Capitolo 20
Mi dispiace per tutti gli errori ma questa settimana parto per le vacanze(si, finalmente) e non ho avuto molto tempo. Allora cosa pensate di questo capitolo?Pronti a conoscere i due papà di Amber?Per altre informazioni visitate le mie pagine "Le storie di Astrad" e "le_storie_di__astrad". I prossimi capitoli arriveranno a settembre, buona vacanze a tutti. Baci
-Astrad
Ash
I ragazzi del domani si preparavano ad un'apocalisse di zombie, gli uomini di oggi a quelle delle donne. Le donne erano il sesso più debole?Cazzate, erano molto più abili, potenti e astute di centinaia di noi uomini. Con sottile furbizia e cattiveria tessevano i loro fili per conquistare il mondo e renderci schiavi. Oltre che robot dominatori, erano loro il vero problema. Era arrivato il momento di combattere e io ero pronto a farlo. Un po' come lo sceriffo Rick Grimes, anche se avevo la sensazione che dinanzi a un esercito di donne, neanche lui avrebbe potuto far qualcosa.
E
rano le 20 e 23 minuti ed era ufficialmente iniziato il mio piano, rigorosamente battezzato 'M.A.M' ovvero missione anti megera.
Come prima cosa, cambiai serratura della mia stanza, non avrei mai permesso di farla entrare, di nuovo. Non lo facevo per paura ma per precauzione, e, non soltanto per me ma anche per voi, cosa sarebbe successo, se mi fosse capitato qualcosa?Il mondo ancora non era pronto alla mia dipartita. Chi vi avrebbe intrattenuto con il mio carisma, o vi avrebbe fatto urinare addosso con tutti i miei aneddoti divertenti oppure fatto bagnare le mutandine alle vostre signore, con il mio fascino?Nessuno, ero indispensabile.
Per sicurezza, cambiai anche la serratura dello ripostiglio, dove conservavo la collezione personale di anatre di gomma. Amber avrebbe potuto in qualsiasi momento tentare un colpo basso, provando a vendicarsi delle sue povere tende, adesso divenute dei meravigliosi abiti. Dovevo ammetterlo, il bricolage aveva un suo fascino.
Presi il primo rotolo di nastro isolante, dallo scatolone. La stanza sembrava essere diventata un reparto commerciale o la stanza di un muratore. Ogni angolo, libero da qualsiasi tipo di montagna di vestiti, era riempito da scatoloni contenenti nastro isolante e molto altro. Il fai da te sembrava avermi preso.
Una volta uscito, presi il nastro isolante ed attaccai un'estremità sul pavimento. Iniziai a tirare, dividendo il corridoio in due perfettamente simmetriche e distinte: quella a sinistra era del sottoscritto e la destra per lei. Arrivai fino all'ingresso del corridoio e mi fermai, usando i denti, tagliai il nastro. Mi girai, ora arrivava il difficile, ciò dividere il salone. Purtroppo, era impossibile ma soprattutto impensabile dividerlo in due parti completamente simmetriche, anche perché quello era il mio territorio indiscusso. Non restava altro che scegliere tra la mia proprietà e la sua. Ci volevano astuzia e acutezza.
Dopo mezz'ora di estenuante progettazione, due lattine di Red-Bull e una piccola pausa pipì, finalmente ero soddisfatto di me stesso. Il divano era stato diviso in due parti, asimmetriche, naturalmente, era stato già difficile dividerlo, figuriamoci suddividerlo in maniera eguale. Amber si sarebbe dovuta accontentare della parte più piccola ma in compenso aveva le due poltrone. Avrebbe dovuto laudare la mia magnanimità. La tavola era invece suddivisa in maniera simmetrica, lo stesso valeva per la penisola. La maggior parte del piano cucina, era sua, la dispensa e il frigo, invece, erano miei. Mi sembrava abbastanza equa come cosa.Dopo il salone, proseguii con le altre stanze.
L'appartamento si era trasformato in un campo minato ma ancora non avevo ancora finito. Il telefono e il nastro non erano l'unica cosa che avevo comprato, dopo il lavoro. Mentre tornavo, infatti, mi ero accorto dell'esistenza di un delizioso negozietto 'dell'occulto', uno di quelli che vendeva articoli d'antiquariato di apparente origine azteca, indiana e mista, e vecchie cianfrusaglie vudù e di stregoneria.Mi ero fatto un giro e avevo preso tutto il necessario, al punto che avrei potuto commettere un esorcismo o una seduta spiritica. Avevo comprato una ventina di talismani che sistemai in giro per casa, dietro un oggetto che prendevo a caso. Solitamente servivano per gli spiriti malvagi ma con una strega sarebbe stato lo stesso, o almeno speravo.
Arrivai in corridoio, davanti alla sua stanza e cominciai a gettare gocce di acqua benedetta, un 'gentile prestito' che la parrocchia qui vicino mi aveva fatto. Esagerato?Beh, quando eri costretta a convivere con il demonio era il minimo. Infine, per completare l'opera, avevo deciso di nascondere sotto il mio letto una specie di polizia per la mia vita. Direttamente dalle negozio vudù, avevo comprato una raccapricciante bambola voodoo. Era una piccola bambolina di pezza, senza neanche un vestito, con la testa rotonda, due occhi neri e vispi, con una chioma fulvia, che mi era costata ben 12 dollari. Erano stati peggiori dollari mai spesi ma sempre meglio di niente.Speravo vivamente che la sua bruttezza avesse potuto ripagarmi. L'unico problema era trovare un capello di Amber da sistemare sulla bambola, o perlomeno così stava scritto sul foglio illustrativo in dotazione. Con quello che mi era costata, oltre al 'libretto delle istruzioni' avrebbe dovuto possedere un vestito, fatto interamente con i suoi capelli. Stupida bambola, stupida come lei.
Mi diressi nella sua stanza, così dannatamente femminile ed ordinaria, perfino senza tende. Il sole filtrava dalle sue finestra così intensamente da sembrare una palla infuocata, tanto da accecarmi. Distolsi lo sguardo, ogni cosa lí dentro mi ricordava lei; quindi quel posto era altamente tossico. Proprio per questo camminai, evitando qualsiasi oggetto. Aprii la porta del bagno con assoluta cautela, ero ufficialmente entrato nella tana del nemico. Molto spesso il bagno femminile poteva rivelarsi un luogo pieno di insidie e trappole, di gran lunga peggiore di un armadio femminile. Per non parlare del bagno condiviso, non avrei potuto augurare di peggio a un uomo. Stavo rischiando troppo ma mi serviva quel fottuto capello e quale posto migliore per trovarlo del bagno di una donna.
Feci un profondo respiro prima di entrare, dovevo soltanto prendere un suo capello e andare via, mi serviva solo un insulso capello fulvo.
Il bagno era immacolato, pulito e ordinato, senza aver subito nessuno di quello che io definivo 'assedio pre-uscita' che caratterizzavano le donne. Vi lamentavate della poca cura che noi uomini possedevano, del disordine che lasciavamo, del fatto che fossimo degli animali, eccetera eccetera ma anche voi non scherzavate quando avevate un impegno. In quei momenti, da bagno si trasformava in una discarica di cosmetici, prodotti per capelli, per il corpo, per non parlare di rasoi e strisce per la depilazione, oppure peggio ancora...l'incubo maschile, assorbenti e tampax. Raccapricciante.
Mi avvicinai ai cassetti, ignorando tutto quello che non avesse avuto le sembianze di una spazzola o di una pettine. Altro che borsa femminile, un paio di cassetti erano ancora peggio, per non parlare dell'armadio, un buco nero a cui nessun uomo poteva accostarsi.
Continuai a scavare, facendomi spazio tra fialette di profumo e astucci per il trucco. Tuttavia, le mie dita, improvvisamente, si impigliarono in qualcosa di molto strano, lo tirai fuori e lo sguardo ricadde sopra a un sottile tessuto di merletto nero. Lo osservai attentamente, però non era affatto male. Era qualcosa di così femminile, e molto 'sexy', era quasi assurdo pensare che appartenesse proprio a Amber e ai suoi pigiami con gli animali. Mi sarei aspettato qualcosa di più 'infantile'.
Le immagine di quella volta, tornarono con prepotenza e nella mia mente si plasmò un altro assurdo pensiero. Era così dannatamente osceno, che in quel momento avrei desiderato frustrarmi da bravo cattolico, come la chiesa desiderava. Per qualche minuto, fantasticai su cosa sarebbe potuto succedere se lei non si fosse allontanata, il confine tra un bacio e il sesso era davvero fine. Gettai quel pezzo di pizzo il più possibile lontano da me, non osando immaginare altro. Ritornai alla mia ricerca e finalmente ritrovai un dannato pettine, presi qualche capello attorcigliato attorno ai suoi denti e corsi rapidamente via da quel posto.
Una volta raggiunto il mio santuario, attaccai il capelli alla bambola e la sistemai sotto il mio letto. Dopo aver preso tutte le precauzioni ero ufficialmente pronto per affrontarla.
Amber
Colui, al quale era venuta la brillante idea di unire due persone sotto un unico tetto, senza dotarlo di parete divisoria, avrebbe dovuto subire le pene degli inferi. Dopo averlo sperimentato sulla mia pelle da circa due mesi, ero arrivata alla naturale conclusione che gli appartamenti condivisi avrebbero dovuto essere aboliti. Una persona cercava casa per lei, voleva i suoi spazi, la sua indipendenza, la sua libertà, qualcosa di unicamente suo che non fosse stravolto dall'arrivo di un orrendo usurpatore. Volevate un appartamento ma questo era troppo grande, oppure non avevate i soldi per un affitto troppo caro?Bene, potevate condividerlo ma ad alcune condizioni:
1)La persona in questione doveva essere del vostro stesso sesso
oppure
2)Bisognava avere con quest'ultima un grado di conoscenza, anche basso-medio(io avrei consigliato medio-alto) con quella persona.
Senza queste piccole regole vi sareste trovati, purtroppo, come la sottoscritta costretta a vivere con quell'essere. Ero arrivata al punto di desiderare di mettere annunci in rete o in giro per offrirlo in adozione oppure trovare qualcuno che facesse cambio appartamento con me, peccato che non era stato possibile.
Era stata la settimana peggiore di tutta la mia vita.
Una settimana che avrei potuto paragonare a un mese nel girone degli inferi, che era iniziata tragicamente, mercoledì e che si era protratta fino ad oggi, ovvero il mercoledì successivo. Brevemente vi spiegherò com'era andata. Era iniziato tutto con lo strano, più del solito, comportamento di Dylan che non aveva fatto altro che evitarmi(cosa che faceva tutt'ora) neanche fossi la peste bubbonica o l'orticaria. Ogni volta che mi vedeva, o tornava indietro oppure stava a una distanza di sicurezza di me, rispondeva a monosillabi o non apriva proprio bocca. Mi sembrava convivere con un pezzo di legno.Da un lato non mi era dispiaciuto più di tanto, anche perché da quando i nostri contatti si erano ridotti al minimo, potevo godere di una rilassante tranquillità. Dall'altra parte, avevano iniziato a subentrare i problemi. Stranamente le tubature di casa erano saltate e l'idraulico, era giunto con due giorni di ritardo. Nel frattempo, ero stata costretta a lavarmi i denti dalla signora Lambert mentre per la doccia, dopo il lavoro, mi dividevo tra l'appartamento di Kurt e la casa di Kate. Ebbene si, ero entrata, e sopravvissuta, nella casa della 'strega' del palazzo. Purtroppo la sua casa non era fatta di marzapane ma era una di quelle tipiche da vecchie zie, piene di mobili e ornamenti. I mobili erano retro' dal gusto lievemente barocco, per niente pomposo ma stranamente passabile, soprattutto per la vista. A quanto pare la signora Lambert, aveva anche una passione per il cucito e un'ossessione per la pulizia, dato i centinaia di prodotti per la pulizia che avevo trovato. Tuttavia, per quanto tenesse pulita ed ordinata ogni stanza, ci sarebbe stato sempre quell'odore di stantio e di vecchio, come se qualcuno fosse ammuffito.
Dopo questo episodio, venerdì era stata la volta dei trucchi. Esatto ragazzi, proprio così, i miei trucchi erano stati barbaricamente assaliti ed alcuni distrutti. Una giornata in cui avevo proclamato il lutto nazionale. Nessuna donna avrebbe potuto riprendersi da uno shock del genere. Sabato invece era stata la giornata delle tende. Avevate mai il film 'Come d'Incanto'?Quello con Patrick Dempsey, bello come un dio?Si, proprio quello. Ricordavate la scena dove Giselle aveva tagliato le tende e si era cucita un vestito, che avrebbe potuto eguagliare quello di un qualsiasi stilista?Era successo più o meno la stessa cosa, soltanto che le tende della mia stanza erano state usate per creare vestiti a delle stupide anatre di gomma che adesso possedevano un armadio migliore del mio. Per non parlare del fatto che improvvisamente le mie cose avevano iniziato a sparire e a ricomparire ore o addirittura giorni dopo. In tutti questi giorni, Dylan aveva fatto bene a non uscire dalla sua stanza, dove si era rinchiuso. Erano da circa 4 giorni che non vedevo o avevo sue notizie, non sapevo neanche se fosse ancora vivo oppure era morto per una feroce intossicazione alimentare. Un mistero che non aveva soluzione, anche perché non sarei entrata, neanche morta, nella sua stanza e avrei lasciato il suo corpo in decomposizione, fin quando non avesse iniziato puzzare e a quel punto, dritto dritto nell'obitorio.
In sostanza questa era stata la mia settimana, molto movimentata a casa, frenetica al lavoro, poco fruttuosa al collage.
"Hey, dolcezza"alzai lo sguardo dal taccuino e fu come svegliarsi da un sogno, o in quel caso, pensando ai miei poveri trucchi, da un incubo. Jim mi fece segno di avvicinarmi, dopo essermi passato accanto, e io in risposta, con un cenno del capo gli dissi di aspettare mentre finivo di prendere le ordinazioni. Scossi la testa e con una mano fece uno zero mentre con l'altra indicai il cinque. Lo zero simboleggiava una forma abbreviata per dire okay, il cinque che mi doveva dare cinque minuti. Sospirai. Nel corso degli anni avevamo inventato un linguaggio dei segni tutto nostro e molto elementare, basato su cenni, gesti con mano, braccia e capo ma soprattutto sguardi.
"Signorina, mi sta ascoltando?"L'uomo schioccò le dita dinanzi ai miei occhi e annuii con la testa ma sembrai non convincerlo. Con l'indice si sistemò gli occhiali, dalla montatura quadrata, sul naso e ritornò con i suoi occhi vispi sul menù mentre diedi uno sguardo alla sua testa completamente pelata, avrei quasi potuto specchiarmi sulla sua superficie
"si, signore, vuole un sandwich della casa, acqua frizzante, insalata e una fetta di Tarte Tatin"segnai tutto e l'uomo confermò, freddamente mentre mi lanciava un'occhiata poco convinta. Avevo come la sensazione che mi avrebbe tenuto gli occhi addosso per essere sicuro che non sbagliassi ordinazione. Mi allontanai più velocemente possibile da quel tavolo e mi avvicinai a Jim, la mia fedele spalla e l'unico che rendeva giornate del genere, passabili
"quel tipo ti sta guardando"con un piccolo cenno che non desse nell'occhio, indicò il 'simpatico' tipo del tavolo 4,
"ha paura che mi divori il suo sandwich"rilassai le spalle che si abbassarono e nel modo più scialbo possibile appoggiai la testa sul bancone"in effetti non sarebbe male"la fame era sempre presente e sempre in agguato
"io penso che ti stia guardando il culo"Jim aggrottò le sopracciglia, in un'espressione lievemente rabbiosa, una cosa che gli riusciva piuttosto bene, tanto da far scappare a gambe levate chiunque. Se soltanto avessi potuto, l'avrei affittato come bodyguard contro Dylan
"non penso proprio"mi sollevai prima che Judy potesse riprendermi per 'atteggiamento non consono all'ambiente lavorativo' e per quanto un solo rimprovero non contasse nulla, teoricamente avrebbe provocato una macchia sulla mia immaginaria fedina da brava ragazza. Avevo una reputazione da Mrs Perfettina da difendere e non potevo di certo macchiarla così. Anni e anni di duro lavoro, di atteggiamenti civettuoli e ruffiani, per niente?Certo che no.
"Bene, anche perché sei mia"alzai gli occhi al cielo, Jim versione fratello maggiore era un misto tra la tenerezza, l'irritazione e 'oh, scusami se ti ho fatto bagnare'
"si, sono tua amica"presi di nuovo il mio taccuino per le ordinazioni ma improvvisamente Jim mi trattenne
"beh, sei molto di più di questo e forse dovrei dimostrarlo a tutti"sospirai quando mi baciò l'angolo della bocca, un gesto che avrebbe fatto sciogliere qualsiasi donna tranne me...okay, forse un po' mi ero sciolta. Chi non l'avrebbe fatto?Cioè, stretta a un colosso del genere, sentire il calore dei suoi muscoli, il suo respiro caldo che ti sfiorava il volto e le sue morbide labbra. Avrei voluto urlare e aggrapparmi a lui, stile sanguisuga, al diavolo la stupida etica lavorativa. Peccato che oltre alla lieve attrazione fisica che c'era, non eravamo assolutamente compatibili. Dopo due anni, piangevo ancora all'idea.
"Okay, macho, ora che hai dimostrato a tutto il locale che sei un coglione"gli angoli della sua bocca si piegarono, mostrando appena due piccolissime fottete, cupido stava piangendo disperato per me, lo capivo bene"sbrigati a preparare l'ordine del tavolo 4, ho come la sensazione che mi stia fulminando con lo sguardo"non ebbi il coraggio di voltarmi per confermare la mia tesi e attesi, controllando la cassa mentre lanciando uno sguardo sognante a quei deliziosi pasticcini. La pausa pranzo era passato da un pezzo, purtroppo non potevo dire nulla della fame.
"Ecco a te, il tuo ordine"presi il vassoio"mi sono permesso di mettere un po' di peperoncino in un più e ho sputato nel suo bicchiere"mi fece l'occhiolino prima di ritornare in cucina, scenario di gran parte delle mie fantasie erotiche con lui. Consegnai con un'enorme soddisfazione quell'ordine e mi gustai appieno, con un sorrisetto che lui non riuscì a capire, il primo assaggio. Ben presto il piccolo campanello, suonò, segnando l'entrata di un nuovo cliente. Scrollai le spalle, di nuovo, dannazione. Se da ogni cliente fosse dipeso il mio stipendio, avrei accettato con un'enorme sorriso qualsiasi cliente e sopportato qualunque sforzo. Tuttavia, dato che da due anni il mio stipendio, restava invariato, allora avevo iniziato ad odiare quel suono
"Amber"la porta del locale si richiuse e alzai lo sguardo mentre Gwen mi sorrise, passando tra i tavoli, anche tra quelli più vicini, dannata forma. Mi raggiunse e si fermò davanti al bancone, assumendo la medesima espressione che io stesso avevo quando guardavo quei deliziosi bignè alla crema "come stai?"Mi domandò, facendo scorrere lo sguardo sulle altre prelibatezze, feci per rispondere ma lei mi precedette, avevo già detto quanto amavo essere ascoltata?Beh, avrei dovuto attaccarmi un cartello in testa"potresti darmi due macarons e un financier?"Pronuncia francese, ottima, a differenza di me che ci avevo messo un mese per imparare la maggior parte delle pronunce e tutt'ora facevo fatica con alcuni. Le diedi ciò che desiderava e mi guardò con occhi sognanti mentre assaggiava. Ero davvero felice per la sua gioia, ed ero ancora più felice se avessi pensato a tutte le calorie che contenevano quei dolci. Ero troppo cattiva?Loro non mi ascoltavano mai!.
"Beh, diciamo che in questo momento vorrei rilassarmi su una bella spiaggia"affermai mentre le passava al financier, il dolce con albumi e farina di mandarle "anche se pensandoci, mi basta anche soltanto andare nella piscina per bambini a pochi isolati da qui"
"Ash non si è fatto sentire?"Mi guardò dispiaciuta mentre scuotevo la testa, gli avevo mandato quel messaggio una settimana fa e ancora non avevo ricevuto risposta.Risposta oppure no, non mi importava per niente, amavo la mia nuova vita da single e la mia indipendenza, non avevo bisogno di uno stupido uomo. O perlomeno, era ciò che mi ripetevo quando puntualmente guardavo il display, purtroppo era più forte di me. In casi come questi c'erano due giustificazioni. La prima era che semplicemente non voleva sentirvi e farvi capire che era meglio chiudere questa storia. In questo caso vi sareste dovute animare di una buona dose di zucchero, fazzolettini ma soprattutto manette per riprendervi e non compiere sciocchezze. La seconda, invece, caratterizzava il 4% degli uomini e coincideva con la verità e la speranza, ovvero che erano stati troppo impegnati per risponderti ma il prima possibile l'avrebbero fatto. Surreale, vero?Stavamo parlando di uomini, non di altro.
"No, nulla e comunque non voglio pensarci, ho altri problemi da risolvere"mentre Ash sembrava essere scomparso nel nulla, suo fratello Dylan era invece una presenza costante, purtroppo. Mai come ora, avevo bisogno di una serata tra donne che non fosse su Skype, come era successo la volta precedente.
"Dolcezza, ecco è l'ordine del tavolo 6..."Jim lanciò uno sguardo prima a me, poi a Gwen, soffermandosi a lungo su di lei. Le lanciò una lunga e intensa occhiata, una di quelle che ti facevano sciogliere e avvampare. I suoi occhi brillarono, colpiti mentre notai un lieve rossore che ricopriva le gote di Gwen,ero sicura che quegli occhi sognante era non più rivolti soltanto al dolce. Il campanello nel mio cervello si attivò, e la consulente relazionale che era in me si svegliò. Cupido sembrava aver un nuovo terribile nemico.
"Jim, ti presento Gwen Caldwell una mia cara amica"megafusto accanto a me, si leccò le labbra mentre allungava la mano verso di lei, Gwen la strinsi con decisione, nonostante mi sembrasse di percepire il suo lieve tremolio. Oh Cielo, l'aria era diventata così sprizzante ed elettrica, mi sembrava di stare in mezzo a due fuochi bollenti. Una parte di me, si complimentò con me stessa, per il lavoro che stavo facendo, avevo piantato i semi per una futura, forse, coppia. Nel mio immaginario, la lista delle nipotine con il mio nome aumentava sempre di più. Tuttavia, una piccola parte, piangeva disperata perché era rimasta l'unica single in circolazione e le sarebbe servito un miracolo per trovare un uomo. Non che mi importasse, sia chiaro.
"Piacere mio, Gwen è il tuo nome oppure l'abbreviazione"quando le loro mani si lasciarono, mi accorsi di un piccolissimo rigonfiamento nei pantaloni di Jim. Scrollai le spalle, uomini e i loro piccolo problemi fisiologici, avrebbero dovuto seguire un corso di autocontrollo
"Abbreviativo, mi chiamo Gwendolyn"Gwendolyn sorrise ammaliata e mi sembrava giunta l'ora di lasciare i 'piccioncini', se fossi stata ancora qualche minuto, avrei finito per bruciarmi viva. Indietreggiai silenziosamente e presi il prossimo ordine, non si erano neanche accorti minimamente della mia lontananza. Tornai al lavoro.
****
Il vero piacere per una donna consisteva in 3 semplici fasi: 1)Togliersi le scarpe, non esisteva una sensazione più liberatoria di poggiare il piede a terra, completamente nudo. 2)Spogliarsi, soprattutto quando c'erano di mezzo indumenti troppo aderenti, che ti bloccavano la circolazione, le tute erano una grandissima invenzione. 3)Un bel calice di vino accompagnato dal divano, magari anche un atteso massaggio ma quello era un po' troppo. Ecco la perfetta serata post-lavoro e il miglior mix per scaricare il nervosismo per una risposta che tardava ad arrivare e la stanchezza di un doppio turno. Presi le chiavi, le guardai con un sospiro beato, aprii la porta, non vedevo l'ora di rilassarmi e... .
La borsa mi cadde quando entrai e per un attimo pensai di aver sbagliato casa. Indietreggiai, richiusi la porta e l'aprii di nuovo. Feci questo per circa due minuti, giusto il tempo di metabolizzare ed esserne sicura, poi entrai di nuovo. L'appartamento si era trasformato in un campo minato, c'era nastro isolante, dappertutto, che sembrava creare uno strano e assurdo percorso. In mente mi venivano due cause, tutte da attribuire a una sola persona. La prima era che Dylan stesse cacciando fuori la sua vena artistica che da piccolo non aveva mostrato, la seconda causa era che fosse scappato di nuovo il morto. Arrivai in salone e spalancai la bocca, era addirittura peggio di qualsiasi 'graffito' di un bambino quando scopriva i pennarelli. Perlomeno condividevano lo stesso livello per quanto riguardava le abilità artistiche.
Il nastro isolante ricopriva gran parte dei mobili e del pavimento. Mi dispiace ragazze, ma le scarpe e il divano avrebbero dovuto aspettare, purtroppo. Sentivo già i muscoli piangere mentre correvo verso la mia stanza, in preda a un terribile presagio. Entrai e buttai un sospiro di sollievo quando la trovai immacolata come l'avevo lasciata questa mattina. Ritornai in salone, il nastro adesivo non era difficile da togliere ma ci sarebbe voluta un'intera giornata per pulire tutto.
"Dylan"strillai, anzi tuonai ma non ottenni neanche il più piccolo cenno, sulla mia fronte compare una ruga, a causa del nervosismo, sottolineavo, ero ancora giovane e florida. Gridai ancora una volta il suo nome ma vanamente. Ragazzi, ascoltate un consiglio sincero, non dovevate mai e dicevo mai, far aspettare una donna o tanto meno farla spazientire, lo dicevo per la vostra sicurezza. Dopo averlo chiamato per tre volte, iniziai a battere energicamente la mano contro la sua porta, molto stile 'devo fare pipi', perlomeno l'effetto era quello.
"Vai via"gridò dalla stanza
"No"la ma pazienza stava incredibilmente scemando"e non intendo andare via fin quando tu non uscirai da quella stanza"mi imputai, aggrottando le sopracciglia come se avesse potuto vedermi. Continuai a battere il palmo, energicamente, prima uno, poi, quando mi stancavo, l'altro, tastando la sua resistenza. Andai avanti per 10 minuti buon, fin quando la porta non si aprii e un Dylan super incazzato si presentò dinanzi a me. Trai i due non sapevo chi era il più innervosito ma poco mi importava "ti sei bevuto il cervello?Cosa diavolo hai combinato?"Affermai, la voce spazientita, ora sapevo cosa provasse una madre sul crollo di una crisi isterica a causa del figlio.
"Questa è il mio appartamento, posso farci quello voglio"strinsi i denti, quella sua aria da sbruffone mi stava dando davvero sui nervi. Ero stanca, innervosita e questo non era un buon presagio. Incrociai le braccia al petto e assunsi un'espressione dura, stile madre generale, di solita bastava soltanto un'occhiata del genere per mettere in guarda tutti gli uomini, dai figli al marito
"abbiamo un contratto, questo è anche mio e non puoi dar libero sfogo al tuo estro artistico in luoghi condivisi da entrambi"le mani scivolarono sui fianchi, nella sua stanza, nel suo ripostiglio avrebbe potuto far tutto ma non altrove.
"E sentiamo cosa avresti intenzione di fare per 'punirmi'?"le sue labbra si piegarono in un ghigno sardonico che mi fece comparire un'altra ruga. Le mie narici si allargarono, molto stile drago, quando espirai, la mia pazienza era crollata vertiginosamente sotto zero. Bruscamente e senza permesso, con una spinta lo scostai, ed entrai nella sua stanza"hey, non ti ho dato il permesso di entrare"protestò, lo ignorai completamente e mi avvicinai alla sua pila di vestiti sporchi. Non mi importava se il giorno dopo mi fossi svegliata con qualche malattia venerea o con una puzza insopportabile che mi avrebbe impedito di uscire di casa per un mese; mi avvicinai lo stesso. Iniziai a buttarla giù e a lanciargli tutti i suoi indumenti. Non possedevo la mira di un cecchino ma perlomeno riuscii a sommergerlo. Successivamente, passai al suo armadio, svuotandolo completamente
"che cazzo stai facendo?Smettila!"Dylan tuonò mentre si avvicinava e cercava con le braccia di evitare i miei colpi. Allungò la mano e provò ad afferrare il mio polso, io tentai di scostarmi ma il mio piede scivolò su una maglietta. Ricordavate sicuramente la mia pessima abilità atletica, vero?Ecco, questa era proprio la causa che aveva creato questa situazione. Quale, avreste detto?Beh io stesa sul pavimento, su un prato di vestiti di dubbia origine con il mio coinquilino sopra di me. Una posizione davvero spiacevole, beh...non proprio. Ad eccezione del neo e dell'aspetto più trasandato Dylan era identico ad Ash e ciò permise alla mia mente di fantasticare e al mio corpo di accendersi. Non mi ero mai resa conto di quanto penetranti e densi di sfumature fossero i suoi occhi, un misto tra il ghiaccio e diverse note di grigio. Dylan inarcò un sopracciglio stralunato, come se non si rendesse conto della situazione. Era tutto così strano come il formicolio che sentii nel guardare le sue labbra. Mi morsi la lingua e... il campanello suonò. Il mio coinquilino si destò, scosse la testa e si alzò di scatto, guardandomi come se fossi un'aliena. Avevo ricevuto molti sguardi, anche di 'sdegno' ma mai di questo genere, lui si che faceva sentire apprezzata una donna. Il campanello suonò ancora e sospirai
"arrivo"mi diressi verso la porta, senza controllarmi neanche allo specchio, tanto conoscevo già il mio stato. I capelli scompigliati, il vestito stropicciato, l'espressione furiosa, ero pronta ufficialmente per halloween. Spalancai la porta
"sorpresa!"
"Eh?Papà!".
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