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Capitolo 10

Ash

Aprii il frigo e lo richiusi. Lo aprii di nuovo e lo chiusi di nuovo. Feci di nuovo la stessa cosa ma questa volta non lo richiusi, analizzandolo da cima a fondo, e rendendomi conto del penoso stato in cui versava. C'erano verdure, bibite, salse e uova, niente che potesse soddisfare il mio stomaco brontolante. I ragazzi avevano bisogno di cibo, un po' come voi donne con i trucchi, era un dato di fatto, altrimenti, poi, come avremmo potuto reggere un'intera giornata con voi donne?. Seguirvi a destra e a sinistra ed esaudire i vostri desideri era sinonimo di una grande forza d'animo. Starvi dietro e portarvi in giro avrebbe dovuto essere riconosciuto come uno sport a livello nazionale, peccato che ci sarebbero voluti secoli, come per la vostra emancipazione. Al momento, però, mi potevo ritenere fortunato dato che non avevo donne a cui badare, ma in ogni caso io avevo bisogno di energie. D'altronde questo corpo non poteva mantenersi da solo, aveva la disperata necessità di carboidrati. Bisognava andare a fare la spesa. Chiusi il frigorifero e andai direttamente dalla responsabile, era compito suo occuparsi di tutte le mansioni e tra queste c'era il compito di sfamarmi. Sorvolai sulle buone maniere ed entrai senza bussare. Inarcai un sopracciglio, constatando una forma sul letto, avvolta nelle lenzuola. Mi avvicinai, la coperta era tirata fino ai capelli, si scorgeva appena il viso, avevo qualche dubbio sul fatto che riuscisse a respirare o che fosse viva. Appariva come una specie di involtino, un enorme involtino, perlomeno sembrava felice.
"Amber, svegliati" la chiamai "devi andare a fare la spesa" lei mormorò qualcosa, aggrottando la fronte come una bambina corrucciata, strinse il cuscino e si rigirò dall'altro lato. Il lenzuolo calò appena, mostrando il contorno di un pigiama a mezze maniche turchese a pois verdi, uno di quei tipi di pigiama da zitella incallita. Sospirai ma invece di scuoterla optai per qualcosa di più... divertente. Feci il giro del letto e mi infilai sotto le lenzuola, con la testa retta dal braccio, il gomito sul cuscino. Con un dito le scoprii il volto, abbassandole la coperta. Le labbra erano chiuse e morsicate, le guance rosse, una schiacciata contro il cuscino mentre le ciocche le coprivano gli occhi. Avrei dovuto svegliarla? Le donne potevano essere molto nervose quando qualcuno urtava il loro sonno, sopratutto quando era per la bellezza del proprio viso ma sarei diventato polvere nell'aspettarla. "Amber, su svegliati" canticchiai, fischiettando. La vidi arricciare il naso e un ciuffo di capelli le cadde davanti agli occhi, lo scostò, mugolando prima di svegliarsi "la signora Lambert è andata al bingo, il sole è alto, il traffico intenso, l'aria calda e il frigo vuoto quindi alzati" la scossi, lei si mosse e io sorrisi mentre apriva gli occhi, mettendo a fuoco la mia immagine.
"Cosa cavolo ci fai nel mio letto?!" Amber trasalì e mi incenerì con lo sguardo, a stile bambola assassina, in effetti sarebbe stata perfetta per un film horror, soprattutto in questo momento.
"Carino il pigiama stile baby" una ruga solcò la sua fronte e la sua espressione si adombrò. Un campanello d'allarme suonò nella mia testa, avevo come la netta sensazione che volesse strangolarmi, beh...il sentimento era assolutamente reciproco. Purtroppo, se fosse morta non avrei potuto più vincere la scommessa, quindi per quanto fosse irritante e snervante, mi serviva viva.
"Esci...subito...fuori...dalla...mia...stanza!" urlò e scattai con rapidità fuori dal letto "devi fare la spesa, mi raccomando" le feci l'occhiolino prima di uscire, chiudendo la porta per farle perdere tempo nel caso avesse voluto cimentarsi in un inseguimento, per fortuna avevo sparso vie di fuga in tutta la casa, per ogni evenienza.

****

"Devo ammettere che questi cereali sono veramente saporiti" Drew masticò con gusto la sua manciata di cereali e intercettando la sua mano, in procinto di prenderne altri, la schiaffeggiai "ahi" si massaggiò il palmo, continuando ad adocchiare il mio recipiente, pieno di deliziosi cereali. Lui aveva preferito i popcorn, ritenendo la mia scelta come quella di un 'poppante'. Ora che però aveva finito il suo misero mais, aveva deciso di rompermi i coglioni. Io ero un amante del buon cibo e soprattutto assiduo sostenitore della cucina materna ma Drew era un pozzo senza fondo. Fin da piccolo era sempre stato ingordo, amava il cibo e ne divorava a quintali. L'esercizio fisico era stata la sua ancora di salvezza, altrimenti a quest'ora sarebbe stato una palla di lardo da spingere. "Hai puntato su qualcuno?" Rilassati sul divano, le gambe accavallate sul tavolino mentre guardavamo una sana e avvincente puntata di wrestling. Era domenica, la terza del mese e come da tradizione era la giornata delle scommesse. Solitamente tra noi due, ma ero riuscito a raccogliere una piccola e modesta rete di partecipanti, circa una decina. Scommesse tra di noi, innocenti, amichevoli e molto spesso, molto fruttuose.
"Su Roman Reigns, quel tipo potrebbe distruggere te e i tuoi cereali" girai canale e l'arena venne sostituita da una serie di cavalli che correvano intorno alla pista.
"Uh, guarda, il numero 13 è in testa" incrociai le braccia dietro la testa con una punta di vanto e sospirai con beatitudine mentre osservavo come il cavallo su cui avevo puntato, deteneva la prima posizione. Le nostre scommesse erano aperte a qualsiasi sport e tutti erano liberi di partecipare, previsti oppure no, il rischio di perdita era incredibilmente alto. Bisognava avere una strategia pronta, un salvagente per ogni evenienza, un conto nascosto e soprattutto un bel po' di culo. Beh, modestamente, possedevo tutti i requisiti. Fin da piccolo, avevo avuto sempre un grandissimo mazzo, troppo volgare? Quanto siete schizzinosi, ricapitolando, avevo sempre avuto una spaventosa fortuna...nella maggior parte dei casi almeno, come quando ero riuscito a farmi fare un pompino dalla sexy trentenne vicina di Drew. Una giornata fantastica.
"Vedi il torneo di tennis mentre io vado a farmi altri popcorn" tentò di nuovo di impadronirsi del mio goloso tesoro ma lo fermai "sei un coglione" si alzò mentre prendevo il telecomando. Quest'oggi le scommesse ruotavano intorno al wrestling, corse dei cavalli e torneo di tennis. Il campanello suonò "Drew, vai ad aprire" urlai per farmi sentire, niente e nessuno sarebbe riuscito a farmi alzare dalla mia posizione. Il mio amico passò dietro alle mie spalle, sentii la porta schiudersi e un mormorio che non riuscii a comprendere, poi il silenzio. Per ben cinque minuti ci fu un silenzio totale "Drew?" allungai un po' la w finale ma non ebbi nessuna risposta. Mi alzai, grugnendo "ma ti sei forse imbambolato?" posai una mano sulla sua spalla e mi sporsi. Mi bloccai...ora capivo il motivo, davanti a noi c'era uno schianto in leggings neri e camicia bianca con piccoli cuori neri sopra, che sembrava essere spuntata direttamente dalle strade chic di Hollywood. Gli occhiali da sole spingevano all'indietro i suoi fluenti capelli dorati e gli occhi ambrati sembravano volerti stuzzicare con il suo fascino. Quelle labbra sarebbero state perfette intorno a qualcosa di molto ma molto grande...
"Sto cercando Amber" io e Drew ci destammo dal nostro shock iniziale, eravamo abituati a quel genere di bellezza femminile e solitamente non avevamo questo genere di reazione, questa era la prova che questa scommessa ci stava uccidendo. Mi pentii amaramente di averla organizzata soprattutto nello stato in cui riversato, un imbecille in tuta che sembrava essere un padre single o uno che ancora non riusciva a capire come portare il cibo alla bocca, dato le svariate macchie. Dylan poteva essere un grandissimo rompicoglioni in momenti come questi. Mi stavo dando del cazzone da solo? Sì, non avevo tutte le rotelle a posto
"Amber...?" Mrs Porny - carino, vero? - inarcò un sopracciglio
"Amber Reed, non abita qui?" posò un mano sul fianco e la mia mente si divertì un mondo, fantasticando su di lei, in qualsiasi tipo di posizione "sì, è in bagno" io e Drew ci spostammo e lei ci sorrise prima di entrare. Inclinai la testa e i nostri occhi si fissarono sul suo delizioso sedere che ancheggiava mentre camminava. Ci scambiammo un'occhiata, stava per nascere una nuova scommessa.

Amber

"È molto più carino di come lo immaginavo" Kat spostò le grucce, rovistando tra gli abiti, alla disperata ricerca di qualcosa da aggiungere al suo incredibilmente vasto vestiario, da far invidia a uno stilista. Molti di essi erano regali di David, scelti dalla sottoscritta, che rimpiangevo ancora. Prese in mano una camicetta corallo dallo scollo a barca, la esaminò con attenzione, la provò al petto e poi la posò di nuovo. Mi diede un'occhiata, alzando lo sguardo momentaneamente dai vestiti "da come l'avevi descritto sembrava un specie di Nerd brutto, fuori di testa o un uomo delle caverne, invece, non è niente male" continuai a tenere la mia attenzione sugli abiti nella speranza di un miracolo, ovvero in un radicale cambio di argomento.
Quando questa mattina era entrata nel mio bagno con quel sorriso da ebete, mi era bastato vedere l'espressione sognante di Drew e Dylan per capirne il motivo.
Kat amava lasciar la gente di stucco, contribuiva ad aumentare la sua autostima, già spropositata. Avevo la sensazione, che quando era stata distribuita insieme alla bellezza, io ero troppo occupata altrove e lei era stata ampiamente ricompensata. Guardai le taglie, lodando il cielo per la varietà di numeri in ordine crescente. Questo era il millennio delle curvy. Addio magrezza, anche perché potevano permettersela solo le modelle e le amanti del fitness estremo; benvenute forme. Mi piaceva il mio corpo a clessidra con i fianchi morbidi, purtroppo però, ero nata nel decennio in cui la moda era ancora ai tempi della preistoria. Era estremamente difficile trovare in quest'era, qualcosa di tuo gradimento che per giunta ti stesse anche bene addosso, o era troppo stretto, oppure troppo largo, non andava bene sui fianchi, sul seno.
"Non ho mai detto che fosse brutto ma che il suo aspetto fosse abbastanza nella media" scrollai le spalle, fingendomi improvvisamente attratta da un aderente vestito nero con profondo scollo a V in velo, stretto in vita e con uno spacco sul fianco, che costava la metà del mio stipendio. Visitare una delle boutique più famose della città, non aiutava al proprio portafoglio ed era anche un profondo colpo all'autostima.
"Comunque, sembra molto spassoso" prese un vestito estivo dallo stile lievemente vintage "che te ne pare?" me lo mostrò, agitando la gonna svasata "dovresti provarlo" sorrise con soddisfazione per la mia risposta e la seguii nel camerino, con la camicia che aveva scartato e il vestito nero che mi aveva costretto a prendere. Dei 7 camerini disposti, due erano quelli liberi. Kat mi spinse verso quello in fondo a sinistra. Chiuse la porta di legno e iniziò a spogliarsi. Dopo anni passati a condividere gli spogliatoi e le docce quando erano occupati e dopo aver dormito spesso ognuno a casa dell'altra, avevamo superato di gran lunga la parte dell'imbarazzo femminile. Si tolse la maglia e l'agitò, scuotendo i capelli per renderli più selvaggi, provando ad imitare Selena Gomez nella pubblicità dello shampoo Pantene. Al liceo, i camerini erano un po' come dei piccoli teatri nascosti, dove ci divertivamo ad imitare e a farci beffa dei personaggi più famosi. Crescendo... quest'abitudine sembrava non essere svanita. Rimanemmo lì dentro, strette in quello spazio scomodo per due, fin quando non venimmo rimproverate da un'addetta, a quanto pare improvvisare un mini concerto nei camerini del negozio non era per niente gradito. Alla fine, però uscimmo da quella boutique piuttosto soddisfatte.
Reggevo il mio nuovo acquisto come una specie di vanto, sebbene cercassi di nascondere la disperazione per aver speso quasi 100 dollari per quel vestito, fortunatamente in saldo, e un paio di calzini. Potevo sentire il mio portafoglio piangere ma provai a cacciare questa sgradevole sensazione, provando ad immergermi nello spirito della perfetta shopping-dipendente. Mi sentivo un po' come una parigina mentre passeggiava nelle vie più chic, sfoggiando i suoi acquisti e la sua eleganza. Riguardo a quest'ultima, ero un po' scettica, il mio abbigliamento casual-giornaliero con un pantalone aderente, sandali e una t-shirt, non poteva considerarsi proprio l'emblema della raffinatezza.
"Guarda quanto è bello il disegno che mi hanno fatto i bambini" Kat aprì la borsa, gloriosamente firmata Michael Kors, e tirò fuori un foglio adeguatamente piegato, lo mise sul tavolo, spingendolo verso di me. Lo aprii, scoprendo quello che doveva essere un ritratto della loro mamma, il volto era in primo piano e sproporzionato, molto più piccolo ma in un modo o nell'altro, nelle loro linee sconnesse e infantili, avevano cercato di rendere al meglio qualsiasi dettaglio. "Non è bellissimo?" i suoi occhi scintillarono in un'esplosione di gioia, poteva anche essere una spina nel fianco ma quando si trattava di Thomas e Elvire diventava tenerissima.
"Molto bello, devo dire che stanno sviluppando una grande dote artistica" che si esprimeva soprattutto con disegni sul muro. Le pareti della loro stanza erano tappezzate di scarabocchi, i precursori dei futuri graffiti, che io e David avevano cercato con tutte le nostre forze di cancellare quando Kat non c'era, ma dopo ore di vano sforzo, ne avevamo coperto la maggior parte con dei poster.
"Stavo pensando, perché non inviti Dylan alla serata di domani dell'enoteca?" per poco non mi strozzai con il mio frappè ai mirtilli e frutti di bosco. Kat, invece, sembrò godersela, provando a nascondere un sorriso meschino mentre beveva "magari dandogli un'aggiustatina, tipo mandandolo dal barbiere e da uno stilista, per non parlare di un corso di arti marziali e di bon-ton, potrebbe diventare molto carino."
"Scordatelo!" tossii, dandomi qualche colpetto sul petto, improvvisamente mi era passata la voglia di frappè. "Secondo me, dovresti considerare l'idea, non tanto per la serata di domani ma in generale, sono 6 mesi che non vai a letto con qualcuno e hai bisogno di una relazione oppure di scaricare i nervi" rimase completamente indifferente alla mia occhiataccia.
"I suoni dei tuoi orgasmi mi sono bastati e avanzati" inarcò un sopracciglio mentre afferrava uno dei deliziosi macarons rosa che avevamo ordinato e lo gustò tra le labbra. "Ecco questa ne è la prova, sei solo invidiosa della mia vita sentimentale" fece una smorfia altezzosa "ma non m'importa, dato che sono molto più matura di te e ti voglio bene, ti dico che hai bisogno di una notte bollente e passionale" le rughe che si formarono sulla mia fronte, confermavano la sua idea. In effetti, quanto avrei voluto scaricare un po' la pressione ma mi accontentavo anche di un rilassante bagno turco e di un massaggio.
"Ragazze, come ve la state passando?" Jim ci sorrise con in mano il suo toque blanche, dopo essere sgattaiolato dalla cucina durante la sua piccola pausa che avrebbe passato fumando una sigaretta, dietro il locale "come sono i miei macarons?"
"Deliziosi, penso che ne prenderò qualcuno da portare anche ai bambini" ne prese un altro, leccando la glassa dai bordi "Jim, sei occupato al momento? Intendo sentimentalmente" sbatté le ciglia, civettuola, Jim scosse la testa, sorridendo mentre cercai con tutta me stessa di sprofondare. Conoscevo Kat come le mie tasche e sapevo cosa poteva frullare nella testa di quella donna "sai, Amber avrebbe bisogno di rilassarsi un po', non so se intendi e volevo sapere se potevi aiutarla" mi fece l'occhiolino mentre avvampai, più per la rabbia che per l'imbarazzo. "Sarebbe un piacere, il mio letto è sempre pronto ad accoglierla" Jim mi dedicò un sorriso smagliante "quando iniziamo, dolcezza?" si leccò il bordo del labbro e sentii le gambe, tremolanti mentre la mia libido si svegliava, provai a trattenerla.
"Jim, Kat!" Inveii e la mia amica scoppiò a ridere, indicando la mia espressione corrucciata e accigliata. Aggrottai la fronte, facevo così tanto ridere quando mi arrabbiavo? Per un attimo, mi venne il sospetto che avessi qualche macchia sul viso, allungai la punta della lingua e mi leccai l'estremità della guancia vicino alla bocca, prima da un lato e poi dall'altro, ma non sentii nessuna dolce consistenza. In mio soccorso, per fortuna, venne Judy, in perfetto stile 'ho un diavolo per capello', a causa della mancanza del suo capo chef/pasticciere. Jim mi lanciò un'occhiata, cosciente del suo tragico futuro. Addio al suo occasionale appuntamento notturno. Con le labbra mimò un 'aiutami' e sorrisi con una punta di sadismo "mi dispiace ma ora ti freghi" Judy gridò ancora il suo nome e il grande playboy fu costretto a retrocedere verso l'entrata. Tornai a sedermi "è un vero peccato, Jim ha fascino da vendere" la mia amica sospirò, amareggiata "perché non ti iscrivi a uno di quei siti di incontri?" L'espressione sul mio viso tradiva la sorpresa di quell'assurdità e rappresentava la mia chiara risposta "oh andiamo, non te lo devi sposare e capita che ci siano anche persone carine, questo modo sta diventando sempre più popolare, quindi può darsi che non incontri pazzi fuori di testa!"
"Ehm...no!" Scandii con più lentezza possibile la mia risposta, in modo da farle capire chiaro e tondo il messaggio. Non sarei mai arrivata a quei livelli. Mi ero sempre prefissata dei piani riguardanti il mio futuro sentimentale, uno per ogni lettera dell'alfabeto, come quello di fingersi una cameriera ed entrare nella casa di James Franco, sedarlo o rapirlo oppure cambiare vita e diventare un'hostess da volo. Si potevano fare un sacco di incontri affascinanti in volo. I siti di incontri oppure gli speed date rappresentavano l'ultima opzione, cioè quando mi sarei avvicinata alla quarantina senza l'ombra di un fidanzato.
"Va bene, va bene, ho capito, continuerai a essere zitella per sempre, io mi arrendo" alzò le mani e chiamò Cloe per il conto "mi può dare anche una confezione di macarons? Grazie".

****

Posai i miei acquisti, o meglio il mio unico e dispendioso acquisto, sulla penisola della cucina e aprii il frigorifero alla ricerca di un po' di frutta, per fortuna che avevo fatto la spesa. Trovai una deliziosa mela rossa lucente e richiusi il frigo, non c'era niente di meglio di una sana e nutriente mela per concludere la serata, molto meno di una iper-calorica cena. D'altronde, ci tenevo alla mia forma fisica... o meglio, questo era quello che mi ripetevo, la realtà era ben diversa e serpeggiata da sensi di colpa. Dopo tutti i macarons che io e Kat avevamo mangiato e quello stupido cartellone pubblicitario di una palestra nella zona, il rimorso era sorto in me, torcendomi lo stomaco. Provavo ancora rabbia nel ricordare quei glutei sodi e quella linea perfetta, ma come si diceva l'importante era stare bene con il proprio corpo e io stavo benissimo, soprattutto con una bella pizza ai peperoni.
"Alla faccia tua" mormorai ad alta voce, rivolta a quello stupido cartellone, alzando la mano e dando un gran morso.
"Grazie ma ho appena finito di mangiare un burrito e sono apposto così" certe volte mi chiedevo se avesse avuto un radar per piombare puntualmente nei miei momenti di intenso sproloquio interiore. Dylan posò la mano sullo stomaco e schiuse le labbra, facendo uscire un finissimo rutto "ci voleva proprio" storsi il naso in una smorfia disgustata e afferrai la mia busta, pronta ad andarmene "comunque volevo chiederti una cosa" mi girai verso di lui con un sospiro "si tratta di quella bomba sexy della tua amica di questa mattina, vorrei sapere come si chiama e magari il suo numero di telefono" sorrise, uno di quei loschi sorrisi impertinenti che si sfoggiavano quando si cercavano i favori di qualcuno. Peccato che conoscessi quella tecnica come le mie tasche e non aveva più effetto su di me, oramai.
"No" un no secco e irremovibile che terminava la discussione seduta stante. Mi diressi verso la mia stanza, provando ad immaginare una probabile relazione tra Kat e Dylan, rabbrividii a quel pensiero, era assolutamente raccapricciante.
"Perché? Amber, fermati!" Mi fermai di punto in bianco, il suo corpo si scontrò con il mio e lui barcollo all'indietro, gemendo di dolore mentre si copriva il naso rosso con la mano "perché non vuoi darmi una possibilità?" Pronunciò quelle parole con una voce incredibilmente nasale
"no, scordatelo" lo scaricai lì, entrando nella mia stanza ma lui come un cucciolo ferito, mi seguì "perché?" insistette, sospirai frustata
"è sposata, Dylan" devo ammetterlo che l'espressione di shock sul suo viso fu molto appagante, soprattutto perché aveva smesso di parlare "sta divorziando, si tradiscono?" Scossi la testa "hanno due bambini e sono felicissimi insieme" imprecò e allungò un calcio contro il letto, a quanto pare a questo mondo, esisteva qualcuno più disperato di me in ambito sentimentale. Attenzione, io non ero assolutamente disperata, stravedo soltanto per la mia totale indipendenza. Lui, invece, sembrava aver bisogno più di me di una bella scopata. Una volta calmo, sbuffò e uscì dalla mia stanza, sbattendo la porta. Oh si, meritava davvero una serata di fuoco. Tornai a concentrarmi sui miei acquisti quando...
"AMBER" sussultai quando sentii la sua voce tuonare dal solone ma che cavolo...? Uscii dalla stanza "ti vogliono" sbuffò mentre si rintanava in cucina, con sospetto, senza fare domande, mai svegliare il can che dorme. Con un sospiro, uscì dalla stanza. La porta era aperta, mi avvicinai e fu allora che lo vidi. Sgranai gli occhi per lo stupore e gli saltai addosso.
"Kurt!"

Ecco il nuovo capitolo, siamo arrivati al decimo capitolo e a poco a poco, stanno entrando in scena tutti i personaggi. Curiosi di sapere chi è Kurt?Aspettate il prossimo capitolo oppure visitate le mie pagine "Le storie di Astrad"-facebook- "J.L.Hell-Astrad98"-twitter-"le_storie_di__astrad"- instagram. Vorrei anche ringraziare Pamela Tanfoglio per il lavoro che fai, grazie!Baci.

-Astrad

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