Donne II
"Il mondo è in mano ai deboli che si sono fatti coraggio" Mario faticava a trovare le parole, aveva quasi perso la voce. Era consapevole di essersi reso vulnerabile, di aver dimostrato di essere estramente sensibile. Le emozioni certe volte prendevano il sopravvento e non riusciva a controllarle. Tuttavia Linda era rimasta impassibile, non aveva avuto paura della forza dei sentimenti. Lui si innamorò anche della sua capacità di ascoltare: perché saper ascoltare significa possedere, oltre al proprio, il cervello degli altri.
Il modo in cui lo guardava, il modo in cui gli teneva le mani e il modo in cui gli custodiva l'anima, lo facevano sentire il ragazzo più fortunato della terra. Linda Aguilar non si era fatta spaventare nemmeno quando lui si ritrovò faccia a faccia con la morte.
"Ho capito subito che tu dai importanza all'amore" Con il pollice gli carezzava le vene della mano e con il resto gli faceva un leggero solletico sul palmo. Con lei la giungla non gli faceva paura, con lei si sentiva al sicuro. Potevano essere più forti della stessa legge del più forte. Potevano far tremare la vegetazione soffocante, potevano far tremare i serpenti.
"Al giorno d'oggi questo sentimento non è più vissuto come una volta. Facciamo abuso della parola amore. Troppe cose le definiamo come amore" Mario era innamorato dell'amore. Amava far arrossire una ragazza, amava vederla sorridere per un mazzo di fiori e amava renderla felice. In tutta la sua vita, non si era mai riuscito a spiegare come si potesse trattare una donna come uno scarto.
"Sei d'altri tempi, Mario" La ragazza sorrise compiaciuta. Anche la più forte tra le pantere abbassa gli artigli davanti a chi le consegna il cuore.
"Vedo la donna nello stesso modo in cui la vedevano gli stilnovisti, ma so amarla e farla godere come un poeta greco" Mario era così forte ma anche così debole. La sua saggezza stava nella sua ingenuità. Era commovente il mondo in cui viveva l'amore, il modo in cui si era fatto prendere da quel sentimento. L'aveva fatto entrare dentro e non aveva intenzione di farlo uscire. Amare significa privarsi di una parte di anima per condividerla.
"Io vedo l'uomo come una preda. Sono maledettamente brava a farvi eccitare, ma allo stesso tempo sono una delle poche che arrossice per delle rose. Amare è una contraddizione. "
Si trovavano sopra ad un tetto pericolante, a trenta metri di altezza e l'oscurità della notte incombeva su di loro. Ma cosa poteva far paura a due giovani innamorati?
Nulla, perché i ragazzi che si amano non ci sono per nessuno, sono ben oltre le porte della morte e della disperazione.
La giovinezza sta nel provare ogni giorno le proprie idee e passioni contro la realtà, per vedere se tagliano. Loro stavano sanguinando, ma non si erano mai sentiti più vivi.
"Lo sai che non ho una dimora?"
"No"
"Sai che non ho mai avuto la possibilità di crescere con la mia mamma?"
"No"
"Sai che mi sono sentito a casa in tante famiglie affidatarie?"
"Perché?"
"La mia casa è l'amore; dovunque ci sia esso io sto bene. Non me la rifaccio con il mondo, nonostante questo mi abbia privato di un'infanzia serena. Amo la vita e non la sprecherò perché a tratti fa schifo"
"Mario, io sono casa tua."
"Certo" Lui osservò la pantera diventare preda. Le guance della ragazza erano così rosse che si notavano perfino nell'oscurità.
"Allora anche tu sei casa mia" Lei gli poggiò la testa sulla spalla e lui la circondò delicatamente con un braccio.
I ragazzi smisero di parlare e osservarono insieme le meraviglie della notte. Ammirarono Genova fino all'alba, proclamandola giudice del loro amore.
Erano la cosa più vera e pura che ci potesse essere. Erano così candidi da fare male agli occhi, così ingenui da fare invidia e così belli da essere dipinti.
***
Maria Aguilar non avrebbe mai scordato il tre maggio 2013. Non si sarebbe mai dimenticata della postina che le consegnò la lettera. Le sarebbe sempre rimasta in mente l'immagine della donna annoiata e palesemente stressata, che le mise tra le mani quel foglio di carta.
Quando si sedette sulla poltrona, osserverà la strana lettera. Da un lato era sollevata, perché non si trattava di una bolletta. Da un altro invece era ansiosa, sentiva che dietro quella carta si celava qualcosa di oscuro.
Sospirò e decise di aprirla. Ruppe la carta piano piano, per allungare il tempo di attesa e, una volta liberata dall'involucro, non la lesse subito. Si fermò ad osservare e studiare il materiale, toccandolo quasi con timore, come se questo bruciasse. La carta era ruvida e grezza, ma allo stesso tempo molto elegante.
Prese la busta e studiò l'indirizzo. La calligrafia non le diceva niente e tanomeno il domicilio dell'emittente. Era stata spedita da Portovenere, località ligure ricercata e frequentatata dal fior fiore del turismo. Cosa c'entrava la reggia con la giungla?
Ciao Maria,
Non so da dove partire, avrei troppe cose da dirti. Ho inviato questa lettera dall'Italia per assicurarmi che tu l'aprissi. Se tu avessi visto l'indirizzo di Bogotà, avresti buttato questo foglio di carta nel cestino.
Non merito nulla, ne sono consapevole. Valgo meno di un peso colombiano e non ho più un briciolo di dignità, il mio orgoglio è seppellito sotto la sabbia. Non sono più neanche un uomo, ho perso ogni diritto alla gloria. Ti faccio schifo ma anche io mi faccio schifo, siamo in due ad odiarmi. Sai che è da diciassette anni che non riesco a specchiarmi? È da quando sei partita per l'Italia che la mia vita ha perso senso.
Io ti chiedo, porgendoti il mio cuore, di conoscere tua figlia. È la tua bambina e non la mia, lo so benissimo. Non pretendo che lei mi veda come un padre, non lo merito assolutamente. Vorrei solo vedere come è fatta e ammirare la cosa più bella che potevo avere. Avrai sicuramente fatto un lavoro straordinario con lei, sei la donna più forte che io abbia mai conosciuto. Sono stato un vigliacco, ho avuto così tanta paura. Non voglio giustificarmi, non sono nella posizione di farlo; ma voglio solo farti capire quanto sia pentito.
Un uomo senza virilità è come la Bandeja Paisa senza salsiccia.
La fame viene e passa, ma la dignità una volta persa non torna piú.
P. S
Se mi permetterai di conoscere Linda, contattami all'indirizzo di Portovenere.
Antonio.
Essere donna era così affascinante. Era un’avventura che richiedeva tale coraggio, una sfida che non annoiava mai. Certe volte però, la vita ti metteva a dura prova. Maria era stufa di dover sempre mostrare la sua forza, di dover soltanto dare e mai prendere. Quello le sembrava un buon periodo, eppure l'incubo di un ricordo passato era tornato. Spesso si chiedeva perché la sua felicità dovesse essere sempre interrotta da qualcosa di terribile, spesso si domandava perché il suo coraggio doveva essere sempre messo alla prova e spesso si chiedeva perché le persone a lei vicine tendevano a distruggerla.
Maria non fece niente. Non pianse, non urlò e non si disperò. Si limitò a sprofondare nella poltrona, cercando di seppellire i ricordi della sua adolescenza. Lei aveva solo trentasei anni, eppure era già nel pieno dell'età adulta. La giovinezza non è un numero, essa finisce quando accade qualcosa di terribile e irreversibile.
Come poteva aver scoperto tutto su di loro, come poteva sapere il nome della sua bambina?
Quell'uomo non si sarebbe divorato l'unica cosa bella della sua vita, non avrebbe trascinato anche lei nel buio della giungla.
Antonio Hermosa poteva esportare quanta droga gli pareva, poteva essere il re del narcotraffico e poteva anche essere Sherkan; ma non avrebbe rovinato l'esistenza di Linda.
Maria capì cosa doveva fare.
Sprofondò ancora nella poltrona.
Poggiò la lettera sul tavolincino.
Mise le mani sui braccioli.
Sospirò.
Chiuse gli occhi.
Incontrò la sua anima. Scavò dentro se stessa e scese in un punto così profondo, che doveva fare luce con la speranza per riuscire a vedere. Aveva paura, terribilmente paura.
Rivedere Antonio significava scontrarsi con ciò che la distrusse, con quello che la fece dubitare di tutto. Eppure il coraggio è resistenza alla paura e dominio della paura, ma non assenza di paura.
Lei avrebbe affrontato il mostro, lei si sarebbe presentata di fronte a lui, dimostrandogli che non era più un cervo impaurito, ma una bellissima tigre. Una madre pronta a mangiarsi chiunque potesse far del male ai suoi piccoli.
Lo avrebbe fatto giocare al gioco della giungla. Il potente narcotrafficante era abbastanza umile da piegarsi alla legge del piu forte?
***
Vi siete mai chiesti dove fosse ubicata la tana del serpente? Quale punto della giungla aveva scelto Andrea Montagnani per nascondersi dai cacciatori?
In Via Della Maddalena non batteva mai il sole, nemmeno nelle giornate più luminosi; i raggi non riuscivano a penetrare nella fitta vegetazione.
La Serpe era a conoscenza di tutti coloro che attraversavano quei vicoli, ma quasi nessuno si immaginava che la sua tana si trovasse proprio là.
Persino la cauta e discreta Linda Aguilar aveva sfilato davanti al covo della belva. Andrea Montagnani l'aveva vista, in quel pomeriggio uggioso, dirigersi verso il suo bel principe. Felpa nera, cappuccio tirato su e passo sicuro. Come poteva una pantera passare inosservata?
La Serpe scrutava il suo territorio, pensando a quanto velocemente stava conquistando Genova. Tutti i giorni si insediata, strisciando in altri quartieri, ottenendo sempre più seguaci. A tutte le ore partivano camion e macchine dirette in mezza Liguria, che trasportavano le sue merci. Ad ogni minuto il suo conto in banca saliva, i soldi aumentavano e il suo potere accresceva.
Che dolci pensieri!
Sorseggiò l'espresso, fatto appena preparare da un discepolo.
Allungò le gambe sulle scrivania, spofondò nella sedia girevole e si accese una sigaretta, Marlboro Rosse.
Si sentiva un uomo d'affari d'altri tempi. L'ufficio buio ed elegante, i mobilo in tec e mogano, il tappeto persiano e i divanetti dove trattava con i clienti. Dentro alle vetrine si potevano trovare alcoolici di ogni tipo, dal rum al rye, dal burbon al gin; tutto riportava al proibizionismo americano.
Eppure c'era qualcosa che non andava. Un tassello del puzzle era fuori posto. Bastava questo piccolo dettaglio per non far sentire La Serpe pienamente realizzata. Sentiva l'amaro in bocca e a lui non piaceva sentire questo sapore. L'unico amaro che accettava era quello del suo veleno.
Aveva tutto, tuttavia sapeva benissimo che senza quella cosa il tutto sarebbe stato un niente.
Spense la sigaretta nel posa cenere con fare teatrale.
Un serpente non poteva affrontare una pantera in un tête-à-tête, così decise di fare diversamente.
Intinse la penna nell'inchiostro e prese la carta più bella e raffinata che possedeva.
Gentile signor Hermosa,
Le andrebbe di conoscere sua figlia?
Spazio Autrice: Buonasera amici, cosa ne pensate? Che effetto vi ha fatto questo capitolo?
Grazie per i numeri che avete fatto raggiungere a questa storia!
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