Giardini
I giardini sono una delle forme dei sogni, come le poesie, la musica e l’algebra. Sedervi è un sogno, il sogno della quiete e del riposo dopo il lavoro compiuto di un giorno, dopo il lavoro compiuto di un anno, dopo il lavoro compiuto di tutta una vita.
Perché un giardino è l’apprendimento del tempo, del tempo che fa come pioggia, vento e sole e del tempo che passa, il ciclo delle stagioni.
Perché un giardino è una canzone d’amore, un duetto tra un essere umano e Madre Natura.
Non importava che il giardino in questione si trovasse nel mezzo delle case popolari di Calvairate, a Piazza Insubri; a Linda non fregava proprio nulla. Era bellissimo, con le orchidee e gli oleandri, le siepi curate e gli olmi rigogliosi. Il cielo era tappezzato da grige nuvole, eppure i pigmenti delle piante risplendevano ugualmente, illuminando quella tetra giornata di fine agosto.
Linda attraversó il vialetto, lasciando che il ghiaino umido scricchiolasse sotto le sue scarpe. Si strinse nella felpa grigia, con la pelle d'oca che affiorava dalle gambe scoperte; faceva freddo per essere esatate, ci saranno stati si e no ventitre gradi.
'Siediti' Pensó osservando una bagnata panchina di legno, posizionata tra le fronde di un bellissimo salice. Le fratte scendevano quasi fino a terra, isolandola e rendendola una sorta di luogo mistico, montando dal resto del monto. Un po' come una bolla d'aria sulla luna.
'Pantera, ma che ti è successo?'
Linda prese una sigaretta, Lucky Strike e, disertando dai suoi principi, l'accese, guardando il fumo salire verso il cielo, libero come un uccello.
Ma perché lo faceva? Quale era il motivo per cui la regina della giungla si abbadonava al tabacco?
Semplice: fuma chi non ha labbra a cui appoggiarsi.
Alla fine, anche Linda era una ragazza, come ce ne sono tante. Un adolescente. Una giovane complessata.
Siamo tutti sulla stessa barca, nessuno è solo nei suoi complessi. A suo modo, ognuno di noi è pazzo.
Proprio per questo, lei non aveva bisogno di molto. Voleva molto poco. Parole gentili. Aria fresca. Acqua pulita. Un giardino. Baci. Libri da leggere. Ripararsi fra quelle braccia. Farlo ridere. Farlo sentire al sicuro, sentirsi protetta. Sua.
Dopo settimane di lontananza (nella vicinanza), si sentiva deperita e spenta; niente aveva avuto più senso. Capisci quanto tieni ad una persona quando questa ti scivola via dalle dita e tu sei impotente, capace soltanto di fare da spettatore.
Linda in quel periodo aveva continuato a chiamare sua madre, i suoi amici, il piccolo Diego; continuava a mangiare, bere, ingerire caffè; continuava a uscire con Dafne, ad andare a correre; continuava ad esercitarsi con la chitarra e a studiare teatro; continua a pensare alla sua Genova e a quanto le mancasse il profumo del mare; continuava a svegliarsi alle 7 e 17, prepare il tè al bergamotto e osservare, con occhio clinico, il risveglio della misteriosa Calvairate; continuava ad ascoltare musica, la sua musica, a volume così alto da farle dolere i timpani.
E continuava a cercarlo anche se l'aveva già trovato e forse già perso. Continuava a cercarlo, e di nascosto, perché era diventato sconveniente ammettere che senza non poteva stare. Continuava a cercarlo, non era più arrabbiata, solo nostalgica.
'Ho fatto finta di star bene quando sei andata via
Ho dimenticato e sarà l'erba
Ho fatto finta di star bene quando sei stata mia
Il tempo ama confonder chi lo crede lineare
Non dare retta a chi ti chiede di cambiare
Ho fretta, chi mi segue? La vetta non si vede
Non credo ci sia quiete alla tempesta che mi assale
Se vuoi cantare ho una canzone in tasca
Se vuoi ballare aspetteremo l'alba'
Le note di Pensa se piove accompagnavano il fruscio delle fronde del salice, mosse dolcemente dal vento. Le faceva male ascoltare le canzoni di Mario, specialmente quelle dedicate a lei, ma non sentire la sua voce la faceva stare peggio.
Lui credeva che tenerla lontana fosse il miglior modo per proteggerla e Linda lo odiava per questo, lo odiava da morire. Avrebbe voluto picchiarlo, urlargli contro che era un codardo, un vile e che non si scappa solo perché si ha paura di ciò che si prova. Ma l'amore è come una schiaffo, un fulmine a ciel sereno; un qualcosa che va aldilà del razionale. E fa paura, perché è più forte di noi stessi, perché ti fa mettere la vita di un altro davanti alla tua, perché conta solo la felicità della persona che ami, perché ogni cosa perde valore e sembra inutile. Eppure, nonostante tutti questo, una vita senza amore è la cosa più terribile che ci possa capitare. L'amore fa paura ma il non amore è peggio.
Capirlo è fondamentale, specialmente quando stai così male da pensare che la luna sia quadrata e che i triangoli abbiano quattro lati; che le stelle ridano delle tue disavventure e che le rose possano cantare.
Linda lo sapeva, tuttavia non riusciva ad accettarlo. Sedeva sola sulla panchina del parco, in un pomeriggio triste e grigio, con l'aspetto di un'adolescente e il cuore dolorante come quello di un'anziana che ha visto morire il marito, dopo decenni di matrimonio.
Il suo mp3 aveva scelto per lei Bluside, dei Rooney, così Linda si stessa sulla panchina, con le lacrime che rigavano il suo viso e i rami del salice che l'abbracciavano, in una stretta sofferente e malinconica.
Ora ti dico una cosa. Voglio stare con te. Voglio stare con te perché amo il tuo modo di abbracciarmi e dirmi sottovoce che mi ami. Voglio stare con te perché i tuoi occhi hanno un mondo dentro e tu non hai nemmeno idea di che meraviglia siano. Voglio stare con te per il modo in cui mi tocchi la pelle e per come fai l'amore con me. Voglio stare con te, e non m'importa se sarà difficile. Tutti gli amori sono un po difficili, quando ne valgono la pena. Voglio addormentarmi abbracciata a te con le gambe incrociate alle tue e la tua mano nella mia. Voglio sapere cosa sogni e cosa ti fa paura. Voglio stare con te anche se l'amore fa paura ne vale sempre la pena, sempre. Tu ne vali sempre la pena.
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