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Cupo pomeriggio londinese di 50 anni prima.

James aveva vagato senza meta per tutto il pomeriggio. I suoi capelli erano umidi di pioggia e l'alto colletto del suo cappotto grigio non bastava a ripararlo dal freddo invernale che si era imbattuto a Londra in quei giorni.

Il ragazzo aveva esitato per un po' prima di intraprendere una precisa direzione.

Muovendosi per i marciapiedi di Londra aveva accelerato il passo in vista dell'Arabesque, la scuola di danza che da un mese a quella parte lo aveva visto sbirciare quasi ogni sera dalle sue grandi vetrate.

Il vetro spesso lo separava dall'interno della scuola di danza e da dove si trovava James poteva scorgere chiaramente un grande specchio davanti al quale una fila ordinata di ballerine in tutù stava concludendo la serie di esercizi alla barra.

Il ragazzo abbozzò un sorriso studiando con più attenzione i lineamenti di ogni giovane ballerina intenta in un perfetto pliè. Doveva essere piuttosto complicato piegare le gambe senza sollevare i talloni da terra mantenendo l'en dehors delle anche, o almeno era in questi termini che Daisy si era espressa quando col suo solito cipiglio concentrato aveva cercato di spiegargli i suoi esercizi di riscaldamento alla barra.

Un alito di vento gelido costrinse James a stringersi maggiormente nel cappotto e a tirare su il colletto. I suoi capelli umidi si mossero al vento poi un boato annunciò nuovamente l'imminente arrivo di un temporale.

Il ragazzo dai capelli biondo cenere allungò il passo infilandosi dentro la scuola di danza e prese posto in una delle tante anonime sedie della sala d'attesa.

Un uomo arcigno di mezza età lo scrutò con sospetto prima di tornare a immergersi nella lettura del times riprendendo a sorseggiare il proprio caffè con aria distratta.

Il ragazzo dai capelli biondi sfregò le mani sugli avambracci, come a voler trasmettere al proprio corpo un po' di calore. Sebbene fosse all'interno di un locale chiuso le fonti di riscaldamento dovevano essere state staccate da un pezzo perchè anche dentro quel luogo si gelava.

James sollevò la manica del cappotto alla ricerca del suo prestigioso orologio da polso.

7,00 pm.

Il parlottio concitato delle ballerine che avevano terminato la loro lezione di danza si diffuse presto per l'ambiente. Ad una ad una le ragazze cominciarono a sfilare dalla porta d'uscita nei loro pesanti cappotti e James non potè fare a meno di notare che la maggior parte di loro correva allegra a riabbracciare un genitore o un parente qualsiasi che era venuto a riprenderle.

Daisy uscì per ultima. I suoi occhi verdi guardarono incerti per la stanza prima di fermarsi su di lui.

La ragazza dai lineamenti delicati come porcellana e i capelli neri come la notte si aprì in un meraviglioso sorriso che sembrò innescare dentro di lui un incendio.

"James", disse correndo verso di lui. "Sei venuto".

James annuì stirando un debole sorriso.

"Grazie" continuò lei posando sulla sedia immediatamente accanto a quella di James la sacca con le proprie cose.

James non disse nulla.

Ripensò a come si fosse imbattuto per caso in lei, uno dei tanti pomeriggi.

Daisy non era la classica ragazza di buona famiglia, graziosa e virtuosa. Tutt'altro. Era una giovane e spregiudicata ballerina. Viveva con uno zio da quando i suoi genitori erano passati a miglior vita ma non aveva mai abbandonato quello che per lei era stata la sua principale passione: la danza.

James sfiorò delicato la punta del suo naso con un dito. "Una promessa è una promessa", mormorò.

Lei lo prese per mano. Il suo chignon era scomposto e qualche ciocca scura fuoriusciva ribelle dalla rigorosa acconciatura.

"Vieni, ha smesso di piovere", gli disse tirandoselo dietro.

James inarcò un sopracciglio. Era vero. Da quando l'aveva vista spuntare sulla soglia si era quasi dimenticato dell'altalenante umore del tempo.

Si lasciò trasportare da lei. Nessuno sarebbe venuto a riprenderla dalle sue lezioni di danza, come ogni sera. Stranamente per i loro tempi, Daisy aveva la libertà di fare qualsiasi cosa dopo ogni lezione.

"Ho qualcosa per te", disse James frenando la sua camminata mentre le stringeva delicatamente un polso.

Daisy non lo ascoltò. Evidentemente il suo obbiettivo era il Waterloo Bridge perchè si fermò solo dopo esservi giunta.

Con un sorriso furbo si appoggiò al parapetto di schiena e rivolse i suoi meravigliosi occhi verdi verso di lui.

James approfittò di quel momento di silenzio per osservarla con più attenzione. Era meravigliosa.

Le sue gambe sode e chiare emergevano prepotenti da un corto abito rosso. La scollatura era abbastanza generosa ma la sua carne chiara veniva celata da una morbida sciarpa di seta abbinata a un basco che aveva tra le mani.

Il cappotto era lungo quel tanto che bastasse a mantenere scoperte le ginocchia e i polpacci sodi.

Daisy trafficò per un momento con le forcine che le immobilizzavano i capelli e questi ricaddero all'improvviso liberi e selvaggi sulle sue spalle. Il loro profumo di pulito andò a mescersi per un momento con l'odore pregnante di pioggia intorno a loro.

Daisy si sistemò il basco sulla testa con cura quasi maniacale prima di tornare a parlare.

"Allora, violinista di ventura, cos'è che mi hai portato?", domandò lei poggiandosi nuovamente sul parapetto.

James si appoggiò all'umida pietra con le braccia lasciando vagare il proprio sguardo sulla placida ma grigia acqua del Tamigi.

Waterloo Bridge lasciava spazio a una vista di buona parte del centro di Londra. Si diceva che fosse stato aperto nel 1945, durante la seconda guerra mondiale, e siccome gli uomini erano ancora in guerra, alla sua costruzione lavorarono solo esclusivamente donne.
Era il ponte delle donne, insomma. Donne spregiudicate e intraprendenti come Daisy.

James si voltò verso di lei con un mezzo sorriso. "Com'è che mi hai chiamato?".

"Violinista da strapazzo", ribattè lei facendo risuonare una risata limpida e cristallina.

James mugugnò affondando una mano nella tasca profonda del suo cappotto grigio. "Potrei quasi non darti più il mio regalo".

Daisy gli puntò un dito accusatore davanti al petto. "Ho soltanto detto la verità, musicista".

"E perchè mai una ballerina gradirebbe la compagnia di uno scapestrato musicista?".

Daisy si passò la punta della lingua sul contorno delle labbra, suscitando in James pensieri di sicuro poco casti e licenziosi.

"Perchè...", esordì incerta, "Perchè ho fatto della musica il senso della mia vita e tu... quando parli di musica rivedo me stessa in te".

Le dita di James si strinsero saldamente intorno alla superficie di legno di un carillon che quel pomeriggio aveva acquistato per lei da un venditore ambulante sulla strada per Tower bridge.

Lo trasse fuori dalla tasca e vi diede la corda prima di sospenderglielo davanti e aprirlo.

"Alla mia ballerina", mormorò perdendosi ad osservare il lento movimento rotatorio della ballerina chiusa al suo interno.

Un semplice sistema meccanico faceva roteare la miniatura di una ballerina eternamente sulle punte nel suo tutù rosa. In quello stesso momento il dolce suono metallico di claire de lune si diffuse nell'aria.

"E' meraviglioso, James!", esclamò Daisy con gli occhi verdi colmi di gratitudine prendendolo tra le mani.

"Sono contento che ti piaccia".

Il sorriso si Daisy si estese anche agli occhi, poi all'improvviso, come se il tempo si fosse fermato, la ballerina si issò sulle punte e posò sulle labbra del ragazzo biondo un casto bacio che parve durare un'eternità.

"Era un bacio di ringraziamento o...?", esordì James inarcando un sopracciglio curioso.

Daisy scosse il capo interrompendolo. "No violinista. Era un modo come un altro per farti capire che sei riuscito a conquistarmi".

Un flebile rossore si diffuse sulle gote di Daisy già arrossate per il freddo. Si voltò con un mezzo sorriso, poi si allontanò da lui con un debole cenno della mano e scomparve di corsa in direzione di casa sua.

James rimase a guardarla fin quando non la vide sparire dietro l'angolo. Solo allora i suoi occhi tornarono a puntarsi sul Tamigi grigio e solitario.

L'aria fresca gli riempì i polmoni e il profumo di pioggia sull'asfalto lo deliziò. James sospirò.

Adesso era chiaro. La bella ballerina aveva fatto breccia nel cuore del violinista.

Entrambi vivevano d'arte. Entrambi forse sarebbero morti di fame. Entrambi un giorno, forse, avrebbero lavorato in una qualche compagnia teatrale.

Non sapeva che avrebbe ricordato quel momento per sempre, che sarebbe rimasto impresso nella sua memoria per l'eternità e che forse le cose sarebbero andate diversamente da come immaginava allora.

[Non chiedetemi perchè ho scritto questo capitolo. La storia di James va ad episodi e questo è un flashback del suo passato, quando possedeva ancora qualcosa di umano. Non aggiorno con frequenza ma solo quando ne ho voglia o ho l'ispirazione, fino ad allora, bacio a tutti!]

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