Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

Capitolo 7

Ash 

Ogni uomo,la mattina ha una specie di rituale abituale. C'è chi si preoccupa di risolvere un problemino mattutino, causato dall'amichetto fin troppo arzillo, coloro che annaffiano il W.C, oppure, quelli che si svegliano con un unico pensiero: la colazione. Quindi, dopo aver urinato per bene, il mio stomaco era finalmente pronto per essere saziato. Il problema mattutino l'avevo già risolto. Infilai i piedi nelle pantofole, mi alzai dal letto e mi diressi alla porta. Un'imprecazione fuoriuscì dalle mie labbra e i miei occhi ricaddero sulla lattina di birra rovesciata a terra che si era trovata in rotta di collisione con il mio piede. Con un calcio la scaraventai lontano, riversando su di lei tutta la mia rabbia. Questo era quando si lasciava una stanza, peggio di una stalla. L'ordine era una sacrosanta benedizione e un po' di pulizia non avrebbe fatto male a nessuno, soprattutto agli uomini. Si, esatto, gli uomini erano in grado di utilizzare una scopa o di sistemare i cassetti, non eravamo così trogloditi, o almeno non tutti.
Aprii lentamente la porta e mi guardai intorno, il corridoio era vuoto. Mi incamminai verso il salone e con circospezione esaminai l'intera zona, niente. Il sole entrava dalla finestra, filtrava attraverso le tende e irradiava, a macchie sparse con la sua luce biancastra, d'un giallo leggero, le piante e i mobili. Erano le 6 e ciò significava che era particolarmente presto, quindi, cosa molto più importante, Amber stava ancora dormendo. Dovevo sbrigarmi. Non avevo mai incontrato una donna più monotona e prevedibile. La sua vita sembrava essere scandita a orari, come le pubblicità che partivano ogni 20 minuti. In questo caso, si trattava di una pubblicità incredibilmente noiosa. Sapete cosa significava questo?Che era assolutamente perfetta!.Potevo già vedere la mia nuova targhetta dorata per Drew, in piena vista in ufficio. Oh si, la mia vittoria sarebbe stata davvero appagante.Allungai la mano verso la credenza e tirai fuori la mia confezione di cereali, con la stessa mano afferrai la ciotola e con quella libera riuscii a prendere il latte. Sistemai il tutto sull'isola e mi sedetti. Il segreto per una colazione perfetta? Riempire prima mezza ciotola di latte e poi versare 13 cucchiai di cerali, così affondavano dritti, dritti in quel mare di piacere. Ecco la colazioni dei campioni, la vera e unica. Divorai ogni boccone velocemente e, una volta sazio, uscì dall'appartamento.
Il tragitto fino all'azienda non fu particolarmente lungo e neanche troppo movimento o stressante. Non c'era nulla di peggio di trascorrere una mattinata presto in una metropoli. Non potevate avere la minima idea della quantità industriale di gente che ogni giorno, soprattutto in questi orari, assediava ogni tipologia di mezzi pubblici. Una quantità di persone solitamente nervose, stanche, affamate, alcune poche educate, la maggior parte aggressiva e veramente inferocita. I pendolari erano veramente una brutta razza, una specie che avrebbe potuto farsi uccidere per un posto in un bus o nella metro. Per questo, avevo scelto una via molto più comoda e salutare ma soprattutto ambientale, ovvero a piedi. Una scelta di grandissimo impatto, d'altronde stavo proteggendo l'ecosistema, salvaguardando l'ambiente. So a cosa state pensando, quale cretino poteva preferire una camminata a un auto? Un cretino non obeso che sapeva ancora scopare, invece di essere così debole da non riuscire neanche ad abbassarsi i pantaloni. Continuai a camminare, fin quando da lontano non vidi il mio gioiello, ovvero la mia società. Un complesso di due edifici cubici, il secondo di altezza inferiore rispetto al primo, legati da un braccio. Il telaio in acciaio, con rivestimenti in alluminio, era di uno splendido bianco mentre la facciata dinanzi era coperta da enormi vetrate, i cui balconi in acciaio scandivano i tre piani della struttura. L'aria di ingresso era curata da un'ampio spazio verde.
Un clacson suonò alle mie spalle e mi girai di scatto. Improvvisamente essere a piedi non mi sembrava più una scelta adeguata. Drew mi passò davanti a bordo del suo gioiellino, un audi r7 rosso fiammante che mandò a puttane il mio buon proposito ed immediatamente rimpiansi il piccolo tesoro automobilistico, ora, dall'altra parte della città in un misero garage. Strinsi i denti, cercando di sbollire la rabbia. Era in momenti come questi che rivalutavo lo yoga, soprattutto pensando a tutte quelle donne in leggings. Stavate pensando alla stessa cosa? Oh, yes, un'incredibile aumento di possibilità per una meravigliosa maratona di sesso. Perché? Elementare ragazzi, le donne si iscrivono a yoga per smaltire lo stress, la rabbia e il nervosismo. Quindi vi trovate in una stanza, piena di donne desiderose di scaricare tutta quell'energia negativa e quale modo migliore per farlo, se non quello di scopare?. Drew mi passò accanto e non si limitò a sfilarmi davanti ma ebbe anche la sfrontatezza di parcheggiare al mio ed esclusivo posto. Lurido bastardo. Digrignai i denti con la calma che andava a farsi benedire e gli feci il medio quando passai davanti al suo finestrino, avvicinandomi all'ingresso. Spinsi il manico in acciaio inox dell'entrata in vetro e passai attraverso la seconda porta, quella automatica. L'ingresso era illuminato da una luce naturale che faceva luccicare il pavimento in marmo e le pareti color panna. Sul lato sinistro, si susseguivano comodi divani in tessuto, color perla e, su tappeti cobalto, tavolini in legno. L'aria d'attesa dava, attraverso ampie vetrate, sull'esterno. Trai le finestre e i divanetti, larghe e bianche colonne quadrate poggiavano su lastre, ricoperte da sassolini dalle tonalità scure. Sul lato sinistro, divisi da piante di yucca, gli ascensori mentre, in fondo, c'era il bancone della receptionist "Perché devo vederti già a prima mattina?"Sentivo la presenza di Drew ma soprattutto i suoi mocassini italiani dietro di me mentre percorrevamo insieme l'ingresso."Qualcuno si deve essere svegliato storto, magari con un uccello piuttosto moscio". Ignorai la sua frecciatina, sicuro del sorriso da ebete di Drew, dietro di me. Michelle, la nostra segretaria, ci lanciò uno sguardo mentre annaffiava la dracena e l'areca palmata che decoravano il resto dell'atrio. Drew la salutò e lei avvampò come un pomodoro. Uno di questi giorni avrei dovuto temere per la sua salute, se avesse continuato ad avere mini-infarti del genere. Si sistemò i capelli neri che si erano liberati dallo chignon e i suoi occhi marroni scintillarono. Con la pelle bianca e il viso lievemente tondeggiante ma snello, sembrava una bambola di porcellana con uno sguardo che gridava sesso. Sfortuna per lei, Drew era molto ligio al suo lavoro. Per quanto apprezzasse il 'gentil sesso', a lavoro le donne erano un tabù inviolabile. Potevo già sentire la vostra delusione e il vostro malcontento che rendeva l'aria densa ma purtroppo in questa situazione potevo fare ben poco, avreste dovuto parlare con il diritto interessato. Chiamai l'ascensore e quando le porte si aprirono, io ,insieme a quella testa di cazzo del mio amico, entrammo. L'ascensore salì velocemente mentre pregai che il tragitto fosse il più rapido e silenzioso possibile. A quanto pare, però, la sfortuna provava un'avversione nei miei confronti"Quella ragazza, Amber, è simpatica". Ecco, questo è proprio quello che intendevo. Si aggiustò i capelli, con rapidi movimenti della mano, usando lo specchio dell'ascensore "Ho fiducia in quella ragazza, spero ti darà filo da torcere". Mentalmente contavo i secondi tra l'accensione di un pulsante e l'altro e quando finalmente il tre si illuminò, con un piccolo tonfo, le porte si aprirono "Non la conosci nemmeno" uscì" e poi è facile valutare la simpatia di una persona quando questa ha in mano i tuoi soldi" potevo immaginare il suo lento e malefico sorriso. Ancora, dopo tre anni, mi chiedevo perché lui era il mio legale. Forse, perché era bravo nel suo lavoro?Beh, di avvocati in gamba il mondo ne era pieno. Forse, a causa della lunga amicizia che avevo con lui? Potevo trovarmi un amico migliore. Magari, era l'unico che mi parava il culo con le mie 'bravate semi-legali'? Esatto. Questa era la motivazione più ovvia. Purtroppo i vizi erano duri a morire. Percorsi il corridoio, diretto nel mio ufficio mentre salutavo rapidamente, a differenza di Drew che temporeggiava scambiando qualche battuta in giro. In ufficio, io e lui eravamo un po' come lo yin e lo yang. Infatti, mentre io ero il capo bastardo che ti dava lo stipendio, ti stressava ogni giorno, voleva tutto nei tempi stabiliti, ti costringeva a fare gli straordinari e che quando era di malumore, diventava uno stronzo insopportabile, Drew, era l'amicone, quello che stava bene con tutti, che tutti amavano. Per non parlare della lunga fila di ammiratrici che non vedevano l'ora di infilarsi nelle sue mutandine. Beh, anche nelle mie ma il mio fascino veniva mozzato dalla quantità di lavoro che davo "Chiudi la porta". Entrai nel mio ufficio.Se c'era una cosa che amavo, era quell'ufficio, arredato personalmente, dal designer sofisticato e moderno. I colori caldi si sposavano con le tonalità opache e scure, contribuendo a dare un'atmosfera elegante ma non troppo lussuosa. Mi avvicinai alla scrivania "allora, perché sei qui, a parte importunarmi?". Lo guardai mentre mi sedevo sulla scrivania. Drew posò la sua ventiquattro ore in cuoio italiano, nuova di zecca, tirando fuori dei documenti "Ti ho portato il contratto per i Rossetti e quello di Boris"me li sistemò sulla scrivania e li presi, leggendoli, attentamente. So a che cosa stavate pensando, che genere di lavoro fa  quel gran figo lì seduto? Semplice, sono un'imprenditore e agente edile/immobiliare. Avevate mai visto il programma Fratelli in Affari? Avanti, signore. Ecco, io mi potevo considerare Scott e Drew messi insieme. Mi occupavo di vendere, ristrutturare, comprare e costruire edifici. La lussuosa casa di Britney Spears a Thousand Oaks, non si era comprata oppure messa in vendita da sola. "Ho dovuto alzare un po' la cifra ma alla fine, ecco l'offerta, devi mettere solo la firma"finii di leggere. La questione con Malcolm Boris era stata piuttosto lunga e stressante. Comprare un'edificio sequestrato dall'FBI, per abbatterlo e creare un centro commerciale, non era semplice, ci voleva un bel po' di tempo. La parte legale era quella che meno preferivo e, per fortuna, di questo si occupava Drew. L'altro era il contratto per la famiglia altolocata italiana, Rossetti, interessati a una deliziosa villetta a Santa Barbara. Presi la penna e misi la mia firma 
"Ti farò avere al più presto tutti i dettagli, penso entro domani alle 11" sistemò di nuovo i fogli nella borsa "come sta andando?". Piegò le labbra in un ghigno, ecco che l'avvocato lasciava spazio allo stronzo che era in lui 
"Sai che non puoi intervenire"gli ricordai "Nessuno lo sa meglio di me ma ti avverto, un avvocato conosce tante altre strade per aggirare quella principale". E se ci fosse stata una cosa da temere, era proprio questa. Gli avvocati erano delle grandissime spine nel fianco.

 **

Potevi sul serio considerarti sposato con il lavoro e senza vita sociale quando non uscivi dal tuo ufficio da più di 10 ore, rendendoti conto che ormai si era fatto buio senza accorgertene. L'ombra della sera dominava dall'alto del cielo e assorbiva tutto nella sua rete facendo risaltare le luci della città come tante piccole stelle. Per molti la sera era un bel po' di cose: una bella scopata, una bella dormita, una bella sbornia, una bella partita a poker. Per altri, come me, era rimanere chiusi nel proprio ufficio a terminare l'enorme carico di lavoro che avrebbe terrorizzato una ragazzo. Certo il divertimento mi mancava ma riuscivo a consolarmi con il fatto che, invece di limitarmi a una sbornia per sballarmi, potevo comprare un biglietto aereo e volare direttamente a Las Vegas oppure a Manhattan per una notte indimenticabile. I soldi potevano veramente semplificarvi la vita. Attenzione ragazzi, i soldi sono importanti ma non sono tutto. Cazzate, vorrei vedere chi non è felice in una vasca da bagno con Megan Fox. Mi alzai dalla sedia e uscì dal mio ufficio, dirigendomi verso il secondo piano, avevo sul serio bisogno di una pausa. Non appena arrivai, Dickhead alzò la mano accogliendomi con quel suo sorriso spensierato che si addiceva alla sua personalità ma non alla sua età. Joseph Dickhead, 30 anni, era il ritratto dell'uomo realizzato e in pace con se stesso. Vicedirettore, secondo in comando, felicemente sposato con Sharon da 3 anni e futuro padre di una piccola bambina. Joseph, impeccabile e ligio al lavoro, fuori era l'anima della festa, un festaiolo nato, chiuso dentro il corpo di un cabarettista. Colui che organizzava le feste più strepitose e non mancava mai a una serata maschile. Tuttavia, c'era una cosa importante da sapere su di lui...era un fottuto imbroglione a poker, riusciva a fregarti mille dollari in una sola serata. Di questo passo, sarebbe diventato ricco a discapito nostro. 
 "Come va, boss?". Dentatura perfetta, capelli color nocciola sistemati in un taglio scalato, occhi marroni-ambra e un fisico tonico, di chi passava un bel po' di tempo in palestra. Un uomo nella norma, assolutamente passabile e, per la maggior parte delle donne, di piacevole aspetto. Grugnii, era in momenti come questi che la mia virilità si sentiva ferita profondamente nell'orgoglio e avevo voglia di buttarmi da una ponte per evitare la castrazione. L'astinenza era davvero una brutta bestia e avevo urgente bisogno di una donna, prima di fantasticare su Drew in bermuda. Rabbrividì a quell'immagine raccapricciante mentre Joseph mi faceva tacitamente l'occhiolino. Era l'unico in tutto l'edificio a conoscenza del nostro piccolo hobby. Tuttavia, non si era mai azzardato a partecipare, altrimenti Sharon l'avrebbe ucciso, ma si limitava a essere uno spettatore e a scegliere i pegni da pagare, qualora la scommessa non avesse avuto un vincitore. Quella testolina era il covo di pericolosi e orridi scherzi, così imbarazzanti che sarebbero rimasti nella storia.
"Bene, vorrei gli ultimi sviluppi del mercato immobiliare"quando una casa veniva messa in vendita, dopo ben quattro mesi, il suo prezzo di mercato scendeva drasticamente. Era il momento ottimo per acquistare e anche quello più difficile, dato che tutti si buttavano all'impazzata. Non era facile comprare una casa alzando un po' l'offerta, senza però sforare il budget previsto. Quando si comprava una casa, infatti, si doveva tener conto di molti fattori. Prima di tutto, lo stato in cui riversa, infatti, bisognava stillare un preventivo sui costi di manutenzione. Poi, la zona, che poteva incidere molto sulla scelta dei compratori e sul prezzo. Infine, le eventuali questioni legali che facevano da contorno. 
 "Ora te li do" improvvisamente, la luce delle lampade e dei led, tremolò per un secondo. Joseph sospirò "Mi domando quando finiranno questi lavori"stavamo cambiando le luci di tutto l'edificio e questa non era la prima volta che succedeva. La luce vacillò ancora, diventando più tenue, prima di affievolirsi e, inaspettatamente, scomparire. In un attimo il buio calò. "Dannazione"sentii la sua imprecazione mentre l'oscurità fitta avvolgeva l'intero piano. Mi girai verso Joseph, riuscendo a scorgere appena il suo profilo e scorsi il suo viso puntato su di me. Inarcai un sopracciglio "Perché mi guardi così?"Sentivo i suoi occhi che continuavano a rimanere incollati a me e una risata, dal basso ventre , lo scosse, diventando sempre più fragorosa. Lo senti addirittura singhiozzare mentre si contorceva affannosamente. Mi guardai attorno e percepii un mormorio improvviso, fruscii leggeri e risate trattenute "S-sembri una luce a... led". Mi voltai verso Dickhead e venni accecato dalla luce di un flash. Mi coprì gli occhi con la mano 
 "Che cavolo...". La luce del display brillò davanti al mio sguardo e afferrai il cellulare. La mia attenzione si posò su una foto, o meglio sulla mia immagine catturata, in particolare sul mio volto. Il viso risplendeva al buio. Con lo sguardo percorsi i disegni dai colori fosforescenti, la stella gialla, su una guancia, un cuore rosso sull'altra e due baffi ricurvi con un pizzetto nero che ricoprivano il mio mento. Ero più brutto perfino di un pagliaccio, una specie di donna della giungla. Così ridicolo da far paura. Digrignai i denti mentre una rabbia feroce scuoteva i miei sensi. Nella mia mente comparve un unico dannatissimo nome...Amber.

Amber

Quando una persona mi chiedeva perché avessi scelto di intraprendere la carriera di avvocato, mi adoperavo in una passionale invettiva in nome di quei valori come la legalità e la giustizia che rendevano grandi il nostro paese. Alcune volte, trasportata dal fervore, mi lasciavo andare e ingigantivo un po' la cosa. Alla fine, i miei interlocutori reagivano in due modi: annuivano e facevano brevissime constatazioni per poi cambiare subito argomento, oppure sfoggiavano un sorriso tirato e si allontanavano spaventate. Stupidi. Dopo un po' di volte, però avevo cercato di controllarmi ma, ogni volta, le parole impetuose uscivano fuori dalla mia bocca. Perché nella mia testa intraprendere la carriera giuridica era come diventare una super-eroina. Stanare i criminali, trovarli e punirli. Mi consideravo un po' come la versione femminile di James Bond. Peccato che a distanza di tre anni, da quando avevo iniziato il collage, le mie aspirazioni erano drasticamente calate. La mia frenetica vita come paladina della giustizia era stata distrutta da quintali di libri più indecifrabili del codice di Hammurabi e la scalata verso il successo era diventata una irta salita fatta di centinaia di pagine. Non soltanto dovevi imparare una quantità infinita di nozioni legali e il diritto federale, statale, locale, penale ed extra-contrattuale. Inoltre, mentre gli eroi venivano acclamati, adorati, io mi limitavo a essere considerata solo dalle offerte telefoniche e a collezionare i buoni per la spesa. Di questo passo dovevo anche temere la dipendenza da emicrania. La mia testa sarebbe scoppiata come un pallone. Già immaginavo la notizia. 
Si spegne all'età di 22 anni, la nostra cara Amber Reed, a dare l'annuncio parenti, amici cari e un fidanzato inesistente. Una ragazza eccezionale, brillante, generosa, intelligentissima, incredibile, fantastica e con un sedere delizioso che ricorderemo sempre nel nostro cuore.

Esagerata? Nah, troppo sarebbe stato il ritorno del mio ex, strisciante che invocava il mio perdono. Quello si che sarebbe stato un funerale con i fiocchi, con tanto di musica jazz. Sarebbe stato un funerale fantastico, tranne che per la sottoscritta. Chiusi il libro, accertandomi di aver posto il segnalibro esattamente dove doveva essere, al paragrafo 6 del capitolo 33. La mia vita girava tutto attorno a quei segnalibri, di cui possedevo un numero spropositato, perché sarebbe stato impossibile ritrovare di nuovo la pagina senza perdere una decina o forse più di minuti. Erano diventati così importanti che mi consideravo una specie di collezionista. Eh già, c'erano coloro che collezionavano francobolli e quelli che come me, avevano una vasta gamma di segnalibro che si differenziavano per colori, forma e immagini. Alcuni erano diventati davvero preziosi, come quello con la Notte Stellata di Van Gogh, oppure quello vintage con il cappello del Cappellaio Matto. Alla fine, mi erano piaciuti così tanto che adesso, quando tornavano da un viaggio, i miei genitori e Kat mi portavano un segnalibro particolare. L'ultimo della collezione era quello ritraente Londra che mi aveva portato David. 
 "Come va con il SASESM?" Ovvero studio anti sesso e sanità mentale, uno slogan che Kat aveva inventato al liceo, per unire tutte le materie che odiava in un semplice parola ad effetto. 
 "Sta andando"presi il bicchiere di vino rosso che mi porse, non ero un'amante di vini oppure di alcolici, anche se non li sdegnavo in momenti particolari, come questo. "Dopo tre anni di studio posso dire che il sistema giudiziario americano è il più ingarbugliato esistente al mondo". Con una fitta rete che si estendeva in tutte le città e che creava a sua volta, altre piccole ragnatele.
 "Sentendoti, non rimpiango di non aver fatto l'università"Kat mosse con movimenti lenti il bicchiere di vetro mentre lo avvicinava al volto. Ispirò l'odore agrodolce e mandò giù un sorso con la grazia tipica di chi ripeteva ogni singolo giorno la stessa azione. Ormai le veniva naturale. D'altronde, era proprietaria, insieme a Ginevra-sua cognata-, di un un lounge bar qui nelle vicinanze. Al momento la situazione era modesta ma Katherine era riuscita a raccogliere una piccola cerchia e i membri erano diventati dei clienti abituali. Sapevo che con il tempo sarebbe cresciuto. Dopo la nascita di Thomas e Elvire, questo era il primo progetto in cui stava mettendo se stessa. La mia amica non era un tipo paziente e neanche una casalinga provetta, adorava lavorare e tenersi impegnata. Rimanere incinta a 19 anni non era quello che ogni ragazza sognava ma quando l'aveva scoperto, non si era mai tirata indietro. Aveva portato avanti la gravidanza con decisione e non aveva mai rimpianto di non essersi potuta iscrivere all'università. In effetti, era un tipo che non sarebbe mai riuscita ad adattarsi, era troppo volubile, lamentosa e stravagante per l'università. 
 Il campanello suonò e Kat si alzò, sistemandomi una ciocca bionda, dietro l'orecchio. Scomparve dal salone e continuai a bere il mio bicchiere mentre udii dei piccolo mormorii, come una giacca che veniva tolta accompagnata da una cravatta sfilata, seguita dallo schiocco di un bacio. Il rumore, però, non terminò, anzi si intensificò e gli schiocchi aumentarono. Presi la bottiglia di vino e ne versai un'abbondante quantità, brindando alla mia bellissima vita da single di successo. Semplicemente esistevano donne che riuscivano a trovare l'uomo perfetto e stavano bene con lui vivendo una magica favola. Altre, invece, erano un completo disastro in tematiche amorose, non erano un caso perso ma semplicemente si trovavano meglio da single, dove avevi in mano la tua indipendenza e libertà. Inoltre, perché avrei dovuto condividere i miei 30 gatti immaginari?
"Hey, A". Mi girai verso la voce dalla morbida cadenza del sud e posai il bicchiere sul tavolino in vetro. Contrariamente a ciò che pensavate, non ero io il fantomatico A di Pretty Little Lears ma era il nomignolo con cui David era solito chiamarmi. Un soprannome ridicolo e inusuale ma sempre meglio di Ber. Drizzai le spalle e assottigliai gli occhi. 
La pelle era di una squisita tonalità olivastra mentre gli occhi verdi sembravano rimandare a delle magnifiche distese di erba. Il naso alla francese presentava una piccola cicatrice sul dosso, un ricordino lasciato da una vecchia partita di football. I capelli corvini con riflessi cioccolata erano spinti all'indietro dal gel e gli sfioravano le orecchie. Il volto era squadrato e l'addome conservava ancora i segni dei suoi anni sportivi al liceo.

"Ciao, Dave"storse il naso a quel nome mentre i suoi occhi scintillarono pericolosamente ,le sue labbra dalla linea sottile si piegarono in un sorriso maschile di pura sfida e l'aria si caricò di rivalità. Mi alzai "Come va?"la mia voce era avvolta da una fredda cordialità 
 "Bene, tu?". Il suo sorriso si ampliò in una piega più divertita mentre mi rispondeva con lo stesso tono 
 "Oh, benissimo"ammisi, con falso entusiasmo. Ci guardammo intensamente per un minuto con lo sguardo di due predatori famelici 
 "Ma la volete finire con questa storia voi due?"Kat comparve con in mano un'altra bottiglia di vino rosso. Alternò lo sguardo tra di noi e sospirò. David allungò il braccio e mi circondò le spalle spingendomi verso il suo petto 
 "Non sarai mica gelosa, tesoro?"mi fece l'occhiolino e sorrisi, stuzzicare Kat era un'occasione che coglievamo sempre. La nostra era una rivalità genuina che si limitava a giochi ma, fuori da quell'ambito, eravamo due amiconi, anzi di più. Vivevamo un rapporto di assoluta simbiosi, anche perché dietro tutte le sorprese, i regali per onomastici, compleanno di Kat e della sua famiglia, eventi, c'ero sempre di mezzo io. Ero un po' il suo angelo custode e mi doveva un bel po' di favori, oltre che 20 dollari, anche perché gli avevo parato il culo in molte delle sue situazioni critiche con Kat. La mia migliore amica non era un soggetto facile con cui vivere. Era come se vivesse costantemente con le voglie. Bisognava aver molta pazienza e, per fortuna, David l'aveva. Non era facile farsi carico a 20 anni di una tale responsabilità, come quella di diventare padre, ma alla fine l'aveva accettato e aveva infilato l'anello a Kat. Anche perché, altrimenti, l'avrei scucito vivo. I capelli di David mi solleticarono la fronte e sorrise alla moglie. Ci aspettava una serata fatta di pettegolezzi, vino e giochi. Adoravo stare con loro anche perché al momento non potevo tornare a casa,non dopo il messaggio di Dylan. 
 Prova a tornare e sei una donna morta. 
 Semplice, conciso, efficace. Mi bastava leggere soltanto questo per capire che ero sul serio una donna morta.

Mi perdono per il ritardo e mi scuso profondamente, sono desolata ma vi ringrazio per la vostra pazienza. Con il capitolo ho avuto qualche problema, infatti, la mia vena ironica si è un po' spenta ma solo temporaneamente, ho già moltissime idee per il prossimo capitolo ;). Volevo approfittare per fare un annuncio importante, come vi avevo già avvisato sto cercando un beta e se siete interessati potete contattarmi in privato. Non commentate sotto il capitolo, vi prego. L'unica cosa che però chiedo è che colui/colei rispettino i tempi e siano soprattutto rapidi. Per chi, invece, non sa cos'è un beta, è praticamente qualcuno che ti aiuta a correggere gli errori che possono sfuggire agli occhi dello scrittore. Per maggior informazioni potete leggere il libro Beta-Reading di LinkMods. Grazie mille, a tutti

-Astrad 

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro