Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

Wildbandana

Caro diario,
Conosci la sensazione di spensieratezza assoluta? Ti sei mai sentito in paradiso?
Io andrò sicuramente all'inferno, ma almeno potrò raccontare ai diavoli di aver conosciuto un angelo.
Non pensavo di meritarmi così tanta felicità, forse ne sto abusando. Sono ubriaca di gioia.
Nemmeno La Serpe riesce a minacciare la mia condizione di ebrezza. Mattia continua a ripetere che sto impazzendo. Lo sai quale è la cosa buffa? Il mio amico ha proprio ragione. Io ho perso il senno!
Ma la verità è questa, in materia amorosa i pazzi sono quelli che ne sanno di più. Non chiedere d’amore agli intelligenti, amano intelligentemente, che è come non aver amato mai.
Caro amico, ti consiglio di assaggiare la follia, è il veleno più dolce in circolazione.
Sono così matta da non aver dato peso ad una minaccia di Andrea Montagnani! Quest'uomo non ha neanche avuto le palle di dirmele faccia a faccia le cose, ha dovuto mandare una vipera bionda a sibilarmi il suo grido di battaglia. La Michelle Pfeiffer genovese si è avvicinata a me, con le stesse movenze di un serpente, in un bar sulla spiaggia di Cogo. Ha aspettato che prendessi il mio Cuba Libre per girarsi e tirare fuori la lingua biforcuta. Se ne è uscita con un patetico ¬Fuori da ciò che non ti spetta più, sei stata spodestata pantera nera¬
Sai quale è stata la mia reazione?
Sono scoppiata ridere così forte, che persino il barista è inorridito. Una risata sguaita e volgare; non credevo di essere capace di produrre un suo così straziante.
Sono sincera.
Non mi sono mai sentita più  pantera. È proprio quando i tuoi nemici iniziano a parlare di deposizione del trono che ti rendi conto di aver vinto. Sono così spaventati da giocarsi l'arma delle minacce, cercando di farti scendere dall'apice del tuo potere.
La mia influenza non era mai stata più forte!

Grazie di ascoltarmi sempre.
Ti voglio bene,
Linda.

La ragazza mise il diario nel cassetto, chiudendolo cercando di non fare rumore. Mattia dormiva sul suo letto e diventava una bestia di satana se svegliato nel mezzo del sonnellino pomeridiano.
Linda gli rimboccò le coperte con fare materno. Ogni volta che lo vedeva riposare, le veniva uno spiccato senso di protezione: una pantera difende sempre i suoi cuccioli.
Teresa invece cantava sotto la doccia, facendo inorridire persino i saponi.
La ragazza non poteva avere amici migliori di loro, si sentiva incredibilmente forunata. Assieme alla mamma, essi erano la sua famiglia.
Nel bene e nel male, nella felicità e nella tristezza, nella spensieratezza e nella malinconia, nell'odio e nell'amore, loro si erano sempre sostenuti. Avevano condiviso ogni emozione, spartendosela in tre. La gioia spartita triplicava, il dolore diviso dimezzava.

"Che ore sono?" La voce pastosa e infernale di Mattia riecheggiò nella stanza.
"L'ora di riaccendere i tuoi valori vitali per fare una doccia!" Linda lo scoprì, lasciandolo vestito soltanto delle mutande. Il ragazzo non sembrava essere particolarmete contento alla prospettiva di dover abbandonare il comodo letto della colombiana, tuttavia sapeva di avere il tempo contato.
"Sono le sette. Alle nove sono pronto, lo giuro!" Scattò sul pavimento, correndo per la casa con il deretano in bella mostra.
La ragazza sorrise, scuotendo la testa. Ogni giorno si domandava in quale universo vivesse, cosa ci fosse di anormale nella sua mente. Certe volte una giusta dose di follia è la cura ideale per non impazzire mai.
"Credo che sia caduto nella doccia" Teresa entrò nella camera, liberando i capelli dall'asciugamano.
"Tanto è lui ad aver distrutto la ceramica" Ridacchiò Linda, dirigendosi assieme all'amica verso la cucina.
Sua madre era maledettamente ordinata, tutto si trova sempre al solito posto. Ogni barattolo era etichettato, ad ogni cassetto cossispondeva un insieme di oggetti e sugli i scaffali i barattoli erano stati disposti dal più grande al più piccolo.
Linda prese la moka e cominciò a preparare il caffè.
"Pantaloni o vestito?" Teresa tornò in cucina con un vestito rosso molto corto e con un paio di pantaloncini.
"Pantaloncini. Il vestito non ti rende giustizia"
"Come fai ad essere così tranquilla?" Il cervo si sedette a tavola, osservando la pantera abbassare i fornelli.
"Perché non dovrei esserlo?"
"Stasera vedi Mario"
"L'ho visto anche due ore fa"
"È diverso"
"Perché?" Ridacchiò la colombiana, mentre versava il caffè nelle tazze.
"Oggi si esibisce e tu non l'hai mai visto davanti ad un pubblico. Probabilmente ci saranno anche i suoi amici"
"Non ho paura dei suoi amici. Sono certa che siano loro ad avere paura di me"
"Non fare questi giochi con me. Sento il tuo cuore battere da qui"
Linda rimase in silenzio e sorseggiò la sua bevanda. Per la prima volta, una pantera si era fatta intimidire da un cervo.
"Credo che tu tema i tuoi sentimenti" Sorrise dolcemente Teresa. Lei aveva capito fin da subito che le emozioni della colombiana erano molto forti. Un'amica speciale è una che sa tutto di te e nonostante questo le piaci.
Nessuna di loro due conosceva l'amore, erano troppo giovani per averlo incontrato prima. Tuttavia, Teresa si era resa conto che tra i due ragazzi di strada era sbocciato qualcosa di forte, di così potente da rompere ogni schema ed ogni regola.
"Al contrario. Io vivo per questi sentimenti"
    
                                  ***
Mario si guardò alle spalle, ammirando la bellezza della villa coloniale. Il colore bianco immacolato faceva contrasto con il verde cangiante della vegetazione. Due enormi campi di golf si estendevano ai lati della costruzione. La strada privata era costeggiata da ulivi secolari, ciascuno illuminato con una luce soffusa. Davanti alla porta di ingresso si trovava il maestoso giardino all'italiana, nel quale spendeva i suoi pomeriggi primaverili. Fichi, nespoli, melograni, mimose ed eucalipti si succedevano, creando uno splendido mosaico della natura mediterranea. Il profumo delle piante aromatiche arrivava fino a laggiù. Guardò la sua camera, proprio sopra al porticato, e ripensò a tutte le notti insonni passate a contemplare il mare. Dall'alto della villa, si sentiva parte stessa della volta celeste, credeva di avere gli astri a portata di mano. D'altronde, anche un diavolo diventava un angelo nel momento in cui varcava i cancelli del paradiso.
Mario era come Ryan Atwood in the O.C.
Quella era la sua California.
A sedici anni era stato "adottato" dalla famiglia del suo amico ricco, proprio come nella serie americana. E Mario vide un sogno diventare realtà. Tutta quella roba firmata, i ristoranti di lusso, le governanti e gli ospiti aristocratici. In quegli anni capì che le sofferenze venivano sempre ricompensate, che la speranza non deve morire mai. Il mondo aveva trovato un posto anche a lui: una cameretta in una splendida villa genovese.
Non basta essere fortunati. Bisogna anche avere la fortuna di rendersene conto.
Ma parliamoci chiaro, il vero motivo per cui quelle mura venivano considerate come casa, era un altro. La madre del suo amico aveva fatto da madre anche a lui. Gli ritornarono in mente i giorni bui, quelli in cui i problemi gli piombavano addosso come cascate di lava. Quei giorni in cui credeva di essere stato sopraffatto dalla sua stessa vita. Quei giorni in cui si sentiva parte del ciclo dei vinti.
La signora dai lunghi capelli ramati bussava alla sua porta e si sedeva delicatamente sul letto. Aspettava che le lacrime finissero di scendere e ascoltava i suoi discorsi, capendo ogni singola parola. Prendeva un fazzoletto dalla sua vestaglia di seta e si alzava, avvicinandosi piano piano alla finestra. Mario provava a smettere di piangere, ma non ci riusciva. Lei gli prendeva il viso tra le mani e gli asciugava delicatamente le lacrime, carazzandolo dolcemente. Il suo tocco era soffice come un vello e caldo come un fuoco. Solo così lui riusciva a trovare conforto.
La signora gli diceva "Mario non sempre bisogna aver paura di piangere. Non bisogna frenare le lacrime quando vogliono uscire. Un uomo deve saper piangere" poi lui si abbassava e lei gli lasciava un bacio sulla fronte, allontanando i suoi demoni. Quella donna era diventata la medicina per la sua grave malattia.

Mario fu riportato alla realtà dal rumore di un motorino, che stava entrando nel vialetto. Si asciugò una lacrima e guardò per l'ultima volta la California.

                                 ***
"Pronto a spaccare culi?" Diego si sedette sul divanetto bianco e cominciò a rollare. L'erba cadeva a mazzetti sul pavimento immacolato della sala ospiti.
"Sicuro che si possa fumare?" Mario si mise una maglietta del pugilato, nera e abbastanza attillata. Adorava mostrarsi per come era realmente e non avrebbe mai rinunciato ai suoi vestiti comodi. La moda è fatta per andare fuori moda. Tutto dipende da come porti i vestiti: o sei un'opera d'arte o la indossi.
"Vedi qualcuno?"
"Ehm, no" Rispose Mario, guardandosi intorno. Nessun essere vivente a parte loro, in quella stanza. Soltanto divenetti bianchi, tavolincini candidi e un grande specchio illuminato. La moquette nera risaltava sul total white dell'ambiente.
"Allora posso fumare" Diego accese la canna. Aspirò e si lasciò sprofondare tra le braccia della poltrona.
Il cucciolo d'uomo sistemò i capelli con un po' di gel e bevve dell'acqua. Osservò la sua figura allo specchio.
{Mowgli ne hai fatta di strada}
Pensò il ragazzo, guardando il suo stesso riflesso. Dietro a quegli occhi scuri, vedeva un'anima straziata. Un'anima che era stata sottoposta a torture terribili.
Un'anima quasi sgretolata. Eppure, un'anima che era sempre al solito posto. Sbrandellata e sanguinante, aveva resistito all'inferno. Ormai i supplizi erano finiti, Mario non avrebbe permesso che le accadessero altre cose terribili.
La sua anima era una guerriera, una combattente che non sarebbe mai andata in congedo. Il periodo di sole sconfitte era finito, iniziava la rivalsa.
Il corpo è un regalo, l'anima è una conquista.

Mario sospirò.
Prese il microfono.
Si girò verso Diego, che gli sorrise.
Chiuse un attimo gli occhi.
Si avvicinò alla porta.
Guardò nuovamente l'amico.
Aprì la porta.
Il delirio.
Il Mako impazzito.
La folla gridava.
Le braccia alzate.
Le luci puntate su di lui.
L'abbraccio della notte.
Le carezze della giovinezza.
Gli urli:

"Wildbandana, Wildbandana! "
"Tedua, Tedua, Tedua!"

Aveva cessato di essere Mario nel momento stesso in cui aveva aperto la porta. Sul palco era Tedua, soltanto Tedua, esclusivamente Tedua.




Spazio Autrice: Buongiorno amici, cosa ne pensate?

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro