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Capitolo 11

Kurt agitò le mani quando mi precipitai verso di lui, perse l'equilibrio e cadde in un sonoro tonfo, giocandosi il suo sedere per un po', ma rendendo la mia caduta più dolce. Proprio in quel momento la signora Lambert decise di aprire la porta, anche se avevo la netta sensazione che fosse già nascosta dietro lo spioncino, come un avvoltoio, dannata pettegola, era peggio di qualsiasi programma televisivo. Il suo sguardo austero si posò su di noi e arricciò il naso con disgusto, non aveva mai visto due ragazzi? I cent'anni iniziavano a farsi sentire, o forse non aveva mai visto un abbraccio?. Queste dimostrazioni d'affetto dovevano esserle proprio sconosciute. Attraversò il corridoio, continuando a tenere gli occhi su di noi da vera megera, avrebbe potuto gareggiare per perfidia contro la matrigna di Cenerentola. Immaginavo già i suoi commenti sul mio comportamento indecente in un condominio e il confronto tra io e il mio gentile cavaliere. Quando le porte dell'ascensore si chiusero, allentai un po' la presa, osservando il largo sorriso di Kurt. Dal suo volto traspirava un'immediata sensazione di simpatia e di amichevole cordialità, il viso a forma a diamante, lievemente tondeggiante, e quelle due simpatiche fossette, che si creavano quando sorrideva, gli davano un'aria davvero affabile. Era impossibile sentirsi a disagio con lui, sprigionava una tale energia e vivacità. Era il tipico ragazzo che tutte le mamme volevano.
"Cosa ci fai qui, non eri a Boston?" chiesi, continuando a rimanere incollata a lui. C'erano donne che si accontentavano di un normale abbraccio, poi c'era quella stretta élite che propendeva per qualcosa di molto più carnale e intenso, quello che negli anni avevo soprannominato 'abbraccio sanguisuga'. Veramente efficiente per lasciare l'altro senza fiato, utile per appuntamenti, situazioni critiche e figuracce, lasciava letteralmente secchi. "Non dovevi tornare tra una settimana?"
"E restare ancora senza di te? Ho finito prima e ho deciso di prendere il primo volo per tornare direttamente da te!" Il mio cuore si sciolse come non mai, poteva esistere un uomo così dolce? Lo strinsi ancora di più, dopo circa due mesi, aveva ancora lo stesso profumo, cannella e arancia. I suoi occhi chiari, marroni con piccole tonalità verdognole, sembravano ridere mentre la linea delle sue labbra si estese ancora di più. Un sorriso che poteva gareggiare con quello delle più famose pubblicità di dentifricio. Il nostro momento idilliaco venne, improvvisamente interrotto da frequenti colpi di tosse che vanamente provai ad ignorare ma che divennero sempre più assordanti. Lo sguardo di Kurt si fissò oltre alle mie spalle e fui costretta a girarmi. Dylan era sull'uscio della porta e ci lanciava uno strano sguardo, stranamente incredulo, come se non riuscisse a capacitarsi che stessi abbracciando un ragazzo.
"Amber, scusa posso parlarti un attimo?" i suoi occhi continuarono a fissarsi su Kurt mentre con riluttanza mi alzai "torno subito" Kurt si sistemò la camicia bianca, lisciandosi le pieghe e passandosi poi una mano tra i suoi capelli castani. Portava un nuovo e fresco taglio scalato, con un ciuffo alto all'indietro a differenza di quello di qualche mese fa che ricadeva sulla fronte, di lato. I suoi occhi si posarono prima su di me e poi su di lui. Le sue labbra carnose si schiusero con una lieve punta di divertimento. In piedi, potevo finalmente osservarlo meglio, due mesi in un altro stato potevano sul serio giovare a una persona. La carnagione, solitamente chiara, era diventata più scura e l'ombra del sole era stesa sulla sua pelle.
Malvolentieri, seguii Dylan dentro, verso la cucina, notando i movimenti frenetici e nervosi delle sue dita, mi sembrava lievemente agitato.
"Chi è quello?" grugnì con una punta di fastidio nella voce, mi lanciò un'occhiataccia, chiuse gli occhi e poi li riaprì, sospirando lentamente per calmare i sensi. Non riuscivo a comprendere la sua reazione ma la gelosia era l'ultimo degli aggettivi che avrei usato per definirlo "mi avevi detto che non avevi un ragazzo, questo non va proprio bene" una ruga comparve sulla sua fronte, la mascella si irrigidì e strinse i denti.
"Un attimo, stai parlando di Kurt?" annuì, aprii e richiusi la bocca mentre la mente ripescava tutti i film mentali, alcuni rigorosamente a luci rosse, di me e Kurt, che mi avevano accompagnato per i primi due anni del liceo. A quest'ora, sarei stata a Boston, coccolata e impegnata in una salda e duratura relazione, alinea da qualsiasi problema. Kurt era un ragazzo fantastico e avrebbe potuto vincere il premio per il miglior fidanzato dell'anno. "Anche se fosse, non penso che siano affari tuoi, quindi, guai se ti intrometti" girai le spalle, allontanandomi. Kurt era entrato in salone e si guardava intorno, accanto ai suoi piedi c'era un'enorme borsone, lo raggiunsi, provando a resistere alla voglia di saltargli addosso di nuovo, mi sentivo come una vecchia zia anni 50 che smaniava dalla voglia di stringere quelle morbide guance.
"Kat lo sa?" scosse la testa con sorriso impertinente.
"No, appena sono atterrato in aeroporto, mi sono precipitato da te" potevo sentire il mio cuore sciogliersi di nuovo come budino, il suo grande talento? Ti faceva sentire apprezzata e soprattutto era un toccasana per l'autostima, mi era davvero mancato in questi due mesi "in realtà, sono passato prima dai tuoi, mi hanno dato loro il tuo nuovo indirizzo" socchiuse scherzosamente un occhio, cosciente dell'incombente furia per le sue parole.
"Fammi capire bene, sei andato prima dai miei genitori e poi sei venuto da me?" posai le mani sui fianchi e inarcai un sopracciglio, aggrottando la fronte mentre gli lanciavo uno di quegli sguardi carichi di rimorsi, per aumentare il suo senso di colpa
"tesoro" in una normale relazione questa era la porta del litigio, in cui l'esemplare di maschio alfa cercava di ammorbidire la partner con dolcezza e magari con qualche regalino. Immaginavo una calda voce mentre lo diceva, spiegando il documentario, un programma del tutto innovativo che spiegava i falli degli uomini, che sarebbe dovuto essere trasmesso in televisione molto presto. Fino a quel momento, ero io a spiegarvi le cose. In questo genere di momento, vi consigliavo vivamente di optare per fiori, gioielli e dolci ma nelle sue mani non vedevo niente di tutto ciò. Tuttavia, bastò soltanto quel nomignolo per farmi vacillare, anche se per un breve secondo. "Mi sono dimenticato il tuo nuovo indirizzo, dovevo pur rimediare senza rovinarti la sorpresa" lo invitai a continuare "lo sai che ho una memoria pessima" fece un passo verso di me "poi Patrick e Owen meritavano un saluto di persona" approfittando del mio silenzio, si avvicinò ancora di più. Qualsiasi ragazza desiderava avere dei genitori con cui vantarsi davanti agli amici e per fortuna, i miei oltre a essere così, erano riusciti anche a stringere un buono rapporto con i miei migliori amici. Fino a qui tutto bene, il problema era quando subentrava la competizione e i miei avevano iniziato a stringere un rapporto con loro due, che andava ben oltre la cordialità, spodestandomi dal mio trono. Avevano stretto un'amicizia così solida che si scambiavano messaggini frequentemente e avevano creato un gruppo su Whatsapp, alle spalle della sottoscritta. Inizialmente, era nato con un bellissimo intento, ovvero organizzare la festa a sorpresa dei miei 20 anni, ma in seguito era diventato un vero e proprio gruppo ufficiale. Molte volte li avevo persino beccati in giro tutti e quattro, mentre io lavoravo fino a tardi. Loro ridevano, io dettavo il menù, andavano a fare shopping, io facevo avanti e indietro con i piatti, loro andavano nei ristoranti, io mi dovevo accontentare di una misera pausa per divorare il mio pranzo al sacco oppure sgraffignare qualcosa al lavoro. "Per farmi perdonare però ti ho portato alcune cose" i miei occhi ebbero un guizzo di sorpresa mentre lui si chinava sul suo borsone. Provai a resistere dallo sbirciare ma la curiosità mi spinse a seguire attentamente i suoi movimenti, per scorgere qualcosa mentre cercavo di far emergere in me, lo stesso talento di Sherlock. "In realtà, non è solo un regalo ma gli altri te li darò nel corso di questa giornata" ecco che immediatamente dimenticavo tutti i rancori. Uno a zero per lui.
Tirò fuori un'adorabile peluche, un tenerissimo orsacchiotto con due enormi occhi neri, con indosso un cappellino sportivo e una maglia bianca con la scritta Boston. Lo strappai 'dolcemente' dalle sue mani e lo strinsi al petto, provando mentalmente i nomi che avrei potuto dargli. Al momento ero indecisa tra Benny e Gerry, sapevo già che questo sarebbe stato l'ultimo esemplare di sesso maschile che si infilava nel mio letto. "Dovrei però chiederti solo un piccolo favore" si accarezzò dietro la testa"non è che posso passare la notte qui da te?" sorrise, facendo comparire quelle due adorabili fossette, così maledettamente tenere da far sciogliere chiunque. Così deliziose da poter essere prese a morsi, okay, era il mio stomaco a parlare.
"Assolutamente no" Dylan uscì con un'espressione incredibilmente arcigna stampata sul volto, con una smorfia squadrò dalla testa ai piedi Kurt, come se fosse un pezzo di carne da macello, uno squisito pezzo di carne. Okay, questa era la prova che avevo bisogno di una bella dose di carboidrati.
"Certo" ammisi e l'espressione di Kurt si ampliò
"so che potrebbe essere un disturbo, soprattutto a causa del poco preavviso ma ho bisogno di un posto solo per questa notte" galante e gentile come sempre, alternai lo sguardo tra loro due, tifando di gran lunga per il mio amico.
"Esistono gli hotel, per questo" il mio odioso coinquilino scrollò le spalle, incrociando le mani al petto mentre Kurt spostava lo sguardo tra noi due, nascondendo il sorriso.
"Ignoralo, certo che puoi rimanere qua per una notte" Dylan mi lanciò un'occhiataccia e immaginavo già le imprecazioni che desideravano uscire dalla sua bocca.
"No" scandì, digrignando i denti e serrando i pugni, ringraziai la spaventosa vicinanza che ci univa, gli pestai il piede con lo stivale. Non c'era niente di più gratificante di conficcare il tacco nella morbida carne di un piede, una lezione che tutti gli uomini prima o poi avrebbero dovuto imparare, un po' come un calcio nei testicoli. Non c'era niente di meglio per stimolare la mente di un uomo e lasciare un ricordo indelebile.
"Kurt rimarrà qui, fine" allentai il piede quando iniziò a stringere le palpebre
"ma non abbiamo una stanza libera" mormorò dolorante "e il divano può essere veramente scomodo!" Oh giusto, doveva essere veramente fastidioso, soprattutto quando uno dormiva per più di un'ora, con ancora la tv accesa, immerso tra sacchetti di patatine e popcorn.
"Dormirà nella mia stanza" presi la sua mano "vieni ti faccio vedere" e lo trascinai verso la mia camera, sotto lo sguardo incredulo del mio coinquilino. Kurt aspettò il rumore della porta, contò fino a 5 mentre perlustrava la stanza, prima di parlare
"come hai detto che si chiama?" Buttai giù un lunghissimo sospiro. Il mio migliore amico era un ragazzo fantastico, aveva solo un piccolissimo difetto, era incline ai pettegolezzi ed era incredibilmente bravo anche a estorcere informazioni, mi aspettava una lunga serata ma mi confortai con il pensiero che anche lui avrebbe dovuto parlare, nonostante ci eravamo tenuti aggiornati ogni singolo giorno.
"Dylan"
"È un tipo particolare, però sembra abbastanza simpatico" si sedette sul letto, saltando lievemente per constatarne la morbidezza "è proprio un bellissimo appartamento, mi piace, dovrei trasferirmi anch'io" con la mano mi invogliò a raggiungerlo e ubbidii "allora? Perché non mi racconti?"
"Abbiamo tutta la notte davanti e dato che sei a casa mia, devi partire tu".

Il mio corpo aveva disperatamente bisogno di un letto e la mia mente aveva già sistemato fuori dalla porta il cartellino 'don't disturb', neanche tutte le tazze di caffè e i bicchieri di coca-cola erano riusciti a svegliarmi. Le mie vene a quest'ora, erano già zucchero filato. Kurt continuava a raccontare delle sue giornate passate sulle soleggiate spiagge della città, portando, però, sempre con sé l'ombrello. Boston aveva un clima temperato umido caratterizzato da precipitazioni abbondanti in tutte le stagioni, non c'era un mese senza pioggia, ed estati molto calde. Continuò il suo excursus con le sue gite a Charlestown, un'importante centro storico, dove c'era la famosa Bunker Hill Monument e il Museum of Fine Arts. Perlopiù, in questa serata ci concentrammo su pettegolezzi, raccontando in modo approssimativo e generico cosa avevamo fatto in questo lasso di tempo. Eravamo troppo assonnati, troppo felici di vederci e presi dalle risate, così tanto che per poco non morivo per problemi respiratori.
"Dannazione, mi sono davvero mancate queste serate" asserì, non appena smise di ridere "manca solo Kat e poi il trio si riunisce" steso sul mio letto, guardava con un sorriso il soffitto mentre io ero al suo fianco, di dorso.
"La vediamo domani... anzi stasera" mi corrersi quando guardai l'orologio che segnava le 5 del mattino, i miei occhi mi supplicavano di chiudersi ma mi costrinsi a resistere ancora per un po' "mi farai da accompagnatore, vero?" si girò verso di me
"certo" si alzò, tirò le lenzuola e mi sistemò sotto, cosciente del mio stato da zombie. Era in questi momenti che lo amavo sempre di più. Si tolse la maglia e si infilò anche lui.

La sveglia suonò, squillante e decisi mentalmente che era arrivata la fine di Mrs Goose, tuttavia, insieme a lei si alternava un rumore più fastidioso e frenetico. Era come un ticchettio seguito da lenti respiri, aggrottai la fronte ma continuai a tenere gli occhi chiusi. Improvvisamente, il ticchettio si trasformò in una camminata repentina e il mio corpo venne investito da un brivido di vento, causato da un'improvvisa folata d'aria quando qualcuno tirò via le lenzuola. Grugnii contrariata.
"Conto fino a tre, Amber, se non ti svegli sono guai" sentivo la sua voce che però percepivo come un eco lontano "Amber Reed, alza subito quelle odiose chiappe da quel letto!" aprii gli occhi con un altro grugnito quando qualcuno urlò come un cavernicolo, a svegliarmi, però, non fu tanto quell'urlo ma piuttosto le sue parole. Odiose chiappe? A tutti gli uomini sarebbero piaciute natiche belle sode e morbide come quelle del mio delizioso e modesto sedere. Il mo cervello si accese all'istante e la prima immagine che misi a fuoco, fu quella del mio coinquilino accanto al letto con un orribile pigiama azzurro con la scritta 'Nerds fucking better', davvero molto originale, e i capelli arruffati. I suoi occhi grigi lampeggiarono per la rabbia mentre mi accorgevo di un particolare... io e Kurt eravamo abbracciati, anzi avvinghiati. Le nostre gambe si intrecciavano come serpenti, le sue mani mi cingevano i fianchi mentre io ero accucciata al suo petto nudo, i volti così vicini che avrei potuto baciarlo. Kurt dormiva così quietamente, come un bellissimo angelo e la mia io interiore si mise a fare le fusa, contemplando quell'immagine "alzati, adesso!" La voce dell'uomo alle mie spalle si fece sempre più pericolosa e fui costretta ad allontanarmi, anche perché il mio migliore amico meritava di riposare dopo il viaggio. Lentamente e con cautela, mi spostai, sprigionando tutto il mio odio per il mio coinquilino con una smorfia. Mi alzai e uscii dalla camera.
"Non voglio che facciate sesso in casa mia" la sua espressione era irremovibile e austera, la voce secca e aspra. La mia espressione, invece, era un misto di stupore e incredulità, in un altalenante bilico tra sputargli in un occhio e ridergli in faccia. "Stai scherzando, spero?"
"No, non voglio che quel tipo sparga il suo sperma per casa e dato che sono un uomo prevenuto e non voglio avere un marmocchio in giro, mi basta già la madre, tieni" afferrò la mia mano e ci mise sopra un profilattico. Avvampai, un po' per l'imbarazzo, un po' per quella ridicola situazione. Strinsi il preservativo prima di lanciarglielo in faccia "sei proprio una testa di cazzo!"

****

Il locale era un delizioso monolocale situato in pieno centro, ad Harvard Square, già pullulo di gente per la nuova riapertura di uno dei wine-bar più famosi della città, chiuso per una ristrutturazione. Esternamente, sembrava invariato, con i suoi alti tavolini quadrangolari, i suoi comodi sgabelli tra profumate aiuole, l'elegante e sofisticato ingresso, composto da tre aperture sormontate da archi ribassati, due finestre laterali che circondavano la porta in vetro e legno d'ebano. Un piccolo angolo di degustazione, in cui la modernità dell'esterno si mescolava al gusto un po' rétro dell'interno. Kurt parcheggiò l'auto e mi prese la mano, accompagnandomi verso l'ingresso. L'interno era ancora più affollato dell'esterno, una luce calda e soffusa si diffondeva insieme al profumo di spezie, frutta e all'aroma del vino. Lo spazio era abbastanza ampio e tra chiome fluenti e corpi sinuosi, riuscivo a scorgere i divanetti morbidi in ecopelle e i tavoli in legno scuro. Vassoi riempiti di calici si spostavano in un andirivieni frenetico e un mormorio sempre più alto riempiva le pareti dalle tonalità avorio scuro. Dietro il lungo bancone di legno d'ebano, rifinito e levigato - che arrivava a coprire quasi l'intera parete - vi erano scaffali, su cui avresti potuto osservare le centinaia di bottiglie di vino esposte. Dal soffitto decorato con travi di legno, scendevano lampadari che sembravano vecchie ampolle. Tutto sembrava richiamare il vino, dai colori intensi e scuri, al design lievemente rustico. Kat e Ginevra avevano fatto un bellissimo lavoro. Io e il mio accompagnatore ci guardammo intorno, fin quando non sentimmo una voce
"Kurt!" Kat corse verso di noi quando ci vide entrare, Kurt spalancò le braccia e l'accolse con gioia "dio, quanto mi sei mancato, senza di te non è la stessa cosa" la sua fluente chioma dorata ondeggiò sulle spalle, il suo corpo era stretto in un aderente tubino nero in pizzo con una piccola apertura frontale a rombo. Dietro di lei, David cercava di passare tra la folla per raggiungerci, provando a sistemare quel ciuffo biondo, che continuava ad oscillare a destra e a sinistra. Quando si fermò davanti a noi si allentò la cravatta scarlatta
"odio le cravatte, non le sopporto, maledetto lui che le ha ideate!" David era il tipico uomo che stava bene con qualsiasi cosa ma che, a causa del suo fascino rude, prediligeva t-shirt e pantaloni. Vi potevo assicurare che era un grandissimo bel vedere, soprattutto in estate.
"Sai cosa ne penso in queste occasioni" mormorai, afferrando un calice di vino da un vassoio "Meglio i papillon, concordo appieno, ma la mia signora voleva la cravatta" avvolse un braccio intorno alla vita di Kat, allontanandola da Kurt prima di un arresto cardiaco per inalazione prolungata del profumo preferito di Katherine, Chanel n.5 "ancora non ho capito perché hai abbandonato le spiagge di Boston per tornare qui, nella grigia Cambridge"
"Il divertimento è bello ma lo è di più in compagnia, poi cosa posso dire, nostalgia" Kurt fece spallucce, sorridendo con gusto.
"In effetti, senza di te non era la stessa cosa, da solo con loro due..." fece una smorfia "mai più!" David gli fece l'occhiolino, intrecciando le mani della mia amica prima che queste si trasformassero in un pugno.
"Dove sono i miei nipotini?" Kurt sorrise, io e lui eravamo rispettivamente la madrina e il padrino, e gli orgogliosissimi zii di quelle due pesti. Tuttavia, non sapevo come, il mio amico era riuscito a esercitare il suo incredibile fascino anche su di loro. Quando c'era lui, erano i bambini migliori di questo mondo con tanto di pass privato per Morfeoland. Quando lui non c'era, erano pronti a scaricare le loro batterie sulla zia. Era in quei momenti che rivalutavo le punizioni corporali, museruole e sedativi.
"A casa con la baby-sitter, avrebbero potuto combinare qualche guaio."
"Peccato, non vedo l'ora di vederli, ho dei regali soltanto per loro" Kat gli baciò affettuosamente la guancia "saranno felicissimi di vederti come lo sono io" mormorò prima dileguarsi chiamata dalla folla, era pur sempre la co-proprietaria, questa era la sua serata. Una musica soul iniziò pian piano a diffondersi mentre la gente sorseggiava i primi calici, commentando i vini che assaggiavano, in apparenza identici ma con un occhio attento avresti potuto notare le lievi differenze tra le tonalità.
Da lontano, vidi una fluente capigliatura cioccolata e splendidamente ondulata, uno di quei tipi di capigliature belle anche al naturale, per loro fortuna. Mentalmente imprecai contro i miei capelli che erano stati uno dei miei più grandi dissidi per anni. Avevo collezionato e scartato più prodotti per i capelli io che Pamela Anderson con i suoi ex-mariti, avrei fatto volentieri a cambio. Alzò la testa e non appena mi vide, mi raggiunse
"Amber, che bello rivederti!" con la sua tuta blu scuro e la carnagione abbronzata, era veramente uno schianto. La salutai con un abbraccio, i suoi capelli profumavano di frutti di bosco con un piccolo retrogusto di uva, la pelle era meravigliosamente dorata. Mi strinsi prima di spostare l'attenzione verso il mio accompagnatore "ecco il mio uomo preferito!"
"Mon chéri, sei splendida come sempre" si abbracciarono affettuosamente... ricordate la questione dei nomignoli? Ecco, avrei dovuto fare una bella chiacchierata con lui. Ricordate ragazzi, mai utilizzare diminutivi per chiamare più ragazze, anche se diversi, potevate rischiare: un broncio eterno, l'uccello asciutto e un senso di colpa perenne, purtroppo noi donne avevamo la memoria abbastanza lunga. David tossì e con lo sguardo lo ringraziai mentre quei due si lasciavano. Visti insieme, la somiglianza era inconfondibile, d'altronde erano gemelli. Una fortuna, secondo la mia amica Kat, che si era trasformata in una disgrazia quando aveva scoperto che aspettava due gemelli, per poco non si lasciava assalire dalla nausea, per non parlare del mancato svenimento di David.
"Avete assaggiato il vino?" sorrise mentre alzai il calice "questo ha un sapore molto vellutato" le porsi il bicchiere. Ginevra guardò attentamente il colore, mentre Kat si occupava di tutto ciò che riguardava il marketing, dalla distribuzione alla contabilità, al controllo della lavorazione di ogni bottiglia, lei si occupava delle numerose viti con cui producevano il loro vino.
"È di uno splendido color granata, molto spesso questo indica che il vino è stato passato in barile" lentamente mosse il calice, facendo roteare il vino lungo la superficie e osservando la velocità con cui le lacrime scivolano "quando le lacrime scendono lente significa che il vino è ricco di etanolo, proprio come questo, vuoi ubriacarti questa sera, Amber?" ridacchiò e nella mente affiorarono i vecchi ricordi di quando ero ancora una ragazza impegnata, che passava quasi tutti i fine settimana a fare shopping, divertirsi oppure a casa con vino, pettegolezzi e tv, insieme alle mie amiche. Questo però, mi portò alla mente anche quell'imbarazzante video dove imitavo una stonata Madonna, con un telecomando per microfono e un ridicolo scialle in piume sintetiche, su un tavolo mentre Kat e Ginevra mi incitavano. Un video che avrebbe potuto mettere fine alla mia carriera, alla mia vita sociale e alla mia reputazione, per questo era incredibilmente pericoloso. Rabbrividii al pensiero. Al momento, era ancora in possesso di Kat che voleva utilizzarlo per il mio addio al nubilato, il mio lontanissimo, improbabile e inesistente addio al nubilato. Ginevra ne inspirò l'odore "ha un odore molto caratteristico, di frutta matura" lentamente portò il calice sulle labbra e assaporò con attenzione e piacere "Amarone della Volpicella, è un vino italiano prodotto in Veneto, davvero un'ottima scelta" mi porse di nuovo il bicchiere "vuoi assaggiare anche il mio?"
"Il tuo è un Bordeaux francese bianco, lo conosco molto bene" lei e Kurt si scambiarono uno sguardo d'intensa "ora vado a dare una mano a Katherine, torno tra un po'" Ginevra si allontanò, mostrando la sua schiena sinuosa
"dovresti dirmi qualcosa?" inclinai il capo, imprecando silenziosamente a causa di un riccio che scivolò davanti al mio occhio, il terzo da quando ero arrivata, purtroppo non tutti avevano la fortuna di avere i capelli alla Pantene.
"Sei gelosa, tesoro?"
"No, ma limitati a farmi da accompagnatore" con Kurt affianco mi sentivo molto più a mio agio, almeno ero scampata vittoriosamente da quelle ciniche, giudiziose e compassionevoli occhiate della gente che sbandierava, a destra e a sinistra, con abiti, pettinature e gioielli, la loro stramaledetta fortuna. Presi un altro bicchiere mentre un malizioso sorriso gli decorava il volto "è ora di fare amicizia, tesoro" oh, non potevo che essere più d'accordo.

****

La cosa più brutta di una serata ad assaggiare vini, erano i post-party, soprattutto quando i tuoi amici decidevano di finire le ultime bottiglie rimaste, alzando a tutto volume la musica e facendoti girare per quattro volte come una trattola. Mi stavo avvicinando a quell'età dove si iniziava a sentire il peso dei propri anni, non avevo più l'energia di una volta. Al momento desideravo soltanto un po' di pace, un bel bagno caldo e tanto relax e come ciliegina sulla torta... un fantastico coinquilino stressante.
"Avventura veloce?" sospirai e mi girai, implorandolo con lo sguardo ma la mia espressione distrutta, che chiedeva soltanto un po' di pietà, non servì a farlo arrendere "il tuo compagno di stanza, è uscito piuttosto presto questa mattina, non l'hai soddisfatto abbastanza?" presi la mia spremuta d'arancia e decisi di rinfoderare le armi
"è andando a sistemare le sue cose a casa" mormorai mentre mi abbandonavo al divano, bevendo a piccoli sorsi la mia spremuta e accendendo la tv, sperando che Ellen Show avrebbe potuto migliorare la giornata. Sentivo i suoi occhi puntati addosso ma li ignorai, immaginavo già le battute su di me ma dato il mio completo menefreghismo, era rimasto a bocca asciutta "non ti preoccupare, oggi va via" scrollai le spalle mentre Ellen Degeners entrava in scena, con le risate registrate come sottofondo.
"Bene. Sai non sapevo che avessi pessimi gusti in fatto di uomini" se per questo avevo orribili gusti anche in fatto di coinquilini "spero almeno che a letto sia bravo" mentre parlava provò a rubarmi il telecomando ma lo tenni piuttosto stretto, fin quando non si arrese per i continui graffi sul dorso.
"Io e Kurt siamo solo amici, non andiamo a letto insieme" purtroppo tra di noi c'era soltanto un rapporto strettamente amichevole, davvero molto intimo ma per mia sfortuna, non in quel senso e mai sarebbe stato diversamente. Lui era un po' come un fratello ma in questo caso sarei stata più felice di diventare la nuova Cersei Lannister. Eravamo praticamente perfetti insieme, per questo avevamo stabilito che se fossimo arrivati alla fatidica età di 35 anni, entrambi single, ci saremmo sposati e messo su famiglia. Lui mi lanciò un'occhiata diffidente
"non esiste l'amicizia senza pulsioni sessuali tra un uomo e una donna" fece una smorfia con una certa superiorità.
"Esiste, e tra me e lui non potrà mai esserci nulla" sospirai "Kurt è gay" ammetterlo mi dava un senso di incredibile sconforto, anche perché sentivo scappare via dalle mie labbra, l'uomo migliore che potesse esistere su questo mondo. Guarda caso, i gay erano sempre gli uomini migliori. Spalancò gli occhi per la sorpresa, la sua sicurezza vacillò per un secondo e poi improvvisamente scoppiò a ridere. Aggrottai la fronte per un minuto e cercai di ignorare le sue stranezze, riportando l'attenzione sulla televisione. Ellen stava ballando insieme a Jennifer Lopez e a quanto pare questa mattina ero l'unica che non riusciva proprio a divertirsi.
"Lo sapevo, l'amicizia tra uomo e donna non può assolutamente esistere" prese una pausa "e io che ti ho dato anche il preservativo!" La sua risata divenne più sguaiata e odiosa. Quanto avrei voluto soffocarlo con il cuscino.
"Questo non indica assolutamente nulla, l'amicizia tra sessi differenti può esistere, Kurt è solo l'eccezione" buttai giù l'ultima goccia di succo e notai le rughe che comparvero sulla sua fronte aggrottata.
"Un attimo..." il suo sguardo si fece più scuro e sbigottito, richiuse più volte la bocca, a vederlo, rimpiangevo la stagione estiva con tutti quei moscerini intorno "quel tipo mi stava spiando!" Proruppe, mi girai flaccidamente mentre respirava rabbiosamente, allargando le natici e indurendo la mascella. Gli occhi volevano sempre la loro parte e scommettevo il mio prossimo voto all'esame, quindi dovevate prenderla molto seriamente, che nessuno di voi avrebbe resistito a qualche pezzo di pelle scoperta. Provate a contraddirmi? Esatto, era impossibile, tutti avevamo provato il brivido e l'eccitazione nello spiare l'altro sesso. Era naturale e comune a chiunque. Kurt non era da meno, anzi molte volte mi univo a lui, concedendomi una lunga sbirciata. Avevo capito molto di più riguardo alla riproduzione sessuale da quelle immagini, che dal libro di biologia. Freud avrebbe trovato in me una paziente modello. "Mi stava spiando mentre stavo facendo la doccia!"
"Non ti preoccupare, non morde, quindi puoi dormire sogni tranquilli"
"Non ho nulla contro di lui ma non voglio che mi spii mentre sono nudo e bagnato" incrociò le braccia al petto e avvampai vistosamente quando nella mia mente comparvero immagini promettenti. Immaginai le gocce che scivolavano sulla sua pelle, tracciando il movimento della mia mano sul suo addome asciutto. La forza di quelle immagini, avevo una fantasia molto sfrenata, fu peggio di una scazzottata in pieno volto. Cercai di trattenere una risatina isterica e disperata per l'assurdità di quelle immagini mentre provavo a sostituire la figura del coinquilino idillico con quella dell'uomo qui al mio fianco. Non avrebbe mai potuto apparire sexy ai miei occhi, era soltanto la carenza di testosterone a farmi pensare così. Quasi quasi, rimpiangevo l'opportunità con Jim.
"Riferirò"
"Ecco, ora alzati, non ti è concesso guardare la tv in questo giorno, ti ricordo il patto" sfruttando la mia distrazione/assurdità su di lui, allungò la mano, riuscendo a rubarmi il telecomando. Senza un briciolo di delicatezza o di umanità, mi spinse in avanti, facendomi cadere dal divano in una caduta che non fu assolutamente dolce come del resto, tutte le precedenti. Non eccellevo proprio in grazia. Per fortuna, la caduta non produsse nessun tonfo e fu piuttosto indolore, tuttavia, quando mi alzai sentii le gambe tremare appena. Mi allontanai, lanciandogli un'occhiata di sbieco e di puro odio.

Mezz'ora dopo, non riuscivo a staccarmi da un profumato e pulito Kurt, davanti all'uscio della porta aperta. I suoi vestiti profumavano di gelsomino e l'odore della sua pelle era così dolce e inebriante "non voglio che tu vada via" biascicai con il volto contratto contro il suo petto, il suo addome si mosse, vibrando e sollevandosi quando scoppiò a ridere "non sto partendo di nuovo, staremo nella stessa città" sollevai il capo, rincuorandomi per il suo enorme sorriso e finalmente decisi di staccarmi.
"Ci vediamo domani, allora" prese il borsone "salutami anche Dylan" con le labbra mimò la parola 'sexy' prima di andare e salutandolo con la mano chiusi la porta.

Salve, scusate il ritardo ma ora prometto di pubblicare più spesso :). Come avete trovate Kurt?Io lo adoro. Per anticipi visitate le mie pagine "le_storie_di__astrad"-instagram- "Le storie di Astrad"-fb. Grazie

-Astrad

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