta più acuta.

Ora poteva chiaramente vedere quell'esile figura albina appoggiata alla ringhiera del palazzo del Re Oro.
Vedeva chiaramente il ragazzo tremare a causa della forte calura.

Ma, se appartiene alla stirpe dei blu, perchè vivere in regno confinante a quello rosso? Ne mina la salute.

Quel ragazzo non può resistere a queste temperature.

Con un gesto della mano abbassò la temperatura di un paio di gradi. Non era molto, ma non poteva fare altro.

L'unica persona che avrebbe potuto abbassare drasticamente il clima era il principe blu. Tuttavia di quest'ultimo non si sapeva nulla.

La regina Honoka aveva perso i suoi poteri, ma nessuno aveva mai visto l'erede della donna, nemmeno una volta.

***

Troppo...caldo...

Reisi crollò a terra, incapace di resistere oltre.

***

I muscoli del rosso si tesero nel momento esatto in cui l'albino svenne.

Represse un moto di stizza, sentendosi impotente.

Nelle sue visite al palazzo di Daikaku non l'aveva mai visto quindi era improbabile che, anche se avesse chiesto di lui, il Re Oro avrebbe acconsentito a farglielo incontrare.

Prese a camminare per la stanza, osservando di tanto in tanto l'altro balcone.

Vuoto.

Un verso acuto lo fece voltare. La sua aquila lo stava osservando, torva.

"Ma certo!" esclamò. L'animale alzò gli occhi al soffitto, contento che il padrone non avesse perso del tutto l'intelletto.

L'aquila si lasciò docilmente legare il messaggio alla zampa prima di sparire.

***

L'animale tornò solo a sera inoltrata

Non era mia intenzione farvi preoccupare, semplicemente non riesco a sopportare i climi caldi.
Posso chiedere chi siate e per quale motivo vi diate tanta pena per uno come me?

- R.

***

Reisi stringeva fra le dita il messaggio recapitatogli dall'animale.

Perdonate il disturbo, posso chiedervi come vi sentite? Mi è capitato di vedervi svenire questa mattina.
Vi siete ripreso? Mi rammarico di non poter far nulla per aiutarvi.
Spero di non arrecarvi fastidio con questa mia missiva.

- M.

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