Capitolo 13
Ash
"Spiegami bene, vuoi organizzare una festa nel tuo squallido appartamento?" La voce di Drew suonava incredibilmente lontana e il telefono faceva risultare la sua risata metallica, quindi molto più fastidiosa del solito. Dovevo ricordarmi di non contattarlo più a quell'ora del giorno. Solitamente a quest'ora, ovvero le 9 del mattino, era sempre incredibilmente acido e aveva dannatamente bisogno di qualcosa per divertirsi. Ecco in quel momento, ero la sua pallina anti-stress. Sospirai, con il suo caratteraccio poteva sul serio rovinare un pomeriggio perfetto e la voglia di staccargli il telefono in faccia aveva raggiungo limiti insopportabili in molte occasioni. Trovava spassoso farmi incazzare, sosteneva che alla mattina, un buon espresso, waffle e la mia espressione infuriata, lo mettevano di buon umore. Perché, avreste detto? Semplicemente adorava schiaffarmi in faccia le sue emozionanti gesta da scapolo americano che tutte le sere si ritrovava a vivere. Mi sbandierava i nomi delle ragazze, molto spesso erano più di uno, con tanto di foto e racconti piccanti che scendevano talmente nei particolari, da risultare peggio di un film pornografico. Ora che io non ero sulla piazza, c'era molta più mercanzia in giro e lui godeva a marchiare il mio territorio, inseguendo le ragazze come se fosse uno stupido cane in calore. Il mondo, ma soprattutto le donne, aveva bisogno del ritorno di Ash Cooper per smorzare il tempo. Per questo, dovevo sbrigarmi a far scappare a gambe levate quella guastafeste. Stavo iniziando a provare un'avversione per quelle stupide tute, la mia camera cominciava a sembrare una discarica di rifiuti industriali -con possibile presenza di cibo radioattivo- per non parlare delle noiose passioni di Dylan. Continuare a guardare la tv, giocare ai videogames e apparire come uno psicopatico che aveva problemi relazionali, stava cominciando a diventare stressante. Ed era passato soltanto un mese, non potevo più perdere tempo, ne valeva della mia virilità maschile e soprattutto della mia saluta mentale.
"Sì, non ti sto chiedendo il permesso, semplicemente, dato che hai l'opportunità di entrare in qualsiasi night club della città, al momento, ho bisogno che spargi un po' la voce" spiegai mentre mi accarezzavo il mento ruvido e pungente, dovevo attenermi al personaggio ma non potevo apparire come Cugino Itt. Presi il rasoio e la schiuma da barba, guardando con avversione la matita nera per gli occhi, sopra il lavabo, che avevo 'preso in prestito' da mia madre a sua insaputa. Entrare in un negozio e comprarla insieme ad altri prodotti cosmetici che mi servivano, sarebbe stato incredibilmente umiliante. Quindi, come un ragazzo che commetteva la sua prima trasgressione, mi ero intrufolato nel bagno di mia madre e avevo rovistato tra le sue cose. Per un po' avevo temuto una sua chiamata in cui esprimeva i suoi dubbi sulla mia eterosessualità.
"Va bene" fece una pausa, interrotta da brevi fruscii di carte e parole sussurrate che si mischiavano a una voce sconosciuta, un'amante o un cliente "ci sarà da divertirsi, non vedo l'ora!" Aprii il rubinetto "sai che sto iniziando a dispiacermi un po' per Amber? È così... carina, sembra un cerbiatto e vorrei proprio vedere come sarebbe a letto, magari quella bocca..." chiusi la chiamata, prima che i conati di vomito potessero salire in gola. Feci scivolare il telefono in tasca e iniziai a stendere la schiuma da barba intorno al mento, coprendo anche il finto neo che ogni mattina mi disegnavo. Dovevo prepararmi al meglio, per l'evento di questa sera.
****
Mi guardai intorno compiaciuto, la palla stroboscopica illuminava la stanza e dovevo dire che era molto abbagliante, anzi accecante. L'avevo acquistata durante uno dei miei soliti salti nei negozi di arredamento per l'appartamento. Mi era piaciuta subito, l'avevo presa non pensando di poterla usare e invece...
Bottiglie di alcolici ricoprivano qualsiasi piano a disposizione, non si poteva iniziare una festa senza di loro. Ci si divertiva molto di più da brilli, molto ma molto di più.
Ad una festa, però non poteva di certo mancare lui... il cibo, il nostro fidato amico. Buste di patatine, popcorn e altre schifezze varie, in gran quantità erano sistemate in attesa di essere assaggiate o per i più sfortunati, di finire a decorare il pavimento.
Infine, la musica. Stereo e tv erano già rigorosamente accessi mentre un flusso ininterrotto di volti sconosciuti, continuava a fluire nell'appartamento.
C'era gente ovunque, corpi arzilli e sudati, stretti in vestiti succinti e striminziti, teste su di giri mentre spingevano e si dibattevano a suon di musica.
Alzai il volume quasi al massimo e la musica risuonò per tutto il palazzo, dando l'impressione di scuotere perfino le fondamenta. Tutto rimbombava così forte che ero sicuro che avrei perso l'udito e non soltanto io, ma anche quelli del palazzo di fronte. Come quel gigante, robusto quanto una casa, tozzo e panciuto, oltre che calvo, che aveva gridato dalla finestra, imprecando perché non riusciva a sentire la tv. Io e Drew l'avevamo guardato con divertimento mentre si scaldava, diventando così rosso e gonfio da sembrare un pallone da basket, era stato uno spettacolo esilarante, fin quando non aveva minacciato di raggiungerci con una mazza da hockey, era stato davvero convincente. Alla fine, eravamo riusciti a tranquillizzarlo, con tre lattine di birra in omaggio. Purtroppo la birra non aveva sortito lo stesso effetto tranquillizzante sulla signora Lambert, che era venuta a disturbarci circa tre volte, a causa del volume. Quella brutta strega per poco non ci rovinava la festa, affermando di voler chiamare la polizia, ma eravamo riusciti a temporeggiare, grazie soprattutto alle incredibili capacità oratorie del mio amico. Tuttavia sapevo molto bene che non si sarebbe arresa tanto facilmente. Mi aspettavo una sua irruzione tra un'ora o poco più e avrei dovuto trovare una soluzione definitiva. Infatti, mentre tutti i coinquilini avevano chiesto di partecipare senza problemi, la signora Lambert doveva sempre essere la rompicoglioni per eccellenza. Avrei dovuto trovare un modo per far andare via anche lei ma c'era tempo per pensare a questo.
La gente si muoveva, si scatenava, riempiva il bicchiere fino all'orlo e le gocce cadevano sul parquet mentre si susseguiva un crescente disordine, fatto di voci alte, cibo e musica. Sembravano tante sardine, tutte unite e questo era un grandissimo vantaggio per gli uomini. Noi uomini eravamo animali con il desiderio irrefrenabile di toccare. Mi dispiace, ragazze, ma in una festa, non avreste di certo trovato il vostro principe azzurro o l'emblema del gentleman ma piuttosto un pezzente ubriaco. Quindi se aveste voluto una storia da una notte, questo era il posto adatto per voi. Tutti erano liberi di fare ciò che volevano: distruggere cose, urinare nella vasca da bagno, pomiciare nelle stanze, come quella di Amber che avevo lasciato volontariamente aperta, o sul divano...mi fermai un attimo.
Il mio sguardo si diresse verso il divano, il mio divano, l'unico oggetto decente in quella casa e come tale doveva restare immacolato
"eh no, ragazzi, usate le poltrone" li spinsi, strattonando una giovane coppia in preda agli ormoni. La ragazza, una formosa brunetta dagli enormi occhi da cerbiatto, accentuati dal trucco, mi lanciò uno sguardo, si fissò su di me e si allontanò, dopo che non ero riuscito a conquistarla. Strinsi i denti mentre Drew dietro di me ridacchiava, portandosi alla bocca una manciata di patatine. Nonostante non avessi più la tuta ma una maglia con la scritta Star Wars e un paio di jeans, continuavo ad avere i capelli disordinati, il mento sporco con qualche goccia di maionese e un paio di ridicoli occhiali che per poco non mi rendevano cieco.
"Non capiscono il fascino del nerd" mormorai. Essere intelligente, non poteva essere sinonimo di sfigato, dietro quell'aria ingenua poteva nascondersi un seduttore. Sospirai, provando quasi compassione per la loro ingenuità, quelli che loro chiamavano Nerd, un giorno avrebbero governato il nostro mondo.
"Per capirlo, passeranno altri secoli, proprio come per l'emancipazione femminile. Nel frattempo, le intratterrò io" lo sguardo di Drew si fissò su una... anzi due ragazze che ci lanciavano, o meglio gli indirizzavano occhiate ammiccanti. Questa situazione stava diventando davvero scomoda. Dietro di noi, si sentivano gli assurdi e animaleschi schiamazzi della gente.
"DYLAN!" io e il mio complice alzammo gli occhi, ci scambiammo un'occhiata prima di vedere comparire dalla porta una capigliatura rossiccia che si agitava furiosamente sulle spalle. Quel bastardo del mio amico appoggiò la mano sulla mia spalla, in un gesto di conforto mentre continuavamo a sentire la sua voce farsi sempre più vicina. Riuscii a scorgere dapprima le sue gambe, stranamente mi sembravano davvero molto più lunghe del solito -maledetta gonna- poi il suo collo liscio e infine il suo sguardo infuriato, anzi avrei detto iroso. I suoi occhi nocciola perlustravano ogni angolo e centimetro della casa ed era uno spasso vedere il modo in cui arricciava il naso e aggrottava la fronte, provando a rilassarsi senza riuscita. Il disgusto, lo stupore e la rabbia si mischiavano in quello sguardo che si era fermamente puntato su di me. Sembrava volesse uccidermi, anzi voleva proprio uccidermi ed era incredibilmente divertente. Non l'avevo mai vista così furiosa e mi complimentai con me stesso per il mio eccellente lavoro. Si fermò davanti a me e strinse i pugni, ebbi quasi paura per il mio bel faccino. Inspirò chiudendo gli occhi, mentre dallo stereo la voce di Justin Timberlake risuonava a tutto volume. La palla stroboscopica continuava ad agitarsi insieme al lampadario mentre chiudeva gli occhi. Aprì la bocca ma un tonfo la distrasse, il suo sguardo saettò verso il corridoio, i suoi occhi puntarono sulla sua stanza e imprecò silenziosamente mentre correva a vedere. Gli ospiti dovevano sempre essere trattati al meglio, quindi dovevano avere le stesse agevolazioni di noi inquilini, come una deliziosa e inutile camera, ideale per le proprie pomiciate.
"Secondo me, ora ti uccide" Drew seguì il mio sguardo "posso avere il tuo divano e le tue auto se dovesse succedere?" inarcai un sopracciglio, dichiarando la mia piena opposizione, se mai avessi dovuto scrivere un testamento, avrei riservato un trattamento davvero speciale al mio grande amicone. Un bastardo che dopo neanche due giorni avrebbe ballato sulla mia tomba, non meritava di certo la mia pietà pre-morte.
"Dylan!" La voce di Amber sembrava sovrastare perfino quello della musica. Cacciò senza un minimo di gentilezza tutte le persone dalla sua camera e la chiuse a chiave prima di raggiungermi "mi spieghi... o meglio, mi spiegate?" la sua attenzione si concentrò su entrambi "mi dispiace ma io non c'entro nulla" Drew scosse la testa e i suoi ricci biondi ondeggiarono sulla sua fronte, in un effetto così naturale e carismatico, che per poco la mia coinquilina non sbavava. Mi sembrava quasi di vedere la bava che le sfiorava l'angolo della bocca "io sono capitato qui per purissimo caso, sono sonnambulo e improvvisamente sono giunto qui, non so neanche io come" distese le braccia in avanti e chiuse gli occhi, nascondendo un sorriso mentre fingeva un improvviso attacco di sonnambulismo. Non voleva prenderla in giro, stava soltanto cercando di sdrammatizzare la situazione e fare l'idiota come al solito. Amber lo guardò stranita e scosse la testa "voglio che tutta questa gente vada via subito!" Il suo sguardo infuocato si soffermò su di me. "Non soltanto hai dato una festa senza neanche chiedermi il permesso, ma hai avuto anche il coraggio di farli entrare nella mia camera. Ho trovato un tizio che vomitava nel water, una ragazza che leggeva uno dei miei libri, due ragazzi che giocavano a pallavolo con il mio peluche e una ragazza nel mio letto che mangiava una fetta di pizza sbavando salsa sul mio cuscino!" Urlò per sovrastare la musica.
"Ehm... fammi pensare" finsi di pensarci per qualche secondo "no, sono il proprietario di questo condominio, posso fare quello che voglio, quindi scordatelo" in esclusiva gli dedicai il mio ghigno più irritante, ignorando la sua occhiata glaciale, sembrava proprio sul punto di esplodere. Era esilarante.
"Non ti lascerò continuare, questa festa finirà presto" promise, sembrava piuttosto convinta. Provai a nascondere un risolino mentre andava via, scomparendo tra la folla, la rabbia sembrava uscire dalle sue orecchie. Mi girai verso Drew, battendogli il cinque "Ragazzi..." gridai, attirando lo sguardo curioso della maggior parte delle persone "è arrivato il momento di fare sul serio, su i calici!" tutti scoppiarono in un clamoroso consenso e la festa continuò alla grande.
"Secondo te, dov'è andata?" Drew poggiò i gomiti sulla penisola mentre mi riempivo il bicchiere. In effetti era da venti minuti buoni che non si faceva né vedere o sentire, "forse sarà andata dai suoi amici" ammisi mentre il mio sguardo si posò su una deliziosa biondina, se continuavo così, avrei finito per pagare una prostituta. Improvvisamente, la musica cessò di suonare e un mormorio di protesta si alzò. Io e il mio amico ci scambiammo un'occhiata, andai a vedere cosa stesse succedendo e quello che vidi non mi piacque affatto. Amber teneva in mano la spina dello stereo e aveva spento la tv, ma la cosa che mi spaventò di più, fu vedere la signora Lambert vicino a lei con un telefono in mano. Mi lanciò una perfida occhiata e sollevai lo sguardo sulla mia coinquilina "prima che chiami la polizia per disturbo della quiete pubblica, è meglio che andate via... Ora!" Assottigliò lo sguardo perentoria, in meno di qualche minuto, con un sospiro sconsolato, tutte le persone girarono i tacchi e andarono via, sotto il suo sorriso soddisfatto. Strinsi i denti, lanciandole uno sguardo di pura sfida, l'aria improvvisamente tesa, mentre un trepidante silenzio calava su di noi "hai vinto questo round ma non mi arrenderò, questo è solo l'inizio" promisi
"non vedo l'ora" aggiunse, poteva contarci.
****
Amber
La biblioteca di Harvard era imponente e maestosa tanto da sembrare essere stata scavata nel legno più duro e pregiato. Conservava ancora l'odore di libri antichi mentre gli enormi lampadari e le sue finestre istoriate ad arco a tutto sesto, enfatizzavano l'atmosfera austera, quasi sacra di quel piccolo paradiso, fermo nel tempo. Era sempre stato uno dei miei posti preferiti, che mi aveva subito conquistato durante l'orientamento all'ultimo anno. Harvard era stato un piccolo sogno nel cassetto ma non l'unico. C'erano così tante università in cui sarei potuta andare ma non appena misi piede lì, la scelta fu lampante. Avrei fatto di tutto per entrarci. Dopo aver implorato i miei genitori, mi ero fiondata in uno studio disperatissimo che aveva azzerato completamente la mia vita sociale. Sembravo una specie di eremita, sommersa da tazze di caffè e libri. A tal punto, che dopo circa tre settimane, Katherine era stata costretta a rompere la porta con una mazza da baseball, per tirarmi fuori. Per non parlare poi, di tutti i mini lavoretti che mi ero trovata: cameriera, doposcuola per i bambini dell'elementari, ragazza delle pulizie, dog-sitter e baby-sitter. Quest'ultima, era stata un'esperienza che mai avrei voluto ripetere, soprattutto quando dovevi badare a tre bambini, tra cui un neonato che mi aveva scoraggiato, e non di poco, dall'idea di diventare madre.
Uscii a malincuore dalla biblioteca e attraversai le distese verdi del campus. Mi riempiva di un gran senso di orgoglio, pensare a tutte le più importanti figure che l'avevano attraversato prima di me. Purtroppo, ciò si mischiava a quell'alone di superbia e altezzosità che avvolgeva il campus. Per quanto cercassi di ignorarlo, Harvard era un club prestigioso ed esclusivo. La maggior parte dei suoi studenti erano più che benestanti e non facevano nulla per nascondere il loro atteggiamento spavaldo, con un patrimonio che mai avrei potuto eguagliare.
Il mio telefono squillò e lo tirai fuori dalla tasca, pentendomi subito del gesto. Guardai il display come se stessi tenendo in mano un oggetto radioattivo. Chiusi per un attimo gli occhi, temporeggiando mentre quell'oggetto infernale si agitava nel mio palmo. Feci un bel respiro e il mio dito quasi tremò quando accettai la chiamata
"Ciao, nonna" mi rilassai un po' quando sentii la sua voce.
Adeline Reed non era una donna con cui scherzare, nonostante non si tirasse mai indietro a qualche beffa e fosse un'assidua frequentatrice di parrucchieri e del bingo. Nel corso degli anni, grazie ai suoi deliziosi brownies, si era conquistata l'amore di tutto il vicinato, che ogni domenica del mese, chiedevano di assaggiarli. Era inoltre una delle co-fondatrici di un piccolo gruppo di persone che aiutava gli anziani e si impegnava in attività per la città, come ripulirla dai rifiuti e molto altro. Era stimata da tutta la comunità della città.
"Ciao, cucciola" la sua voce era fine e dolce, come ricordavo. Un timbro che nel corso degli anni non era affatto cambiato. Insieme ai miei genitori, lei mi aveva cresciuto ed era stata sempre presente in tutto. Mi aveva spiegato alcune cose importanti riguardo lo spiacevole avvento del ciclo, mi aveva accompagnato dall'estetista per la mia prima ceretta e mi aveva insegnato a cucinare. "Come stai? Come sta andando l'università? E il trasferimento?" domandò. Lei era stata una delle prima persone, insieme a Kat e Kurt, a proporre di prendere a pugni il mio ex-ragazzo, dopo che mi aveva lasciato.
"Tutto bene, l'università sta andando benone, devo dare pochissimi esami" trascurai l'ultima domanda. Dopo quell'assurda festa, non avevo scambiato una parola con Dylan, soltanto con le due donne delle pulizie che aveva chiamato per ripulire il disastro che aveva creato.
"Sono felice che la mia nipotina presto si laurei" potevo immaginare il suo largo sorriso "so che vivi con un coinquilino" per poco non feci cadere il telefono alle sue parole. Rimasi per un attimo in silenzio, ragionando su chi fosse il traditore che aveva aperto bocca riguardo al quel fatto, poi mi ricordai che Kurt e Kat si erano lasciati sfuggire qualche parolina di troppo con i miei. Avrei dovuto cucire la bocca ad entrambi "sì, ma a causa del lavoro e dell'università ci vediamo pochissimo" in effetti era vero, o almeno nell'ultimo periodo, quando avevamo cercato di ignorarci a vicenda.
"Cucciola, dovresti cercare, nonostante gli impegni, di conoscere questo ragazzo, si chiamano buone maniere ed è ciò che i tuoi genitori hanno cercato di insegnarti" si percepì una piccola nota di rimprovero nella sua voce "mi piacerebbe conoscerlo, mia nipote vive dall'altro capo della città, da sola con un uomo e ho il diritto di sapere chi sia" quelle parole mi gelarono il sangue nelle vene
"nonna, non penso sia il caso, ti posso assicurare che è un bravo ragazzo" mentii spudoratamente, tra tutti i coinquilini esistenti, mi doveva capitare proprio il peggiore di tutti "entrambi siamo molto impegnati" provai a giustificarmi
"Amber, non accetto un no come risposta, domenica darò un pranzo e spero che ci sarete entrambi, altrimenti verrò io a trovarti, hai capito?" sospirai, come avevo precedentemente accennato, mia nonna non era una donna che demordeva facilmente, era da prendere molto seriamente. Ero sicura che non scherzasse affatto sul venire a trovarmi in questi giorni.
"Va bene, nonna, ci saremo" chiusi la chiamata, con la netta sensazione che quella giornata sarebbe andata di male in peggio. Mentalmente feci il conto dei giorni per arrivare a domenica e mi spaventai nello scoprire che a quella triste data, mancavano solo tre giorni.
Soltanto quando chiusi la porta alle mie spalle, mi resi conto dell'enorme bisogno di un soffice letto. I piedi mi dolevano ancora per la corsa che avevo fatto. Dopo il lavoro avevo camminato rapidamente per inseguire il bus e prenderlo, ma senza riuscita, quindi oltre alla corsa, avevo anche dovuto trascinarmi fino all'appartamento. Mi massaggiai la spalla mentre mi toglievo le scarpe, ignorando il fatto di essere ancora all'ingresso. A piedi nudi, mi diressi verso il salone ma prima di concedermi il mio beato riposo, avevo ancora una cosa da fare. Mi incamminai verso il corridoio e bussai alla sua porta
"Dylan, so che sei qui, apri... devo proporti un affare" ormai mi sembrava di conoscerlo abbastanza bene da capire che questo, era l'unico modo per attirare la sua attenzione. Feci un passo indietro e attesi il suo arrivo. Giocai con le dita mentre sentivo dei passi sempre più vicini. Dylan aprì la porta, guardandomi con sospetto, c'era una tale diffidenza nel suo sguardo. Socchiuse la porta dietro le sue spalle e incrociò le braccia al petto "Cosa vuoi?" inclinò leggermente la testa di lato, guardandomi aspramente "mia nonna vuole conoscerti, ci ha invitati domenica a un pranzo" provai a far apparire quelle parole meno ridicole di come potevano sembrare
"carino da parte di tua nonna, ma dille che mi basta anche una telefonata e risponderò a tutte le sue domande" fece per ritornare di nuovo in camera ma lo fermai, allungando un braccio "non si accontenterà di una banale chiamata, vuole vederti e non demorderà facilmente" lo guardo supplichevole "sono disposta a pulirti la stanza per una settimana, a cucinare tutto ciò che vuoi e prometto di non arrabbiarmi o metterti i bastoni tra le ruote con i tuoi assurdi piani" inarcò un sopracciglio e si fermò, si voltò, ora avevo ottenuto tutta la sua attenzione
"dovrai eseguire le mie richieste per due settimane" aggiunse, aggrottai la fronte.
"Scordatelo, non sono la tua serva!"
"Allora, mi accontento di un servizio completo, cena e ripulita per due settimane" provò a contrattare
"una settimana le pulizie e una settimana e mezzo il servizio in camera" tacque per un momento, pensieroso e interiormente sperai con tutta me stessa in un sì "se lei dovesse venire qui, non avresti nemmeno un po' di privacy, dovresti pulire la stanza e interrompere tutti i tuoi piani, sa essere molto invasiva e convincente, sai? Non penso che sia questo quello che vuoi, inoltre fa i brownies migliori di tutta la città" azzardai. Sgranò gli occhi e mi guardò "va bene, ci sto!" lanciai un piccolo grido di gioia e mi trattenni dal saltargli addosso, un gesto folle dettato da un piccolo momento di distrazione. Sorrise in maniera impertinente mentre mi guardava come se mi avesse avuto in pugno "tua nonna si innamorerà perdutamente di me" ridacchiò e fu in quel momento che compresi il terribile guaio in cui mi ero cacciata.
Pronti a vedere cosa combinerà Ash/Dylan al pranzo con la nonna di Amber?Vi stupirà!Per assaggiare già il prossimo capitolo, passate sulle mie pagine "Le storie di Astrad"-facebook-"le_storie_di__astrad"-instagram. Baci
-Astrad
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