Capitolo 3
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Attenzione alcune città, personaggi e luoghi presenti in questa storia sono veri ma il modo in cui vengono rappresentati sono frutto dell'immaginazione della suddetta scrittrice. E' vietata la riproduzione completa o parziale dell'opera ( es. frasi, descrizioni, contenuti e citazioni) senza il permesso della scrittrice. Il plagio è punibile a norme di legge.
A questo mondo esistevano due tipi di persone: quelle brave in cucine e quelle non tanto portate. La prima esigeva una predisposizione anche naturale, come ad esempio, quelle persone che alla prima prova riuscivano a creare una torta o un piatto degno di Master Chef. La seconda, invece, consisteva nell'essere un completo disastro ai fornelli. A tal punto, che Gordon Ramsay avrebbe chiesto un'ordinanza restrittiva per farti stare lontano dalla cucina. Poi, c'era una terza classe, ovvero quella degli amanti del microonde e dei piatti facili. Io rientravo senz'altro in questa categoria. Non facevo sicuramente esplodere la cucina, beh, perlomeno, non più e sapevo cucinare alcuni piatti anche in modo decente. Tuttavia se potevo, preferivo di gran lungo usare il microonde, anche perché tra il collage e il lavoro, non potevo perdere tempo a cucinare, quindi i miei pasti, erano facili, semplici e veloci ma comunque buoni. Diciamo che tra me ed i fornelli, infatti, c'era una piccola di avversione reciproca che andava avanti dall'alba dei tempi. Da quando all'elementari per preparare un paio di dolcetti per Santo Valentino, non soltanto stavo per rompere il forno della scuola ma avevo mandato all'ospedale circa 10 bambini, per forte indigestione, da allora è iniziata anche la mia antipatia per questa festa. Pensare che tra quei bambini, avevo una cotta per 6 di loro. Da allora, per tutti i cinque gli anni, nessuno bambino aveva osato più dichiararsi. La cucina non aveva segnato solo la fine della mia brillante carriera da pasticciera ma anche la fine di tutte le relazioni future, dato che ebbi l'opportunità di seguire molti di quei piccoli bambini, sia alle medie che al liceo, dove avevano subito delle strepitose trasformazioni. A finale, mi ero arresa e fino alla maturità, una presunta relazione tra me e la cucina era stata impossibile, oltre che esplosiva... letteralmente. Sebbene, amassi le frequentazioni illegali e il brivido del pericolo, non ero disposta a farmi bruciare viva. No, grazie, preferivo la prigione. Tuttavia, come si diceva, a mali estremi, estremi rimedi e quando avevo iniziato a frequentare il collage, stare lontana da loro, era stato pressoché impossibile. Anche perché, vivere esclusivamente con i pranzi della mensa ti riduceva al verde in un baleno. A quel punto, avevo preso in mano la situazione e avevo dovuto imparare. I primi tentativi, erano stati disastrosi e penso che Beth, la mia compagna di stanza, non mi abbia ancora perdonato per averle bruciato i capelli. Non tutti, tutti, solo le punte...perlomeno, li avevo sfoltiti. Dopo, altri piccoli incidenti di proporzioni minori, avevano imparato, perlomeno a cucinare i secondi. La pasta era tutta un'altra storia. La signora Bennett, il mio capo e proprietaria della pasticceria dove lavoravo, La Paris Baguette, era quella che aveva oro nelle mani. I suoi croissant, i suoi eclair riempiti di crema e glassati con il cioccolato, oppure le sue incredibili torte, autentici capolavori, come il Mocha chiffon cake, facevano ballare le tutte papille gustative . Di certo, lavorare in una pasticceria non era il posto adatto per gli amanti del fitness oppure per coloro che come per me erano sostenitori di una 'dieta' sana e equilibrata. Purtroppo, i peccati della gola erano difficili da combattere e tra un assaggio e la fama, era stato impossibile rifiutare. Lavoravo in quella pasticceria da 2 anni, non era il lavoro dei miei sogni ma perlomeno era meglio che fare la cassiera al supermercato. Esperienza che non avrei mai più voluto ripetere. Al solo pensiero, mi si rizzavano i capelli. L'unica cosa che rendeva gran parte delle giornate, perlomeno passabili, era l'uomo delle pulizie che si metteva a ballare 'Let's groove' dei Earth, Wind & Fire. Sfortuna che la sua decenza riguardo i gusti musicali, era totalmente inesistente per quanto riguardava il ballo, agita quel sedere come un frappè. Quel lavoro era stato un inferno, oltre alla noioso. Tra i turni rigidi e assurdi, la cordialità meccanica che dovevi mostrarsi a tutti i clienti, per non parlare delle pulizie e la chiusura, era stato orripilante. Tuttavia, per mia fortuna quel capitolo si era chiuso ben presto. La Paris Baguette non distava molto da Harvard, aveva orari flessibili, proprietari con un briciolo di compassione per gli altri e potevi scambiare qualcosa di più di un semplice sorriso con i clienti. Dalla vetrina refrigerata espositiva proveniva un delizioso profumo di brioche calde, baguette fumanti appena uscite dal forno,zucchero a velo e ganache al cioccolato oppure all'amarena mentre una nuova filiera di macarons usciva dalla cucina. Quei dolci avrebbero fatto gioire sia grandi che piccini grazie ai vivaci colori e alla loro graziosa forma, oltre alla bontà della farcitura. Li compravo sempre quando dovevo entrare in territorio nemico, ovvero a casa della mia migliore amica. Erano una specie di baratto o segno di pace che portavo ai figli con la rassicurazione che per circa un'ora non ci avrebbero mai importunato. Anche che ci pensavo, non era proprio una brillante idea, dato che quell'assorbimento di zuccheri, li scatenava più di prima e non riuscivi a fermarli, fino alla sera.
Aprii la vetrina, sistemando le targhetta e i vassoi, combattendo contro la voglia di allungare la mano per afferrare un bignè. Si avvicinava l'ora di pranzo e tra un po' il locale sarebbe stato super affollato. Infatti, non ci limitavamo solo alla vendita esclusiva di leccornie da far cadere i denti ma possedevamo anche un menù salato per vegetariani e non, e per tutti i momenti della giornata. Solitamente l'ora di pranzo e la cena costituivano i nostri momenti di punta, con più entrate, alla mattina e al pomeriggio, comunque, c'era affluenza ma era abbastanza scorrevole. La mattina era in assoluto il momento che più preferivo. Soprattutto quando accendevano la luminosa insegna a led e aprivano le finestre in tal modo che la luce potesse illuminare il bancone bianco in corian soldato, sulla quale erano incise in differenti caratteri e in tutti le lingue la parola dolci, in un caldo marroncino. Mi era sempre piaciuto il designer di questo posto, come ad esempio i pavimento in rovere chiaro, i tavolini in wenge bianco, le sedie e i divanetti in morbido ecopelle, fino ai lampadari a sfera che scendevano a spirale. Era luminoso, chiaro, semplice e moderno, che ti conquistava a primo impatto. Una scelta perfetta per una pasticceria.
"Come sta andando con il trasloco, dolcezza?"Jim uscì dalla cucina e si tolse il berretto, lasciando libera quella cascata di ricci castani che faceva stravedere le donne. Con la sua altezza e la sua corporatura massiccia come quella di un giocatore di football, unito alla sua carnagione olivastra, accompagnata dai suoi penetranti occhi neri, avrebbe potuto spingere una donna a spogliarsi nuda. Come mai faceva il cuoco, invece che il buttafuori oppure una guarda del corpo?Era uno dei problemi irrisolti della storia dell'umanità. La curva sottile delle sue labbra e i muscoli sotto il grembiule, gridavano sesso da tutti i pori. Infatti, gran parte dell'affluenza femminile che arrivava, era dovuto a lui. Diciamo che oltre ai pasticcini servivamo anche il suo numero di telefono, una piccola garanzia di successo. Jim, con quelle enormi mani non era soltanto bravo a fare torte e bignè. Nei primi tempi, ci aveva provato con me, piuttosto spesso ma l'avevo rifiutato tutte le volte, scelta di cui, a distanza di anni, mi stavo pentendo amaramente. Comunque, alla fine si era instaurato un buon rapporto, un po' come tra fratello e sorella, solo con battute e conversazioni che sfioravano il malizioso. Lui era diventato il mio bodyguard mentre io ero diventata la sua consulente relazionale.
"E' stressante, per fortuna che ho avuto Katherine ad aiutarmi con gli scatolini, altrimenti sarei già morta"sospirai, sfoggiò un mezzo sorriso mentre dalla tasca tirava fuori un pacchetto di sigarette. Aggrottai la fronte "sai che nell'orario di lavoro, non puoi fumare, non voglio un'altra ramanzina di Judy" Judy alias la signora Bennett, ovvero il nostro capo, era molto rigida sulle trasgressioni e ci teneva tantissimo all'igiene e alla reputazione del locale. Inoltre aveva la sorprendente abilità di tenerti ore ed ore seduta sulla sedia a parlare e tu dovevi restare lì ad ascoltare, e per ascoltare intendevo proprio che dovevi ascoltarla, perché poi si passava alla verifica. Al terzo richiamo, tuttavia, si passava a quelle che io chiamavo 'le punizioni corporali', cioè provvedere a chiudere ed aprire la pasticceria. Ciò significava, tornare un'ora e mezza più tardi alla sera e alzarsi alle 4 del mattino per aprire e sistemare. Una vera tortura. "Non voglio essere di nuovo la tua complice, sei stracolmo di debiti nei miei confronti"mi lanciò un'occhiata, con quel viso scolpito dai tratti nordici, avrebbe fatto sciogliere chiunque
"Lo sai che sei la mia complice preferito, vero, dolcezza?"ripose in tasca le sigarette, sorrisi "inoltre, ti ho invitato più volte di una volta a unirti a me, ti potresti rilassare"scrollò le spalle, scossi il capo, non sarebbe mai cambiato "comunque, se ti serve aiuto con il trasloco, io ci sono, non potrei mai lasciarti morire, poi chi mi aiuterebbe con le donne"mi fece l'occhiolino, già, questo gigante aveva qualche problema di relazione, incredibile, vero?Fin quando l'argomento era di naturale sessuale ed era la donna che si strusciava contro, allora, era tutto okay, ma quando si trattava di attaccare bottone con una cliente, per invitarla a uscire, allora,era un disastro. Una strana ironia della sorte.
"Per adesso si sta occupando di tutto il proprietario, ovvero il mio coinquilino"inarcò un sopracciglio sorpreso "tre giorni fa ho ricevuto una sua chiamata"dal telefono, la sua voce risultava stranamente più profonda e meno brusca dell'altra volta. Alla sua chiamata, avevo lodato il cielo. Quando ci eravamo incontrati per la prima volta, mi aveva assicurato che si sarebbe occupato lui del trasloco ma dopo una settimana, senza avere sue notizie, mi ero un po' preoccupata. Anche perché non avevo molti soldi e non volevo chiedere a David di pagarlo per me. Poi sarebbe stato impossibile,anche perché tra il lavoro e l'università, sarei arrivata alla fine messa peggio di un troll, spaventando i miei futuri corteggiatori. Magari avrei fatto come Penelope, nascosta dietro uno specchio ad osservare la schiera di ragazzi, soltanto per incontrare quello giusto. Niente principe azzurro per me, avevo giù usufruito di quell'abbonamento, un'esperienza che non avrei più ripetuto. Neanche Jared Leto sul dorso di un cavallo, mi avrebbe potuto convincere...beh, diciamo che magari un pensiero l'avrei fatto ma piccolo,piccolo. Alla fine, parlare con lui mi aveva fatto sentire incredibilmente bene, poiché mi aveva tolto di dosso un grandissimo peso, garantendomi di pagare il trasloco.
"non è un manico sessuale, vero?Altrimenti, lo faccio fuori, nessuno deve toccare la mia dolcezza"di questo non avevo dubbi
"nessuno farà del male alla tua dolcezza, non preoccuparti ma ora torniamo a lavorare prima che Judy ci scopra".
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Salutai il portinaio, ovvero il vecchietto simile a Scrooge e ottenni un breve e piccolo cenno con il capo, che considerai come il meglio di cui era capace. Me lo feci bastare ed entrai in ascensore. Dire che era stata una giornata pesante era un eufemismo. Era vero che il sabato avevamo il botto dei clienti ma oggi c'era stata un'affluenza assurda. O forse, era la mia percezione sbagliata, dato che mi era toccato ricoprire anche il turno di Coline, poiché che era a casa con l'influenza. Già per una banale influenza, mi ero spaccata la schiena. Dove erano finiti gli stacanovisti che mettevano la carriera prima di tutto?L'ambizione era fortemente calata e ciò andava a gravava sui poveri lavoratori come me. Non che non volessi carriera, anzi sopportavo la distruzione della vita sentimentale per Harvard, soltanto per fare strada e diventare un'importante avvocato. Era proprio per questa mia motivazione che non riuscivo ad accettare quelli che si prendevano tre giorni di risposo per una banale influenza.
Le porte dell'ascensore si aprirono e uscii, percorrendo il corridoio. Tutto era così insolito, soprattutto nel pensare che d'ora sarei uscita ed entrata da quel palazzo migliaia di volte. Tuttavia, era una sensazione piacevole, che si mischiava all'euforia, perché da adesso, quella era la mia nuova casa. Finalmente, abbandonavo la casa dei demoni. Ero grata a Katherine e a David, per avermi ospitata per tutto questo tempo ma quella casa per me, era davvero troppo piccola. Un po' come quando tenevi in mano i tuoi pantaloni preferiti, pantaloni che ti erano constati un botto, ti dispiaceva lasciarli ma ormai erano diventati troppo stretti. A quel punto, avevi due possibilità: o buttarli oppure metterti a dieta nella speranza di dimagrire. Peccato, che anche se mi fossi messa a dieta, non credevo che ciò avrebbe allargato la casa. Arrivai dinanzi alla porta del mio nuovo appartamento e bussai. Questa volta nessun rottweiler gigante era nei paraggi e ciò mi rilassò. Mi piacevo i cani, di tutte le razze e taglie, beh non proprio tutte. Per esempio non sopportavo i chihuahua, quei piccoli topi pelosi e tremanti, potevano sembrare all'apparenza adorabili ma in realtà, in quel piccolo corpicino c'era il 99,9% di cattiveria. Fidatevi, delle mie parole, quei cagnolini erano crudeli e non lo dicevo solo per dire, avevo alle spalle una terribile esperienza. Ricordavo ancora bene quel terribile sogno, in cui vennero spezzati tutti i sogni di una tenera ragazzina di 5 anni, con l'ardente desiderio di avere un cagnolino. Sogno che si stava realizzando quando seppe che una simpatica vecchiata che frequentava il parco, metteva in adozione 6 cuccioli di chihauhua. Avevo convinto i miei papà ed ero corsa al parco per portare a casa un cucciolo. Peccato che sembrava che il cucciolo non volesse venire con me. Inizialmente, mi aveva solo ringhiato contro, poi era passato ai denti, mordendomi il braccio. Alla fine, ero tornata a casa con un cuore spezzato e tre punti, da allora, per circa 5 mesi non mi ero accostata neanche al più piccolo animale e avevo rinunciato al mio sogno di possederne uno. Inarcai un sopracciglio quando non sentii nessun ma questa volta, non attesi. Aprii la borsa e cominciai a scavare. Già, i pettegolezzi su quante cose ci fossero in una borsa femminile,erano veri. Le borse erano indispensabili per noi donne, erano un po' come il nostro kit di sopravvivenza, senza eravamo perduti e dentro avevano solo lo stretto necessario, per ogni evenienza. Anche perché non avresti mai saputo quando ti sarebbe capitata un'emergenza, tipo quando ti svegliavi tardi e dovevi correre al lavoro, in quel caso, truccarsi per strada,nella metro o nei bus, faceva una gran differenza. Già, avete capito bene, truccarsi per strada, impresa rara che esigeva un po' di anni di pratiche ma possibile. Oppure quando, il ciclo ti veniva all'improvviso, o non so, avevi un'incidente, non ti eri potuta pettinare i capelli, oppure ti dovevi lavare la mani. Quindi ricordate, le persone sono un po' come un salvagente femminile. Finalmente, trovai le chiavi e aprii la porta.
Entrai, non ero mai stata così contenta di possedere un mazzo di chiavi mio, della mia casa. Era una sensazione elettrizzante, finalmente avevo una casa tutta per me,o quasi. Chiusi la porta e con il piede calpestai qualcosa, chinai lo sguardo, inarcando un sopracciglio quando la mia attenzione ricadde sulla lattina vuota di coca-cola. La raccolsi e mi guardai intorno. Il salone era stracolmo di scatoloni, a tal punto che muoversi diventare quasi impossibile "Dylan"lo chiama ma non ebbi nessuna risposta. Cestinai la lattina, provando a cercarlo, non conoscevo benissimo la casa, quindi fu peggio di camminare in un labirinto senza mappa. Non avevo mai visto tante stanze in tutta la vita mia. Le aprii tutte ma di lui nessuna traccia, fin quando non rimase che un'unica stanza,ultima in fondo. La porta era socchiusa quindi arrivava una lieve luce. Mi avvicinai e la spalancai. La stanza era in penombra, illuminata soltanto dai bagliori provenienti dal televisore. Un'odore di rancido e chiuso mi invase le narici mentre il mio sguardo ricadde sul cartone di pizza sul letto, vuoto e sporco. Lattine di birra erano sparpagliate a creare un criptato disegno come quelli dei cerchi del grano e dovevo ammettere che aveva proprio una bella mano. Mossi un piedi e sussultai, quando un improvviso rumore di proiettili assordò le miei orecchie, accompagnati dalle grida assordanti, provenienti dalla TV. Mi coprii le orecchie mentre i suoni, adesso si mescolavano alla voce rombante e acuta del generale nero con un folta barba riccioluta e nera, con la mascella dura che a squarciagola incitava il suo squadrone sul terreno arido, aveva un che inquietante, un'aura minacciosa che ti avrebbe fatto urinare nei pantaloni. Avanzai ancora, spostando lo sguardo dal videogames, su quell'essere seduto su un puffo. I capelli erano arruffati e disordinati all'inverosimile, incredibilmente crespi mentre un paio di enormi cuffie lo escludevano dal mondo esterno. Non sapevo da quanto tempo fosse rimasto lì ma da come gli era cresciuta la barba, ovvero come un cespuglio non potato, potevo affermare con certezza, per qualche giorno. Mi avvicinai, notando i suoi occhi incollati al videogioco e i pollici muoversi così velocemente sul joystick, a tal punto che i polpastrelli erano così rossi che avrebbero potuto andare al fuoco. "Dylan"lo chiamai e abbassai lo sguardo quando i miei sandali calpestarono qualcosa di gelatinoso. Un vasetto di yogurt era rovesciato a terra e quello che un tempo era stato il contenuto, macchiava il pavimento, vi era un piccolo strato di muffa, su quello che pensavo fosse yogurt con pezzi di banana. Fantastico, speravo soltanto di non aver rovinato le mie scarpe. Mi girai su di lui, non sembrava essersi ancora accorto di me e scommettevo che ormai, la sua percezione di spazio e tempo, era fortemente deviata. Avevo abbastanza esperienza con Thomas e Eve da comprendere che in questi casi, l'unica soluzione plausibile era...staccare la spina e come tutti le situazioni simili a questi, contai e la staccai.
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Dylan alternò lo sguardo da me alla TV, ancora stordito ma in seguito mi sembrò quasi di vedere il vapore uscire dalle sue orecchie e quando finalmente comprese, il suo sguardo si adombrò, minacciosamente. Balzò dal puffo, togliendosi le cuffie. Le lanciò violentemente a terra e sperai vivamente che non avrebbe richiesto un risarcimento, aveva fatto tutto da solo.
"Come hai osato?!"ruggì e il suo volto divenne rosso dalla rabbia mentre lanciava uno sguardo allo schermo ormai ero. Sospirai, rimando impassibile, una volta mi era capito di seguire un corso di tre lezioni, su come controllare e gestire la rabbia, sia nostra che degli altri. Il perchè?è unga storia che adesso purtroppo, non posso spiegare, altrimenti mi divulgo tropo. Però, devo dire che mi era stato molto d'aiuto. Adesso, infatti, potevo dire di avere quasi una tempra d'acciaio e sapevo gestire alla perfezione queste situazioni, niente stronzate con stai calmo o non arrabbiarti. Il segreto?La voce deve essere dolce, quasi materna
"non mi avevi risposto, la casa è piuttosto in disordine e hai il sangue negli occhi, di chi gioca per giorni, pensavo non stessi bene"utilizzai la voce più melliflua che potei, ignorando il suo aspetto da senzatetto. I vestiti era macchiati con tutto e di più, perfino la barba aveva alcune chiazze. Da quant'è che non si lavava o si cambiava?Mi imposi di non saperlo. Mi concentrai soltanto sui suoi occhi e lo vidi inarcare un sopracciglio, sorpreso, spalancando appena la bocca. Sembrava che l'avessi colto alla sprovvista ma ben presto, serrò i pugni e contrasse il viso, indispettito, come un bambino che anche se aveva torto, voleva continuare a battagliare
"grazie tante per la preoccupazione"grugnì, la voce strascicata mentre mi puntò il dito contro "per tua fortuna ho salvato ma provaci ancora e giuro che saranno guai seri"minacciata da un barbone, veramente forte. Annuì senza un briciolo di convinzione, quanto poteva essere ridicola quella situazione?Aveva 20 e passa anni e giocava ancora ai videogames, incazzandosi come un bambino quando gli rubavi il suo giocattolo preferito. Ritirò il dito e si passò una mano tra i capelli, aveva proprio bisogno di una bella sistemata anzi di una restaurazione completa. "Seguimi un attimo"inarcai un sopracciglio, circospetta ma senza protestare lo seguì in cucina "forse è meglio che ti siedi"ubbidii"adesso che siamo coinquilini, devo dirti un paio di cose, sono un tipo che ci tiene al proprio spazio"sottolineò le ultime parole, lanciandomi un'occhiataccia "per quanto ho cercato a lungo e attentamente una persona adatta per condividerlo, quindi vorrei, per una pacifica e adeguata convivenza chiederti di rispettare alcune regole, sono veramente semplici"si sedette di fronte a me" ci terrei veramente molto, se potessi non protestare"improvvisamente la sua aria da ridicolo bambino imbronciato, venne sostituita d una più seria e matura. Sembrava quasi un uomo d'affari, già, un senzatetto uomo d'affari. A quel pensiero mi sfuggì una risolino, ricevendo un'occhiata fulminatrice mentre mise sul tavolo un foglio. Sentii il suo sguardo addosso mentre lo prese e cominciò a leggerlo
"1)Le seguenti regole non sono soggette a modifiche
2)Chi infrange le regole verrà severamente punito
3) Bisogna rimanere a debita distanza dalla stanza del sottoscritto e soprattutto dai tutti gli oggetti di sua esclusiva proprietà"sollevò un sopracciglio "aspetta questa forse è meglio aggiustarla"con la penna scarabocchiò qualcosa sul foglio e non appena, ebbe finito, la rilesse " 3)Bisogna rimanere a debita distanza dalla stanza del sottoscritto e soprattutto non avvicinarsi e neanche toccare, o soltanto sfiorare tutti gli oggetti di sua esclusiva proprietà"okay, mi sembrava un po' esagerata come cosa ma va bene, potevo farcela, continuò
"4)Non cucinare mai e poi mai, in modo parziale o completo, dolci o pietanze che siano con questi prodotti: Broccoli, Asparagi, Cavolo e Barbabietole
5)Non toccare le confezioni di froot loops kellogg's del sottoscritto
6)Il sottoscritto dovrà avere sempre a disposizione una confezione di froot loops kellogg's
7)Niente pigiama party femminili
8)Il primo giorno di ogni mese si terrà il welcome food's day, bisognerà mangiare pietanze di una nazione a scelta, sono accettati sia portate fatte in case oppure comprate, purché siano decentemente commestibili
9)L'ultimo giorno di ogni mese sarà il farewell food's day, bisognerà mangiare tutto ciò c'è nel frigo
10)Tenersi a debita distanza dal videoregistratore
11)Lunedì è la serata delle serie tv
12)Martedì è la serata film
13)Giovedì è la serata giochi che comprende qualunque tipo di giochi da tavola o con console
14)Venerdì è la serata cosplay
15)Sabato è il Pizza's day
16)Il mercoledì e la domenica il/la coinquilino/a potrà scegliere un programma da guardare
17)Sono vietati soap opera e film romantici
18)Sono accettati film horror, d'azione, thriller, fantasy, di fantascienza, commedie, comici, cartoni animati, documentari, telegiornali, programmi spazzatura, porno e qualsiasi altro programma al di fuori di quelli sopra elencati"
Scese con lo sguardo sempre più giù fino all'ultima regola, questa a differenza delle altre, era scritta in un rosso grassetto e a caratteri cubitali
19)NON BISOGNA TOCCARE LE ANATRE!"finii, posando il foglio e congiunse le mani, in attesa. La mia espressione incredula non era chiara, forse?Avevo sentito male oppure aveva detto veramente anatra?Non poteva essere possibile e poi...quale anatra?!Scioccata, presi il foglio e lessi pensando che mi stesse prendendo in giro. Invece, era tutto scritto lì, in rosso. Lo guardai
"stai scherzando, vero?"la sua espressione impassibile mi suggerii di no "poi quali anatre, scusa?"incrociai le braccia al petto, guardandomi intorno, nella speranza di vedere saltare fuori un cameramen, affermando che ero in uno stupido show televisivo. Beh, speravo, vivamente che perlomeno stessero inquadrante il mio profilo migliore e sopratutto che i miei, mi stessero vedendo. Tuttavia, per mia sfortuna, non accadde niente di tutto ciò.
"le anatre di gomma, sistemate sulla vetrina in vetro, in fondo al corridoio, sono 12, ognuna con una diversa espressione e un differente costume, faccio la collezione e ti è severamente proibito di toccarle."questa era la prova concreta che avevo come un coinquilino un completo idiota fuori di testa. Improvvisamente, avevo come la sensazione che il karma non fosse totalmente dalla mia parte, questa volta e che mi stesse facendo rimpiangere tutte le mie scelte. I miei sogni, di una casa perfetta e di una quotidianità assolutamente normali, erano stati brutalmente infranti. Sebbene, mi fossi sempre ricordata come fosse dura la realtà,per notti avevo sognato di vivere un po' come Jess in New Girl, in un carino loft a basso prezzo e con tre ragazzi uno più bello e simpatico dell'altro. Invece, a parte la casa meravigliosa, ero finita a dover convivere con un pazzo e un ragazzo per niente attraente, no che cercassi qualche storia, avevo chiuso con gli uomini ma perlomeno mi aspettavo qualcosa di meglio. Invece, ecco la solita sfiga che non m abbandonava mai
"stai scherzando, vero?Sono le regole più stupide che abbia mai sentito"ecco che la mia lingua lasciava andare i miei pensieri, era incredibile, bastava mollare per un secondo il controllo e dalla mia bocca uscivano deliberatamente i miei pensieri. Il mio cervello doveva più controllo delle proprie parti. Questa volta però non ero riuscita proprio a trattenermi. Sbuffò, a quanto pare l'avevo offeso e un po' mi dispiaceva. Dannata coscienza che mi spingeva a sottomettermi agli altri, sul serio certe volte il grillo parlante non aiutava, anzi ti umiliava. Feci per scusarmi ma notai un lento e sinistro sorriso decorare il suo volto, l'espressione maleficamente divertita
"puoi sempre andartene"mi mossi irrequieta sulla sedia, purtroppo per me, non avevo sentito male e no, non stava scherzando. Altro che coinquilino, sembrava il diretto discendente di Hitler, mancava solo il baffetto. Scossi il capo, mi rimanevo due scelte, o tornare a vivere da Katherine sentire i suoi gemiti tutte le sere, badare ai bambini e cercare una nuova casa, questa volta, senza coinquilino, oppure accettare delle stupide regola e vivere in un appartamento da sogno. Wow, la risposta era lampante
"no,no, accetto"mi affrettai a rispondere "vorrei però avere alcuni chiarimenti"annuì "riguarda perlopiù la seconda, mi chiedevo che genere di punizione?"bisognava sempre avere le idee chiara su ogni minimo dettaglio. Si rilassò sulla sedia
"Niente punizioni sessuali"beh, non ero proprio a quello che stavo pensando al momento. Ciondolò con la sedia mentre piegava le braccia dietro alla testa, lanciandomi un'intensa occhiata "non sei il mio tipo, preferisco le brune preferibilmente di origine spagnola, argentina e cubana"ehy!Che razza di stronzo!Okay, forse non ero alta come Nicole Kidman (1.80 m) ma di sicuro superavo gran parte delle ragazze odierne con il metro e settantadue, non avevo le curve come Nicki Minaj o Beyonce, oppure la loro pelle- che rimpiangevo- ma neanche lui era bello da togliere il fiato. A stento sarebbe riuscito mai a salutare una donna cubana. Ora vi svelo un segreto, ragazzi, è inutile che pensate di conquistare una donna supersexy con soltanto il vostro equipaggiamento, serve anche l'aspetto e il comportamento. Cosa a cui gran parte di voi non potrà mai rimediare, così facendo, finireste come il tizio del film 40 anni vergine. Una fine veramente tragica. Per le donne, invece, era diverso, a noi bastava essere anche solo graziose per accaparrarci qualcuno. Mi dispiace dovervelo dire ma la bruttezza colpiva perlopiù gli uomini, noi donne, potevamo comunque aggiustarci con un po' trucco. "Comunque, le punizioni variano ma sono soprattutto corporali"Oh merda, ero proprio nei guai.
Finalmente, ho aggiornato, siamo arrivati al terzo capitolo di questa storia che spero vi stia facendo ridere un po'. Siete pronti a vedere la convivenza di questi due?Spero di si!. Come sempre vi invito a passare sulle mie tre pagine "Astrad98-J.L.Hell"-twitter- "le_storie_di__astrad"- instagram- "Le storie di Astrad- Facebook. Un bacio
-Astrad
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