Zenéize
"Tieni il volante, non voglio finire i miei giorni dentro ad una macchina scassata!" Disse Linda, invitando Mario a smettere di fare strani gesti con le mani. Il ragazzo guidava lungo la sopraelevata, una strada comunale che collega Genova Ovest al centro della città. Da lassù, si potevano vedere i tetti delle case che si estendevano fino al mare.
"In questo posto, giriamo la maggior parte dei nostri video. Sono un po' una merda, ma miglioreranno..." Spiegó Mario, svoltando verso il Porto Antico.
"Alcuni fanno pena, altri spaccano. Dovete trovare un cazzo di equilibrio e, soprattutto, acquisire continuità" Linda si appoggió allo schienale dell'auto e prese una sigaretta dal pacchetto di Marlboro rosse.
"È dalla stazione che mi rompi le palle perché seconde te non so guidare e ora col caspita che ti do una sigaretta!" Mario avvicinó la mano alle labbra della ragazza, ma lei fu più veloce e gli brució il dito con l'accendino.
"Pirla di Calvairate" Ridacchió Linda, gustando la vittoria.
"In realtà, ho vissuto a Settimo Milanese" Ribattè Mario, riattaccanto a fare i gesti che infastidivano la ragazza.
"Come è andata a scuola?" Domandò Linda, smicciando fuori dal finestrino.
"Bene, nessuno si aspettava di rivedermi"
"Pronto per dopo?"
Mario svoltó in un vicolo, situato non lontano dall'acquario e cominciò a cercare parcheggio.
"Dobbiamo essere pronti a liberarci della vita che abbiamo programmato per poter avere la vita che ci aspetta." Rispose il ragazzo, pensando al vicino incontro con la madre adottiva.
"Campbell" Disse Linda, riconoscendo la citazione.
"È una skill" Mario parcheggió davanti ad un bazaar.
Linda lasció che lui le aprisse la portiera e poi gli passó la sigaretta, facendogli fare l'ultimo tiro.
"Gianna è venuta fino a La Spezia per parlarmi. È molto affezionata a te"
Si incamminarono verso il mare, attraversando i vicoli di Genova.
"Mowgli non si sente a suo agio in California, ha bisogno della giungla. Taglio i ponti." Si giró verso di lei e fece un gesto teatrale, mimando le forbici con le mani. Una macchina gli suonó il clacson, lo aveva mancato per un pelo.
"Prima pensa a rimanere su questo mondo" Linda lo spinse sul marciapiede opposto.
"Mi ha cannato in pieno, seu"
"Ma cosa dici, ha quasi fatto un Burnout" Linda lo appiccicó ad una saracinesca, facendo così tanto rumore da far girare una famiglia di turisti.
"Non puoi fottere con Tedua" Si vantó lui, opponendo resistenza alla forza della ragazza. Linda era più bassa e meno muscolosa, eppure riusciva a immobilizzarlo senza troppa difficoltà. Alla fine, è tutta questione di tecnica.
"Dipende da chi" Disse lei, ridacchiando in modo provocante. Puoi essere bella quanto ti pare, ma se non sei pervertita, non ha senso essere bella.
"Cazzo, tu sei completamente matta"
Lei lo prese violentemente per i capelli scuri, avvicinando il volto di Mario al suo. Gli leccó le labbra e gli lasció un bacio a stampo, interrompendo proprio prima del momento migliore.
"Posso averti quando voglio, Mario. Sei prevedibile nel gioco." Linda si staccó, lasciandolo appiccicato alla saracinesca come un coglione.
La sensualità e l'audacia della pantera lo eccitavano a tal punto da bloccarlo.
"Quale gioco?" Chiese lui ingenuamente, rimanendo con la bocca leggermente aperte.
"Il gioco dell'amore"
"Sei pateticamente orgoglioso e incredibilmente tradizionalista" Linda scosse la testa, incrociando le braccia al petto. Dopo aver mangiato, avevano deciso di fare una passeggiata sul porto. Il piazzale Mandraccio era pieno di turisti, intenti a scorrazzare per le attrattive della zona. I bambini osservavano stupiti la biosfera, indicandola con le manine e i genitori scattavano foto a raffica. Quella era la parte più tranquilla e serena di Genova, dove la giungla sembrava quasi una leggenda creata per spaventare i più piccoli. Le palme, i ristoranti, gli edifici stravaganti, le navi mastodontiche e l'acquario andavano a comporre l'immagine ingannevole della capitale ligure, che la facevano apparire come un luogo sano e prospero. Ma quella era tutta un'illusione, una fottuta distorsione della realtà. Ricordatevi che non solo le persone indossano le maschere, lo fanno anche le città.
"Non farei mai pagare un pranzo ad una ragazza" Mario camminava all'indietro, tenendo gli occhi sempre su di lei. I passanti lo guardavano storto, chiedendosi perché stesse imitando un gambero.
"La palma!" Urló la ragazza, facendogli fare una scatto improvviso. In realtà, l'albero si trovava a metri di distanza.
"Cazzo, ci sei riuscita"
"A fare?" Ridacchió Linda, prendendogli scherzosamente le mani. Era troppo felice di poter star con lui in luogo normale, finalmente lontani dalla giungla e dalle sue insidie. Sembravano così spensierati e allegri, come una normale coppia di adolescenti. Chi fra tutta quella gente avrebbe mai pensato di trovarsi davanti ad una pantera e ad un cucciolo d'uomo?
Un gruppo di bambini urlanti corse nella loro direzione, per poi virare verso l'acquario. Sventolavano i biglietti delle attrazioni del Porto Antico, ignorando il fatto che potessero volare in mare. Linda sospiró, pensando che lei non aveva mai avuto una vera infanzia. Alla loro età, neanche poteva permettersi di visitare l'acquario.
"Ci sei?" Mario le passó la grande mano davanti alla faccia, riportandola alla realtà.
"Si, stavi dicendo?" Lanció un'ultima occhiata ai bambini, guardandoli allontanarsi all'orizzonte.
"Sei riuscita a fottere Tedua" Ammise lui, incrociando le braccia al petto.
"Invece no"
Lui sorrise, tirandola a sé. La bació davanti a tutti, fregandosene del giudizio della gente. Era sorpresa, non aveva previsto questa mossa. Ma i baci migliori, sono quelli inaspettati.
Mario adorava il mondo in cui lei gli carezzava il bicipite, lo faceva rabbrividire. Linda gli passó una mano nei capelli scuri, arricciolandoli attorno all'indice. Si staccarono per ridere, divertiti dagli sguardi inorriditi, poi ricominciavano.
I loro erano i baci appassionati di chi si appartiene e non si cura del resto del mondo.
"Il tuo naso è ingombrante" Linda appoggió la fronte su quella del ragazzo e gli prese il viso tra le mani.
"Anche il pugno che mi tirarono era ingombrante" Ridacchió lui.
"Attento a ciò che dici, potrei fare giochetti cattivi con i tuoi amici" Sorrise lei, passandosi la lingua sulle labbra.
"Loro sono miei fratelli, col caspita che ci proverebbe con la mia ragazza."
"Wildbandana" Mormoró Linda, ripensando alla storia che le raccontó Diego.
"Guarda davanti a te! Un giorno mi esibiró su quel palco e sarò invitato come ospite al Goa Boa" Disse entusiasta il ragazzo, indicando il piazzale delle feste. La struttura si protraeva sul mare ed era coperta da una sorta di vela, che ricordava tanto quella delle vascelli spagnoli. Era così bianca da spiccare sull' azzurro del mare e del cielo, sembrando una piccola nuvola di panna.
"Intanto pensa a farti pubblicare Per Le Tue e Pensa se Piove. Con queste, il cuore delle ragazze sarà tuo" Rispose Linda, dando un fugace sguardo al suo ragazzo. Egli osservava l'arena con sguardo sognante, gli occhi scuri brillavano di speranza. In quel momento, non lo trovó poi tanto diverso dai bambini che aveva visto prima. Mario era la persona più forte che avesse mai conosciuto, ma allo stesso tempo anche la più fragile. La sua ingenuità era commovente e Linda non riusciva a dirgli che anche in quel mondo avrebbe trovato serpi e tarantole, pronte a fare soldi con il suo talento.
"Presto arriverà un contratto vero, me lo sento" Il ragazzo continuava a contemplare il Porto Antico, dimenticandosi per qualche istante della giungla.
"Stamani a scuola una mia compagna di classe mi ha chiesto di te, non poteva credere che noi due stessimo insieme. Mi ha detto che ti segue dal 2010" Disse Linda, ripensando alla faccia meravigliata della ragazza. L'aveva guardata come se fosse un essere superiore, per il semplice fatto che stava con il suo cantante preferito. La pantera non aveva messo in conto che nella loro relazione potevano arrivare le conseguenze del successo, si era lasciata prendere alla sprovvista.
"Prima la gente non aveva idea di chi fossi, ora hanno inziato a fermarmi per strada. Non credo di essere pronto per questo."
"Mario, cazzo. Le riascolti le tue canzoni? Ti riguardi nei video? Spacchi, sei straordinario. Hai portato il drill in Italia, facendolo conoscere ai giovani genovesi. Ti distingui dalla massa e stai acquisendo uno stile unico, che praticamente non si può classificare" Linda gli si mise davanti, parandogli parzialmente la vista dell'Arena.
"Dicono che non vado a tempo" Ridacchió lui, carezzandole affettuosamente i ricci.
"Sono solo degli ignoranti, perché una delle fantomatiche caratteristiche del drill consiste nel rappare a schema libero anticipando il beat, creando così una sorta di effetto fuori tempo."
Spiegó la ragazza, maledicendo coloro che giudicavano senza conoscere. La pantera conosceva bene la musica, aveva una preparazione a ventaglio, eppure neanche lei si riteneva abbastanza competente per poter giudicare senza pietà il lavoro degli altri artisti. Esprimere un'opinione è giusto, ma etichettare senza sapere è semplicemente da inetti.
"Io prendo dall'estero e rielaboro a modo mio. Credo che nessuno riuscirà mai ad inserirmi in un vero genere musicale... Da quanto segui la scena di Chicago?" Ripresero a camminare, attraversando la calata Borsellino. Erano così vicini all'acquario che potevano vedere la fila per l'entrata. Nonostante fossero le tre del pomeriggio, le attrazioni del Porto Antico erano ancora assaltate da masse di persone, che arrivavano a getto continuo.
"Diciamo da quando Chief Keef si è fatto notare... Mi piace tenermi aggiornata sul mondo musicale, è molto utile per il conservatorio. Potrà suonarti strano, ma l'Hip Hop è arrivato anche al prestigioso istituto musicale" Ridacchió Linda, ripensando a quando fece ascoltare per la prima volta il rap al professor Guidi. La sua espressione fu arte, meritava di essere fotografa e incorniciata, per poi appenderla sulle pareti di Villa Marmori.
"Lo sapevo, questa volta ti stupiró io!"
"Spara, James Bond" La ragazza mimó un uomo che premeva il grilletto, beccantosi un'occhiataccia da parte di una vecchia signora.
"Tutti gli anni, a La Spezia, fanno un contest di freestyle e non hai idea di quanti ragazzi provenienti dalla scuola classica si presentino."
A Linda vibró il telefono e si fermó per estrarlo dalla tasca dei jeans.
"Hai mai partecipato?" Chiese la ragazza, controllando la casella dei messaggi.
Linda alzó un sopracciglio, non si aspettava che fosse di Diego.
Fatti portare a casa mia, dobbiamo sbrigarci.
Capì immediatamente che si trattava di Andrea Montagnani e le vennero i brividi. Lanció una sguardo fugace a Mario, sentendosi quasi in colpa per quello che stava facendo. Non poteva coinvolgerlo, rischiava solo di metterlo in pericolo, disturbando anche la sua temporanea serenità. Certe cose è meglio non saperle, delle volte ti può salvare dai guai.
" Quando partecipai alla mia prima jem, i concorrenti erano tutti molto più grandi di me. Allora l'hip veniva seguito solo dalla generazione dei ventenni, gli adolescenti avevano altri cazzi a cui pensare. Rimasi stupito dalla varietà di artisti che trovai: mc, freestyler, writer, breaker, beat maker... Mi stai ascoltando? "
Linda annui, mettendo via il telefono.
"Puoi accompagnarmi da Diego? Ha bisogno di me." La ragazza non diceva le bugie, mentire è da deboli: i predatori si avvalgono delle mezze verità.
"Certo, anche per me è arrivata l'ora di andare. Sappi che che finirò di raccontarti la storia delle jem, dovrai sorbirtela prima o poi" Ridacchió Mario, circondandola con un braccio. Lei poggió la testa sulla sua spalla e proseguirono il cammino, dirigendosi verso la macchina.
"Se io ieri ho affrontato mio padre, tu puoi parlare con tua madre" Disse Linda, ripensando all'incontro del giorno precedente. La parte peggiore era stata quella del narcotraffico, non si aspettava una bomba del genere. Si era sentita avvelenata, non era riuscita ad accettare il fatto che nelle sue vene scorresse il sangue di un criminale.
"Ma tu hai più palle. Al posto mio, sapresti di certo cosa fare..." Sospiró Mario.
"Mowgli continua che è tutta salita" Linda gli diede un bacio sulla guancia, intenerita dalla sua ingenuità.
"Mamacita, sono contento che tu sia amica di Diego. Lui ha bisogno di un punto di riferimento, di una pantera sulla quale contare."
"Diego è ancora argilla, ma Izi è già roccia"
***
Mario parcheggió l'auto nel parcheggio della villa. Attraversó il vialetto in ghiaino, rivolgendo uno sguardo alla casa confinante, ossia l'abitazione di Mike Buongiorno. Era tutto così bello da sembrare falso, un po' come il paese delle meraviglie.
"Il mondo è un'illusione
La NASA ci ha mentito" Canticchiò il ragazzo, mettendosi le mani nelle tasche dei larghi pantaloncini da basket. Prese nota anche di questa piccola strofa, riponendola nel cassettino riservato alle canzoni.
Si fermó nel lussuoso portico e suonó il campanello, sospirando. Mario aveva vissuto con l'ansia di non essere all'altezza, contando fino al tre senza mai iniziare. Eppure, decise che quel periodo doveva finire. Mowgli capì che tutti crollavano, ma che non tutti mollavano. C'era sempre una scelta, la vita ti permetteva di combattere: bastava solo sapere cogliere l'occasione. D'altronde, non ci si libera da una cosa evitandola, ma soltanto attraversandola.
La porta immacolata si aprì, rivelando una signora Gianna sorpresa e disorientata.
"Mario?" La bocca era impastata e gli occhi assonnati. La donna si strinse nella vestaglia di seta e lo fece entrare.
"Ciao" Sorrise lui, chinandosi per abbracciarla.
"Credevo che tu passassi domani."
"Ti ho fatto una sorpresa"
Mario ammiró l'elegante salotto della casa, dominato dai colori beige e crema. Si contrapponevano vari stili di arredamento, dal moderno al rustico, rendendolo ancora più interessante. La stanza era illuminata nel giusto modo e ciò le conferiva un'atmosfera calda e accogliente.
"Vuoi raccontarmi qualcosa di Milano? Sei passato a trovare Marco?" Domandò Gianna, sedendosi sul divano color panna. Il ragazzo che aveva nominato era suo figlio biologico, il quale si era trasferito nella pianura padana per studiare medicina. Anche Marco si dedicava al rap, poi però scelse di intraprendere la strada dell'università, abbandonando completamente la musica.
"Certo, sono passato da Loreto e mi ha fatto fare il giro della città studi. È una figata!" Ridacchió Mario, ripensando a quanto fosse affascinante il Politecnico. Da un lato, sarebbe piaciuto anche a lui proseguire gli studi, ma lasciare il rap era come staccare un pezzo dall'anima. Il ragazzo amava la cultura e infatti studiava da autodidatta, informandosi su più argomenti possibili. I libri che Linda gli aveva dato, erano stati quasi tutti esaminati e letti. Quei testi erano utili per la tecnica del suono e la metrica delle parole, oltre che per accrescimento personale del bagaglio culturale.
"Hai trovato quello che cercavi?" Chiese la donna, lanciandogli uno sguardo penetrante.
"Mirko, il ragazzo che mi ha ospitato, è uno forte. Con il rap spacca e conosce le perone giuste, quelle che potrebbero aiutarti a sfondare in una città come Milano. Infatti, mi ha presentato ad un beat maker di Settimo Milanese: Paolo Monachetti. In arte, si fa chiamare Charlie Charles. Gli ho fatto sentire qualcosa di mio e ha detto che scommetterebbe su di me, per questo mi farà incontrare un altro producer, che secondo lui potrebbe adattarsi bene alla mia musica" Spiegó Mario entusiasta, rivivendo l'incontro con il dj riccioluto. Paolo lo aveva già richiamato ed era pronto ad inserirlo nel mondo del sound di classe, quello che apre l'hip hop ad un vero pubblico.
"Sei qui per dirmi che anche tu andrai a vivere a Milano?" Domandò Gianna, avvicinandosi un poco al ragazzo.
"No, non andrò così lontano" Rispose lui, accennando un sorriso con l'angolo della bocca. "Torno a casa mia" Proseguì il ragazzo, abbassando lo sguardo sui pollici, i quali stavano giocando l'uno con l'altro.
"Sapevo che prima o poi sarebbe successo. Non posso tenerti per sempre lontano da ciò che mi fa paura" Gianna gli carezzó una guancia, sentendo con i polpastrelli quel simpatico accenno di barba. Quando arrivó sotto il suo tetto era un bambino, uno di quei pischelli che girano con il cappellino e le canottiere dell'NBA. L'aveva visto attraversare il fior degli anni dell'adolescenza, aiutandolo a liberare la mente da cosa malsane. Certo, non era riuscita a farlo smettere di fumare erba, ma almeno gli aveva trasmesso principi e valori che sicuramente contribuirono ad elevarlo mentalmente.
"Tu per me sarai sempre una madre"
A Gianna vennero gli occhi lucidi e prese la mano del ragazzo. In quel momento capì che davanti non c'era più un adolescente, ma un uomo. Di strada ne aveva ancora tanta da fare, ma tutti nella vita dobbiamo camminare continuamente, perché il traguardo lo si raggiunge soltanto alla morte.
"Sono fiera di te, Mario. Mi hai reso orgogliosa in tutto e sappi che sono la tua fan numero uno" La donna gli poggió la testa sulla spalla e gli accarezzava il petto con fare protettivo.
"Scusami, per tutte le volte in cui ti ho delusa. Ho sbagliato tanto nella mia vita, ma almeno adesso posso vantarmi di essermi trovato, di stare imparando a conoscere me stesso."
"Tesoro, impariamo dai nostri errori quando cominciano a fare male." Gli lasció in bacio sulla fronte e continuó a coccolarlo, sperando che il momento in cui avrebbe varcato le porte di casa sarebbe arrivato il più tardi possibile.
Spazio Autrice :
Buongiorno amici, cosa ne pensate?
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