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Rita

Gli ospedali sono quei luoghi che sentono più preghiere delle chiese, quei luoghi dove non devi fingere di essere felice. Puoi essere triste, ti è permesso. Anzi a dire il vero se non provi tristezza sei strano.
Linda si guardava intorno disorientata, gli occhi gonfi dal pianto. Le avevano detto di stare lì e di attendere l'arrivo di un medico, intanto le avevano consegnato una coperta, credendo che avesse risolto tutti i suoi problemi.
Le sale d'attesa d'ospedale, quelle silenziose, vuote.. Sono ottimi posti per riflettere, pensare.. Piangere.
Mentre aspetti, mentre sei solo coi tuoi pensieri, mentre l'unico rumore che percepisci sono quelli di buste che si aprono e condizionatori che fanno più rumore che fresco.. In quei momenti capisci quali sono le cose importanti, per cosa vale la pena lottare e per cosa desistere.

Le altre persone le passavano attraverso, manco si era accorta della loro presenza. Tanto cosa importava? Che posto avrebbero potuto prendere nella sua vita? Che personaggoo potevano interpretare nel suo film?
"Signorina, vuole un tè?" Disse con tono quasi annoiato una signora di mezz'età, sedendosi vicino a lei.
Puzzava di alcool e di fumo.
"No" Rispose Linda, continuando a fissare un punto indefinito della sala grigia.
"Bene, perché è proprio una merda" La donna aveva una voce aspra e aggressiva, oltre che incredibilmente scocciata.
"Perché..." Mormoró Linda, continuando ad ignorare la signora castana.
"Ce lo chiediamo tutti, dolcezza. Nessuno però ha quella cazzo di risposta"
"Cosa vuole da me?" Sussurró la ragazza, posando gli occhi rossi e infossati sulla figura che le sedeva vicino.
"Perché dovrei volere qualcosa, ragazzina?" Sogghignó.
"Le hanno insegnato che ad una domanda non si risponde con una domanda?!" Alla ragazza tremava la voce e le labbra avevano assunto una preoccupante colorazione violacea.
"Mi ci pulisco il culo con quello che hanno provato ad insegnarmi." La donna frugó nella borsa e tiró fuori un pacchetto di sigarette.
"Il mio amico è attaccato a dei cazzo di macchinari, sta lottando contro la morte. Ha diciotto anni" Linda cacció indietro le lacrime.
"Ti va una sigaretta, ragazza?"

La signora si accese la sigaretta, maneggiando l'accendino con le dita affusolate. Porse il pacchetto alla ragazza, la quale le lanció un'occhiata diffidente. "Non mordo" Sogghignó la donna.
"Semmai sono io a farlo" Linda portó la cicca alle labbra, accendendola con le mani tremanti.
"Dove sono gli amici del ragazzo?" Chiese Rita (si chiamava così), appoggiandosi alla ringhiera della scala anti incendio.
"Stanno arrivando" Mormoró la ragazza, buttando fuori il fumo dalle narici. Linda aveva mandato un breve messaggio a Mario, riassumendo ciò che era successo.
"Siete la sua famiglia, vero?" La voce della donna era terribilmente tagliente.
"L'unica dalla quale non scapperà mai" La ragazza poteva quasi sentire Diego sussurrarle all'orecchio che andava tutto bene, dicendole che aveva preso le medicine.
"Mio figlio si è rotto il naso ed una gamba. Quel bastardo ha partecipato ad un'altra rissa di quartiere" Sospiró la donna, tirando dalla sigaretta.
Linda notó che, sotto alle occhiaie e alle rughe, c'era una bella donna, dai morbidi capelli castani e dai grandi occhi scuri. Somigliava a Winona Ryder in Beetlejuice. Rita era una che ne aveva passate tante, glielo si poteva leggere in faccia e probabilmente stava attraversando l'ennesimo periodo buio della sua vita.
"Genova è una giungla e dilania chi si arrende, anche solo per un momento" Linda sapeva che Diego era ricaduto nella trappola dell'alcool, eccendedo apposta per dimenticare la merda che c'era nella sua vita. Pochi giorni prima, infatti, era stato licenziato dal negozio nel quale lavorava, trovandosi nuovamente senza soldi e con troppi debiti sulle spalle. Il ragazzo non vedeva la madre da quando era scappato di casa, quindi da due anni e il padre non c'era mai stato; l'unica con la quale aveva mantenuto i rapporti era la sorella, anche lei con problemi di dipendenza da alcool e droghe. I medici l'avevano contattata, ma in realtà era lei ad aver bisogno di cure, forse più del fratello.
"Starà meglio, ragazza. So riconoscere un uomo già morto e il tuo amico non porta ancora il marchio dell'inferno" Rita spense la sigaretta sul metallo della ringhiera e la buttó già dalle scale, nel vuoto della sera.
"I medici mi hanno detto che ha bevuto troppo, così tanto da far pensare che... S-si sia v-voluto..."Linda trattenne le lacrime e cercó di scacciare quel pensiero dalla mente. Si strinse nella coperta nonostante fosse giugno inoltrato e fece l'ultimo tiro dalla cicca.
"Suicidare? Nah. Credo che abbia soltanto perso il controllo di sé stesso" La donna scrolló le spalle inclinó la testa, guardandola come se fosse la cosa più bizzarra della terra.
"Dovrei andare, voglio vederlo con i miei occhi" Sospiró Linda, lanciando un'altra occhiata diffidente a Rita. Quella signora aveva svegliato delle sensazioni strane in lei, sia positive che negative.
"Ti avverto, potrebbe farti diventare matta"
"Lo sono già" Linda congedó così la donna, chiudendosi la porta antincendio alle spalle.
Si giró un'ultima volta, guardando Rita da dietro il vetro. Le occhiaie, la pelle pallida, le rughe premature e gli occhi quasi spenti erano sintomi della tristezza; quella malattia che decimava la popolazione delle periferie. D'altronde, certe persone nascono con la tragedia nel loro sangue e non possono sconfiggerla, devono imparare a convincerci.
Linda si era chiesta per anni perché fosse stata condannata a vivere nella povertà e nel degrado, costretta a combattere ogni giorno per la sopravvivenza. Solo recentemente aveva capito che era inutile tormentarsi con quella domanda, perché la risposta non esisteva e pensarci non serviva a niente, se non ad alimentare il suo istinto animale.

***

"Prego, signorina" Disse un'infermiera, aprendole la porta di una stanza del reparto di rianimazione nel quale si trovava Diego. La ragazza entró lentamente, misurando accuratamente il pavimento con i piedi.
La camera era buia e fredda, oltre ad essere maledettamente silenziosa. Gli unici rumori erano prodotti dalle macchine: ticchettii metallici e inquietanti.
Le pareti erano spoglie e le tende erano tirate sopra le finestre, nascondendo così la vista del cielo. Diego giaceva inerme sopra al lettino, somigliando un po' alla bella addormentata. Infatti, aveva un espressione rilassata e il viso era sereno, come se davvero si stesse solo riposando.
Linda si avvicinó piano piano e, con mano tremante, gli spostó una ciocca di ricci castani dalla fronte.
"Che cazzo hai combinato..." Mormoró la ragazza, continuando a sfiorare le sua pelle calda, viva.
"Voglio vederti cantare ancora, roccia" Linda si chinó sull'amico, lasciandogli un leggero bacio sulla fronte. Sfioró un'ultima volta i suoi capelli, mentre una lacrima le rigava viso. La vista di Diego esanime, attaccato a dei macchinari dai quali dipendeva la sua vita, le metteva la pelle d'oca.
"So di essere l'anticristo, ma ti prego, se esisti, aiuta il mio amico. Questo mondo è folle e lui merita un'altra possibilità" Disse piano Linda, ad occhi chiusi.
Intanto sentì delle voci ovattate e, da dietro lo spesso vetro della camera, vide un gruppo di ragazzi, tra i quali c'era Mario.
Poggió la coperta sulla poltrona vicino al letto e si diresse verso gli amici di Diego.
"Mi sarebbe piaciuto conoscervi in circostanze diverse, ma questo è quanto. " Disse Linda, chiudendosi alle spalle la porta della stanza.
Aveva davanti quattro persone distrutte e annientate dalle loro stesse vite, intrappolate in un limbo di sofferenze. Un'infermiera li guardó diffidente da sotto gli occhiali, come se fossero animali scappati dallo zoo. La realtà era che non c'era un posto per dei disadattati come loro e che nessuno avrebbe mai veramente voluto aiutarli o provarli a capire: coloro che si proclamavano pronti a farlo erano dei buonisti del cazzo.
Esistono due tipi di adoelscenti: American Pie o Donnie Darko.
E nessuno vuole avere tra i piedi coloro che appartengono alla seconda categoria. Fanno troppa paura.
Ma c'è una storia dietro ogni persona. C'è una ragione per cui loro sono quel che sono. Loro non sono così solo perché lo vogliono. Qualcosa nel passato li ha resi tali e alcune volte è impossibile cambiarli. Ricordatevi che la distruzione è una forma di creazione e a loro piaceva da morire distruggere...

"Alessandro e Riccardo" La voce di Mario era spezzata e sembrava che le sue corde vocali si rifiuassero di emettere suoni.
Linda studió i due ragazzi che erano assieme al fidanzato, facendo un sorriso malinconico. Quello che doveva chiamarsi Alessandro era molto alto e puzzava terribilmente di Aperol; aveva anche una canna già rollata poggiata dietro all'orecchio. L'altro, Riccardo, se ne stava in disparte e non sembrava particolarmente interessato a ciò che lo circondava. Teneva la testa bassa e faceva dei ripetitivi movimenti con i piedi, quasi a creare dei cerchi nell'aria. Si dilettava a fare quel patetico gioco per non alzare lo sguardo, così non poteva vedere l'amico esanime giacere sul letto.
Perché alla fine ti stanchi. Ti stanchi di andare a sbattere contro un muro che per tanto tempo, hai sperato diventasse una porta. Quel muro era la vita e non solo Riccardo, ma tutti loro, stavano lottando per trovare la maniglia da abbassare.
"Da quanto sei qui?" Chiese Mario, incrociando le braccia al petto. Inclinava la testa verso sinistra per nascondere gli occhi stremati dal pianto alla fidanzata ed era palese che stesse trattenendo le lacrime.
"Da un po'..." Linda lo giró delicatamente, carezzandogli gli zigomi. Si perse nei suoi grandi occhi marroni e gli spostó una ciocca di capelli neri dalla fronte. "Non devi vergognarti di piangere, è umano." Linda si mise sulle punte e bació la lacrima solitaria che aveva rigato il viso di Mario, lasciando che le labbra rimassero impregnate dal frutto del suo pianto.
"Ho paura" Confessó il ragazzo con voce rauca, abbandonandosi tra le braccia della fidanzata. Lei l'abbracció e gli fece poggiare delicatamente la testa sulla sua spalla, carezzandogli i capelli.
"E comunque piangere per paura di perdere qualcuno sarà anche una sofferenza immane, ma per me rimane la dimostrazione d'amore più sincera e vera" Sussurró Linda, poggiando la bocca sull'orecchio di Mario.


Spazio Autrice: Buonasera amici, cosa ne pensate?

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