Capitolo 63
Due mesi dopo
"Questo sarà da oggi il nuovo logo della Caelum Motors"Nick prese il telecomando e dietro di lui, il disegno si estese su tutta la superficie dalla L.I.M. Avevo visto le proposte iniziali ma vedere l'effetto finale era tutt'altra cosa. Lucas e Nick ci avevano lavorato per tantissimo tempo, c'erano volute ben due settimane di lavoro e circa 35 bozzetti diversi ma alla fine, eccolo qui. Semplice, bello e dai contorni decisi. Dalla base del battistrada nero, si alzano due corpose linee sinuose e ricurve, nere, e sotto di loro, si aprivano altre quattro linee più piccole dalle tonalità grigio metallico. All'interno del battistrada c'erano le iniziali della società, C.M. Le finestre erano chiuse e la luci della sala si posavano su di esso e su Nick. La giacca gessata nera era dietro lo schienale della sedia mentre lui stava in piedi davanti al tavolo, il telecomando del proiettore in mano e il bottone della sua camicia slacciato. Il tessuto ceruleo seguiva alla perfezione tutti i movimenti del suo corpo. I capelli corvini erano spinti all'indietro e stavano pian pian crescendo. Sorrideva, mostrando la dentatura perfetta mentre con grande fermezza si presentava come il nuovo presidente della Caelum Motors . Tutta la sua figura possedeva un tale carisma da attirare lo sguardo e le orecchie erano accarezzate dalla sua voce. A qualsiasi domanda, rispondeva in modo soddisfacente e smagliante. Destreggiava tutto in maniera perfetta e quello sembrava essere proprio il suo ambiente. Tra la folla, mi lanciò un'occhiata mentre io appuntavo le sue risposte. Nonostante la 'Lucas Industries' non avesse mai chiuso ufficialmente, a parte i primi giorni, oggi era stata proclamata la nascita della nuova società automobilistica.
"Quale sarà il nuovo futuro della Caelum Motors dopo le vicende legati dall'ex-presidente Lucas Hanson?"domandò un uomo, un inviato del canale E.T, abbreviato di Entertainment Tonight, distribuito dalla CBS Television Distribution. Come tutte le domande fatte nell'ultima ora, i giornalisti accesero i propri registrarono, le telecamere puntarono su Nick e le mani si preparavano per muovere la penna
"lo scandalo ci ha colpito molto, le vendite sono calate e abbiamo perso molti sponsor ma comunque abbiamo continuato a produrre. Questa azienda, è il cuore pulsante di più di 500 operai, tutto viene altamente supervisionato e controllato, tutto qui. La qualità ripaga ed è proprio ciò che insieme alla passione, ci ha ripagato. Siamo riusciti ad arginare i danni e le vendite sebbene non altissime, hanno raggiunto una situazione di stadio e di equilibrio. Abbiamo subito cercato nuovi sponsor, non siamo stati con le mani in mano"una donna della CBS, alzò la mano e Nick le diede la parola
"che genere di sponsor avete trovato?Molti dicono che siete andati fuori continente per trovarli"con il registratore sulle gambe, preparò carta e penna, in attesa della risposta mentre si sistemava gli occhiali, calati sul suo piccolo nasino alla francese
"Si, abbiamo cercato molto e convincerli non è stato facile ma alla sono felice di annunciare che la Caelum Motors è diventata una divisione del gruppo Fiat Chrysler Automobiles"le penne scattarono mentre gli occhi tradirono le stupore. La F.C.A era una azienda automobilistica italo-statunitense e il settimo gruppo automobilistico mondiale, addetto alla produzione di marche come la Fiat, la Chrysler, la Lancia, la Jeep, la Maserati, l'Alfa Romeo e ora anche la Caelum Motors, un risultato incredibile. Lucas aveva ragione, quel posto era di Nick dal primo momento, in cui ci aveva messo piede. I flash scattarono così come le penne sui block-note e le dita sui tablet. Di nascosto, mi fece l'occhiolino e ricambiai con un piccolo sorriso, la notizia ormai era stata confermata e sarebbe uscita in prima pagina su tutti i giornali ma la NBC disponeva anche di un'intervista esclusiva che avrebbe accompagnata la notizia. Ma, questo sarebbe stato il nostro piccolo segreto fino al giorno dopo.
"Riguardo alle Indianapolis?"si aggiunse una voce maschile dal forte accento scozzese, proveniente tra i posti centrali della fila opposta alla mia, quella a destra
"dopo lo scandalo, la gara è stata rimandata e tutte le iscrizioni sono state bloccate ma non appena è stata riaperta ufficialmente la gara, abbiamo rimandato di nuovo la nostra iscrizione, abbiamo già ideato l'auto e provveduto al pilota"piegò le labbra in un lento sorriso"può svelarci qualcosa?"continuò l'uomo, alzando il registratore
"potrei ma preferisco molto più l'effetto sorpresa"il sorriso di Nick si ampliò e la conferenza continuò per altri venti minuti prima di terminare. La Caelum Motors aveva la grinta e la stoffa per conquistare il mercato automobilistico mondiale e dai dati, c'era grandissima possibilità che nel giro di qualche mese si sarebbe ripresa mentre in circa 3/4 anni, sarebbe stata al pari di aziende come la BMW o la Mercedens-Benz. "Vi ringrazio per l'attenzione, a presto"la L.I.M venne spenta e le porte si aprirono. Si percepì il suono che i presenti facevano per alzarsi mentre raccoglievano le proprie cose, passavano attraverso le file con le borse che si scontravano con gli schienali delle sedie. Presi anche la mia borsa, sistemando le cose con estrema lentezza mentre gli altri uscivano e a poco a poco la stanza veniva svuotata. Nick si infilò la giacca
"secondo te, come è andata?"ero più che sicura che conosceva la risposta, non ero proprio un uomo che si lasciva prendere da incertezze e altro.
"alla grande, è incredibile ciò che hai fatto in due mesi"stavano già ideando il prototipo di lancio della Caelum Motors, che sarebbe stato lanciato in commercio entro la fine dell'anno. Dietro di noi, la porta si aprì e sia io che Nick ci girammo verso Lucas, appena entrato
"perché non mi hai parlato di questa storia dell'Indianapolis?Dovevamo essere uno degli sponsor, non iscriverci alla gara, non abbiamo un pilota e tanto meno una scuderia"la mascella di Lucas si irrigidì, più che per la preoccupazione, per la rabbia. L'azienda era stata da poco aperta ufficialmente e un passo falso, sarebbe stato molto rischioso per tutti
"ho già preso accordi"Lucas inarcò un sopracciglio mentre scorgevo i muscoli rilassarsi"ho trovato una scuderia, l'auto non è un problema, lo sai meglio di me, è pronta, ci manca soltanto un pilota"era sicuro delle sue parole, dalla sua voce traspariva una grande fiducia, in Lucas un po' meno. Gli occhi eterocromi di Nick mostravano una grande soddisfazione
"chi hai mente?Manca pochissimo e non troveremo un pilota disponibile che non sia stato già preso, quelli rimasti, vorranno una fortuna"il mio ragazzo incrociò le braccia al petto e sospirò "non sei un tipo sprovveduto, so che hai le idee molte chiare e hai già scelto, in quanto nuovo presidente non ti contraddirò ma voglio esserne a conoscenza"dopo la dimensione in qualità di presidente, aveva contribuito alla pubblicità dell'azienda, dava una mano con la progettazione dell'auto e supervisionava l'intera costruzione. Da allora, sembrava molto più rilassato. Era quello il suo habitat naturale, tra le ruote, i motori e lo sporco, invece che dietro una scrivania. Io e Nick sapevano che meritava di più ma lui pareva accontentarsi
"voglio che sia tu"Lucas strabuzzò gli occhi e la sorpresa plasmò il suo volto, aggrottò la fronte, allargando la linea delle labbra "hai anche la licenza per guidare nelle corse sia a livello amatoriale che agonistico, puoi benissimo partecipare e non voglio storie, meriti di carreggiare come tutti gli altri"sapevo che a causa dell'incidente e anche per mio nonno Ryan, aveva deciso di rinunciare alle corse ma non si poteva soffocare per sempre una parte importante di te. Lucas non poteva continuare a rimanere lontano da quell'ambiente, creato apposta per lui. "Quindi prepara le tue cose che la settimana prossima si parte per Indianapolis".
Emily's pov
Mi soffermai su una vetrina, in particolare su una deliziosa minigonna a tubino, di una piccola boutique all'angolo, che insieme a quel top in merletto a scollo a cuore sarebbe stato il mio prossimo acquisto. Amavo i top, soprattutto in estate, erano corti, belli e ti davano anche una grande femminilità, nelle giuste misure. "Vedo che c'è una parte di te che non è mai cambiata"Ian sollevò le braccia per indicare le buste che teneva in mano. Lì dentro c'era il bottino preferito dalle donne, un piccolo assortimento di abiti, dato che un armadio non era mai pieno abbastanza per noi, e alcuni gioielli. Mi allontanai dalla vetrina, continuando a camminare e le mie labbra produssero un lieve brusio a causa della cannuccia mentre bevevo il goloso frappé al vaniglia con fili di caramello e pezzetti di arachidi. Dopo una giornata di intenso acquisto, bisognava pur coccolarsi un po' e non c'era di più rilassante che andare a fare shopping con il proprio ragazzo. L'avevi quindi perché non sfruttarlo?Non dovevano essere uno zerbino ma comunque essere disponibile oppure molto accondiscendente. Inoltre, me lo doveva per tutti gli spaventi che mi procurava quando entrava dalla finestra. Con la coda dell'occhio, lo guardai mentre accanto a me, reggeva le buste. Il vento accarezzava i suoi capelli cioccolata con lievi sfumature corvine mentre i suoi occhi limpidi e cristallini erano fissi davanti a sé "spero abbiamo finito"sbuffò"oppure andiamo a vedere l'intimo"assottigliò lo sguardo maliziosamente verso di me. Allungai il gomito e dalle sue labbra uscì un piccolo lamento quando lo colpì
"continua a camminare"lo rimproverai"lo shopping è finito"inarcò un sopracciglio come se non mi credesse, in effetti, non era facile ammetterlo. Lo shopping era una delle cosa che più adoravo, fin da piccola mi era sempre parso con un meraviglioso parco giochi. Amavo quelle vetrine sfavillanti e le cose che mostravano. Crescendo, questa amore non si era dissolto. Ero diventata una vera shopping-dipendente e avevo anche affinato il mio fiuto. Conoscevo quasi tutti i negozi di abbigliamento di New York e dintorni, e riuscivo a capire da un solo sguardo ogni tipo di tessuto degli abiti. Mi piaceva così tanto che quando facevo filone a scuola, passavo il tempo nei grandi centri commerciali a fare acquisti, nascondendo tutto nella mia cartella vuota. I miei non mi avevano mai scoperto e non ricordavo esattamente quanti soldi avessi rubato a mio padre, prima che lui andasse via, ma di certo un capitale. Con mia madre, invece, era un po' più difficile, dato che nascondeva il suo portafoglio nella sua stanza. Ormai, in quella specie di santuario orientale, non ci mettevo quasi più piedi. Ciò tuttavia non mi aveva fermata, il mio armadio sembrava esplodere per tutte le cose che acquistavo. Inoltre, nelle boutique, si poteva fare un bel po' di conoscenza e non c'era niente di più divertente che farsi ammaliare dai commessi. Ian, invece, si era divertito un po' meno, soprattutto quando li davo corda.
Ma non tutti possedevano il suo timbro profondo di voce, i suoi modi divertenti e il suo atteggiamento irritante. Il romanticismo smielato non faceva per me ma più lui restava come me e più capivo che quello era sul serio il posto dove avrei voluto stare. I sentimenti affioravano di nuovo, più intensi di me ed era come se niente si fosse cancellato. Lo avevo amato e lo amavo ancora. In qualche modo in quel capriccioso e bizzarro circolo del caso, per un assurdo sbaglio eravamo stati assemblati insieme. Due rompicapi rotti che stavano ancora cercando di aggiustarsi ma potevano soltanto sperare di diventare polvere insieme, così da potersi unirsi. Non sapevo fin dove mi avrebbe portato quella storia ma era meglio viverla, invece che perderla. Anche perché ero stanca di lasciar volar via tutto ciò che mi capiva, soltanto perché era un attimo fuggente. Era breve ma più intenso di gran parte della mia vita.
"Guarda che non abbiamo ancora finito, è una giornata stupenda e non voglio tornare a casa"anche perché avrei dovuto subirmi i rimproveri di mia madre sui miei acquisti, sempre più deplorevoli"poi hai deciso tu di uscire, quindi dove mi porti adesso?". Dovevo ammetterlo che Ian Jack era un uomo con molta originalità. Questa volta non mi aveva sorpreso dalla finestra ma era stato ancora più ingegnoso. Mi aveva inviato un messaggio e seguendolo, ero scesa in giardino,trovando il parabrezza dell'auto coperto da un mucchio di bigliettini con sopra tutti i modi più maliziosi con cui mi invitava a uscire. Una trovata esilarante e stuzzicante che mi aveva veramente colpito. Il mio preferito era stato quello in cui mi invitava a mangiare sushi sul suo petto nudo. A distanza di due anni riusciva ancora sorprendermi e lo faceva alla grande. Un bel punto per lui. Quindi avevo tirato fuori il mio foulard preferito, la mia borsa migliore, il mio adorato berretto alla francese, le chiavi dell'auto e come un adeguato cavaliere, ero andata da lui. Solitamente, erano gli uomini venirmi a prendere, quindi doveva ritenersi più che fortunato. Ma, fortunata ero stata io ad avvolgermi con il suo respiro caldo e a sprofondare nella sua limpida essenza del suo sguardo, risucchiata come il sole dai suoi occhi.
Aveva acceso la radio e come due adolescenti persi in un breve sogno, avevamo iniziato a canticchiare, pian pian sempre con più energia mentre l'auto ci accompagnava.
"Sto iniziando a pentirmi amaramente di averlo fatto"con un veloce gesto, alzò il bracciò e lo piegò, appoggiandolo alla spalla mentre le buste gli accarezzavano la schiena. Ci avvicinammo al parcheggiò e alla mia auto "dove vuoi andare adesso?"aprì la portiera del guidatore, sistemando sui sedili posteriori, i miei preziosi acquisti. Avevamo ancora gran parte del pomeriggio a disposizione dopo aver girato sopra e sotto due centri commerciali e 4 boutique. Una sfida per me, una tortura per il mio uomo.
"Non saprei"scrollai le spalle mentre il tramonto lasciava la sua scia scarlatta e violacea alle nuvole. Entrai in auto e lui mi seguì. Non avevo molte preteste, per me una giornata spassosa poteva anche essere in un auto, con gli sportelli aperti e una bottiglia in mano. Negli anni passati, lo facevo spesso. La noia era una brutta cosa da sopportare, soprattutto dopo una grande litigata con mia madre, che mi portava a una reclusione nella mia stanza, sgattaiolavo attraverso il garage e aspettavo l'arrivo di uno dei miei amici. Organizzavamo sempre tre auto, uno era il vecchio furgone di Frank con due belle casse di alcolici. Lì dove nessuno ci poteva sentire, con la musica a tutta volume, le ragazze urlavano, ballando sul retro del furgone mentre si schizzavano le bibite. Frank e gli altri uomini ridevano e applaudivano. Non c'era nessun altro luogo dove mi sentissi più accettata di quel vecchio garage. Tutti noi, eravamo un po' delle mine vaganti, andavano dove ci trasportava la corrente. L'aria era la nostra guida e la libertà il nostro carburante. Lasciavamo scivolare i sogni di ognuno tra un sorso e l'altro, parlandone come se fosse un futuro così lontano, da non poter mai arrivare. Raccontarli in quel modo, rendeva tutto così vero, perché sembrava sul serio che quella era la nostra vita. Nostra, che soltanto noi possedevamo. Poi, ognuno era cresciuto, tutti avevano intrapreso le loro strade, molte di loro così lontane da quei sogni e io ero rimasto l'unica. L'unica alla deriva. Ognuno aveva trovato il loro posto, tranne io.
"Allora, se permetti ti condurrò io"mostrò un largo ed enigmatico sorriso di lato, mettendo in moto. Alzai lo sguardo verso il finestrino, guardando l'esterno. Il tempo con lui stava lentamente arrivando agli sgoccioli, potevano sentire i granelli di sabbia scivolare ad uno ad uno. Tra meno di quattro settimane, sarebbe dovuto tornare in Italia e forse io con lui. La sua proposta mi aveva sorpresa ma soprattutto scosso. Se fosse stato per me avrei preparato le valigie quel giorno. Adoravo l'Italia e qui non avevo nulla da lasciare, a parte Marianne e gli altri. Ma, c'era sempre un fottuto freno. Se mai fossi andata a Milano non sarebbe stato soltanto per Ian ma soprattutto per me. Significava aprire un quel nuovo capitolo della mia vita da cui era per fuggita così tanto.
"Sei silenzioso, sicura di stare bene?Potrei quasi dire che non sei tu"facendo attenzione sulla strada, non c'era molto traffico, allungò la mano verso la mia fronte per accettarsi che non avessi la febbre "no, stai bene, devo forse sperare che il tuo caratteraccio sia sparito?"allontanò la mano e lo incenerì con lo sguardo, sogghignò divertito "ecco la mia Emily". Quel aggettivo mi provocò un brivido sulla schiena. Lo usava spesso e ogni volta la mia libido scattava, facendo le fusa. La saliva veniva risucchiata e non immaginavo altro che le sue mani che mi accarezzavano il corpo. Ogni volta che lo diceva per il 70% delle volte, facevamo del sesso fantastico. Il suo corpo era marmoreo, molto più bello e scolpito di certi modelli da copertina. Le sue mani così calde e grandi da coprire tutto il mio corpo, le sue labbra così morbide da sembrare seta sulla pelle. Quasi speravo che fermasse l'auto ma non lo fece. Continuò a guidare, fin quando non si fermò tra la Gansevoort Street e la 20ª strada davanti all'ingresso al High Line, un parco lineare di New York, realizzato su una sezione in disuso della ferrovia sopraelevata, West Side Line.
"Sto iniziando a dubitare sulla tua idea di divertimento"lo schermì mentre camminai sul pavimento in legno dove si alternavano zone di un rigoglioso verde e alberi che si issavano dai vecchi binari. Ci sedemmo su una panchina, guardando il tramonto e sperai di vederne altri insieme a lui.
"Mio padre sta conducendo degli affari per aprire una filiale anche qui in America e vuole mettermi come presidente"i suoi occhi improvvisamente si illuminarono sia per l'orgoglio, sia per soddisfazione di un tale incarico "ma ci vorrà un anno circa, per questo, adesso più che mai, devo tornare in Italia"finì il suo frappé ai frutti di bosco, lo piegò e lo lanciò nel cassonetto "e voglio che tu venga con me, Emily"da quando mi aveva fatto quella proposta due settimane fa, questa era la seconda volta che la sentivo di nuovo.
"Per fare cosa?La bella statuina mentre tu cominci questo progetto grandioso, no grazie"mi strinsi le spalle, percependo un peso sul macigno, lo stesso di due anni fa, quando avevo letto il suo messaggio. Lui era andato via ed era come se qualcosa dentro di me si fosse rotto"la verità è che non so cosa fare del mio futuro, di me stessa. Quando penso alla mia vita e al mio futuro vedo soltanto un buco nero, una massa indistinta di cose che m piacciono tutta confusa e mischiata"strinsi il frappé che tenevo in mano"sono sempre stata la persona che viveva a momenti, non mi sono mai programmata nulla e mi lasciavo trasportare dal vento, non mi importava del resto, solo di ciò che mi faceva sentire bene. La mia vita l'ho sempre vissuta come volevo ma ora la trovo piatta, ferma a un binario morto"le mie parole uscirono come un fiume in piena, incontrollabili "tutto questo mi andava bene ma vedendo te, Marianne, Sabine, ho capito di voler avere di più, di essere soddisfatta e realizzata di ciò che ho creato. Peccato che non ho la più pallida idea di cosa"sospirai, la spumeggiante Emily che aveva sempre le risposte a tutte, era crollata come un castello di carte, in un baleno, soffocata dalle incertezze. Non ero brava in nulla, non possedevo nessuna abilità e sembrava che il mondo non avesse un posto per me. Amavo la musica, la danza, la fotografia, l'arte e la modo ma potevano sul serio aiutarmi?.
Ian piegò le braccia al'indietro, inclinando la schiena e alzando il capo "io avrei voluto fare il poliziotto"quella notizia mi sorprese"questo desiderio mi ha accompagnato fino al liceo, cosa posso dire, ho un gran senso delle giustizia e amo salvare le giovani donzelle in difficoltà"gli dieci una piccolissima spinta e lui ridacchiò"ammiravo il lavoro di mio padre ma pensavo che non facesse per me che non potevo mai diventare al suo livello. Quando è arrivato il momento di scegliere tra le forze dell'ordine oppure seguire mio padre, non sapevo dove sbattere la testa. Poi, il liceo è finito, è arrivata l'estate e dovevo attendere settembre i concorsi, così ho deciso di aiutare mio padre, era giusto un passatempo ma alla fine, né sono rimasto assorbito. Devi provare per capire quello che ti piace"allungò le dita e mi sfiorò la tempia, sfiorando i miei capelli. Rimasi interdetta, avvampando. Mi morsi il labbro, incrociando le gambe"qualunque cosa scegliere, scommetto che sarà esplosiva, la vivace Emily pensa sempre in grande". Finì il mio frappé e mi alzai per gettarla tra i rifiuti. Possibile che commettevo solo scelte sbagliate?Ma dovevo vivere e dovevo farlo alla grande con tutti i contro.
"Verrò a Milano con te"asserì e il suo ampio e bianco sorriso mi accolse. Si alzò e mi afferrò la mano
"allora, dobbiamo subito comprare nuovi vestiti, non puoi partire senza"mi fece l'occhiolino e fu in quel momento, mentre camminavano che ebbi l'idea, una specie di illuminazione e niente mi fu più lampante.
Ecco a voi il penultimo capitolo di Amami, ti prego 2, esatto è il penultimo, ci stiamo avvicinando incredibilmente alla fine. Non rattristatevi, però, perché Lucas, Marianne e tutti gli altri continueranno a stare con noi. Grazie di tutto, baci
-Astrad
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