Capitolo 1
Controllai ancora una volta che il mio alito sapesse di menta, far svenire il proprietario era l'ultimo delle mie intenzioni. A tal fine, mi ero tenuta a debita distanza da ogni tipo di bevanda che contenesse anche l'1% di caffeina. Il dentifricio e il caffé non andavano molto d'accordo, anzi continuavano a darsi delle gomitate e ancora oggi mi domandavo come la maggior parte della gente, potesse continuare a mischiarli. Come potevano non essere infastiditi da quel sapore amaro, lievemente acido?Questo era proprio uno dei tanti misteri del genere umano. Comunque, la fase alito fresco era stata brillantemente superata con successo e nella mia mente misi una crocetta sulla mia lista immaginaria. Imbarazzante?Non quanto quelle parole su un foglietto potevano essere sbandierata a chiunque. Divertente, già per chi le vedeva in tv, su un divano ma non di certo per quei poverini nello schermo. Strinsi i denti. Rosso, rosso e ancora rosso. Erano più di 5 minuti che quel semaforo si era bloccato sullo stesso colore, una gioia per gli automobilisti e una scocciatura per i passanti come me, troppo poveri per un auto. Il mio professore di educazione di fisica sarebbe stato fiero di me nel vedermi fare tutto i giorni a piedi l'intera città. Purtroppo per me e per i miei piedi, l'autobus era troppo brulico di persone e morire di intossicazione non apparteneva proprio alla mia lista. Peccato, che vivevo nel XXI secolo e quindi appartenevo al genere di donna non propriamente amante delle attività fisiche. Non che fossi così pigra da vivere eternamente sul divano, adoravo fare lunghe passeggiate ma non adesso, quando ero terribilmente in ritardo. Difatti, avevo uno spaventoso ritardo di circa 10 minuti e da come prevedevo, si sarebbero allungati a 20 minuti. Tutta colpa di quelle due pesti che per far partire il loro cagnolino robotico avevano fracassato la mia sveglia, denudandola delle sue preziose pile. Adoravo Thomas ed Elvire ma la loro iperattività combinata con una intelligenza fuori dal normale, poteva essere stressante. Quanto ci mettevano potevano essere due cicloni devastanti. A distanza di 2 anni, rimpiangevo ancora la mia collezione di dvd di tutte le stagioni di O.C, barbaricamente trafugate dalla loro sistemazione e ingiustamente naufragate in lavatrice, per poi essere sepolte in una speciale coperta, creata con il mio cardigan preferito, in giardino. Avevo pianto per 2 settimane ed ero state in lutto per mesi. Non mi ero ancora ripresa da quel triste addio al funerale, Ryan Atwood meritava un saluto di tutto onore. In quel lasso di tempo, avevo bandito ogni sorte di colore sgargiante dal mio guardaroba, e per un tempo piuttosto breve avevo convito anche Katherine a farlo. Il mio armadio aveva tutta l'aria di essere stato scambiato con quello di una dark,avevo lasciato soltanto gli indumenti dalle fredde tonalità, come il grigio, il nero e il marrone. Ciò, era stata la causa del mio nuovo soprannome da far invidia a Scarlett Johansson, adesso esistevano in questo mondo due vedove nere e non per vantarmi ma il nero donava di più a me. Finalmente, scattò il verde e mi preparai per oltrepassare le strisce pedonali da buona cittadina ma sembrava che il tizio alla guida di una una ford Mondeo, grigio metallica, non era dello stesso parere. Infatti, fremette sul clacson e schizzò a tutta velocità, sfiorandomi appena. Di tutta gli risposta gli feci il medio e lui mi mandò gentilmente a quel paese. Dopo questo piacevole dibattito mattiniero, mi preparai di nuovo se non fosse stato per un altro idiota. A quanto pare, gli automobilisti tra di loro erano molto solidali, tranne quando si parlava dell'ultimo posto in un parcheggio già occupato, in quanto il caso quella mattina aveva deciso di punirmi. Una chevrolet cruze adocchiò una pozzanghera dall'aspetto appetito, un gentile regalino della pioggia di ieri. Scossi così tanto insistenza che le forcine che legavano i miei capelli, dondolarono e si ribellarono ai miei comandi. Ciocche incontrollate cominciarono a spuntare qua e là mentre inerme guardavo quel tipo, sperando in una clemenza. Niente. I pneumatici affondarono in quella pozza, grande in realtà come il lago di Loch Ness e scorsi il ghigno beffardo di quel grassone alla guida, prima che l'acqua mi investisse, schizzando sul mio completo. Trasalii
"stronzo!" gridai, a tal punto che un vecchietto con il cappello da pescatore che stava appena passando, mi lanciò un'occhiata di rimprovero, peccato che non ero il tipo che sfogava la sua ira sul primo sguardo storto che mi incrociava ma in quel momento, sarei stata ben disposta a rivelargli la mia vasta gamma di aggettivi non propriamente consoni alla buona educazione. Mio padre mi avrebbe castigato a vita. Lanciai uno sguardo al mio abbigliamento e grugnii esasperata, non avevo né la voglia e neanche il tempo di tornare indietro a cambiarmi. Roteai gli occhi, non avevo mai creduto al destino ma avevo come l'impressione che dovessi rivalutare le mie credenze. D'altronde, quell'oggi il fato sembrava proprio volersi vendicare. L'unica cosa che mancava era un video sulla mia espressione e il mio aspetto, direttamente su youtube. Già immaginavo le milioni di visualizzazioni, i centinaia di commenti e gli inviti ai tale-show comici. Avevo sempre desiderato affermarmi, diventare una persona conosciuta ma avrei preferito tutt'altra strada, ovvero una scalata del successo che non fosse un'enorme torta di riso con la mia faccia stampata sopra. Mi guardai attorno, di soffiato, provando a scorgere chiunque con un telefono in mano puntato sul mio viso e per mia fortuna, non trovai nessuno. Se era vero che non eri tu a cercare la fama ed era lei che cercava te, perlomeno avrei desiderato che bussasse alla mia porta quando ero più carina e con la faccia di Ian Somerhalder. Afferrai il manico della borsa e continuai a camminare, ad un ritmo piuttosto veloce, con una grazia ben poco femminile ma più vicino a quando avevo urgentemente bisogno di andare in bagno. Svoltai a Dana St, un tranquillo viale con graziose e pittoresche villette dai colori vivaci e giardini rigogliosi e curati. Qui tutti sembravano avere un gran pollice verde, io al massimo avevo avuto il pollice violaceo, tutta colpa di una punta di vespa. Non soltanto a scuola dovevo andare con quello, avevo lanciato anche una nuova tendenza, non più naso d clown ma Mrs pollice di bigfoot, altro che pollicione di facebook. Inoltre, anche la 'magia' con i fiori era sparita, sebbene li curavo con gran cura, l'ecosistema si sarebbe indignato dinanzi ai miei sprechi di litri d'acqua per tenere in vita una pianta, avrei potuto allestire una piscina. Perfino il pesciolino che mi era durato di più, circa un anno, aveva deciso di lasciarmi, dopo aver visto alla ricerca di Nemo,aveva deciso di esplorare il mare passando per il water. Ritornando ai fiori, da allora avevo deciso di stare lontana d qualsiasi pianta, cosa molto semplice dato che non ricevevo spesso fiori, se non dai miei, cosa incredibile vero?. Tutto questo a causa delle istituzioni universitarie che prosciugavano fino all'ultimo la vita dei suoi studenti, riversando su di loro tutti la loro avversione per il mondo e alla fine ti ritrovavi a cantare Hello di Adele, per dire addio alla tua vita sociale. Già, ero una povera studentessa di Harvad, pronta per diventare un'aspirante e brillante avvocato, o per lavorare al McDonald's, dipendeva dalla paga. Girai verso Harvas St. e finalmente raggiunsi l'edificio. Ero un'elegante condominio bianco con una scalinata con corrimano in ferro battuto, finestre, dall'estremità superiore lievemente ovale e un'ernome portone in legno di noce, racchiuso in un raffinato e piccolo pronao in marco, decorato con scanalature e volte . Guardai il mio riflesso sulla finestra e maledii i cieli, avrai fatto un baffo perfino al grinch. La minigonna a matita un tempo bianca, adesso appariva dalle tonalità fango e la camicetta rossa era nel medesimo stato. I capelli schizzavano in tutte le direzioni simili ai serpenti di Medusa, sembrava avessi un enorme nodo in testa nel quale si erano impigliati tanti ramoscelli. Mi sciolsi i capelli e li feci ricadere sulle spalle, sperando vivamente che il mio aspetto non incidesse sulla decisione del proprietario ma che venisse presa come un'ovvia giustificazione per il mio ritardo. Peccato che non eravamo in qualche commedia romantica dove ad aprirti era un imprenditore sexy e ricco che ti guardava come se fossi la sua musa anche con degli stracci addosso. Come se lui fosse stato un cane con la bava e tu, il suo gustoso pezzo di carne. Sebbene era vero che il modo più veloce per arrivare al cuore di un uomo ero attraverso lo stomaco, non mi sarei potuta immaginare come un grosso cosciotto. Magari quintali di carne addosso sarebbero stati bene a Lady Gaga ma non a me. Salii le scalinate e il portinaio mi aprii. Lo sguardo burbero e scontroso mi ricordava molto quello di Scrooge del cartone Christmas Carol mentre i piccoli occhi neri sembravano essere sempre pronti a rimproverarti. Al mondo esistevano due tipologie di anziani: quelli della porta accanto, gentili e i migliori distributori di caramelle di tutta la città e infine, quelli quella finestra accanto. Il nonnetto scortese e scorbutico, il più grande nemico di tutti i bambini soprattutto quando dovevate giocare, mai e poi mai avreste dovuto oltrepassare quei confini e guai a chi avrebbe buttato la palla nel suo territorio. Ecco, con il suo volto avvizzito, il naso gibboso e le folte sopracciglia bianche dava proprio l'impressione di quel vecchietto musone. Tenni ben a mente che se mai mi fossi trasferita qui, non avrei mai provato ad irritarlo. Lo ringraziai con un cenno del capo e presi l'ascensore. Non appena le porte si aprirono, sospirai, questa era la mia ultima possibilità e a costo di prostrarmi ai piedi del proprietario, avrei ottenuto quell'appartamento. Percorsi il corridoio e aprii il bigliettino, provando a decifrare la scrittura di David, altro che geroglifici, sembrava un codice criptato di assurde linee curve. Dov'era finita la bella calligrafia chiara e nitida?Semplice, era andata a farsi fottere. Percorsi il corridoio e mi avvicinai alla porta, premetti il dito sul campanello, sperando vivamente che il mio aspetto non procurasse a lei/lui un infarto. Una causa legale sarebbe la ciliegina sulla torta, d'altronde i pezzi grossi aspettavano soltanto di mangiare un pesciolino piccolo come me, una signorina pesciolino, mi raccomando. Improvvisamente, la porta si spalancò e un uomo si fermò sull'uscio. I capelli gli ricadevano disordinatamente e scompigliati sulla fronte alta, sfiorando una spessa montatura nera dalla forma rettangolare, lievemente arrotondata. La flebile luce illuminava le sue ciocche ramate, con qualche riflesso cioccolata, come la barba insipida. Gli occhi a malapena si scorgevano ma erano di un profondo grigio antracite con qualche schizzo azzurro. Vicino alle labbra piccole ma carnose c'era una macchia di senape piuttosto spessa che ricopriva la mascella robusta e un piccolo neo accanto a un naso romano. Aveva un aspetto piuttosto trasandato, di chi non si era ancora svegliato e forse era così, dato che era... nudo, con soltanto un paio di boxer e dei calzini. Ah, però, non era niente male. Il mio sguardo ricadde in basso e sgranai lo sguardo quando scorsi un paio di boxer neri con sopra delle 'simpatiche' anatre che ti guardavano con i loro occhi neri e vispi, come se ti volessero avvertire di non mettere le mani sopra il loro bottino. Tossii e alzai lo sguardo, aprendo la bocca per presentarmi quando mi chiuse la porta in faccia. Rimasi immobile per circa un secondo mentre il mio cervello cerava di elaborare ciò che era successo. Un uomo dall'aspetto molto simile a quello di un mendicante ambulante con addosso dei ridicoli boxer con delle famigerate anatre, mi aveva appena chiuso la porta in faccia. L'immagine che avevo proiettato del proprietario calvo, soprappeso, stressato, rigido per il nervosismo si dissolse in un secondo. Tuttavia, in un misero aspetto ci avevo azzeccato, era come gli altri un tipo piuttosto irascibile. Feci un respiro, provando a calmare i miei bollenti spiriti e attesi. Una vecchia signora, avvolta in uno scialle di lana e i bidoni in testa, uscii dall'appartamento accanto, con un un'enorme rottweiler a suo fianco, così grande che non avrebbe avuto molto difficoltà a trascinare quelle poche ossa della sua padrona. Io e il cane ci scambiamo un intenso sguardo intimidatorio, tuttavia, quando iniziò ad abbagliare fui costretta a rinfacciare la ritirata. Dov'erano finiti i graziosi barboncini, bianchi, pieni di peli e con un'amore sconfinato per le coccole? Avevo l'impressione che li avrei trovati tutti nel suo stomaco. L'anziana donna, mi lanciò un'occhiata incuriosita, soffermandosi sul mio abbigliamento, non avevano mai visto un clown?. La seguii con la coda dell'occhio, prendere l'ascensore e guardai la porta. Attesi che l'ascensore arrivasse a destinazione, litigare con il proprietario non era esattamente il modo più adatto per conquistarlo e convincerlo che fossi la più adatta ad affittare la casa. Quindi, mi limitai a bussare il campanello, senza sembrare una pazza isterica, beh perlomeno avevo l'aspetto adatto. Mi avrebbero potuto dare il golden globe come miglior costume. Continuai a bussare, fin quando con piccolo scricchiolo, il cardine non si mosse. Mr Anatra, carino vero?Avevo una certa fantasia per i nomignoli, comparve di nuovo ma questa volta con indosso una tutta da jogging, grigia, con tanto di cappuccio
"Sei in ritardo"i suoi occhi passarono in rassegna tutto il mio corpo e cominciai a sentire un certo calore, annui appena come se avesse capito il mio motivo del mio ritardo. Nelle peggiori delle ipotesi avrebbe potuto credere in uno scontro con la lavatrice ed effettivamente il mio rapporto con lei, non era dei più lieti. Schiusi le labbra per presentarmi ma non mi diede neanche il tempo, che mi diede le spalle, invitandomi ad entrare. Lo segui e i sandali ticchettarono sul pavimento scuro in laminato wenge. "La casa ha 8 camere, due camere da letto, due bagni, uno spazioso sgabuzzino, uno studio, una camera che può essere allestita per spazio personale e una piccola palestra, un'ampia cucina, il balcone è abbastanza largo, anche il salone è abbastanza grande"incrociò le braccia al petto, il tono era piuttosto annoiato e mi chiesi quanti altri erano venuti a vedere quell'appartamento. "Non mi divulgo di più, perché penso che puoi renderti tu conto di tutto" sentivo una strana soddisfazione nella sua voce, sicuro dell'effetto che mi avrebbe fatto. Lo seguii verso il salone, l'intera stanza era illuminata da una luce completamente naturale che proveniva dalla parete vetrata che affacciava interamente sulla città, in particolar modo si vedeva nitidamente l'imponente edificio della Harvad University. Oltre ad avere una fantastica vista, quell'appartamento era uno spettacolo, la linea semplice dei mobili si sposava alla perfezione con lo stile moderno e i colori opachi delle superficie, in un mix di eleganza confortevole che rispecchiava il calore dell'ambiente domestico. Varie mensole e quadri decoravano le pareti bianche mentre piccole piante di filodendro dalle foglie a cuore, in vasi di resina nero, crescevano rigogliosi tra gli angoli delle parete, ricevendo la luce del sole. Delle piccole calle bianche in vasi di vetro, abbellivano il tavolino in weige. La mia attenzione ricadde sulla più grande tv al plasma, fissa sulla parete centrale, al di sopra di un'elegante camino spento. Un divano in microfibra grigio con una penisola quadrata e morbidi cuscini beige, predominava l'intera sala, ai lati due poltrone del medesimo rivestimento e colore del divano. Da due bassi gradini si accedeva alla cucina open space, adiacente al salone, dal quale era separata da una parete completamente aperta " allora?Il designer e l'architetto hanno progettato questo edificio con l'intenzione di creare appartamenti eleganti e moderni in un ambiente quasi rustico, esteriormente il palazzo è piuttosto pittoresco, sembra un vecchio e lussuoso edificio del centro città ma appena entri sembra affondare in un appartamento contemporaneo"annuii
"Perché, allora ha un costo così basso?"quando avevo letto l'articolo sul giornale e il prezzo mi sembrava di star sognando. Era spazioso proprio come avrei sempre voluto. Tuttavia, ben presto la mia schifosa vocina interiore, come sempre aveva rovinato ogni cosa. Altro che grillo parlante, sembrava la gemella sconosciuta che desiderava prendere il tuo posto. Ogni occasione era buona per uno sgambetto, i nostri litigi erano memorabili, fin quando qualcuno non mi coglieva in fragrante e allora, da normale ragazza che cercava di mettere a tacere la propria coscienza, diventavo una pazza lunatica che parlava con l'amico immaginario. Altro che buon senso, era un'arpia. In poco tempo, l'appartamento dei miei sogni, si era trasformato in un sudicio monocole, vecchio e lurido,dove a stento c'era un bagno, con tanto di ragnatele d'effetto e travi di legno rotte, la perfetta location da film thriller. Tuttavia, per fortuna, nessuna spaventosa stanza che avevo ancora incontrato, si era mai rivelata tale, sperai soltanto di non ricevere una bella fregatura, non dopo tutto il tempo e la fatica che avevo usato per trovare questo appartamento. D'un tratto, qualcosa attirò la mia attenzione, ai piedi del divano c'era una sagoma di gesso bianco, assomigliava molto a quelle sagome che i poliziotti disegnavano accanto al corpo di un morto. In effetti.... la figura era quella di un uomo adulto,con entrambe le gambe lievemente divaricate, un braccio, steso e toccava il tavolino mentre l'altro era piegato. Mr Anatra seguii il mio sguardo "bello scherzo..."deglutii, tesa "nessuno è morto, qui, vero?"alzai lo sguardo verso di lui, perfettamente tranquillo
"No, non è morto nessuno qui"buttai un sospiro di sollievo "è morto ai piedi del camino ma poi l'abbiamo spostato sul divano, purtroppo è caduto e quindi la polizia ha preso questo come punto di riferimento "scrollò le spalle " sembra sia stata avvelenato" sbiancai "non preoccuparti, chiamerò una donna per le pulizie e comprerò un tappeto"ammise pacatamente, impassibile. Mi morsi la lingua "andiamo avanti?"feci un flaccido accenno con il capo, desiderosa di cancellare quell'accaduto "questa casa ha molte sorprese e confort"conteneva fin troppe sorprese "molti di quei confort sono contenuti in quel telecomando"il mio sguardo si posò sul telecomando sopra il bracciolo del divano. Quando il suo sguardo mi invogliò, allungai una mano e lo presi, non avevo mai visto così tanti bottini in un solo telecomando. "Premi un tasto a caso e vediamo cosa succede"piegò le labbra in un mezzo sorriso divertito. Guardai i tasti, solitamente era sempre il bottoni rosso che ti colpiva di più, che ti incitava a farsi premere, neanche ti stesse soggiogando. Tuttavia, dopo gli innumerevoli film thriller e di spionaggio avevo imparato bene a non cascarci. Da piccola, mi vantavo sempre di essere la figlia di James Bond e da allora avevo innescato una guerra contro ogni bottone rosso, conflitto che mi aveva procurato non pochi problemi quando guidavo. Premetti il dito sul tasto verde ed improvvisamente le luci del soffitto cominciarono a muoversi freneticamente, un'assordante musica fece piangere le mie orecchie mentre sopra ogni previsione, vidi scendere una palla a specchi da discoteca. Con una mano mi coprii gli occhi e strizzai le palpebre quando la musica e le luci smisero di farmi girare la testa "bello, vero?E' per le serate stile disco"
"Non l'avrei mai detto, devo aspettarmi la stessa cosa con gli altri?"sogghignò appena, bene lo consideravo come un si "comunque a parte i 'gadget' a stile Batman, è per caso presente qualche trabocchetto, tipo una vendita illegale o roba del genere?"chiamatelo sesto senso degli avvocati ma la nostra 'categoria' si distingueva dalla massa per essere incredibilmente diffidente. Era anche abbastanza logico, dato tutte le cose che si vedono oggi giorni. Questo lavoro avrebbe ucciso del giro di un mese perfino Heidi e il suo ottimismo. Tuttavia, se dovevo scegliere tra vivere con lo spirito di un morto vivente oppure continuare ad abitare a casa di Katherine, che sebbene fosse accogliente, era piuttosto stretta per me, avrei senz'altro preso molto in considerazione le mie serate a giocare con la tavola ouija
" la vendita è assolutamente legale, posso darti tutti i documenti per verificare, non ci sarà nessun imbroglio per quanto riguarda il prezzo, sarà immutabile."Buttai un sospiro di sollievo e velocemente mi fece fare un giro di tutta la casa. Man mano che continuavamo, le emozioni nella mia testa, si molto stile Inside Out, festeggiavano. Sembrava la casa dei miei sogni. Quando ritornanno in salotto, avrei potuto fare i salti per la gioia. " Quindi, cosa hai deciso?Ho avuto parecchie offerte ma tu sei stata la prima a contattarmi"già, l'avevo contatto quasi spasmodicamente ma non appena avevo letto l'annuncio, non potevo lasciare che la stronzetta parlante rovinasse tutto, quindi avevo subito intrapreso, con una certa insistenza, un fitto numero di e-mail. Le sue risposte erano stato piuttosto misurate, brevi e gelidamente cordiali e diciamo che questo aveva contribuito alla prima idea che avevo di lui. In allegato mi erano arrivate anche delle foto ma come vi avevo già spiegato, ero un membro del regime della diffidenza e non ci avevo dato molto peso. Sebbene, ora ero pronto a convertirmi totalmente, dato che il salone e il resto non mi aveva per niente deluso. Era giusto buttarsi così a capofitto, beh, secondo la filosofia di vita di Katherine, dannatamente si e chi ero per ribellarmi al sommo Buddha del successo?"prima però avrei bisogni di farti alcune domande, sai per precauzione" annuì e mi lasciai trascinare in cucina. Mi fece accomodare dinanzi al tavolo in vetro e lo guardai mentre da una borsa ai sui piedi, tirò fuori un foglio e una penna "sei allergica a qualcuno di questi cibi: pomodoro, mais, arachidi?"scossi la testa, non ero praticamente allergica a nulla, il mio sistema immunitario era a prova di bomba "sai cucinare?"annuì "quanto bene?"beh, questa era una domanda difficile
"abito insieme alla mia migliore amica, lei e i suoi figli, adorano il modo in cui cucino"prima regola, sembrare assolutamente sicura di ciò che dici, perlomeno né Katherine e neanche le bestie si erano mai lamentate
"Fumi, fai uso di sostanza stupefacenti?"scossi ancora la testa "hai un ragazzo, sei sesso-dipendente?"a quest'ultima domanda, arrossì appena, più che un test mi sembrava un'indagine sulla mia vita privata
"sono single da 7 mesi e non sono sesso-dipendente"sebbene, lo rimpiangessi. Non riuscivo ad andare a letto con un uomo già al primo appuntamento e purtroppo non si era verificato mai un secondo. I pochi uomini con cui ero uscita erano o troppo sesso-dipendente, oppure troppo mammoni, quindi erano esattamente 7 mesi che non facevo sesso. Mi sorrise "Bene, Signorina Reed, hai superato il test, quindi che dici, affare fatto, Amber?"
"Senza ombra di dubbio, signor Jones" ricambiai il suo largo sorriso e quando mi porse la penna, guardai i documenti sul tavolo. Mi chinai e firmai, logicamente con una calligrafia da far invidia a un bambino dell'asilo ma di poco. Avevo sempre avuto una presa piuttosto massiccia che ostacolava il mio intento di una firma elegante e femminile, da film. Sogno infranto. La mia scrittura era penosamente larga ed elementare, priva di qualsiasi personalizzazione, come un banale cuore sulla i. Gli restituii la penna
" Puoi trasferirti tra una settimana"gli strinsi la mano, cordialmente " tra una settimana... coinquilina"annuii, un attimo.... coinquilina?Avevo capito bene?Non aveva mai parlato di condividere l'appartamento. Hey!Un attimo, la storia non può finire così, un secondo!.
*Rullo di tamburi*
Ecco il primo capitolo!Signori e Signori vi presento la nostra cara Amber Reed, allora cosa ne pensate?Simpatica, vero?A me piace tantissimo e spero anche voi. Fatevi sapere i vostri pareri, come sempre, per anticipi e curiosità, vi invito sulle mie due pagine -FB- "Le storie di Astrad" - Instagram- "le_storie_di__astrad"
Grazie mille a tutti.
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