Capitolo 17
Parto con lo scusarmi per i tre mesi di assenza ma ho finito l'esame di stato da poco e dopo aver buttato un respiro liberatorio e brindato per l'esito, sono ritornata più in forma di prima. Vi auguro inoltre buone vacanze a tutti, godetevi tanto risposo, divertimento, sole e mare. Baci
-Astrad
Percorsi il corridoio cercando di avere un'andatura normale, con un pizzico di femminilità, evitando di strofinare troppo l'intero coscia, senza apparire, in tutto questo, come un pinguino. Il tubino era stata una pessima scelta, soprattutto se questo fosse stato aderente e tu sudata, dopo essere stata due ore seduta. Non vedevo l'ora di toglierlo, anche perché mi stava schiacciando così tanto il ventre che avevo paura per la mia circolazione e i miei organi. Perlomeno, assottigliava la vita e rendeva il mio seno più grande, un gran bel vantaggio. Con disinvoltura mi sistemai i capelli e quando fummo davanti al mio appartamento, mi girai, Tom mi sorrise. Mai come adesso avevo desiderato così tanto uno specchio e 5 minuti per sistemarmi. Il mio accompagnatore si avvicinò e la mia mente gridò entusiasta... finalmente!
"Amber, hai visto il mio pigiama..." mi pietrificai, Dylan spalancò la porta, rigorosamente in boxer e si fermò quando ci vide. Alternò lo sguardo da me a Tom, io guardai lui mentre il mio appuntamento spostò l'attenzione da me a lui.
Addio appuntamento.
Le campane per i festeggiamenti cessarono di suonare nella mia testa...forse però era meglio partire dall'inizio. Esattamente a quella sera, più precisamente a due ore prima, quando mi trovavo in un modesto e carino ristorante in centro, stranamente in compagnia di un uomo. Vi starete chiedendo perché mi trovassi in quella situazione? Bella domanda, avrei voluto saperlo tanto anch'io.
L'ambiente era tranquillo, piuttosto rustico, con un leggero odore di carne grigliata e legna bruciata in lontananza, gremito ma non affollato e con un'atmosfera lievemente tesa, in particolare al nostro tavolo. Provai a rilassarmi, muovendo le braccia e prendendo il bicchiere. L'acqua era dissetante ma non era proprio quello di cui avevo bisogno in quel momento. Il mio corpo implorava una bevanda che avesse almeno l'1% di alcool o perlomeno gassata. Tuttavia, la perfettina che era in me, aveva optato per qualcosa di più semplice, mica volevo fare brutte figure. Dopo essere stata in bagno due volte e controllandomi l'alito altrettante volte, era arrivato il momento di calmarmi. La mia mente cercava di rassicurarmi, giustificando questa infondata agitazione adolescenziale, con il pretesto che fossi un po' nervosa perché erano più di sei mesi che non uscivo con un uomo. Inoltre, stavo iniziando a pentirmi amaramente di quel tubino incredibilmente stretto che risaliva a circa 2 anni prima, epoca in cui vantavo ancora una taglia 40.
Tom mi sorrise, il pizzetto metteva in risalto le sue labbra carnose con un piccolo graffio sopra. Dal punto di vista fisico, non era male, sembrava vagamente la copia giovanile di Antonio Banderas e Johnny Depp solo un po' più latina. La corporatura non era molto massiccia ma la carnagione olivastra non era affatto male. Anche l'abbigliamento, una polo beige con un pantalone color cachi, semplice ma non troppo sportivo. I capelli dalle tonalità tra il cioccolato e nocciola, erano spinti all'indietro con un ciuffo laterale.
Esaminandolo nel complesso, gli avrei dato un 8. Kat e Gwen si erano superate, questo era il miglior candidato che fino ad ora mi avevano trovato. Lavorava presso un centro sociale, faceva yoga, amava i classici russi e questo era ciò che ero riuscita a sentire prima che iniziassi ad analizzarlo. La mente femminile era così, voi uomini passavate la maggior parte del tempo a guardarci il seno, noi ad immaginare un potenziale futuro con voi.
"Ti accompagno a casa?" Quell'accento straniero, argentino per la precisione, voleva un bel 10 pieno, era qualcosa di cadente e così seducente che avrebbe potuto sciogliere chiunque. Non era carismatico come Colin Firth o bellissimo come Chris Hemsworth, ma dato che erano più di sei mesi che non uscivo con un essere di sesso maschile che non fosse omosessuale, avevo deciso di dargli una possibilità.
"Sì, volentieri" alzò la mano per richiamare l'attenzione del cameriere...eccoci qui, ragazzi eravamo arrivati al primo momento cruciale della serata. Dopo la presenza, gli interessi in comune, la ricerca del velo nuziale, di nomi per possibili bambini da abbinare al suo cognome, era arrivata la fase del conto. Per un primo appuntamento non era fondamentale ma doveva essere tenuto conto. Infatti bisognava tener presente di molte variabili, in primo luogo la donna. Sfatiamo la convinzione che le tutte amassero essere trattate con cavalleria, molte, infatti, qualora avesse pagato tutto lui, gentiluomo a parte, si sarebbero sentite molto sminuite.
"Mi dai l'opportunità di pagare per entrambi?" Con quell'accento gli avrei dato l'opportunità di fare tutto ciò che voleva ma come sempre la mia mente doveva sempre interferire.
"Solo se mi permetti di dare la mancia al cameriere, è stato veramente carino e sembra veramente aver bisogno di una camicia nuova" abbassai la voce sull'ultima frase quando il ragazzo si avvicinò. Tom mi guardò con complicità e annuì, pagò il conto, invitandomi poi ad uscire.
Sottofondo musicale commerciale, orecchiabile e leggero di una qualsiasi stazione, fatto; mano sulla coscia, beh se si intendeva che la mia gamba sfiorava il cambio, sui cui c'era la sua mano, allora tecnicamente sì. L' auto era pulita, anzi avrei detto lucida, senza nessuna traccia di cibo radioattivo in giro...stavo iniziando a pensare che Dylan stesse condizionando troppo la mia vita. Appeso allo specchietto retrovisore, c'era uno di quei cartoncini profumati a forma di albero che rendeva l'aria profumata come in un bosco in Pennsylvania. A quanto pare, era uno che si preoccupava della sua auto, speravo vivamente che non fosse uno di quei tipi ossessionati dalla propria macchina. Il tragitto fu piacevole, moderato e lento, anzi avrei detto rilassante. Finalmente, arrivò sotto casa mia...questo era il momento più atteso e bramato da entrambi i sessi e solitamente c'erano varie conclusioni. Prima opzione, nessun tipo di contatto, che si traduce in un: 'avrei preferito stare a casa con mia madre' e sarebbe finita che nel giro di meno di una notte sareste tornati alla vostra vita, dimenticando la serata precedente. L'opzione numero due consisteva in due varianti. Nel primo caso, c'era il bacio singolo, un piccolissimo bacio che stava ad indicare 'sì, sono stato bene ma non fai per me', quindi ti stava scaricando. Nel secondo caso, oltre al bacio ti avrebbe lasciato anche il numero, un piccolo segno di speranza per uscire dal tuo buco di gattaia. La modalità del bacio poteva avere diversi varianti, a seconda del luogo. La terza alternativa, era quella più attesa, soprattutto se foste state in astinenza da sei mesi o più come me, ed era il famoso 'invito a salire'. Anche questa dotata di due alternative, la prima si sarebbe conclusa con un risultato insoddisfacente e penoso per entrambi, l'altra, invece, si sarebbe rivelata come una notte molto più movimentata di qualsiasi cena. In quel caso, però, si apriva un altro problema...era una notte di semplice sesso oppure si desiderava qualcosa di più? Questo dipendeva da voi ragazze, ma mi raccomando, dovevate stare attente a non legarvi troppo.
"Io sono arrivata, grazie mille, è stata una bella serata" presi la borsa mentre all'interno del mio corpo si scatenava una guerra ormonale. Lui mi sorrise, mostrando una dentatura bianca.
"Lo è stata anche per me, mi sono trovato bene, Amber" queste erano le frasi che mi piacevano, la mia vocina interiore gridava di baciarlo ma decisi di stuzzicarlo ancora un po', muovendo con nonchalance le gambe.
"Io ora devo andare, buona serata" aprii la portiera dell'auto e uscii, contai fino a tre prima di chiudere la portiera, nella speranza...
"Amber, aspetta!" La mia vocina interiore esultò con gioia. Tom uscì dall'auto e si avvicinò, le mani in tasca e la postura sciolta ma con un andamento lievemente imbarazzato "ti accompagno perlomeno fino alla porta" molto galantuomo il mio accompagnatore, con un sorriso gli feci strada, ero pronta a far festa.
Salutai il signor Lambert, ignorando la sua occhiata sospettosa e presi l'ascensore. Osservai i pulsanti dei piani che si accedono con un'assoluta rapidità, non permettendo alla mia mente di poter ragionare lucidamente. Avrei dovuto cogliere l'opportunità ed invitarlo dentro? Oppure avrei dovuto lasciarlo andare via? Sentivo le labbra secche e la bocca impastata proprio mentre le porte si aprivano.
"Ti ringrazio molto per avermi accompagnato" mormorai mentre mentalmente mi incitavo, avrei dovuto... "senti, ti va di entrare? Sei stato carino ad accompagnarmi, magari hai sete" domandai nella maniera più goffa possibile. Tuttavia, fu mentre raggiungevo la porta che mi ricordai di una spiacevole incombenza, una presenza costante che avrebbe finito per rovinare tutto. Mi girai verso Tom, azzardando un sorriso di circostanza "puoi aspettare un attimo? Devo solo controllare delle cose" e fu allora che la porta si aprì, proprio mentre lui contro ogni previsione si stava avvicinando.
Ecco qua, ragazzi, il terribile punto di partenza, da cui tutta questa imbarazzante situazione era iniziata. Dylan in boxer che guardava me e Tom, io che guardavo lui incredulo, Tom che aveva un'espressione tra il sorpreso e l'imbarazzato, alternando lo sguardo tra noi due. Passò un minuto di silenzio tra noi tre, come quando ci si aspettava che qualcuno parlasse ma nessuno sapeva cosa dire.
"Forse è meglio che vada...si è fatto tardi, mi dispiace, Amber" il mio accompagnatore fece un passo indietro e scappò via prima che avessi avuto la possibilità di spiegare, lasciandomi lì, sbigottita e sola. Anche dopo la sua 'scomparsa', continuai a guardare le porte dell'ascensore per tre minuti buoni nella vana speranza che tornasse. Non appena, realizzai che quelle porte non si sarebbero più aperte, feci un bel respiro e mi ripresi. Altro appuntamento naufragato, questa volta, però, la colpa non era da attribuire a me ma alla mia futura vittima. Mi voltai verso di lui, fulminandolo con lo sguardo.
"Hai provato a vedere in quel bellissimo oggetto che si chiama lavatrice? Oppure nell'ammasso di rifiuti tossici nella tua stanza? Ecco, se la risposta è no, ti prego di non importunarmi oltre" risposi nella mia maniera più stizzita possibile, sbattendo la porta della mia camera il più forte possibile
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"Ma la smetti di piagnucolare?" alzai il volto dal cuscino, asciugandomi con il dorso della mano l'angolo della bocca, e lo indirizzai verso di lui. Dopo essere rimasta per circa un'ora in quella posizione sentivo la mascella indolenzita e la guancia andare a fuoco. Dopo che Tom era andato via, la prima cosa che avevo fatto era stata quella di togliermi quell'orribile vestito che avevo direttamente gettato via, farmi una doccia e mettermi una comoda tuta. Infine, ero caduta nella disperazione più totale.
"Non sto piagnucolando" stavo solo affogando la mia noia in una vaschetta di gelato e in biscotti, incurante dei sensi di colpa postumi, stesa sul divano nella maniera più scialba possibile, con le mie pantofole e la guancia ancora rossa a causa del cuscino.
"No, guarda sembra soltanto che tu voglia immergerti con il volto nella vaschetta" alternò lo sguardo da me al gelato, una piccola delizia al pistacchio "è la mia vaschetta quella?" Scossi la testa mentre cercavo di nasconderla sotto il cuscino. "Lascia perdere" sospirò, mi sentivo quasi come una bambina che era stata colta in fragrante a rubare una cosa non sua e provava a nascondere le prove "ho un'altra vaschetta in camera" nella mia mente sorse un'orrenda immagine sullo stato di decomposizione in cui riversava quella povera vaschetta ma l'accantonai subito e provai a ritornare al mio beato stato di letargo.
"Per quanto sia divertente lo stato in cui riversi e avrei davvero voglia di fare un video" lo fulminai con lo sguardo "sei più insopportabile ora che in altre situazioni, cioè sei insopportabile sempre, una spina costante..." aggrottai la fronte mentre continuava ad estendere la lista 'di tutte le mie migliori qualità'
"potresti andare avanti? Sai com'è, tutti questi complimenti mi fanno arrossire" più per la rabbia che per l'imbarazzo. I sintomi erano pressoché gli stessi, abbronzatura guanciale color pomodoro stile lampadina e occhi un po' sgranati, l'unica differenza erano gli effetti che nel primo caso non sarebbero stati tanto piacevoli.
"Okay" scrollò pigramente le spalle "comunque, è il mio divano e vorrei gentilmente sedermi, inoltre non è per niente dignitoso, andiamo non puoi reagire così per un singolo appuntamento, ci sono altri uomini con cui potresti uscire" il problema però non era tanto l'uscita ma trovare qualcuno di decente, un'impresa che sembrava essere diventata quasi impossibile.
"Grazie ma sto bene e non mi servono i tuoi consigli da uno di quei trainer che motivano le persone con frasi confezionate" e detto ciò ritornai nella mia posizione stile foca sdraiata sulla spiaggia, in tutta la mia sciatta bellezza
"e se..." mossi un muscolo, sollevai la spalla e mi girai a pancia in su, stile stella marina, rivolgendo lo sguardo in alto verso di lui "ti procurassi un altro appuntamento? È anche colpa mia il fallimento di quest'ultimo" era anche colpa sua? Era serio? Era totalmente colpa sua, come sempre. Dove c'era Dylan Jones doveva per forza succedere qualcosa di spiacevole, era come un gatto nero, anzi come la peste nera. Era così odiosamente irritante!
"Non mi affiderò a te" avevo già Kat, Gwen e Kurt come miei consulenti, non mi serviva un nuovo aspirante, soprattutto uno come lui. Mi dispiace ma l'agenzia matrimoniale era ufficialmente chiusa.
"Perché? Non ti fidi di me?" Mise un piccolo broncio offeso, sembrava quasi dispiaciuto.
"Stai scherzando, vero? Stiamo parlando di te che passi tutto il tempo nella tua stanza a fare chissà cosa davanti a un pc, con cibo putrefatto e delle anatre di gomma, se mi fidassi di te, mi troverai come minimo un allevatore di api oppure un camionista ubriaco" e non osavo immaginare qualcosa di peggio. Avrei preferito qualsiasi uomo, perfino uno con il volto verde come The Mask.
"Non sarebbe una cattiva idea, miele gratis per sempre, poi i camionisti possono essere davvero uno spasso, non potresti mai annoiarti" non avevo mai sentito una difesa così penosa.
"Immagino che diventerei la nuova Jane con il suo ubriaco Tarzan/King Kong" affermai e Dylan improvvisamente si colpì il petto con i pugni, lanciando un animalesco urlo che per poco non mi fece sussultare, lo guardai di sbieco.
"Ammettilo, non è stato male" di certo aveva una spaventosa estensione vocale, tanto che per un attimo avevo temuto per i bicchieri di vetro. Sarebbe stato perfetto come cantante lirico
"sì, mai pensato di dedicarti alla lirica? Magari qualcuno potrebbe apprezzare il tuo grido animalesco" ignorai il suo sorrisetto impertinente da pugno in faccia.
"Seguirò il tuo consiglio, se tu seguirai il mio" mi lasciai andare a un lungo sospiro "vedrai, ti troverò un uomo perfetto" peggio di qualsiasi programma di appuntamento mandato in onda su Real Time, o di qualche stupido appuntamento al buio online. Stavo giocando con il fuoco e non ero sicura di essere pronta ad incontrare l'uomo peggiore di tutta la mia vita.
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Dopo una serata naufragata e disastrosa, lo stomaco pieno di gelato, la noia che ti bloccava ogni muscolo del corpo ed essere sprofondata per due ore in uno stato di stanchezza e depressione stile coma farmacologico, una notte quasi insonne, avevo deciso finalmente di uscire e di prendere un po' d'aria. Mi sarei distratta e dimenticata il piccolo incidente di ieri...chissà magari avrei potuto fare nuove conoscenze.
"È veramente un peccato, avevamo riposto così tante speranze in Tom" Gwen sbuffò, rovinando il mio sogno ad occhi aperti. Era così solidale che per un attimo sperai quasi che si strozzasse con tutte quelle patatine, naturalmente, senza rischi di nessun genere. Afferrò in un solo pugno un'enorme quantità di patatine e in meno di cinque secondi riuscì a divorarle tutte. Poteva anche essere un'esperta di vini, proprietaria di una raffinata enoteca, ma quando si trattava di cibo, in particolare quello super calorico, allora era peggio di qualsiasi uomo affamato. Era una divoratrice seriale di patatine, ne andava ghiotta. Questo era il motivo principale per cui tre donne stavano parlando in un chiassoso McDonald, sedute accanto a un sudicio tavolo come delle adolescenti. Mi sentivo un po' come Chanel Oberlin in Scream Queens.
"Ci abbiamo messo una vita a trovarlo e sai quanto mi è costato accontentare tutte le fantasie di David e lasciargli il pieno controllo della tv, mi sono dovuta subire una settimana di sport 24h su 24" si lamentò Katherine, annegando la sua fame in un doppio cheeseburger, ultimamente aveva più fame del solito ed era anche più nervosa, una combinazione letale. Avevo la terribile sensazione che se avesse potuto, mi avrebbe staccato la testa e banchettato con il mio corpo come Katy Perry nel suo ultimo videoclip.
"Non penso che ti sia dispiaciuto più di tanto" mormorai mentre bevevo il mio frappé alla vaniglia e cocco, fingendo con me stessa che l'avessi scelto solo perché era leggero e meno calorico, e non per i sensi di colpa per essermi ingozzata il giorno prima. Noi donne potevano essere delle grandissime auto-bugiarde.
"A lamentarmi non posso lamentarmi, David sa essere molto fantasioso" io e Gwen ci scambiammo un solidale e complice sguardo disgustato
"ehi!" Kat lanciò un'occhiataccia ad entrambe "con il lavoro e i bambini, non è stato facile accontentarlo tutte le notti, il giorno dopo mi svegliavo a pezzi!"
"Ecco spiegate le occhiate, sapevo che c'era qualcosa sotto" Gwen la punzecchiò mentre divorava tutta la confezione di patatine "comunque ti fidi sul serio del tuo coinquilino? Da come ci hai raccontato potresti trovarti qualcosa di non tanto carino" mi guardò mentre si leccava il sale rimasto dalle dita, era davvero una bambina.
"Infatti, lo lascerò fare, non sprecherò neanche un minuto a prepararmi così quando arriverà, lo rifiuterò gentilmente senza che lui possa offendersi" o perlomeno ci speravo, non c'era niente di peggio di sentirsi una grandissima stronza dopo aver dato due di picche a un povero ragazzo.
"Ma perlomeno ti ha detto qualcosa, qualche informazione su di questo misterioso uomo?" Gwen mi guardò con una punta di sospetto e curiosità.
"Solo che l'appuntamento sarà questa sera alle 7 e che lui verrà a prendermi" scrollai le spalle "non so come abbia fatto a trovare un uomo nell'arco di un pomeriggio, perciò mi aspetto di tutto, per me è un'incognita totale" una specie di uovo di pasqua stile bomba ad orologeria.
"Penso sia la soluzione migliore" Kat guardò l'orologio e si alzò, dopo aver divorato letteralmente il suo panino "devo andare a prendere i bambini, non vi dispiace che vi lasci?"
"No, no, anzi ora andiamo via anche noi, non appena Gwen finisce di mangiarsi anche le dita" mi voltai verso di lei.
"Un attimo, ora finisco" con un'inspiegabile eleganza si pulì le mani e la bocca, si alzò e gettò il tutto "sai a cosa stavo pensando, Amber?" scossi la testa, okay, noi donne potevano anche capirci al volo ma non fino a questo punto "dovresti presentarmi il tuo coinquilino" mi fece l'occhiolino.
"Meglio di no, fidati è un caso disperato."
Erano le 18:55, il mio coinquilino era sparito da chissà quanto tempo, in realtà probabilmente era sepolto in qualche angolo della sua stanza ma non avevo il coraggio per accertarmene, e non avevo nessuna notizia del mio misterioso appuntamento. Quindi come era d'obbligo in queste situazioni, mi concessi un po' di tempo per rilassarmi sul divano, godendo di una piccola gioia della mia vita: la totale padronanza della tv. Era tutto pronto, avevo il telecomando, il telefono, acqua e si prospettava una piacevole serata.
Avevo finalmente scelto la serie tv da guardare e stavo per entrare in quel beato stato di estasi, quando improvvisamente il campanello suonò, seguito da una serie di imprecazioni nella mia testa. Malvolentieri fui costretta ad alzarmi mentre mi diedi un piccolo sguardo allo specchio. Non mi ero cambiata, avevo lo stesso pantalone e la stessa t-shirt del pomeriggio, banale ed informale, il viso naturale senza un filo di trucco e i capelli legati in una coda. Ecco il prototipo della ragazza acqua e sapone, detta più comunemente anti-appuntamento. Queste erano le vere ragazze al naturale, dovevate diffidare delle imitazioni, anche perché non avreste mai trovato una ragazza su questa terra totalmente al naturale, senza neanche un filo di fondotinta. Il trucco acqua e sapone era una banale finzione per voi uomini.
Aprii la porta mentre mentalmente mi preparavo a quello che avrei visto. Posai la mano sulla maniglia, la mossi e fui quasi sul punto di chiudere gli occhi.
"Ah, sei tu" fui tentata di buttare un sospiro di sollievo quando vidi Dylan davanti alla porta, beh sempre meglio di un camionista "sai che per attimo ti avevo dato per disperso?" Chiusi la porta alle mie spalle quando entrò, era stranamente silenzioso "tutto bene? Sei entrato e ancora non hai aperto bocca per lamentarti, anzi forse è meglio così, ti prego continua a tenerla chiusa" si grattò dietro il collo e mi guardò, sembrava quasi in imbarazzo, aveva qualcosa di molto insolito.
"Sicuro di stare bene? Non avrai ucciso nessuno spero, lo spirito di Allan penso che infesti ancora questa casa" Allan era il nome che avevo dato al tappato, dove prima c'era il 'fantomatico' cadavere.
"Amber..." portai la mia attenzione su di lui, incuriosita "sono Ash, sono il tuo appuntamento" mi sorrise con imbarazzo e per cinque minuti buoni provai a chiudere la bocca.
Oh, questa era veramente una sorpresa.
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