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2015.

10 luglio 2015, Cogoleto.

Linda osservava il mare, seduta sul pontile. Le gambe penzolavano nel vuoto e si godeva la brezza marina, che le carezzava dolcemente il viso.
Un gabbiano si tuffó in acqua, afferrando un pesce.
Il sole splendeva alto nel cielo e irradiava di luce il porto di Cogoleto, scaldando il cemento fino a farlo bruciare.
"Avrò molta più paura se mi starai lontano. Ma fa molta più paura scriverti ti amo" Canticchiò la ragazza, lasciando che le sue parole si perdessero nel vento.
"È una canzone del tuo ragazzo?" Chiese il bambino, rivolgendole uno sguardo curioso ed innocente, tipico dell'infanzia.
Sedevano vicini, le gambe si toccavano. Lui la guardava con i suoi grandi occhi azzurri, così profondi da confondersi con il mare.
Una nave suonó la sirena in lontananza, catturando l'attenzione del bambino. Linda gli scompiglió i capelli, sorridendogli dolcemente. Notó che Diego stava guardando verso l'imbarcazione con espressione sognante, a bocca aperta.
Il ragazzino era affascinato dalla barca perché aveva capito una cosa fondamentale, ossia: ciò che conta di fronte alla libertà del mare non è avere una nave, ma un posto dove andare, un porto, un sogno, che valga tutta quell'acqua da attraversare.
"Si chiama Per Le Tue e l'ha pubblicata due anni fa, quando ancora abitava a Genova" Sospiró la ragazza, cercando di non farsi invadere dalla tristezza.
"Di cosa parla?" La voce squillante di Diego riecheggió nel porto.
Linda sorrise amaramente e prese la manina del bambino, stringendola tra le sue. Quel contatto risveglió una potente energia primordiale che scaldó il cuore della ragazza, dandole la forza necessaria per parlare di Mario.
"Parla di amore, di sogni da inseguire e di voglia di scappare dal posto che ci opprime. Spesso queste ultime due cose coincidono e ci costringono a rinunciare alle persone care..." Il profumo di mare invase le loro narici, facendogli assaporare la freschezza della salsedine.
"I sogni sono belli, perché ci devono far soffrire?" Domandò ingenuamente Diego, protraendosi verso la ragazza.
Linda era diventata il punto di riferimento del bambino, in lei vedeva quella figura adulta e responsabile di cui aveva bisogno. Era un po' la sua eroina, il modello positivo da imitare.
"Spesso la vita ci costringe a fare scelte dolorose, ma non sempre è così. Per questo ti dico, con il cuore in mano, di non rinunciare mai ai tuoi sogni!"
La ragazza abbracció il bambino e gli diede un pizzicotto sulla guancia, facendolo ridacchiare.
"Io voglio fare il calciatore, voglio diventare come Messi" Disse Diego sognante, immaginandosi già con il pallone d'oro in mano.
"Non smettere mai di allenarti, me lo prometti?" Lo guardó in modo protettivo, un po' come farebbe una mamma. Trovare una passione, un qualcosa nel quale mettere il cuore, era l'unico modo per districarsi dalle liane della giungla. Mario era sfuggito alle tarantole grazie al pugilato, Linda grazie alla musica e il bambino, se metteva massimo impegno fin da subito, poteva addirittura non conoscere i ragni velenosi.
"Io non vorrei, ma la mia mamma mi ha detto che il prossimo mese non potrò più giocare..." Diego abbassò lo sguardo, gli occhioni improvvisamente tristi che si riflettavano sul mare.
Linda ebbe un tuffo al cuore, quasi aveva dimenticato che la famiglia di quel ragazzino era in gravi difficoltà. Le ricordó Mario, neanche lui poteva pagarsi la quota per frequentare la palestra e per questo si allenava di nascosto, mettendosi d'accordo con l'istruttore.
Diego non avrebbe passato pure questo inferno, perché non c'è niente di più doloroso che rinunciare ai sogni per la mancanza di soldi.
Una pantera protegge sempre i propri cuccioli e per questo Linda decise che avrebbe pagato lei gli allenamenti del bambino, con ciò che guadagnava dalle serate nei locali.
Nella giungla bisogna sapersi difendere, non basta soltanto attaccare. Ciò significa che è necessario fare dei sacrifici affinché il branco sopravviva, ma ne vale la pena, perché da soli non si mangia mai.
"Del calcio non ti preoccupare, farò io una magia. Adesso alziamoci e prendiamo un gelato, così ti farò conoscere due miei amici".

Il sole splendeva sul lungomare Gilberto Govi, illuminando le strutture balneari che si estendevano fino all'orizzonte. La musica suonava nei bar e il rumore della risacca faceva da sottofondo.
L'estate, il sapore di mare, la spensieratezza, il gelato e la voglia di divertirsi. Tutto sembrava perfetto.
Linda si guardava intorno, disorientata. Quel giorno Mario le mancava un po' più del solito. Era una di quelle belle giornate di sole caldo, la gente fuori rideva e scherzava e lei ascoltava quel chiacchiericcio lontano, pensando a lui. Si chiese se anche Mario stesse ridendo, se anche lui la stesse pensando.
Mattia e Teresa giocavano con il bambino, finendo a litgarsi loro due. Diego magiava il suo cornetto e rideva spontaneamente, a vedere i ragazzi bisticciare per una stupida biglia.
La ragazza era contenta per i suoi compagni, ma per quanto volesse, non riusciva ad unirsi a loro.
I momenti con Mario le erano rimasti tatuati nella mente, apparendole costantemente davanti, in modo soffocante. Dalla loro prima passeggiata in spiaggia all'ultimo incontro, da quando lo vide cantare al Mako a quando lo portó via da una retata.
Perché erano passati da fare l'amore a farsi la guerra?

"Colombiana, stai bene?" Mattia le strattonó la mano, riportandola alla realtà.
"Domanda retorica, tigre" Rispose la ragazza, lanciando un'occhiata da mamma pantera al bambino. Non voleva turbarlo con i suoi problemi, ne aveva già fin troppi per essere così piccolo.
"A me Mario non piace, propio per un cazzo. Tuttavia, devo ammettere che non ho mai visto una persona innamorata come lui. Credo che, in un certo senso, viva per te." Disse Mattia, cercando con lo sguardo l'approvazione di Teresa.
"Avete visto il video di Mercedes Nero?" L'amica le offrì una sigaretta, ma lei rifiutó. Una pantera non si fa controllare da niente, non ha dipendenze.
"Io si, è troppo forte!" Diego imitò le mosse di Mario, cercando di riprodurre la sua strana danza con le dita. Linda ridacchió, carezzandogli la nuca con fare protettivo.
"Fuori dalla Liguria, ancora nessuno sa chi sia. Ma presto si prenderà tutta la scena." Disse Teresa, lasciando che il fumo uscisse compatto dalle sue labbra.
"Non avete idea di quanto sia fiera di lui, finalmente è riuscito a prendere la strada giusta. Ormai, non è più un semplice rapper di provincia..." Sospiró la ragazza, rivolgendo un'occhiata al mare. Anche le navi sembravano più leggere di lei.
"Parliamo di cose serie! Il prossimo anno saremo tutti maturi (o almeno si spera), quindi dobbiamo organizzare un viaggio memorabile." Teresa cambió volutamente argomento. Non lo fece per Linda, ma per il bambino. Una pantera non ha paura di affrontare i proprio demoni, ha paura che questi tormentino i suoi cuccioli.
" E io avrei un idea... "Disse Mattia con sorriso malizioso, lanciando un'occhiata alle amiche.
"... Colombia! " Il ragazzo e Teresa urlarono all'unisono, facendo spaventare Diego. Era sobbalzato sulla sedia, sporcandosi il nasino con il gelato. Linda prese un tovagliolo e lo pulì delicatamente, intingendo quel gesto di dolcezza.
"Io ci andrò sicuramente, ma su voi due non scommetterei: prima dovete arrivare al sessanta"
"Portiamo anche Diego" Decretó Teresa, guardando con aria sognante una cameriera che portava un gelato ad un tavolo.
"Credo che Andrea Montagnani si trovi in america latina..." Linda si abbandonó sullo schienale della sedia, sospirando. Dopo due anni, non erano ancora riusciti a catturarlo e molto probabilmente mai l'avrebbero fatto. Mentre Agnese Sforzi e Michele Montagnani marcivano in galera, La Serpe e il suo spietato sicario, Pietro Bonifacio, facevano le bella vita in chissà quale località esotica.
Tuttavia la pantera sapeva di aver vinto, lei si era aggiudicata il trono della giungla, mentre lui si era trovato costretto a fuggire.
La Serpe stessa aveva riconosciuto il trionfo di Linda, dichiarandosi perdente nella lettera inviata a Mario.
Già, la lettera.
La fatidica lettera che avrebbe tomentanto l'esistenza del giovane rapper fino alla fine dei suoi giorni, rimanendo per sempre la protagonista dei suoi incubi.
"Magari si nasconde in una favela, protetto da strati di legno e lamiere!" Fantasticó Mattia.
"Chi è La Serpe?" Diego tiró la camicia di Linda, guardandola ingenuamente con i suoi occhioni.
"È semplicemente un ragazzo che si è fatto vincere dall'amore"
***

Linda si fermó davanti al portone della casa popolare nella quale viveva Diego, dando un nostalgico sguardo al tetto. Entrare in quel caseggiato le faceva male, le ricordava i tramonti visti con Mario. Ciò non le impediva di andarci quasi tutti i giorni, anzi, era una sorta di sfida, per provare a se stessa che poteva vincere anche sul dolore. Ed era sicura di trionfare.
Lei sarebbe arrivata dove nessuno si sarebbe mai aspettato, proprio perché dalla sofferenza si può ricominciare. Una pantera combatte anche contro i suoi demoni, è nemica dei suoi stessi sentimenti. L'importante è stringere i denti e lottare, combattere fino a farsi sanguinare le nocche, fino a distruggersi le ossa; a quel punto, qualsiasi sia la fine, la si potrà considerare come una vittoria.

"Domani allora potrò andare all'allenamento?" Diego indugiava sul portone fatiscente, annaspando tra i pezzi di muro caduti a terra.
"Certo, campione in erba" Linda si inginocchió, mettendosi all'altezza del bambino e gli diede il cinque.
"Linda, perché ti sei lasciata con il tuo fidanzato?" Chiese ingenuamente il bambino, guardandola da vicino con gli angelici occhi azzurri.
"Abita lontano" Rispose, sorridendogli dolcemente.
"Non puoi passarlo a prendere? Proprio come fai con me!"
                             ***
Biglietto che mai ti consegnerò:

Mi sai d'estate, di belle giornate  di notti trascorse ad osservare le stelle, di musica forte che supera il battito del cuore e che pulsa nelle vene, di spensieratezza con i capelli al vento in spiaggia, di crema solare e di bruciature d'amore, di sole, di lucciole splendenti, di corse sotto un temporale improvviso, di erba appena tagliata, di frutta e di gelati, mi sai d'estate, mi sai di felicità.
Non hai idea di quanto mi manchino le notti estive trascorse sui tetti, a guardare l'alba, ascoltando Come L'Antardide o In Eterno. Vorrei che tu cantassi per me, in questo momento, mentre il sole muore sui tetti di Cogoleto. Ricordi quando ti portai via dall'incontro illegale di pugilato? Abbiamo litigato per tutta la sera, urlandoci contro le peggio cose, poi siamo comunque finiti l'uno tra le braccia dell'altro. Questo perché due come noi non possono stare lontani per sempre, si ritrovano in ogni cosa facendo finta di non capire i segnali. Due come noi sono destinati ad odiarsi e poi amarsi per di nuovo odiarsi, a star lontani e poi vicini, ad abbracciarsi e poi a piangere ed urlarsi contro. Due come noi sono destinati ad avere un rapporto tormentato ma vero.
Non importa quanto tu sia lontano, io sarò sempre con te.
Ti amo, Mario.

Linda mise il bigliettino in tasca, asciugandosi una lacrima. Guardò verso la biglietteria, notando che la fila era diminuita. Si alzó dalla panchina, tremando, le ginocchia sembravano di burro.
La ragazza guardó verso il tabellone degli orari, sentendo una lancinante fitta allo stomaco. Il cuore era come paralizzato.
"Prego" Disse l'impiegato, da dietro lo sportello di vetro.
"Un biglietto per il regionale, direzione Milano"

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